Resta in bilico l'accordo sullo Stretto di Hormuz, mediato dall'Oman: sia Teheran sia Washington propongono condizioni che la controparte sembrerebbe non disposta ad accettare. Washington ha compiuto progressi nei colloqui" dichiara il vicepresidente Vance. Forti esplosioni sono state avvertite nella zona di Al-Jubail, in Arabia Saudita, dove sarebbe stata colpita un'area industriale del gas
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"Finché l'America non correggerà il suo comportamento, lo Stretto di Hormuz non sarà riaperto". Lo ha detto il segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale dell'Iran Zolqadr, elencando le condizioni di Teheran: stop alla guerra anche contro gli alleati, rimuovere il blocco navale e ritirare le truppe, risarcire il Paese, revocare le sanzioni e sbloccare i beni congelati.
Il presidente Pezeshkian: "Bisogna uscire da questa situazione 'né guerra né pace', è il momento migliore per un accordo".
Il Washington Post rivela: "Il Pentagono ha chiesto alle industrie della difesa di accelerare la produzione e la consegna di armi".
Brucia un impianto di gas in Arabia Saudita e gli Houthi sfidano Riad: "Nonostante le vostre alleanze alla fine lascerete lo Yemen".
La Turchia: "L'Egitto è il prossimo a entrare nel Patto della Mecca". Droni israeliani in azione in Libano.
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Nel sud del Libano arrivano le prime case prefabbricate per gli sfollati
Il primo lotto di case prefabbricate è arrivato nella città di Zawtar al-Gharbiyeh, nel sud del Libano, per gli sfollari le cui abitazioni sono state distrutte dagli attacchi israeliani. Lo riferisce l'agenzia nazionale di stampa libanese (Nna). Le case sono state temporaneamente collocate nel vicino villaggio di Qaqaiyat al-Jisr in attesa che le macerie di Zawtar al-Gharbiyeh vengano rimosse. Zawtar al-Gharbiyeh è una delle tre città passata sotto il controllo dell'esercito libanese nella prima fase di un progetto di "zona pilota", parte del più ampio accordo quadro tra Libano e Israele firmato a Washington a giugno. L'esercito ha iniziato a entrare in città alla fine del mese scorso.
Media: "Forte esplosione impianti gas in Arabia Saudita"
Una forte esplosione è stata udita nella regione di Jubail, in Arabia Saudita, mentre fonti arabe hanno riferito che gli impianti del gas nella città industriale di Jubail sono stati colpiti e che è scoppiato un incendio sul posto. Lo riferisce l'agenzia di stampa Tasnim, aggiungendo che le cause dell'esplosione non sono ancora chiare. Secondo quanto riferito dal Ministero dell'Energia saudita, le squadre dei vigili del fuoco della compagnia petrolifera saudita Aramco hanno spento l'incendio scoppiato in un impianto appartenente alla raffineria della compagnia nella città portuale di Jazan, nel sud-ovest del Paese, vicino al confine con lo Yemen. La raffineria, che ha una capacità produttiva di circa 400.000 barili al giorno, era stata danneggiata alla fine del mese scorso in un attacco attribuito agli Houthi ed era stata chiusa a causa dei danni. Al momento non sono state fornite informazioni sulle cause del nuovo incendio e non si segnalano vittime.
Unicef: "Ucciso un bambino al giorno da inizio cessate il fuoco"
Almeno 300 bambini sono stati uccisi a Gaza nei 300 giorni trascorsi dall'inizio del cessate il fuoco tra Israele e Hamas, a ottobre, con una media di un bambino morto al giorno. Lo sostiene l'Unicef, secondo cui la tregua non è riuscita a proteggere i più vulnerabili della Striscia.
Milizie irachene promettono vendetta per attacchi Usa e sauditi in Iraq
Il leader della milizia irachena Harakat Hezbollah al-Nujaba ha promesso ritorsioni per gli attacchi congiunti sauditi-statunitensi del mese scorso, che hanno colpito obiettivi delle Forze di Mobilitazione Popolare (Pmf) del Paese, di cui la milizia fa parte. In una dichiarazione, Akram al-Kaabi ha affermato che la diplomazia con l'Arabia Saudita è "inutile" e che deve essere disciplinata "attraverso un'adeguata risposta militare" per vendicare gli attacchi contro le Forze di Mobilitazione Popolare. "Ai missili si può rispondere solo con altri missili, e al fuoco si può rispondere solo con il fuoco", ha affermato.
Il mese scorso, l'Arabia Saudita e il Comando Centrale degli Stati Uniti hanno dichiarato che gli attacchi aerei congiunti erano diretti contro le milizie irachene sostenute dall'Iran, responsabili di attacchi contro le truppe americane e le infrastrutture energetiche saudite. Le Forze di Mobilitazione Popolare hanno dichiarato che almeno 20 dei loro membri sono stati uccisi e 32 feriti negli attacchi.