Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
Arrow-link
Arrow-link

Guerra, Trump: 1000 missili pronti contro Iran. Teheran: su tregua mantenuto parola. LIVE

live Mondo

Il presidente degli Stati Uniti ha minacciato venerdì che gli Stati Uniti avrebbero "annientato completamente" l'Iran qualora avesse tentato di assassinarlo o ci fosse riuscito. Teheran ha "mantenuto la parola data" sul cessate il fuoco con gli Stati Uniti: così il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi dopo che Trump ha insistito sul fatto che la tregua fosse finita, ma che avesse acconsentito a ulteriori negoziati con la Repubblica islamica. Negoziati che l'Iran nega

in evidenza

Teheran ha "mantenuto la parola data" sul cessate il fuoco con gli Stati Uniti: così il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi dopo che Donald Trump ha insistito sul fatto che la tregua fosse finita, ma che avesse acconsentito a ulteriori negoziati con la Repubblica islamica. Negoziati che l'Iran nega. Il presidente americano è tornato a minacciare ritorsioni in caso di attentato alla sua vita da parte del regime iraniano. "Ci sono 1000 missili pronti al lancio contro la Repubblica Islamica dell'Iran, seguiti immediatamente da altre migliaia, qualora il governo iraniano mettesse in atto la sua minaccia, annunciata in tutto il mondo, di assassinare, o tentare di assassinare, l'attuale Presidente degli Stati Uniti d'America, in questo caso, me", ha scritto Trump sulla sua piattaforma Truth Social. Ha aggiunto: "Ho dato l'ordine, e l'esercito statunitense è pronto, disposto e in grado, per un anno, prorogabile, di annientare e distruggere completamente tutte le aree dell'Iran". 

Teheran avrebbe ammesso in privato con gli Stati Uniti di aver commesso un errore attaccando le navi commerciali nello Stretto di Hormuz e di voler proseguire i negoziati con Washington, secondo quanto riferito da alti funzionari americani alla Cbs News. "Se Teheran non fornisce la "polvere" nucleare - rivelano un funzionario vicino al dossier - non c'è accordo". L'amministrazione Usa, per il Wall Street Journal, è comunque pessimista su un “accordo sul nucleare”. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, è a Muscat, in Oman, per colloqui con interlocutori omaniti sugli sviluppi nella regione e in particolare sulla situazione nello Stretto di Hormuz: lo riferiscono i media iraniani.

Gli approfondimenti:

Per ricevere le notizie di Sky TG24:

Iran, telefonata MbS-Trump: "Importante garantire la navigazione"

Il principe ereditario e primo ministro saudita Mohammed bin Salman ha avuto un colloquio telefonico con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, nel corso del quale i due leader hanno discusso della sicurezza marittima, sullo sfondo della recente escalation nello Stretto di Hormuz. Lo ha riferito l'agenzia di stampa ufficiale saudita Spa. Secondo la nota, durante la conversazione e' stata sottolineata "l'importanza della sicurezza marittima e della sicurezza delle rotte di navigazione", esprimendo sostegno "a tutti gli sforzi che contribuiscano a garantire sicurezza e stabilita' nella regione". Bin Salman e Trump hanno inoltre affrontato "gli attuali sviluppi nella regione, compresi i colloqui tra gli Stati Uniti e la Repubblica islamica dell'Iran", senza che siano stati forniti ulteriori dettagli sul contenuto della telefonata. Il colloquio arriva dopo una settimana di forte tensione nel Golfo. Una nave saudita e una qatarina sono state attaccate nello Stretto di Hormuz in azioni attribuite all'Iran, mentre Teheran ha lanciato missili contro basi militari statunitensi in Bahrein, Kuwait e Giordania in risposta ai bombardamenti americani sul territorio iraniano. La telefonata coincide anche con le accuse rivolte oggi dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi agli Stati Uniti di aver violato il memorandum d'intesa firmato il 17 giugno per porre fine al conflitto, riaprire lo Stretto di Hormuz e avviare negoziati sul programma nucleare iraniano. Le dichiarazioni di Araghchi seguono l'annuncio di nuove sanzioni da parte del dipartimento del Tesoro statunitense contro un intermediario finanziario iraniano, adottate dopo la ripresa degli attacchi di Teheran contro il traffico marittimo internazionale nello Stretto di Hormuz. Secondo il ministro iraniano, la decisione americana rappresenta un'ulteriore violazione dell'accordo, ribadendo che "puo' esserci solo un rispetto reciproco degli impegni".

Iran, media: ministro Esteri arrivato in Oman per colloqui

Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, è arrivato a Muscat,  in Oman, per gli annunciati colloqui con interlocutori omaniti sugli  sviluppi nella regione e in particolare sulla situazione nello Stretto  di Hormuz. Lo riferiscono i media iraniani.

Fars: "Esplosioni a est legate a distruzione controllata di materiali esplosivi"

L'agenzia iraniana Fars, citando un funzionario, riferisce che le esplosioni udite nella parte orientale della provincia di Teheran erano legate a un'operazione controllata per la distruzione di materiale esplosivo. Lo riporta Reuters. 

Iran, media: "Udite esplosioni nell'est del Paese"

Sono state udite delle esplosioni nell'est dell'Iran. Lo riferiscono i media iraniani. Non e' ancora chiara l'origine delle deflagrazioni avvertite. Le esplosioni udite a est di Teheran sono legale al brillamento di residui bellici. Lo riportano i media locali.

Iran, portaerei francese rientra a Tolone dopo 5 mesi missione

La portaerei francese Charles de Gaulle e' rientrata oggi nella base navale di Tolone dopo una missione di oltre cinque mesi e mezzo che l'ha portata dall'Atlantico settentrionale al Mediterraneo orientale e fino al Mare Arabico, sullo sfondo della guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele e della crisi nello Stretto di Hormuz. Partita il 27 gennaio, la missione "La Fayette 26" si e' protratta per 166 giorni in mare, diventando la seconda piu' lunga nei 25 anni di servizio della nave ammiraglia della Marina francese. "E' stata una missione eccezionale", ha dichiarato il contrammiraglio Thibault de Possesse, comandante del gruppo aeronavale, sottolineando che il dispositivo ha operato "in sei mari e due oceani, in condizioni climatiche e strategiche estremamente diverse". Inizialmente destinata a partecipare all'esercitazione Orion e a rafforzare la presenza della Nato nel Nord Europa, la missione e' stata radicalmente modificata dallo scoppio del conflitto con l'Iran. Il 3 marzo il gruppo navale ha ricevuto l'ordine di dirigersi rapidamente verso il Mediterraneo orientale, dopo che Cipro era stata bersaglio di droni iraniani. Il gruppo ha percorso circa 6 mila chilometri in sei giorni, continuando nel frattempo le operazioni di volo e il rifornimento delle fregate francesi e alleate. Per due mesi i caccia Rafale imbarcati hanno operato dal Mediterraneo orientale svolgendo missioni sul Mar Nero, per riaffermare la liberta' di navigazione nell'area, oltre che in Iraq e Siria nell'ambito dell'operazione antiterrorismo Chammal e nel canale di Siria per monitorare la situazione in Libano. Il 6 maggio la Charles de Gaulle ha attraversato il Canale di Suez dirigendosi nel Mare Arabico per sostenere l'iniziativa diplomatica franco-britannica volta alla creazione di una missione multinazionale a tutela della liberta' di navigazione nello Stretto di Hormuz. "E' la riscoperta di quella che chiamiamo diplomazia navale, cioe' il sostegno delle forze navali a uno sforzo politico e diplomatico", ha spiegato il contrammiraglio de Possesse, secondo cui la presenza del gruppo aeronavale "modifica il calcolo degli attori locali". Nel corso della missione sono stati effettuati circa 3.400 appontaggi. Per l'equipaggio il dispiegamento ha significato affrontare condizioni climatiche estreme, dai -4 gradi dell'Atlantico settentrionale agli oltre 70 gradi registrati sul ponte di volo nel Mar Rosso e al largo di Gibuti. "Si sa quando si parte, ma non si sa mai quando si torna", ha osservato il comandante della portaerei, il capitano di vascello Thomas Puga, ricordando che il personale deve essere pronto a operare per lunghi periodi, a grande distanza da casa e in qualsiasi condizione ambientale. "Siamo tutti contenti di rientrare", ha raccontato una delle componenti dell'equipaggio, Oriana, addetta alla movimentazione degli aerei sul ponte di volo. "Mi sono sentita utile, era per questo che mi ero arruolata, ma le ultime tre settimane sono state davvero dure", ha aggiunto.

Iran, Crosetto: "Teheran non rispetta patti ma parte del regime vuole chiudere guerra"

"È una riedizione di quel che abbiamo visto nei mesi scorsi, con Hormuz  bloccato dalla inaccettabile e folle strategia iraniana. Il regime di  Teheran prima prende impegni e poi li disattende, bombardando le navi.  Nel divenire della guerra, gli iraniani hanno scoperto che la chiusura  di Hormuz è la più forte delle armi, perché consente loro di danneggiare  tutto il mondo. Una nuova strategia". Così il ministro della Difesa  Guido Crosetto al Corriere della Sera relativamente al fallimento della  tregua in Iran. Escluso, dal ministro, yn 'rinvigorimento' dell'Iran da  parte degli Usa: "Trump ha decapitato il regime iraniano, ma eliminando  la parte religiosa sono rimasti i pasdaran, i militari più violenti ed  estremisti. L’Iran, oggi - spiega - è diviso in due: c’è la parte  militare, che vuole chiudere la guerra e trattare anche rinunciando a  qualcosa, e c’è la parte più integralista, che è disposta a sacrificare  il Paese anche per i futuri decenni. L’interesse prevalente di entrambe  le parti è che - il conflitto - finisca prima possibile".  "Ad  Ankara è andata bene. Molti pensavano che saltasse l’Alleanza atlantica  e che Trump avrebbe mortificato tutti i leader e invece ha concluso con  un appello peace and love. Il nostro obiettivo, tenere salda  l’alleanza, è stato raggiunto - sottolinea Crosetto - Trump non ricatta,  spinge con molta forza perché tutti si prendano sulle spalle la loro  parte di responsabilità. Il suo mantra è 'Paesi europei, dovete fare da  soli'. Siamo entrati nella fase della responsabilità, in cui  l’alternativa è una sola. Se vuoi fare parte della Nato, rispetti gli  impegni. Altrimenti esci.  Noi ci siamo impegnati ad arrivare al 5% di  spese per la Nato nel 2035, con una revisione nel 2030. Siamo arrivati  al 2,01% di spese per la difesa e al 2,8%, se consideriamo anche la  sicurezza. Il prossimo anno saremo al 2,3% e l’anno successivo al 2,6 %.  Siamo nelle condizioni di rispettare, con gradualità, gli impegni  assunti. E Giorgia Meloni ha ribadito davanti agli alleati che noi siamo  il primo contributore della Nato come uomini, davanti a Usa, Francia e  Regno Unito". Sugli investimenti per la difesa: "Meloni, Giorgetti e io  siamo stati molto chiari - dice Crosetto - Sono soldi di cui si chiederà  l’autorizzazione alla Ue per spese ulteriori, senza toccare alcun  capitolo del sociale. Non parliamo di spese solo per le armi, ma di  stipendi, pensioni, infrastrutture, ricerca, tecnologia, università e  posti di lavoro per chi opera nell’industria della difesa".

Teheran: "Le forze armate iraniane monitorano i movimenti del nemico"

Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha dichiarato che le forze armate iraniane monitorano costantemente ogni movimento del nemico. "I valorosi difensori della nobile patria, nelle forze armate, tengono sotto sorveglianza i movimenti del nemico lungo le coste, le isole, i confini e altri punti sensibili del Paese, con occhi vigili e attenti", ha sottolineato in un post su X, aggiungendo che le forze armate "salvano la sicurezza e la tranquillità dell'Iran" attraverso le loro azioni. Baghaei ieri sera ha dichiarato alla televisione di Stato che "violare gli impegni presi è un'abitudine degli Stati Uniti": "Gli americani hanno violato il Memorandum d'intesa con il loro recente attacco contro il territorio iraniano e con l'annuncio della revoca della deroga per la vendita di petrolio all'Iran", ha aggiunto.

Iran, fonti Usa a Cbs: "Iraniani ammettono errore colpire navi"

L'Iran ha ammesso in privato con gli Stati Uniti di aver commesso un errore attaccando le navi commerciali nello Stretto di Hormuz e vuole proseguire i negoziati con l'amministrazione del presidente Donald Trump. Lo hanno riferito alti funzionari americani - riporta Cbs News - secondo i quali emissari di Teheran hanno spiegato che gli attacchi sarebbero stati opera di una fazione "deviata" di oltranzisti intenzionata a sabotare il dialogo con Washington. La Casa Bianca considera tuttavia gli attacchi una violazione del cessate il fuoco e chiede che l'Iran riconosca pubblicamente le proprie responsabilita'. Trump ha comunque dato mandato alla squadra negoziale, guidata dal vicepresidente JD Vance, dal genero Jared Kushner, dall'inviato speciale Steve Witkoff e dal segretario di Stato Marco Rubio, di proseguire i colloqui. Un nuovo incontro e' previsto domani in Oman. "Sono tornati al tavolo e hanno detto: 'Abbiamo sbagliato. Abbiamo commesso un errore. Continuiamo a parlare'", ha dichiarato uno dei funzionari.Secondo l'amministrazione americana, dopo il vertice in Oman Teheran dovra' chiarire che intende mantenere aperto lo Stretto di Hormuz e gestirlo come prima dell'inizio del conflitto. In caso contrario, ha avvertito un alto funzionario, "non sara' una buona giornata per loro". Un altro esponente dell'amministrazione ha definito quella attuale "una fase di attesa per vedere cosa accadra'". I funzionari hanno spiegato che gli iraniani attribuiscono gli attacchi contro il traffico commerciale a un'entita' "deviata" interna al sistema di potere iraniano. Washington, pero', offre una lettura diversa. Secondo gli Stati Uniti, il memorandum prevedeva che la corsia meridionale dello Stretto, lungo la costa dell'Oman, restasse aperta alla navigazione. L'Iran sarebbe pero' rimasto sorpreso dalla rapidita' con cui il traffico commerciale, in particolare quello di petrolio e gas, si e' concentrato su quella rotta, decidendo quindi di fare marcia indietro sugli impegni assunti. L'amministrazione Trump ribadisce che rispondera' con strumenti militari ed economici se Teheran dovesse tornare ad assumere comportamenti ostili. Il presidente, hanno aggiunto i funzionari, e' disposto a concedere ai negoziatori tempo per raggiungere un'intesa, "ma non molto".

Chiusura Stretto Hormuz, le conseguenze sui prezzi di petrolio e gas

Con la tensione di nuovo alta tra Usa e Iran, il numero di navi in transito nello Stretto di Hormuz si è drasticamente ridotto, secondo le più recenti rilevazioni dei sistemi di tracciamento marittimo. Dopo i 36 passaggi registrati lunedì e i 41 del giorno successivo, giovedì le imbarcazioni erano ormai soltanto poche,  comprese due unità iraniane che rientravano verso i porti del Paese  senza carico. Ecco il quadro della situazione e le conseguenze  economiche.

Chiusura Stretto Hormuz, le conseguenze sui prezzi di petrolio e gas

Chiusura Stretto Hormuz, le conseguenze sui prezzi di petrolio e gas

Vai al contenuto

Fonti Usa: "Iran riconosce che è stato errore colpire le navi a Hormuz"

L'Iran avrebbe ammesso che è stato "un gruppo di estremisti fuori  controllo" a tentare di minare i negoziati di pace e la tregua colpendo  le navi mercantili nello Stretto di Hormuz e provocando la reazione  americana, secondo quanto affermato alcuni funzionari statunitensi alla  Cbs News. "Loro (gli iraniani) sono tornati al tavolo delle trattative e  hanno detto: 'Abbiamo sbagliato. Abbiamo commesso un errore.  Continuiamo a parlare'". Gli Stati Uniti vogliono che l'Iran dichiari  pubblicamente che lo Stretto di Hormuz è aperto e si impegni a cessare  di sparare contro le navi mercantili. I funzionari americani interpellati da Cbs News precisano che la  'confessione' è stata fatta "in privato" da dirigenti iraniani ai  "consiglieri di Trump". "Se poi questa non è la posizione ufficiale di  Teheran", ha aggiunto un funzionario americano a Cbs News, questa non è  la loro posizione, ha detto il funzionario, "per loro non sarà una bella  giornata". "Siamo decisamente in una fase di attesa e osservazione", ha  affermato un altro funzionario. Ma anche se gli iraniani avrebbero  dichiarato agli emissari di Trump che gli attacchi alle navi sono stati  orchestrati da un'entità deviata all'interno del loro sistema,  intenzionata a minare l'accordo, l'amministrazione Trump - ritengono i  funzionari sentiti da Cbs News, sostiene che le navi siano state prese  di mira per un altro motivo: gli Stati Uniti credono che la rotta  meridionale dello Stretto di Hormuz, quella lungo la costa dell'Oman,  sarebbe rimasta aperta in base al memorandum. Ma l'Iran è stato colto di  sorpresa dalla rapidità con cui si muoveva il traffico - e dalla  quantità di petrolio e gas che transitava attraverso la rotta  meridionale - ed è per questo che avrebbero fatto marcia indietro.

Iran: "Parola mantenuta riguardo al Memorandum d'intesa con gli Stati Uniti"

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha affermato che  Teheran ha "mantenuto la parola data" riguardo al Memorandum d'intesa  con gli Stati Uniti, in seguito all'annuncio del presidente americano  Donald Trump sulla fine del cessate il fuoco, pur accettando di avviare  nuovi colloqui. Araghchi ha  scritto su X, sabato: "Finora l'Iran ha mantenuto la parola data, a  differenza del cosiddetto ministro del tesoro americano che sta violando  il paragrafo 9 del Memorandum d'intesa", riferendosi a una sezione del  memorandum che stabilisce che gli Stati Uniti non avrebbero schierato  ulteriori forze nella regione.

Pakistan, 'Islamabad si prepara per l'arrivo di delegazioni straniere'

Sebbene non vi sia alcuna dichiarazione ufficiale riguardo a eventuali colloqui tra le delegazioni tecniche di Iran e Stati Uniti in Pakistan, la polizia di Islamabad ha annunciato un piano di deviazione del traffico, sul suo account ufficiale X, in vista dell'arrivo in città di delegazioni straniere. Gli agenti hanno chiuso tutte le strade che conducono al Serena Hotel di Islamabad. Il Serena Hotel è stato la sede del primo ciclo di colloqui svoltosi l'11 e il 12 aprile di quest'anno. Il piano - si legge - sarà in vigore dalle ore 8 dell'11 luglio alla mezzanotte del 13 luglio 2026. Al Arabiya, da parte sua, citando una fonte autorevole, scrive che è previsto un incontro tra squadre tecniche provenienti da Iran e Stati Uniti in Pakistan domenica 12 luglio. 

Libano, Idf: uccisi membro Hezbollah e un sospetto in due raid

L'esercito israeliano ha dichiarato di aver ucciso un membro di Hezbollah e un altro "sospetto" in due attacchi separati nel sud del Libano, ritenuti una minaccia per le proprie truppe. Secondo le forze israeliane, le operazioni sono avvenute nella "zona di sicurezza" sulle colline di Ali Taher. L'esercito ha ribadito che continuera' ad agire per neutralizzare ogni rischio per i soldati e impedire a Hezbollah di colpire civili israeliani. Intanto, fonti statunitensi indicano che il ritiro graduale delle truppe israeliane dal sud del Libano, previsto nell'accordo di cessate il fuoco del 26 giugno, potrebbe iniziare a breve. Il ministro della Difesa Israel Katz ha pero' affermato che Israele manterra' la propria presenza finche' Hezbollah non sara' disarmato.Dall'inizio delle ostilita' a marzo, oltre 4.300 persone sono morte in Libano negli attacchi israeliani, mentre 37 soldati e due civili israeliani sono stati uccisi in azioni di Hezbollah.

Iran, su cessate il fuoco abbiamo mantenuto la parola con gli Usa

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato sabato che Teheran ha "mantenuto la parola data" sul cessate il fuoco con gli Stati Uniti, dopo che Donald Trump ha insistito sul fatto che la tregua fosse finita, ma che avesse acconsentito a ulteriori negoziati con la Repubblica islamica. "Finora l'Iran ha mantenuto la parola data, a differenza del 'cosiddetto' Segretario del Tesoro statunitense che sta violando il paragrafo 9 del Memorandum d'intesa", ha scritto Araghchi su X, riferendosi a una parte del memorandum d'intesa relativa al mancato dispiegamento di ulteriori forze statunitensi nella regione. Nel su post su X, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha aggiunto che "non può esserci rispetto se non è reciproco". Gli scontri tra Iran e Stati Uniti sono ripresi martedì scorso e sono stati i più significativi dalla firma, il 17 giugno, di un accordo volto a trovare una soluzione definitiva alla guerra iniziata il 28 febbraio con l'attacco israelo-americano all'Iran. Donald Trump ha ribadito ieri che il cessate il fuoco era "finito", pur accettando di proseguire i colloqui con Teheran. "La Repubblica islamica dell'Iran ci ha chiesto di continuare le 'discussioni'. Teheran "non ha avanzato alcuna richiesta di questo tipo", si è affrettato a precisare il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, annunciando al contempo che Araghchi si sarebbe recato in Oman sabato per discutere dello Stretto di Hormuz. Teheran consente un solo corridoio di navigazione, lungo la sua costa, ed esclude qualsiasi ritorno alla situazione prebellica, quando il passaggio in questo stretto, attraverso il quale transitava normalmente un quinto del commercio mondiale di idrocarburi, era libero. Gli Stati Uniti hanno colpito l'Iran per due notti consecutive dopo aver accusato Teheran di attacchi a tre navi mercantili nello stretto. Per rappresaglia, l'Iran ha fatto fuoco contro i paesi del Golfo: il Kuwait, il Bahrein e il Qatar.

USA: Trump, 'Ci sono 1000 missili pronti al lancio contro l'Iran'

"Ci sono 1000 missili pronti al lancio contro la Repubblica Islamica dell'Iran, seguiti immediatamente da altre migliaia, qualora il governo iraniano mettesse in atto la sua minaccia, annunciata in tutto il mondo, di assassinare, o tentare di assassinare, l'attuale Presidente degli Stati Uniti d'America, in questo caso, me", ha scritto Trump sulla sua piattaforma Truth Social. Ha aggiunto: "Ho dato l'ordine, e l'esercito statunitense è pronto, disposto e in grado, per un anno, prorogabile, di annientare e distruggere completamente tutte le aree dell'Iran".

Mondo: I più letti