Dal revolver di Erdogan alla schiava per la Regina Vittoria: i regali diplomatici assurdi

Mondo
Luca Rigamondi

Luca Rigamondi

©Ansa

Introduzione

Un revolver personalizzato, inciso con il nome del destinatario. E accompagnato da una scatola di munizioni vere. È il regalo scelto dal presidente turco Recep Tayyip Erdoğan per i leader presenti al vertice NATO di Ankara: un omaggio decisamente fuori dagli schemi. Che ha sconcertato, lasciando anche diversi capi di Stato e di governo alle prese con un problema molto concreto. Che cosa si fa con una pistola ricevuta in dono da un altro Paese? C’è chi l’ha lasciata in Turchia, chi ha chiesto di disattivarla, chi pensa di trasformarla in un pezzo da museo.

 

Ma, per quanto possa sembrare insolito, il revolver turco non è certo il regalo diplomatico più curioso mai entrato nella storia. Nel corso dei secoli re, presidenti e governi si sono scambiati animali esotici, oggetti improbabili, simboli culturali, prodotti tecnologici e in un caso perfino una schiava. Perché un dono di Stato non è mai soltanto un dono: può essere un gesto di amicizia, una dichiarazione politica, uno strumento di propaganda. O una clamorosa gaffe.

Quello che devi sapere

Erdogan e il revolver: quando il regalo racconta la potenza militare

Partiamo dall’ultimo caso. Il revolver regalato da Erdoğan ai leader NATO non è un semplice souvenir. La scelta di un’arma, nel contesto di un vertice dedicato alla sicurezza e alla difesa, appare tutt’altro che casuale: il dono richiama l’industria militare turca e il ruolo crescente che Ankara vuole attribuirsi nel settore degli armamenti. Un tappeto avrebbe raccontato la tradizione turca. Un’opera d’arte avrebbe raccontato la cultura. Una pistola racconta altro: capacità militare, autonomia strategica, potere. Ed è proprio questo il motivo per cui ha fatto discutere: non solo per ciò che è, ma per ciò che comunica.

 

Per approfondire: Erdogan regala pistola personalizzata ai leader, anche Meloni la riceve: "Protocollata"

La Cina e i panda: il regalo che vale un’alleanza

Nella storia dei regali diplomatici non esiste quasi nulla di più famoso della panda diplomacy. Per Pechino i panda giganti non sono semplicemente animali da zoo: sono uno dei simboli più riconoscibili della Cina. Regalare o concedere un panda significa costruire un rapporto privilegiato con un altro Paese. La Cina ha usato per decenni questi animali come strumento di politica estera, passando poi dal dono vero e proprio al “prestito” dell’animale. E la richiesta all’altro Paese di restituire un panda o il mancato rinnovo dei prestiti significa inequivocabilmente che i rapporti si stanno raffreddando.

Un panda, storico regalo diplomatico cinese
pubblicità

Reagan e i draghi di Komodo: la coppia che non era una coppia

Nel 1986 l’Indonesia regalò a Ronald Reagan due draghi di Komodo, i giganteschi rettili che vivono soltanto in alcune isole indonesiane. Quattro anni dopo il presidente Suharto fece lo stesso con George H. W. Bush. Sulla carta era un regalo perfetto: due animali rarissimi, simbolo di un intero Paese, impossibili da confondere con qualsiasi altro dono. Peccato che anche i draghi abbiano avuto il loro momento da commedia diplomatica. Determinare il sesso di questi animali non è semplice e diverse presunte “coppie” negli zoo si sono rivelate composte da due esemplari dello stesso sesso, rendendo impossibile la riproduzione attesa.

Un drago di Komodo

La regina Elisabetta e il coccodrillo: “Grazie, ma dove lo mettiamo?”

La famiglia reale britannica è stata per decenni una delle principali destinatarie di regali diplomatici fuori dall’ordinario. La regina Elisabetta II ricevette perfino un coccodrillo vivo dal Gambia. Un dono certamente memorabile, ma con un problema pratico non indifferente: un coccodrillo non è esattamente il tipo di regalo che si può sistemare in giardino. La soluzione fu affidarlo a una struttura adeguata. Alla monarchia britannica arrivarono anche altri animali: ippopotami dalla Liberia e un elefante dal Camerun destinato al principe Filippo, poi trasferito allo zoo di Londra.

pubblicità

Sarah Forbes Bonetta: la schiava regalata alla regina Vittoria

Il caso più sorprendente e controverso arriva però dall’Ottocento. Sarah Forbes Bonetta era una bambina yoruba catturata nel regno di Dahomey, nell’attuale Benin, e resa schiava. Dopo una spedizione militare britannica, il capitano Frederick Forbes riuscì a convincere re Ghezo a inviarla alla regina Vittoria come dono diplomatico. Salvandola così da suo destino: una volta arrivata in Gran Bretagna fu liberata, Vittoria la prese sotto la propria protezione, pagò la sua educazione e divenne la sua madrina.

Il principe Filippo e il copri-pene: il regalo che pareva uno scherzo

Nel 2010 gli abitanti dell’isola di Tanna, a Vanuatu, regalarono al principe Filippo una tradizionale guaina penica di paglia. A uno sguardo occidentale il dono poteva sembrare una provocazione o una battuta. Ma per la comunità locale aveva un significato completamente diverso: il principe era considerato una figura spirituale e il regalo rappresentava un segno di massimo rispetto.

pubblicità

Sperma di cavallo per la regina: il regalo più assurdo (ma prezioso)

Sembra una storia inventata, ma è realmente accaduto. La regina Elisabetta II, grande appassionata di cavalli e allevamento, ricevette in dono nel 2016 una fiala di sperma di cavallo congelato. Un regalo di grande valore (circa 6mila euro, all'epoca) proveniente da uno stallone di pregio e inviato dall'allevatrice spagnola Christina Patino. Uno degli omaggi diplomatici più difficili da spiegare.

La regina Elisabetta è sempre stata una grande esperta di cavalli

Stivali da cowboy, sapone per cani e un totem gigante per Elisabetta

Altri regali inviati alla regina britannica erano non meno curiosi. Nel 1958 la Regina ricevette dal Canada un enorme totem realizzato dal capo Mungo Martin della popolazione Kwakiutl dell’isola di Vancouver: un dono alto circa 30 metri.

Durante la visita negli Stati Uniti del 1991 arrivarono invece degli stivali da cowboy. Un regalo insolito, ma non casuale: Elisabetta era una grande appassionata di cavalli e aveva iniziato a cavalcare da bambina.

Dall’Australia, nel 2000, arrivò invece qualcosa di molto più semplice: un sapone per cani. Un omaggio da pochi centesimi, scelto per ricordare la passione della regina per i suoi corgi.

pubblicità

Pompidou e la cavalletta gigante: un raffreddabottiglie da 2 metri

Nel 1972 il presidente francese Georges Pompidou fece alla regina Elisabetta uno dei regali più eccentrici mai ricevuti dalla monarchia britannica. Era un enorme raffreddabottiglie per vino a forma di cavalletta, lungo circa due metri, con ali che potevano trasformarsi in un piano d’appoggio. Un oggetto elegante e surreale allo stesso tempo: il tipo di regalo che nessuno dimentica, anche se forse non sa bene dove metterlo.

Hollande e il cammello… finito in pentola

A volte il problema non è il regalo, ma quello che succede dopo. Nel 2013 il Mali regalò a François Hollande un cammello per ringraziare la Francia dell’intervento militare contro i gruppi jihadisti. Il presidente francese non poteva certo portare l’animale all’Eliseo e lo affidò a una famiglia di Timbuctù. Che però, forse per un malinteso, lo macellò e lo cucinò. Imbarazzato, il governo maliano fu costretto a rimediare inviando in dono un secondo animale, descritto come “più bello e più grande” del primo.

Il cammello regalato a Hollande ha fatto una brutta fine
pubblicità

Obama e l’assicurazione anti-coccodrilli: un regalo o un avvertimento?

Nel 2011 Barack Obama ricevette durante una visita in Australia un dono decisamente particolare: una polizza assicurativa contro gli attacchi dei coccodrilli. Non un modo per suggerire seriamente che il presidente americano fosse in pericolo, ma una trovata simbolica legata all’immagine dell’Australia come terra di animali selvatici e imprevedibili. Un regalo che raccontava il Paese più di qualsiasi souvenir.

Obama e The Witcher: quando la diplomazia passa dai videogiochi

Nel 2011 il primo ministro polacco Donald Tusk regalò a Barack Obama una copia del videogioco The Witcher 2. Non un libro storico, non un’opera d’arte, non un prodotto alimentare: un videogioco. La scelta era tutt’altro che casuale. The Witcher era diventato uno dei simboli della nuova industria creativa polacca. Il messaggio era chiaro: il soft power nel XXI secolo passa anche dalla tecnologia e dall’intrattenimento.

pubblicità

Berlusconi e Putin: il copriletto dell’amicizia

Tra i regali diplomatici più curiosi della politica recente italiana c’è quello che Silvio Berlusconi fece a Vladimir Putin: un copriletto con le immagini dei due leader insieme, mentre si stringono calorosamente la mano. Un oggetto molto personale, diventato rapidamente una delle fotografie più curiose del rapporto tra i due uomini politici.

Berlusconi  ha regalato a Putin un copriletto con la loro foto

Bokassa e i diamanti: quando il regalo diventa uno scandalo

Non tutti i regali rafforzano un rapporto. Negli anni Settanta il presidente francese Valéry Giscard d’Estaing ricevette diamanti dal leader centrafricano Jean-Bédel Bokassa. Quello che doveva essere un omaggio personale si trasformò in uno scandalo politico quando emersero i rapporti stretti tra Parigi e il dittatore. Perché il problema dei regali diplomatici è che il significato può cambiare. Un dono che oggi sembra un gesto di amicizia, domani può diventare una prova scomoda.

pubblicità

Quando il regalo diventa propaganda

Non tutti i doni servono a fare amicizia. A volte sono messaggi politici travestiti da omaggi.

L’Iran, per esempio, regalò alla Russia un modellino del drone americano RQ-170 catturato dopo essere entrato nello spazio aereo iraniano: un gesto che parlava a Mosca, ma soprattutto a Washington.

Saddam Hussein, invece, consegnò a Donald Rumsfeld una videocassetta con presunti crimini commessi dal regime siriano, trasformando il “regalo” in uno strumento di propaganda.

pubblicità