
Theresa May, dalla Brexit fino alle dimissioni da premier britannica. FOTOSTORIA
Figura di spicco del Partito conservatore britannico, ministro dell'Interno per 6 anni e poi primo ministro, ha condotto il Regno Unito nel travagliato percorso verso il divorzio dall'Ue. Senza riuscire a concluderlo: il 7 giugno 2019 ha lasciato la guida dei Tory

È stata la premier della Brexit. E, proprio a causa di quella Brexit che non è riuscita durante il suo incarico a portare a compimento, ha lasciato la guida di Downing Street. Storia e carriera politica di Theresa May, leader del Partito conservatore britannico e primo ministro del Regno Unito dal 13 luglio 2016 fino a giugno 2019, quando ha lasciato la guida dei Tories. Rimane in carica come premier fino all'annuncio del suo successore, presumibilmente a luglio
Brexit, May: "Mi dimetto, ho fatto il possibile per trovare un accordo"
Theresa May nasce a Eastbourne, nel Sussex, il 1º ottobre 1956. Dopo gli studi di geografia al St Hugh's College di Oxford, dal 1977 al 1983 lavora alla Banca d'Inghilterra e dal 1985 al 1997 all'Agenzia delle Entrate britannica. Intanto l'impegno politico la porta nelle elezioni del 1997 a essere eletta deputata tra le fila dei Tories
Chi è Theresa May
Per Theresa May parte una scalata, lenta ma costante, ai vertici del Partito conservatore. Ricopre diversi ruoli nei governi ombra di William Hague, Iain Duncan Smith, Michael Howard
Da Maybot a Dancing Queen, Theresa May riconquista la scena
Nel 2002 viene eletta presidente del Partito conservatore, incarico che mantiene per un anno
Brexit, tutte le tappe dell’addio di Londra all’Ue
Nel 2005 May entra anche a far parte del governo ombra dei Tories guidato da David Cameron
Brexit, intesa tra Ue e May: proroga al 31 ottobre
Nel 2010 Cameron diventa primo ministro britannico e May è chiamata al ruolo di capo dell'Home Office, il ministero dell'Interno britannico
Chi è Theresa May
Ricoprirà l'incarico per 6 anni, un record, durante i quali mostra pugno d'acciaio e toni inflessibili sull'immigrazione e contro il radicalismo islamico
Londra, manifestazioni pro e contro la Brexit fuori dal Parlamento. FOTO
Oltre all'Interno, May viene nominata anche Ministro per le Donne e le Pari Opportunità. Ma da questo ruolo si dimette nel 2012
Chi è Theresa May
Theresa May viene confermata a capo dell'Home Office anche dopo la vittoria dei conservatori alle elezioni del 2015
Chi è Theresa May
Ma è il ciclone Brexit a cambiare per sempre la carriera di Theresa May. In seguito al voto del 23 giugno 2016 per l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea, David Cameron si dimette. E Theresa May lancia ufficialmente la propria candidatura alle primarie del Partito Conservatore una settimana dopo, il 30 giugno 2016
Brexit, David Cameron si è dimesso: "Al Paese serve un nuovo leader"
Sostenitrice senza troppo clamore del fronte Remain, in realtà May è legata al tradizionalismo Tory e a un euroscetticismo moderato
Chi è Theresa May
May è la più votata tra i Tories seguita da Andrea Leadsom, che si ritira l'11 luglio. May, rimasta l'unica candidata alla carica di leader e, quindi, di Primo ministro, il 13 luglio 2016 diventa la seconda donna di sempre a ricoprire la carica dopo Margaret Thatcher
Chi è Theresa May
May appare allo scenario politico britannico come una figura adatta a cercare di ricomporre le fratture fra anti-Ue e pro-Ue dopo il referendum e l'uscita di scena di Cameron
Le dimissioni di Cameron
Nel giugno 2017 May decide di indire elezioni anticipate sperando di rafforzare la maggioranza Tory a Westminster
Gran Bretagna, Theresa May annuncia elezioni anticipate
Ma la sua mossa si rivelerà un passo falso, perché saranno i laburisti a veder crescere i propri deputati in Parlamento, creando un ulteriore ostacolo verso il traguardo della Brexit
Theresa May balla "Dancing queen": sul palco a ritmo degli Abba. VIDEO
L'opposizione laburista si rafforza nelle elezioni del giugno 2017 a sorpresa, sotto la guida di Jeremy Corbyn. Risvolto che ha contribuito inevitabilmente a indebolirla
Theresa May balla "Dancing queen": sul palco a ritmo degli Abba. VIDEO
Il 28 marzo 2017 May aveva firmato la lettera indirizzata al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk che attiva l'articolo 50 dei Trattati Ue, che definisce la procedura per lasciare volontariamente l'Unione europea
Elezioni UK, da Eden a May: 60 anni di risultati elettorali. GIF
Partono dunque le trattative con Bruxelles per definire un accordo di uscita della Gran Bretagna. Agli occhi di chi la critica, May si è rivelata ondivaga: dopo un'iniziale scelta di campo per una hard Brexit, ha provato a ripiegare sulla linea di un compromesso con Bruxelles per portare a casa un divorzio concordato
Brexit, tutte le tappe dell’addio di Londra all’Ue
Osteggiata da molti nel partito, a partire dal suo ex ministro degli Esteri Boris Johnson, colpita da una serie di dimissioni eccellenti a causa di scandali e dissensi vari, la leader Tory non si è comunque mai fermata
Brexit, tutte le tappe dell’addio di Londra all’Ue
Il 13 novembre 2018 arriva il via libera politico all’intesa raggiunta con l'Ue da parte del governo britannico di Theresa May. Il 25 novembre è stata la volta dei sì anche da parte dei 27 Paesi Ue, arrivato con un summit straordinario
Brexit, il governo inglese conferma: definita la bozza d'accordo
Per May è l'inizio di un lungo e travagliatissimo percorso per ottenere il sì del Parlamento britannico all'accordo da lei raggiunto con Bruxelles
Brexit, i contenuti dell'accordo fra l'Ue e Londra
Il 15 gennaio 2019 il Parlamento britannico boccia per la prima volta l'accordo di divorzio firmato da May con l'Unione europea, nonostante la carta giocata da May delle rassicurazioni ricevute da Bruxelles sul contestato meccanismo del backstop: il sistema a garanzia di un confine senza barriere fra Irlanda e Irlanda del Nord. Molti deputati Tory nel voto hanno voltato le spalle a May
Brexit, il Parlamento inglese boccia l'accordo con l'Ue
Il 12 marzo 2019, dopo aver trovato una nuova intesa con Bruxelles, May non trova neanche questa volta la sponda in Parlamento. Westminster boccia per la seconda volta l'accordo di divorzio. Il giorno successivo, Westminster boccia anche un'uscita dall'Ue senza un accordo
Da “no deal” a “backstop”: le parole chiave della Brexit
Dopo aver offerto le sue dimissioni, in cambio del sì all'accordo di divorzio dall'Ue, il 29 marzo 2019 Theresa May sottopone per la terza volta alla Camera dei comuni l'intesa con Bruxelles. E viene sconfitta ancora, con 344 no contro 286 sì. Il rischio di una "hard Brexit", un'uscita senza accordo, diventa più concreto. La data chiave è il 12 aprile
Brexit, tutte le tappe dell’addio di Londra all’Ue
Per scongiurare una hard Brexit, May avvia un dialogo con l'opposizione laburista. Passa un accordo che obbliga il governo May a evitare il no deal e a chiedere un'ulteriore proroga della Brexit all’Ue. L'11 aprile, i 27 Capi di Stato e di governo dell'Ue trovano a Bruxelles una nuova intesa: proroga all'31 ottobre 2019
Brexit, tutte le tappe dell’addio di Londra all’Ue
Il Regno Unito deve dunque partecipare alle elezioni Ue. Alla vigilia del voto, il 24 maggio, Theresa May annuncia che si dimetterà dal proprio incarico il 7 giugno. "Ho fatto il possibile per trovare un accordo per la Brexit e ho il rammarico di non esserci riuscita", dice
Brexit, May: "Mi dimetto il 7 giugno. Ho fatto il possibile per trovare un accordo"
La premier ha concluso in lacrime il discorso in cui ha annunciato il suo addio a Downing Street: "Ho servito il Paese che amo", ha detto
Il discorso d'addio in lacrime. FOTO
Il 7 giugno 2019 May ha poi formalizzato le dimissioni da leader del Partito conservatore britannico. La premier resta alla guida del governo fino a quando i Tory non avranno eletto un successore fra il 22 e il 25 luglio. In campo ci sono già 11 pretendenti, tra cui il favorito: Boris Johnson
Brexit, May lascia la guida del partito conservatore: nei Tory caccia alla successione