Il premier israeliano ha raccolto il plauso dell'ala oltranzista del governo dopo aver respinto la prospettiva di uno Stato palestinese e aver detto che gli Stati Uniti "hanno delle idee, alcune le condividiamo e altre no, e sappiamo come difendere le nostre posizioni su questi temi". Hamas ha invece riaffermato "il suo impegno ad agire seriamente e responsabilmente per attuare" la strategia del Board of Peace
Per la prima volta dall'annuncio di Donald Trump di un accordo storico su Gaza il 31 luglio, due giorni dopo il loro faccia a faccia, Benjamin Netanyahu rompe il silenzio e annuncia ufficialmente la sua posizione sul piano del Board of Peace: "Israele respinge il documento dei 15 punti. L'Idf non si ritirerà finché Hamas non sarà disarmato dalle armi, pesanti e leggere". Non solo, boccia anche la prospettiva di uno Stato palestinese prefigurata dal piano: "Finché sarò premier, non ci sarà, né a Gaza né in Cisgiordania. Né 'Fatahstan' né 'Hamastan'". In serata, Hamas ha invece riaffermato "il suo impegno ad agire seriamente e responsabilmente per attuare" il piano, ha detto un dirigente alla Bbc britannica, ribadendo peraltro la sollecitazione ai "mediatori" affinché assicurino "che tutte le parti si attengano a quanto è stato concordato".
Netanyahu: "Sappiamo difendere le nostre posizioni"
Netanyahu ha definito il presidente degli Stati Uniti "il più grande amico di Israele alla Casa Bianca", chiarendo al contempo di essere pronto a tenergli testa: "Hanno delle idee, alcune le condividiamo e altre no, e sappiamo come difendere le nostre posizioni su questi temi". Il primo ministro israeliano aveva già espresso nei giorni scorsi riserve sul documento che, finalizzato a dare il via alla seconda fase del piano di pace, subordina qualsiasi ritiro delle truppe israeliane al "reale" disarmo del gruppo palestinese Hamas.
Il plauso dell’ala oltranzista del governo
Il documento è fortemente osteggiato dagli alleati di estrema destra del primo ministro, che ne hanno esplicitamente annunciato il rifiuto. Infatti le parole pronunciate dal premier israeliano all'apertura della riunione di gabinetto hanno raccolto subito il plauso dell'ala oltranzista del governo: "Lo ringrazio per avere chiarito che non ci ritireremo di un millimetro dalla Striscia, né inizierà la ricostruzione prima del dissolvimento totale di Hamas", ha detto Betzalel Smotrich.
Approfondimento
Un americano su due vuole l'arresto di Netanyahu
Netanyahu guarda alla politica interna e alle elezioni
Netanyahu non ha però ancora fatto l'altro passo indietro richiesto da Smotrich, ossia la revoca del nulla osta per l'ingresso dell'Isf a Gaza. Secondo i commentatori, su questo il premier difficilmente potrà sottrarsi alla volontà di Trump, anche se farà di tutto per frenare qualsiasi ritiro prima delle elezioni del 27 ottobre. Il premier aveva di fatto ricevuto una garanzia dall'inviato del Board Nickolay Mladenov che, dopo il loro incontro lunedì scorso a Gerusalemme, lo aveva aggiornato sul fulcro della diatriba: il ritiro dell'Idf avverrà solo dopo il disarmo di Hamas, armi personali comprese. Avendo già incassato questa vittoria, il categorico rifiuto del piano annunciato oggi da Netanyahu si presenta come un messaggio che parla innanzitutto all'elettorato israeliano, sempre più spostato a destra. Specie nel momento in cui il suo principale rivale nella corsa elettorale, Gadi Eizenkot, ha bollato la pubblicazione della roadmap come "un fallimento" del governo rispetto all'obiettivo prefissato dalla guerra: l'eliminazione di Hamas.
Leggi anche
L'incontro tra Trump e Netanyahu si è concluso con un nulla di fatto
Hamas: "Usa facciano pressioni su Netanyahu"
Dopo la presa di posizione di Netanyahu è arrivata anche la reazione di Hamas, che con Bassem Naim dell'ufficio politico chiede agli americani di fare pressione sul premier israeliano e sul suo governo "affinché rispettino la roadmap e non ostacolino il processo per ragioni di politica interna o elettorale". In una dichiarazione pubblicata su Telegram, il gruppo palestinese ribadisce l'impegno nei confronti del piano in 15 punti. La priorità ora è la piena attuazione dell'accordo - sostiene -: la cessazione completa degli attacchi contro i palestinesi, il ritiro delle truppe israeliane, l'apertura dei valichi di frontiera e l'ingresso di aiuti umanitari, materiali per la costruzione di alloggi e materiali per la ricostruzione. Il gruppo esorta i mediatori e i Paesi garanti ad "assumersi le proprie responsabilità" e a prevenire qualsiasi "violazione o infrazione" che possa compromettere il processo, assicurando che continuerà a impegnarsi "in modo positivo e responsabile" per portare a termine l'accordo, "garantendo così la fine delle sofferenze del popolo" palestinese.
Vedi anche
I punti chiave del piano di pace per Gaza
Il progetto 'Rafah verde'
Dal campo intanto la Radio militare riporta che due settimane fa, in concomitanza con la decisione di permettere l'ingresso nella Striscia delle prime truppe marocchine e ugandesi della Forza Internazionale di Stabilizzazione (Isf) - uno degli elementi del piano Trump -, il rango politico aveva approvato l'inizio dei lavori di ricostruzione in una 'zona pilota' a Rafah, che si trova nel perimetro della 'Linea gialla', tuttora sotto il controllo dell'Idf. Si tratta del progetto che nel Centro di coordinamento civile-militare sotto l'egida del Centcom Usa, operativo dall'ottobre scorso nel sud di Israele, viene chiamato 'Rafah verde' ed è sovvenzionato prevalentemente dagli Emirati Arabi Uniti. Secondo Channel 11, in questa area lo Shin Bet, i servizi interni israeliani, intende evacuare per primi i membri delle milizie, armate da Israele che hanno collaborato con l'Idf durante la guerra: i clan Abu Shabab, Doghmush, al-Astal, al-Mansi, che sono nel mirino dell'unità Sahm ('freccia') di Hamas. "I primi abitanti della nuova Rafah saranno gli oppositori di Hamas, è nell'interesse israeliano", ha riferito una fonte dell'ufficio del premier all'emittente. Inoltre, a ridosso dell'area è già stato costruito un complesso che dovrebbe ospitare i primi 150 soldati di Rabat della Isf che a maggio avevano perlustrato l'area, dove in questi giorni circolano anche soldati Usa, come testimoniano video diffusi dalla zona.