Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
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Guerra Iran Usa, Trump: "Profilo basso ma avanti con il pressing economico"

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"Stiamo mantenendo un profilo basso. Stiamo negoziando con loro solo in parte. Stiamo semplicemente osservando l'Iran, con la sua enorme inflazione e il fatto che non ha soldi", ha detto il tycoon. Aggiungendo che il Paese "è in pessime condizioni economiche e non avrebbe risorse sufficienti per pagare le proprie truppe". Resta lo stallo su Hormuz, mentre Israele respinge il documento in 15 punti su Gaza annunciato dagli Usa

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Donald Trump ha segnalato di voler mantenere, almeno per il momento, un "basso profilo" nei confronti dell'Iran, puntando soprattutto sulla pressione economica anziché su una nuova offensiva militare. "Stiamo mantenendo un profilo basso - ha dichiarato il presidente americano in una breve intervista telefonica ad Axios - Stiamo negoziando con loro solo in parte. Stiamo semplicemente osservando l'Iran, con la sua enorme inflazione e il fatto che non ha soldi". Il tycoon ha sottolineato che il Paese "è in pessime condizioni economiche e non avrebbe risorse sufficienti per pagare le proprie truppe".

Israele respinge il documento in 15 punti su Gaza annunciato dagli Usa e non intende ritirare l'Idf dalla Striscia "finché Hamas non sarà effettivamente disarmato". Lo annuncia il premier israeliano Netanyahu nella sua prima dichiarazione pubblica sulla roadmap in 15 punti presentata dal Board of Peace. "Ci aspettiamo che i mediatori e il garante americano facciano pressione su Netanyahu affinché rispetti la tabella di marcia e non ostacoli il processo per ragioni elettorali", la prima reazione di Hamas.

Il ministro degli Esteri iraniano Araqchi afferma che non ci sono colloqui in corso con gli Stati Uniti, solo uno scambio di messaggi tramite intermediari. Lo riporta Reuters. "Finché l'America non correggerà il suo comportamento, lo Stretto di Hormuz non sarà riaperto". Lo ha detto il segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale dell'Iran Zolqadr, elencando le condizioni di Teheran: stop alla guerra anche contro gli alleati, rimuovere il blocco navale e ritirare le truppe, risarcire il Paese, revocare le sanzioni e sbloccare i beni congelati. Il presidente Pezeshkian: "Bisogna uscire da questa situazione 'né guerra né pace', è il momento migliore per un accordo". 

Gli approfondimenti:

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Tutti i dubbi sul disarmo di Hamas annunciato da Trump

Il presidente Usa ha promesso un imminente passo avanti del piano in venti punti per la pace a Gaza. Ma i nodi da sciogliere restano ancora molti e lo scetticismo rimane alto.

Tutti i dubbi sul disarmo di Hamas annunciato da Trump

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Guerra Iran, stangata da 29 miliardi. Dal gas alla benzina, i rincari

Il 2026 porterà una stangata per le tasche delle famiglie e delle imprese italiane, a causa della guerra lanciata dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Iran. La spesa aggiuntiva per elettricità, gas e carburanti dovrebbe arrivare a sfiorare i 29 miliardi di euro, secondo le stime dell’Ufficio studi della Cgia, ipotizzando che i prezzi applicati in questo momento rimangano invariati sino alla fine dell’anno. Un “conto salato, che rischia di pesare soprattutto sulle famiglie economicamente più fragili, sulle aziende di trasporto di persone/merci e sulle imprese a elevato consumo di energia”, sottolinea l’Ufficio studi. Ma quali saranno i rincari più forti?

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Iran, media: dalla Cina 400 lanciamissili antiaerei portatili

Secondo un'esclusiva dell'agenzia Reuters, basata su tre fonti a conoscenza dell'intesa, Teheran dovrebbe ricevere entro poche settimane la prima fornitura di un massimo di 400 lanciatori portatili di missili antiaerei di fabbricazione cinese. L'accordo, del valore stimato di 60-70 milioni di dollari, mira a colmare le lacune nella difesa a corto raggio emerse durante la guerra con Stati Uniti e Israele. Pechino smentisce: le notizie sarebbero "completamente prive di fondamento".

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Iran, Bbc: “Giovani sicari reclutati online per uccidere in Europa”

A rivelarlo in un reportage è stata la Bbc, specificando che la banda, nota per le sue tattiche di violenza su commissione, avrebbe reclutato adolescenti per compiere attentati in cambio di denaro. I sicari sarebbero stati ingaggiati sui social e avrebbero ricevuto le istruzioni in modo "ludico", imitando il funzionamento dei videogiochi.

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Media: "4.335 morti in Libano nei raid israeliani dal 2 marzo"

Secondo il ministero della Salute libanese, gli attacchi israeliani contro il Libano hanno causato 4.335 morti dal 2 marzo scorso, data in cui le ostilità tra Israele e Hezbollah sono sfociate in una guerra totale. I feriti sono invece 12.277. Lo riporta al Jazeera. 

Gaza, Netanyahu boccia il piano di Trump: "Ritiro solo con il disarmo di Hamas"

Il premier israeliano ha raccolto il plauso dell'ala oltranzista del governo dopo aver respinto la prospettiva di uno Stato palestinese e aver detto che gli Stati Uniti "hanno delle idee, alcune le condividiamo e altre no, e sappiamo come difendere le nostre posizioni su questi temi". Hamas ha invece riaffermato "il suo impegno ad agire seriamente e responsabilmente per attuare" la strategia del Board of Peace.

Gaza, Netanyahu boccia piano di Trump: 'Ritiro solo con disarmo Hamas'

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Guerra Iran, Reuters: Usa hanno esaurito i missili di precisione

Dopo cinque mesi di conflitto con l'Iran, l'esercito americano avrebbe consumato gran parte delle scorte di missili di precisione a lungo raggio ATACMS e PrSM. Lo riferisce un'inchiesta di Reuters basata su fonti interne, che parla di riserve ridotte al minimo e di preoccupazioni sulla capacità Usa di deterrenza verso Russia e Cina. La Casa Bianca smentisce: "Abbiamo più munizioni di chiunque al mondo".

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Inviato Board of Peace per Gaza: "Implementazione unica garanzia per evitare nuovo 7/10"

L'obiettivo del piano del Board of Peace per Gaza è garantire che la Striscia "non rappresenti mai più una minaccia per la sicurezza israeliana e che ciò che è accaduto prima del 7 ottobre non possa ripetersi". Lo ha affermato l'inviato del Board of Peace per Gaza, Nickolay Mladenov, in un'intervista rilasciata all'emittente israeliana Channel 12 dopo che il premier Benjamin Netanyahu ha annunciato di respingere la roadmap in 15 punti. Mladenov ha assicurato che Israele non sarà chiamato a fare concessioni prima di passi concreti e verificati verso il disarmo di Hamas: "Nessuno è tenuto a fare nulla, meno che mai Israele, prima che vi siano effettivamente passi verificati sul terreno". Il piano, ha precisato, non prevede neppure un ritiro israeliano dalle attuali posizioni lungo la Linea Gialla prima del completo disarmo di Hamas: "Quello che chiediamo è che l'Idf non posizioni truppe oltre la Linea Gialla, perché la Linea Gialla è stata concordata nell'ambito del piano complessivo". Israele, inoltre, conserverebbe la possibilità di rispondere militarmente a minacce "imminenti".

Mladenov ha riconosciuto che per distruggere l'intera rete di tunnel di Hamas potrebbero servire "più di dieci anni", sostenendo però che "con il Board of Peace si può fare molto più rapidamente e in modo molto più efficace". L'ex inviato Onu ha inoltre difeso il ruolo di Egitto, Turchia e Qatar, affermando che senza la loro mediazione "non saremmo riusciti ad arrivare a una situazione in cui Hamas accettasse la roadmap" e che il loro contributo è stato "davvero, davvero cruciale". L'attuazione del piano, ha sottolineato, non si fonderebbe sulla fiducia tra le parti ma su un meccanismo di verifica: "Non sto costruendo nulla di tutto questo sulla base della fiducia, e nessuno di noi lo sta facendo. Siamo perfettamente consapevoli dei rischi che ci attendono. Lo stiamo costruendo sulla verifica". Secondo Mladenov, la piena applicazione della roadmap rappresenta "l'unica strada per andare avanti che garantisca che questa tragedia non si ripeta", assicurando che quanto accaduto il 7 ottobre "non sarà mai più permesso".

Hormuz, dal transito allo sminamento: cosa prevede l’intesa Iran-Oman

L’Iran ha raggiunto un accordo con l’Oman che prevede, tra le altre cose, anche la riapertura dello Stretto di Hormuz, nell’ambito di una nuova tregua tra Washington e Teheran.

Il ministero degli Esteri di Teheran, citato da Al Arabiya, ha fatto sapere che sono state "concordate le caratteristiche geografiche del percorso" marittimo nello Stretto. Una "dichiarazione congiunta" tra Iran e Oman sulla nuova rotta per attraversare il corridoio marittimo sarebbe imminente, ha aggiunto il portavoce dello stesso ministero, a patto "che terze parti non vengano a ostacolare il processo", in un chiaro riferimento agli Stati Uniti. Sul testo, secondo alcune fonti, dovrebbe pronunciarsi anche l’amministrazione di Donald Trump, ma le autorità iraniane negano. Di sicuro dovrà invece essere approvato ufficialmente dalla guida suprema Mojtaba Khamenei. Ecco cosa sappiamo.

 Hormuz, dal transito allo sminamento: cosa prevede l’intesa Iran-Oman

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Iran, i possibili successori di Motjaba Khamenei a nuova Guida Suprema

Secondo il portale IranWire, l'attuale Guida Suprema verserebbe in gravi condizioni di salute. Il cinquantaseienne figlio di Ali Khamenei, ucciso il 28 febbraio scorso durante la prima ondata di raid israelo-americani, non è mai apparso in pubblico da quando, l'8 marzo, è stato eletto dall'Assemblea degli esperti. Mentre da mesi si rincorrono le voci su un presunto ferimento durante lo stesso attacco che ha ucciso suo padre, in caso di decesso si aprirebbe la seconda battaglia per la successione in pochi mesi.

Iran, i possibili successori di Motjaba Khamenei a nuova Guida Suprema

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I punti chiave del piano di pace per Gaza. VIDEO

I punti chiave del piano di pace per Gaza

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Khamenei nomina Rezaei suo rappresentante presso Consiglio supremo sicurezza

Il leader supremo iraniano Mojtaba Khamenei ha nominato Mohsen Rezaei suo rappresentante presso il Consiglio supremo per la sicurezza nazionale (Snsc) dell'Iran. Lo ha reso noto l'ufficio stampa della Guida Suprema. Rezaei rappresenterà quindi Khamenei all'interno dell'organismo incaricato di definire e coordinare le principali politiche dell'Iran in materia di sicurezza nazionale.

Iran, Trump: "Teniamo un profilo basso, negoziamo solo in parte"

Donald Trump ha segnalato di voler mantenere, almeno per il momento, un "basso profilo" nei confronti dell'Iran, puntando soprattutto sulla pressione economica anziché su una nuova offensiva militare. "Stiamo mantenendo un profilo basso - ha dichiarato il presidente americano in una breve intervista telefonica ad Axios - Stiamo negoziando con loro solo in parte. Stiamo semplicemente osservando l'Iran, con la sua enorme inflazione e il fatto che non ha soldi". Il tycoon ha sottolineato che il Paese "è in pessime condizioni" economiche e non avrebbe risorse sufficienti per pagare le proprie truppe.

Secondo Trump, la crisi economica iraniana è stata ulteriormente aggravata dal blocco navale imposto dagli Stati Uniti. Allo stesso tempo, il calo del prezzo del petrolio a poco più di 75 dollari al barile starebbe attenuando per i consumatori americani le conseguenze economiche del conflitto. "Si sistemerà tutto. Si sistema sempre tutto. È come una partita a scacchi", ha concluso il presidente.

Hamas "riafferma il suo impegno ad attuare il piano Trump per Gaza"

Hamas "riafferma il suo impegno ad agire seriamente e responsabilmente per attuare" il piano in 15 punti sulla Striscia di Gaza avallato dagli Usa in seno al cosiddetto Board of Peace: piano già accettato dall'organizzazione islamico-radicale palestinese e respinto invece oggi dal premier israeliano Benyamn Netanyahu. Lo ha detto un suo dirigente alla Bbc britannica, ribadendo peraltro la sollecitazione ai "mediatori" affinché assicurino "che tutte le parti si attengano a quanto è stato concordato".

Iran, Pezeshkian: "Era necessario attaccare i Paesi che ospitano basi Usa"

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha difeso gli attacchi condotti da Teheran contro i Paesi della regione che ospitano basi militari statunitensi, sostenendo che l'Iran avesse il diritto di reagire poiché proprio da quelle installazioni sarebbero partiti attacchi contro il territorio iraniano. "Non possiamo restare a guardare mentre dal vostro territorio vengono lanciati attacchi contro di noi senza dire nulla - ha dichiarato Pezeshkian - Dovevamo rispondere affinché non lo facessero di nuovo". 

Netanyahu boccia il piano di Trump: "Ritiro solo con il disarmo di Hamas"

Per la prima volta dall'annuncio di Donald Trump di un accordo storico su Gaza il 31 luglio, due giorni dopo il loro faccia a faccia, Benyamin Netanyahu rompe il silenzio e annuncia ufficialmente la sua posizione sul piano del Board of Peace: "Israele respinge il documento dei 15 punti. L'Idf non si ritirerà finché Hamas non sarà disarmato dalle armi, pesanti e leggere". Non solo, boccia anche la prospettiva di uno Stato palestinese prefigurata dal piano: "Finché sarò premier, non ci sarà, né a Gaza né in Cisgiordania. Né 'Fatahstan' né 'Hamastan'". Le parole pronunciate dal premier israeliano all'apertura della riunione di gabinetto hanno raccolto subito il plauso dell'ala oltranzista del governo: "Lo ringrazio per avere chiarito che non ci ritireremo di un millimetro dalla Striscia, né inizierà la ricostruzione prima del dissolvimento totale di Hamas", ha detto Betzalel Smotrich. Dal campo però arrivano notizie diverse: la Radio militare riporta che due settimane fa, in concomitanza con la decisione di permettere l'ingresso nella Striscia delle prime truppe marocchine e ugandesi della Forza Internazionale di Stabilizzazione (Isf) - uno degli elementi del piano Trump -, il rango politico aveva approvato l'inizio dei lavori di ricostruzione in una 'zona pilota' a Rafah, che si trova nel perimetro della 'Linea gialla', tuttora sotto il controllo dell'Idf. Si tratta del progetto che nel Centro di coordinamento civile-militare sotto l'egida del Centcom Usa, operativo dall'ottobre scorso nel sud di Israele, viene chiamato 'Rafah verde' ed è sovvenzionato prevalentemente dagli Emirati Arabi Uniti. Secondo Channel 11, in questa area lo Shin Bet, i servizi interni israeliani, intende evacuare per primi i membri delle milizie, armate da Israele, che hanno collaborato con l'Idf durante la guerra: i clan Abu Shabab, Doghmush, al-Astal, al-Mansi, che sono nel mirino dell'unità Sahm ('freccia') di Hamas. 

Netanyahu

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Libano, Idf: "Distrutto tunnel di Hezbollah nel sud, trovate numerose armi"

L'esercito israeliano ha annunciato di aver distrutto la scorsa settimana l'accesso a un tunnel di Hezbollah nel sud del Libano. Secondo le Forze di difesa israeliane (Idf), citate dal Times of Israel, il sito è stato individuato dai riservisti della 55esima Brigata paracadutisti durante le operazioni nell'area. Nel corso dell'intervento, i militari avrebbero inoltre scoperto numerose armi, tra cui fucili d'assalto, lanciamissili, missili anticarro e razzi.

Nuovo giallo a Teheran: "Mojtaba Khamenei ha incontrato Pezeshkian"

Nonostante i reiterati proclami lo Stretto di Hormuz resta bloccato, con l'Iran che chiede agli Usa di accettare nuovi condizioni, tra cui il pagamento dei danni di guerra, e smentisce le voci su una Guida suprema in fin di vita, che anzi avrebbe incontrato di recente i militari e il presidente Masoud Pezeshkian. Intanto, gli alleati di Teheran in Yemen, i ribelli Houthi, alzano il livello dello scontro attaccando pesantemente nel Mar Rosso quelli che definiscono "obiettivi sauditi", all'indomani del Patto della Mecca tra Ankara, Islamabad e Riad a cui secondo fonti turche potrebbe presto aderire anche Il Cairo. "L'Ayatollah Mojtaba Khamenei ha incontrato il presidente Masoud Pezeshkian in occasione dell'inizio del terzo anno di mandato di quest'ultimo", è stato l'annuncio rilanciato in contemporanea da tutti i media ufficiali iraniani, compresa la Press Tv in lingua inglese. I due, "hanno discusso a lungo delle sfide che il Paese deve affrontare, tra cui le esigenze di sostentamento della popolazione, la terza guerra di aggressione in corso, le prospettive future, gli sviluppi militari e la collaborazione economica con i partner stranieri". Un incontro che, se confermato, sarebbe avvenuto nei giorni scorsi considerando che l'anniversario dell'insediamento di Pezeshkian cade il 30 luglio. E che non sarebbe compatibile con le voci diffuse dai dissidenti all'estero che vedrebbero Khamenei "gravissimo, in punto di morte". Poco dopo la pubblicazione della notizia corredata da una scarna foto combo, l'agenzia Mizan, organo ufficiale della magistratura iraniana, pubblicava le dichiarazioni di un vicecomandante dei Basij, la forza paramilitare volontaria iraniana subordinata ai Pasdaran, certo che verrà diffuso un video della Guida suprema in pubblico e durante incontri con i comandanti militari. 

I punti chiave del piano di pace per Gaza. VIDEO

Bersani: "Rompere il silenzio su Gaza, ok appello a Nobel pace per bambini della Striscia"

"Aderisco alla proposta avanzata su Avvenire dal professor Mazzarella per il Nobel ai bambini di Gaza. Per rompere il silenzio, per ridare un filo di voce all’umanità". Anche l'ex segretario del Pd, Pierluigi Bersani, raccoglie l'appello lanciato sulle pagine del quotidiano 'Avvenire' per assegnare ai bambini di Gaza il Nobel per la Pace. 

Hamas: "Restiamo impegnati a rispettare la roadmap concordata per Gaza"

Hamas resta impegnato a rispettare la roadmap per Gaza concordata con i mediatori al Cairo dieci giorni fa, dopo che il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha escluso il ritiro delle forze israeliane dalla Striscia senza il completo disarmo del movimento palestinese. Lo ha dichiarato a Reuters l'alto esponente di Hamas Basem Naim, citato da Al Jazeera, ribadendo l'adesione del gruppo al percorso definito nei negoziati.

"Ci aspettiamo che i mediatori e il garante statunitense facciano pressione su Netanyahu e sul suo governo affinché rispettino la roadmap e non ostacolino il processo per ragioni politiche interne ed elettorali, continuando nel frattempo a mettere a rischio la sicurezza e la stabilità della regione", ha affermato Naim.

Un americano su due vuole l'arresto di Netanyahu

Il sindaco di New York Zohran Mamdani ha paventato la possibilità di fare arrestare il primo ministro israeliano – sul quale pende un mandato di arresto della Corte Penale Internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità – qualora si recasse nella Grande Mela. Il 49% egli statunitensi si dice d’accordo.

Un americano su due vuole l'arresto di Netanyahu

Un americano su due vuole l'arresto di Netanyahu

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Ufficiale dell'Iran ai media: "Presto video di Mojtaba Khamenei che incontra i militari"

L'Iran intende diffondere a breve un video della Guida Suprema Mojtaba Khamenei, che lo ritrae in pubblico e durante incontri con i comandanti militari: lo afferma un vicecomandante dei Basij, la forza paramilitare volontaria iraniana subordinata al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche. Le dichiarazioni di Qasem Qoraishi sono state riportate da Mizan, l'agenzia di stampa ufficiale della magistratura iraniana, riferiscono i media panarabi. 

Yemen: "7 i morti e 35 i feriti in attacco Houthi nel porto di al-Makha"

L'esercito del governo yemenita riconosciuto a livello internazionale ha annunciato che un attacco rivendicato dagli Houthi ha causato la morte di almeno sette persone nel porto di al-Makha. Lo riferisce al Jazeera. L'attacco, che ha colpito anche le zone residenziali circostanti nel distretto, ha ferito circa 35 persone, secondo quanto riportato dai media locali che citano fonti mediche. Gli Houthi hanno rivendicato la responsabilità dell'attacco, condotto con "un gran numero di missili balistici e droni".

Damasco, accordo con Mosca per trasformare basi russe in centri addestramento

La Siria del dopo-Assad annuncia un accordo con Mosca per la trasformazione di due basi militari russe nel Paese arabo in "centri congiunti di addestramento". Citando il ministero degli Esteri, l'agenzia ufficiale siriana Sana scrive di un'intesa - raggiunta dopo 18 mesi di negoziati - che riguarda "basi e strutture militari" di Hmeimim e Tartus. 

"Per quanto riguarda le basi e le strutture di natura militare, le parti hanno concordato di ridefinirne la funzione, trasformandole da basi militari a centri congiunti di addestramento e riabilitazione nel contesto di nuovi accordi che tutelano gli interessi reciproci", riporta la Sana. La 'trasformazione' dovrebbe avvenire nell'arco di tre mesi e la Siria - che parla di "passo significativo" verso "una nuova fase nelle relazioni" con Mosca - dovrebbe occuparsi della gestione delle infrastrutture civili. 

Iran, Wsj: "Trump disposto a dichiarare vittoria con la riapertura di Hormuz e senza accordo su nucleare"

Donald Trump sperava che la piena riapertura dello Stretto di Hormuz gli offrisse una via d'uscita dal conflitto con l'Iran, consentendogli di dichiarare la vittoria e ridurre le operazioni militari anche - avrebbe riferito a consiglieri d'alto livello - senza raggiungere un accordo sul programma nucleare di Teheran. L'Iran ha però decisamente alzato il prezzo per garantire il libero passaggio delle navi, chiedendo il ritiro delle forze americane dalla regione, la fine del blocco navale, la revoca delle sanzioni, lo sblocco dei beni iraniani congelati e miliardi di dollari di risarcimenti di guerra. Washington, secondo quanto riferito al Wall Street Journal da funzionari statunitensi, non sarebbe tuttavia disposta ad accettare né restrizioni al passaggio delle navi americane né il pagamento di pedaggi a Teheran.

La nuova posizione iraniana restringe ulteriormente i margini di manovra di Trump, che negli ultimi giorni aveva lasciato intendere che un accordo fosse imminente e che gli obiettivi militari americani fossero stati raggiunti. Teheran sembra ritenere che Washington abbia un forte interesse a chiudere il conflitto e sta sfruttando come leva negoziale la capacità di ostacolare il traffico nello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per i flussi energetici mondiali. A esercitare ulteriore pressione sulla Casa Bianca sono anche l'avvicinarsi delle elezioni di midterm e il prezzo medio della benzina negli Stati Uniti, salito a circa 4 dollari al gallone. Per Trump, ottenere la riapertura dello Stretto rappresenterebbe quindi un modo per presentare agli americani una soluzione al conflitto e, al tempo stesso, contribuire a contenere i prezzi dell'energia.

Trump

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Hamas: "Gli Usa facciano pressioni su Netanyahu per il piano su Gaza"

Gli Stati Uniti devono fare pressione su Israele affinché accetti la prossima fase del piano per Gaza. Lo afferma un funzionario di Hamas all'Afp, dopo che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che Israele respinge l'accordo sostenuto dagli Usa. "Ci aspettiamo che i mediatori e il garante americano facciano pressione su Netanyahu e sul suo governo affinché rispettino la tabella di marcia e non ostacolino il processo per ragioni politiche ed elettorali interne", ha detto Bassem Naim, membro dell'ufficio politico di Hamas. 

Netanyahu: "Trump grande amico ma faccio ciò che è necessario per sicurezza Israele"

"Ho grande apprezzamento per il presidente Trump. È un nostro grande amico alla Casa Bianca". Lo ha dichiarato il premier israeliano Benjamin Netanyahu aprendo la riunione settimanale del governo, sottolineando di apprezzare "la storica partnership con gli Stati Uniti contro i tentativi dell'Iran di acquisire armi nucleari".  Il premier ha però rivendicato la capacità di Israele di mantenere una posizione autonoma anche di fronte alle pressioni degli alleati. "A differenza di tutti quelli che ci fanno la predica, stiamo facendo ciò che deve essere fatto per la sicurezza di Israele e sappiamo e siamo in grado di mantenere la nostra posizione anche di fronte ai nostri migliori amici, quando necessario", ha affermato. Netanyahu ha quindi respinto il piano in 15 punti per Gaza sostenuto da Trump, sostenendo che Hamas conserva ancora la capacità di attaccare Israele. "Potrebbe farlo, ma perché sono passate lunghe settimane senza che ci abbia attaccato? Perché sa quale colpo potente gli infliggeremo se lo farà", ha dichiarato il premier. 

Yemen, tv: "Almeno 7 civili morti in attacco Houthi a porto"

Almeno sette civili sono stati uccisi e altri 35 feriti nell'attacco su larga scala lanciato dai ribelli Houthi yemeniti contro il porto di Mocha, sul Mar Rosso, secondo quanto riportato dalla televisione yemenita. Secondo fonti mediche citate dall'emittente, tutte le vittime erano civili. Gli attacchi, perpetrati dagli insorti sostenuti dall'Iran, che stanno portando avanti un'escalation contro le truppe governative che minaccia di riaccendere la guerra in Yemen, hanno colpito questo porto strategico e le zone residenziali della città di Mocha.

Media Iran: Mojtaba Khamenei ha incontrato Pezeshkian

Mojtaba Khamenei avrebbe incontrato Masoud Pezeshkian all'inizio del terzo anno del mandato del presidente iraniano, al potere dalla fine del luglio 2024. E' il contenuto di informazioni che vengono veicolate da canali affiliati alla Guida Suprema dell'Iran, rilanciate dal sito di notizie israeliano Ynet mentre continuano a rincorrersi voci sulle condizioni di Khamenei. L'incontro sarebbe servito per parlare di "questioni e problemi che riguardano lo Stato, in particolare i bisogni primari della popolazione, la situazione attuale, gli sviluppi in campo militare, le strategie per garantire le risorse e gestire le spese e le interazioni economiche con entità straniere".

Netanyahu respinge il piano Usa: "No a ritiro da Gaza senza disarmo Hamas"

"Israele respinge il documento in 15 punti" su Gaza annunciato dagli Usa, e non intende ritirare l'Idf dalla Striscia "finché Hamas non sarà effettivamente disarmato". Lo ha detto il premier Benjamin Netanyahu in apertura della riunione di gabinetto odierna, nella sua prima dichiarazione pubblica sulla roadmap dei 15 punti presentata dal Board of Peace. "Finché sarò primo ministro, non ci sarà alcuno Stato palestinese, né a Gaza né in Cisgiordania. Né 'Fatahstan' né 'Hamastan", ha poi aggiunto.

Houthi rivendicano l'attacco alla raffineria saudita nel Mar Rosso

I ribelli Houthi dello Yemen, sostenuti dall'Iran, hanno rivendicato l'attacco all'impianto petrolifero della Saudi Aramco a Jizan, che ha provocato un incendio questa mattina. Lo riferisce la tv yemenita Al Masirah ripresa da Al Jazeera. Il portavoce militare del gruppo, Yahya Saree, ha affermato che gli Houthi "sono riusciti a colpire la raffineria con un drone e che l'attacco è stato preciso", precisando che il raid "è stato lanciato in risposta alle incursioni saudite nel territorio del nord-ovest dello Yemen".

Yemen, Houthi attaccano porto di al-Makha

Gli Houthi, che controllano il Nord-Ovest dello Yemen, hanno colpito il porto sudoccidentale di al-Makha, città sul Mar Rosso controllata dalla Resistenza Nazionale Yemenita, coalizione alleata del governo riconosciuto dall'Onu nella lotta contro gli insorti filoiraniani. Lo riferisce l'emittente statale Saba Tv. Il direttore del porto, fa sapere il canale televisivo, ha affermato che infrastrutture civili sono state colpite con missili e droni. Gli Houthi non hanno ancora rivendicato l'attacco. Il governo legittimo dello Yemen ieri aveva annunciato un'offensiva "su larga scala" contro i ribelli sciiti. 

Ministro pachistano: "Alleanza fra Paesi islamici è contro minaccia Israele"

Il patto militare firmato questa settimana dal Pakistan - unico Paese a maggioranza islamica dotato di un arsenale nucleare al mondo - con la Turchia e l'Arabia Saudita s'inserisce in un contesto in cui Israele "rappresenta una minaccia per tutto il mondo musulmano". Lo ha ha affermato il ministro della Difesa pachistano, Khawaja Asif, in un'intervista a un giornale locale ripresa nel weekend da vari media arabi e internazionali. Asif ha evocato la cecessità che i Paesi musulmani diano vita a "un fronte militare unito" contro questa minaccia, non senza additare Israele come "uno Stato illegittimo, prodotto dalla Dichiarazione Balfour" del 1919 e accusarlo di "minacciare ciascuno dei Paesi della regione". Ha inoltre escluso che le prossime elezioni israeliane e l'eventuale uscita di scena di Benyamin Netanyahu possa cambiare alcunché: "Non in porta che va al potere a Gerusalemme, che diventi premier magari Naftali Bennet o qualche altro, le differenze saranno solo marginali, poiché la loro attitudine contro i Palestinesi e la loro mentalità anti-islamica non sparirà". Secondo il ministro della Difesa del Pakistan, Paese che unisce una forte alleanza con la Cina ai legami storici con l'Occidente, l'obiettivo dello Stato ebraico resta quello di provare a "mettere i Paesi musulmani l'uno contro l'altro", mentre il "mondo islamico deve restare unito contro Israele fino a che la questione palestinese non sarà definitivamente risolta". 

Media, nuova incursione israeliana in Siria. Carri armati e militari nel sud-ovest

Proseguono le incursioni delle forze israeliane nella campagna di Quneitra, nel sud-ovest della Siria. Lo riferisce Al Jazeera che cita Syria Tv. Due carri armati e tre veicoli militari hanno attraversato il confine con la zona di Samadaniyah nelle prime ore di oggi, pattugliando l'area prima di ritirarsi circa un'ora dopo verso una base israeliana, ha riferito l'emittente. Incursioni simili sono state segnalate nei giorni scorsi vicino ad Ain Ziwan, Rafid e al bacino di Yarmouk. Le truppe israeliane hanno spianato terreni agricoli e pascoli con i bulldozer e hanno brevemente interrotto una strada nella zona, aggiunge la tv, riferendo che le reti idriche e fognarie e i ponti sul Wadi al-Ruqqad sono stati danneggiati da veicoli pesanti. Citando un funzionario locale, la tv afferma che Israele ha descritto le bonificazioni come una misura di sicurezza precauzionale contro la possibile presenza di esplosivi piazzati da Hezbollah o dall'Iran, sebbene i residenti abbiano affermato che non vi fosse alcuna presenza di tali combattenti. 

Iran: "Accordo con Oman non significa riapertura Stretto Hormuz"

"I colloqui con l'Oman sono incentrati sulla gestione di Hormuz, sull'introduzione di nuove rotte e siamo alla fase finale, potremmo raggiungere un accordo ma ciò non significa che il traffico nello Stretto sarà aperto, perché prima gli Usa devono accettare le nostre condizioni": lo ha ribadito il ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi, confermando che allo stato attuale non c'è un dialogo diretto con Washington. 

Araghchi: "Non dimenticheremo il sangue iraniano versato, né perdoneremo"

"Lo storico Paese dell'Iran è stato sottoposto alla vile e crudele invasione di due regimi, Stati Uniti e Israele, e ha sacrificato molti martiri per la libertà e l'orgoglio del Paese". Lo afferma il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, il quale sottolinea: "Non permetteremo che il sangue ingiustamente versato venga dimenticato o ignorato. Non dimenticheremo né perdoneremo", scrive l'agenzia Irna. "L'Iran manterrà ferma la sua promessa di resistenza nonostante tutte le pressioni, a Dio piacendo!". 

Pasdaran: "Riapertura Hormuz? Solo se Usa accetterranno tutte le nostre condizioni"

Stretto di Hormuz bloccato fin quando gli Stati Uniti non accetteranno "tutte" le "condizioni" di Teheran. Lo ripetono i Guardiani della Rivoluzione, i Pasdaran iraniani. "La nostra strategia attuale è il proseguimento delle strategie del passato ed è la resistenza senza fine, sconfiggere il nemico. Questa è la nostra strategia e non può essere modificata - ha detto il portavoce dei Pasdaran, Hossein Mohebi, in dichiarazioni riportate dall'iraniana Press Tv - Il nemico ha concentrato tutti i suoi sforzi sulla riapertura dello Stretto, che prima era aperto. E ora, per noi, questo Stretto è una battaglia geografica e non più solo una via navigabile". "La nostra strategia attuale è di mantenere (chiuso) questo Stretto fin quando il nemico non accetterà tutte le nostre condizioni", ha concluso.

Media: ministro degli Esteri iraniano Araqchi afferma che non ci sono colloqui in corso con Usa

Il ministro degli Esteri iraniano Araqchi afferma che non ci sono colloqui in corso con gli Stati Uniti, solo uno scambio di messaggi tramite intermediari. Lo riporta Reuters.

Houthi rivendicano l'attacco alla raffineria saudita nel Mar Rosso

I ribelli Houthi dello Yemen, sostenuti dall'Iran, hanno rivendicato l'attacco all'impianto petrolifero della Saudi Aramco a Jizan, che ha provocato un incendio questa mattina. Lo riferisce la tv yemenita Al Masirah ripresa da Al Jazeera.    Il portavoce militare del gruppo, Yahya Saree, ha affermato che gli Houthi "sono riusciti a colpire la raffineria con un drone e che l'attacco è stato preciso", precisando che il raid "è stato lanciato in risposta alle incursioni saudite nel territorio del nord-ovest dello Yemen".

Nel sud del Libano arrivano le prime case prefabbricate per gli sfollati

Il primo lotto di case prefabbricate è arrivato nella città di Zawtar al-Gharbiyeh, nel sud del Libano, per gli sfollari le cui abitazioni sono state distrutte dagli attacchi israeliani. Lo riferisce l'agenzia nazionale di stampa libanese (Nna). Le case sono state temporaneamente collocate nel vicino villaggio di Qaqaiyat al-Jisr in attesa che le macerie di Zawtar al-Gharbiyeh vengano rimosse. Zawtar al-Gharbiyeh è una delle tre città passata sotto il controllo dell'esercito libanese nella prima fase di un progetto di "zona pilota", parte del più ampio accordo quadro tra Libano e Israele firmato a Washington a giugno. L'esercito ha iniziato a entrare in città alla fine del mese scorso.

Media: "Forte esplosione impianti gas in Arabia Saudita"

Una forte esplosione è stata udita nella regione di Jubail, in Arabia Saudita, mentre fonti arabe hanno riferito che gli impianti del gas nella città industriale di Jubail sono stati colpiti e che è scoppiato un incendio sul posto. Lo riferisce l'agenzia di stampa Tasnim, aggiungendo che le cause dell'esplosione non sono ancora chiare. Secondo quanto riferito dal Ministero dell'Energia saudita, le squadre dei vigili del fuoco della compagnia petrolifera saudita Aramco hanno spento l'incendio scoppiato in un impianto appartenente alla raffineria della compagnia nella città portuale di Jazan, nel sud-ovest del Paese, vicino al confine con lo Yemen. La raffineria, che ha una capacità produttiva di circa 400.000 barili al giorno, era stata danneggiata alla fine del mese scorso in un attacco attribuito agli Houthi ed era stata chiusa a causa dei danni. Al momento non sono state fornite informazioni sulle cause del nuovo incendio e non si segnalano vittime.

Unicef: "Ucciso un bambino al giorno da inizio cessate il fuoco"

Almeno 300 bambini sono stati uccisi a Gaza nei 300 giorni trascorsi dall'inizio del cessate il fuoco tra Israele e Hamas, a ottobre, con una media di un bambino morto al giorno. Lo sostiene l'Unicef, secondo cui la tregua non è riuscita a proteggere i più vulnerabili della Striscia.

Milizie irachene promettono vendetta per attacchi Usa e sauditi in Iraq

Il leader della milizia irachena Harakat Hezbollah al-Nujaba ha promesso ritorsioni per gli attacchi congiunti sauditi-statunitensi del mese scorso, che hanno colpito obiettivi delle Forze di Mobilitazione Popolare (Pmf) del Paese, di cui la milizia fa parte. In una dichiarazione, Akram al-Kaabi ha affermato che la diplomazia con l'Arabia Saudita è "inutile" e che deve essere disciplinata "attraverso un'adeguata risposta militare" per vendicare gli attacchi contro le Forze di Mobilitazione Popolare. "Ai missili si può rispondere solo con altri missili, e al fuoco si può rispondere solo con il fuoco", ha affermato.

 Il mese scorso, l'Arabia Saudita e il Comando Centrale degli Stati Uniti hanno dichiarato che gli attacchi aerei congiunti erano diretti contro le milizie irachene sostenute dall'Iran, responsabili di attacchi contro le truppe americane e le infrastrutture energetiche saudite. Le Forze di Mobilitazione Popolare hanno dichiarato che almeno 20 dei loro membri sono stati uccisi e 32 feriti negli attacchi.

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