Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
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Iran: "Accordo con Oman su Hormuz". Trump: “Cercano intesa per non essere attaccati”

©Ansa

"L'Iran cerca un'intesa con gli Stati uniti". Khamenei intanto sarebbe “in condizioni critiche, potrebbe essere in punto di morte” secondo due fonti vicine all'amministrazione del presidente della Repubblica islamica Pezeshkian citate da IranWire. Oggi a Gedda è stato firmato un accordo di mutua difesa tra Arabia Saudita, Turchia e Pakistan. L'accordo arriva mentre i ribelli yemeniti Houthi hanno colpito il sud dell'Arabia, ferendo 11 civili. Fonte Riad: "La coalizione non resterà a guardare"

in evidenza

L'Iran cerca un'intesa con gli Stati uniti. A ribadirlo è stato il presidente americano Donald Trump, intervistato da Punchbowl News. "Vogliono un accordo. È ovvio, non vogliono essere bombardati", ha dichiarato.

Khamenei intanto sarebbe “in condizioni critiche, potrebbe essere in punto di morte” secondo due fonti vicine all'amministrazione del presidente della Repubblica islamica Pezeshkian citate da IranWire, sito di informazione con sede a Londra che lavora con giornalisti della diaspora iraniana e collaboratori interni. 

Oggi a Gedda è stato firmato un accordo di mutua difesa tra Arabia Saudita, Turchia e Pakistan. Lo riporta la tv di Stato turca Trt. L'intesa "intende rafforzare la deterrenza collettiva contro ogni forma di aggressione e prevede che qualunque attacco armato contro qualunque dei tre Stati sarà considerato come un attacco a tutti loro", ha riferito il ministero degli Esteri di Islamabad. L'accordo arriva mentre i ribelli yemeniti Houthi hanno colpito in nottata il sud dell'Arabia, ferendo 11 civili. La coalizione a guida saudita che sostiene il governo yemenita internazionalmente riconosciuto "non resterà a guardare mentre i ribelli filo-iraniani Houthi intensificano i loro attacchi contro le truppe yemenite". Lo ha riferito una fonte vicina all'esercito saudita. 

Trump: "A breve l'annuncio su Hormuz, la guerra finirà presto perché l'Iran non può resistere". Teheran lo deride: prima annuncia gli attacchi e poi li revoca. Trump, intervistato da Punchbowl News, ha ribadito: "Vogliono un accordo. È ovvio, non vogliono essere bombardati". 

Gli approfondimenti:

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Continua a seguire gli aggiornamenti sul liveblog di sabato 8 agosto. 

Iran USA, prosegue stallo su Hormuz. Khamenei in fin di vita. LIVE

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Iran, Usa: "Ci aspettiamo presto un accordo, poi via il blocco navale"

Washington confida in un'intesa a breve con Teheran. Secondo un funzionario americano citato dalla Reuters, sarebbero in corso progressi nei colloqui tra Oman e Iran sullo Stretto di Hormuz. "Ci aspettiamo un accordo a breve", ha dichiarato la fonte. Una volta raggiunta l'intesa per garantire il libero transito commerciale, gli Stati Uniti procederanno alla revoca del blocco imposto ai porti iraniani.

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Israele, la città della segregazione di genere: uomini e donne divisi

Marciapiedi separati, da una parte gli uomini e dall'altra le donne. Con barriere di isolamento e una segnaletica inequivocabile. Così Bnei Brak, città ultraortodossa a pochi chilometri da Tel Aviv, porta anche nelle strade una segregazione finora confinata agli spazi religiosi. Un fenomeno che divide. E non solo maschi e femmine.

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Quali sono gli effetti dell'accordo Usa-Arabia Saudita sul nucleare?

L’accordo sul nucleare civile tra Stati Uniti e Arabia Saudita apre nuovi interrogativi sulla sicurezza in Medio Oriente. Le condizioni concesse a Riad potrebbero alimentare tensioni regionali e una nuova corsa alla tecnologia nucleare.

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Fonti Usa: prevediamo accordo con Oman su Hormuz a breve

Un alto funzionario americano ha dichiarato a Reuters che Iran e Oman stanno procedendo verso un accordo sulla riscossione dei pedaggi nello Stretto di Hormuz, aggiungendo che "ci aspettiamo un accordo a breve".

Pakistan-Turchia, sta nascendo un nuovo asse in Medio Oriente?

Dopo aver consolidato il suo potere cambiando la costituzione, il feldmaresciallo Syed Asim Munir ha dato al suo Paese un ruolo centrale nella diplomazia internazionale, inserendosi nel complesso quadro del Medio Oriente.

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Una farfalla può far rimanere il mondo senza benzina

Basta un battito d'ali. La teoria del caos spiega perché oggi un uragano sulla Gulf Coast (o un banale guasto tecnico) può mettere in ginocchio la raffinazione mondiale: con Hormuz chiusa, Suez a rischio e gli impianti russi bombardati, le raffinerie americane sono l'ultimo baluardo dei carburanti globali. Viaggiano al 96% della capacità, le riserve strategiche Usa sono ai minimi dal 1983, e da agosto comincia la stagione degli uragani.

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Cosa sta succedendo in Cisgiordania

Due moschee sono state date alle fiamme e vandalizzate nelle aree di Nablus e Tulkarem da gruppi armati di coloni israeliani, in un episodio che segna un ulteriore inasprimento della crisi. Il clima è quello di una tensione crescente, di violenza impunita e, soprattutto, di campagna elettorale: una campagna che l'estrema destra conduce con la promessa esplicita di riportare Giudea e Samaria, ossia la Cisgiordania, sotto il pieno controllo di Israele.

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Axios, Teheran attende 'a breve' ok Consiglio Supremo su accordo con Oman e Usa

I negoziatori iraniani sono in attesa delle approvazioni definitive da parte del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniano riguardo all'accordo con l'Oman e gli Stati Uniti. Lo ha riferito ad Axios un fonte diplomatica di uno dei Paesi mediatori, aggiungendo di aspettarsi "che tale approvazione arrivi a breve".

Senato Usa approva nuove sanzioni alla Russia e all'Iran

Il Senato ha approvato a larghissima maggioranza un provvedimento per imporre nuove sanzioni a Russia e Iran dopo un iter travagliato durato mesi. La spinta decisiva è arrivata in seguito alla morte del senatore repubblicano Lindsey Graham. La legge di 61 pagine ribattezzata 'Lindsey O. Graham Sanctioning Russia and Iran Act' mira a sanzionare i maggiori acquirenti di petrolio e gas russi. Prevede inoltre ulteriori sanzioni a carico di leader, familiari e oligarchi russi. A seguito di una richiesta dell'ultimo minuto di Donald Trump, il provvedimento estende le sanzioni anche ai settori degli armamenti e dell'energia dell'Iran.

Iran: il patto con Pakistan e Turchia non garantirà sicurezza di Riad

"I sauditi devono capire che un accordo di carta con Turchia e Pakistan non garantirà loro la sicurezza, così come anni di sostegno unilaterale agli americani non l'hanno garantita. Riformate le vostre politiche in modo da non dover implorare la sicurezza altrui". Lo afferma il portavoce della Commissione per la sicurezza nazionale e la politica estera del Parlamento iraniano, Ebrahim Rezaei, che ha esortato Riad a cambiare le sue politiche. Lo riporta Al Jazeera citando una dichiarazione su X.

Trump: l'Iran non vuole essere attaccato, vuole un accordo

Donald Trump ha ribadito che l'Iran vuole raggiungere un accordo con Washington e ha lasciato intendere che ulteriori attacchi da parte degli Stati Uniti restano possibili qualora la diplomazia dovesse fallire. "E' evidente che non vogliono essere colpiti. Vogliono trovare un accordo. Staremo a vedere", ha detto Trump in un'intervista a Punchbowl News. Trump ha inoltre parlato dei prezzi dell'energia, affermando che il costo della benzina aumenterebbe solo se fosse costretto a sferrare "un altro colpo" contro l'Iran.

Iran: accordo non basta a garantire sicurezza Riad

L'Iran ha chiarito che l'intesa con Pakistan e Turchia non metterà l'Arabia Saudita al sicuro nella regione. "I sauditi devono sapere che un accordo sulla carta con la Turchia e il Pakistan non garantisce loro sicurezza, così non l'hanno portata come anni di sostegno unilaterale agli americani", ha scritto su X il portavoce della commissione parlamentare iraniana per la Sicurezza nazionale e la Politica estera, Ebrahim Rezaei.

Yemen, nuovi attacchi Houthi: coalizione a guida saudita "non resterà a guardare"

La coalizione guidata dall'Arabia Saudita, alleata del governo dello Yemen dal 2015, "non resterà a guardare" di fronte all'intensificarsi degli attacchi dei ribelli Houthi contro le forze governative yemenite. Lo ha dichiarato all'Afp una fonte vicina all'esercito saudita. "La coalizione non cerca l'escalation, ma non permetteremo che venga modificato l'attuale equilibrio delle forze sul terreno", ha aggiunto la fonte. Le dichiarazioni arrivano nel giorno in cui Riad ha siglato un accordo di difesa con Turchia e Pakistan. 

Accordo difesa con Arabia Saudita e Turchia, Pakistan: "Aggressione contro uno attacco a tutti"

L'accordo di difesa firmato a Gedda da Pakistan, Turchia e Arabia Saudita "mira a rafforzare la deterrenza collettiva contro qualsiasi atto di aggressione e stabilisce che ogni attacco armato contro uno dei tre Stati sarà considerato un attacco contro tutti". Lo ha reso noto il ministero degli Esteri pakistano, dopo la firma del patto da parte dei leader dei tre Paesi. 

Lega araba condanna attacchi Houthi in Arabia Saudita

Il segretario generale della Lega Araba, Nabil Fahmy, ha condannato "gli attacchi perpetrati dagli Houthi contro la regione di Najran in Arabia Saudita, che hanno causato numerosi feriti tra i civili, nonché gli attacchi perpetrati nelle ultime ore contro siti e unità delle forze governative yemenite a Marib e Hadramawt, che hanno provocato morti e feriti".   Questi fatti, "e l'escalation militare in Yemen", costituiscono, a suo dire, "una condotta estremamente pericolosa che minaccia la sicurezza e la stabilità della regione e compromette le possibilità di de-escalation e di una soluzione politica".    Chiede perciò "la cessazione dell'escalation e l'astensione da qualsiasi azione che possa ampliare la portata del confronto, nonché un ritorno al processo politico in modo da preservare la sicurezza dell'Arabia Saudita e la stabilità, l'unità, la sovranità e l'integrità territoriale dello Yemen".    In un altro comunicato, la Lega Araba torna a condannare "il ripetuto ricorso alla forza da parte di Israele per espandere il proprio controllo e modificare la situazione sul terreno", in particolare "gli attacchi contro civili e infrastrutture attraverso operazioni militari e le continue violazioni nella Striscia di Gaza e nella Cisgiordania occupata, nonché i ripetuti attacchi contro il Libano e la Siria, che violano la loro sovranità e integrità territoriale".    In proposito, Fahmy ha sottolineato "la necessità di rispettare la sovranità e l'integrità territoriale degli Stati arabi, di porre fine agli attacchi contro il Libano e la Siria, di porre fine all'occupazione israeliana dei territori arabi occupati, in particolare dei territori palestinesi, e di istituire uno Stato palestinese indipendente entro i confini del 4 giugno 1967, con Gerusalemme Est come capitale".

Patto Turchia-Arabia Saudita-Pakistan: "Attacco a uno Stato come attacco a tutti"

L'intesa Pakistan, Arabia Saudita e Turchia "intende rafforzare la deterrenza collettiva contro ogni forma di aggressione e prevede che qualunque attacco armato contro qualunque dei tre Stati sarà considerato come un attacco a tutti loro". Lo afferma il ministero degli Esteri di Islamabad sul proprio profilo X. Un modello che richiama alla mente l'art. 5 della Nato.

Iran, ddl Hormuz a esame parlamento: dazi e divieto navi Usa

Il parlamento iraniano ha avviato l'esame di un disegno di legge preliminare di 11 articoli per disciplinare la navigazione e l'attivita' economica nello Stretto di Hormuz e nel Golfo Persico. Lo ha riferito l'emittente iraniana Press Tv. Nell'elenco delle norme, tra l'altro, il pagamento di dazi e il divieto di attraversamento per navi americane e israeliane, nonche' dei paesi che hanno sanzionato Teheran. Il testo e' attualmente davanti alla commissione per la Sicurezza nazionale e la politica estera del parlamento. Alireza Salimi, membro del consiglio di presidenza del parlamento, ha spiegato che si tratta di una proposta preliminare che non ha ancora ricevuto l'approvazione finale, e dunque potrebbe subire modifiche. Secondo Salimi, la proposta di legge incaricherebbe il governo iraniano, in collaborazione con le Forze Armate, di garantire la sicurezza marittima, la sicurezza della navigazione e la protezione ambientale nel Golfo Persico. L'Iran fornirebbe anche servizi tra cui la guida alla navigazione, la documentazione ambientale, la valutazione del permesso di transito delle navi e la determinazione delle coordinate delle navi designate dall'Iran, ha aggiunto. Il progetto propone un divieto totale per le navi di proprieta' o bandiera degli Stati Uniti, del regime israeliano o di altri stati o entita' ostili a loro collegati. Cosi' come l'ingresso e l'uscita di militari o navi da guerra, di imbarcazioni coinvolte in spionaggio o azioni ritenute contrarie alla sicurezza nazionale iraniana. E appartenenti a paesi che hanno sanzionato l'Iran. Saranno bloccate poi le navi che potrebbero essere coinvolte in "azioni ostili contro gli alleati regionali dell'Iran", inclusi Hezbollah, gli Houthi e le Forze di Mobilitazione Popolare irachene. "Il disegno di legge prevede inoltre che l'Iran riscuota tariffe per la navigazione, la supervisione, la gestione e i servizi di sicurezza, con priorita' ai pagamenti nella valuta nazionale iraniana", ha confermato Salimi. Pesanti le sanzioni per chi viola la legislazione, incluse multe fino al 20 percento del valore del carico e della nave coinvolta.

Firmato patto sulla difesa tra Turchia, Arabia Saudita e Pakistan

Un accordo sulla difesa tra Turchia, Arabia Saudita e Pakistan è stato  firmato a Gedda dal presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, il principe  ereditario saudita, Mohammed bin Salman, e il premier pachistano,  Shabbaz Sharif. Lo riporta la tv di Stato turca Trt.

Yemen, fonte Riad: "Coalizione non resterà a guardare"

La coalizione a guida saudita che sostiene il governo yemenita internazionalmente riconosciuto non restera' a guardare mentre i ribelli filo-iraniani Houthi intensificano i loro attacchi contro le truppe yemenite. Lo ha riferito una fonte vicina all'esercito saudita. "La coalizione non cerca un'escalation, ma non permetteremo che l'attuale equilibrio di potere sul campo venga alterato", ha aggiunto la fonte sotto anonimato. Ieri 58 soldati sono stati uccisi in attacchi degli Houthi in Yemen e undici persone sono rimaste ferite in raid nel sud dell'Arabia Saudita.

Erdogan incontra Mohammed Bin Salman in Arabia Saudita

Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha incontrato il principe  ereditario saudita, Mohammed bin Salman, alla Mecca. Lo riferisce  l'ufficio del presidente turco, pubblicando una foto dell'incontro. Il  colloquio precede la firma di un'intesa sulla Difesa tra Turchia, Arabia  Saudita e Pakistan, che secondo la televisione di Stato turca si  chiamerà ufficialmente "il patto della Mecca", è sarà siglata oggi da  Erdogan, Bin Salman e il premier pachistano Shabbaz Sharif.

Fonte vicina a esercito Riad: "La coalizione non starà a guardare i raid Houthi"

Una fonte vicina all'esercito saudita ha dichiarato che la coalizione a  guida saudita che sostiene il governo yemenita dal 2015 non "rimarrà a  guardare" mentre i ribelli Houthi intensificano i loro attacchi contro  le truppe yemenite. "La coalizione non cerca un'escalation, ma non  permetteremo che l'attuale equilibrio di potere sul campo venga  modificato", ha aggiunto la fonte, parlando a condizione di anonimato.

Scontro su sostegno a Israele in ultradestra Gb: "Farage al soldo degli ebrei"

Degenera nell'antisemitismo la sfida fra le due principali forze  parlamentari britanniche dell'ultradestra anti-migranti: Reform Uk,  partito d'ispirazione trumpiana guidato dall'ex tribuno della Brexit,  Nigel Farage, e Restore Britain, nato su posizioni ancor più radicali  per iniziativa del deputato scissionista Rupert Lowe. Uno dei  cofondatori di quest'ultima formazione, il giovane attivista 25enne  Charlie Downes, ha ripubblicato su X un video di alcuni mesi fa di  fronte all'assemblea del gruppo ReformJewish Alliance in cui Farage -  accusato a suo tempo da alcuni compagni di scuola di aver tenuto  atteggiamenti antisemiti da adolescente - assicura coerenza nel suo  sostegno a Israele e alla comunità britannica: rinfacciandogli - a  commento - di essersi "venduto agli ebrei". Parole denunciate come  razziste dal mondo ebraico, da varie ong e dal giornale conservatore  Daily Telegraph, oltre che dai vertici del partito di Farage: impegnato  proprio la settimana prossima in un voto suppletivo (disertato da tutti i  maggiori rivali) per riconquistare il seggio di deputato dopo essersi  dimesso dimostrativamente per "sottoporre al giudizio del popolo" le  accuse i presunti scandali su sue mega donazioni non dichiarate. Il  tutto mentre nei sondaggi Restore appare in ascesa e in grado di  strappare parte dei consensi a Reform, tornato testa a testa per il  primo posto con il Labour sotto la nuova leadership di Andy Burnham dopo  aver dominato le rilevazioni demoscopiche nazionali britanniche per  circa un anno. Intanto, per evitare il rischio di ritrovarsi schiacciata  dai rivali più estremisti, la destra tradizionale del Partito  Conservatore ha provato nelle ultime ore a rilanciare sul dossier  immigrazione, promettendo per bocca della leader Kemi Badenoch, se  tornerà al governo, un piano per lo sfratto generalizzato dei cittadini  stranieri assegnatari di case popolari nel Regno: sulla carta oltre  230.000 persone, stando ai calcoli dei giornali.

Putin e presidente emiratino bin Zayed: "Normalizzare la situazione nel Golfo Persico"

In una conversazione telefonica svoltasi oggi, il presidente russo Vladimir Putin e il suo omologo degli Emirati arabi uniti, Mohamed bin Zayed Al Nahyan, "hanno sottolineato l'importanza di raggiungere rapidamente accordi per normalizzare la situazione" ponendo fine alle ostilità nel Golfo Persico, "tenendo conto dei legittimi interessi degli Stati della regione". Lo riferisce il servizio stampa del Cremlino.    I due presidenti, si aggiunge in una nota, hanno discusso anche la situazione del conflitto in Ucraina, con Putin che ha condannato "l'intensificarsi delle attività terroristiche del regime di Kiev contro i civili e le infrastrutture civili". Il capo del Cremlino ha inoltre espresso "gratitudine alla leadership degli Emirati arabi uniti per l'assistenza fornita nell'organizzazione degli scambi di prigionieri di guerra e detenuti tra Russia e Ucraina".

Iran, Putin a presidente Emirati: "Importante arrivare ad accordo"

Il presidente russo, Vladimir Putin, ha discusso della situazione nel Golfo e in Ucraina con l'omologo degli Emirati Arabi Uniti, Mohammed bin Zayed Al Nahyan durante una telefonata oggi. Lo ha annunciato il Cremlino aggiungendo che Putin ha espresso la sua gratitudine agli Emirati Arabi Uniti per il loro ruolo nell'organizzazione degli scambi di prigionieri di guerra e detenuti tra Russia e Ucraina. La nota del Cremlino riferisce che per quanto riguarda il Golfo Persico, nel colloquio "e' stata sottolineata l'importanza di raggiungere rapidamente accordi per la normalizzazione della situazione, tenendo conto dei legittimi interessi degli Stati della regione". "Durante uno scambio di opinioni sull'Ucraina, Vladimir Putin ha informato il presidente sulla situazione nel contesto dell'operazione militare speciale. Particolare attenzione e' stata dedicata all'intensificarsi delle attivita' terroristiche del regime di Kiev contro i civili e le infrastrutture civili. E' stata espressa gratitudine alla leadership degli Emirati Arabi Uniti per l'assistenza fornita nell'organizzazione degli scambi di prigionieri di guerra e detenuti tra Russia e Ucraina", ha fatto sapere il servizio stampa del Cremlino. Il comunicato ha sottolineato che "la conversazione e' stata costruttiva e cordiale e ha confermato il nostro reciproco interesse per l'ulteriore sviluppo della cooperazione multiforme tra Russia ed Emirati Arabi Uniti".

Iran, Trump: "Vogliono accordo e non essere attaccati"

L'Iran cerca un'intesa con gli Stati uniti. A ribadirlo e' stato il presidente americano Donald Trump, intervistato da Punchbowl News. "Vogliono un accordo. E' ovvio, non vogliono essere bombardati", ha detto.

Putin sente il presidente degli Emirati: colloquio su Golfo e Ucraina

Il  presidente russo Vladimir Putin ha discusso della situazione nel Golfo e  in Ucraina con il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohamed bin  Zayed Al Nahyan, durante una telefonata, ha riferito venerdì il  Cremlino. Secondo il Cremlino, Putin ha espresso gratitudine agli  Emirati Arabi Uniti per il loro ruolo nell’organizzazione degli scambi  di prigionieri di guerra e detenuti tra Russia e Ucraina. Lo riporta  Reuters.

Iran, media: 'Mojtaba Khamenei in condizioni critiche”

Lo riporta IranWire, citando due fonti anonime, secondo cui la nuova  Guida Suprema non avrebbe mai incontrato membri del governo iraniano  dalla morte del padre, Ali Khamenei. Una delle fonti ha dichiarato: "Non  ci sorprenderemmo se presto venissimo a conoscenza della notizia del  suo martirio".

Iran, media: 'Mojtaba Khamenei in condizioni critiche”

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Libano, soldato ferito da granata stordente Idf a Mansouri

Un soldato libanese è rimasto ferito nella città di Mansouri, nella regione di Tiro, dopo che un drone israeliano ha sganciato una granata stordente su un bulldozer delle forze armate di Beirut che stava tentando di riaprire una strada nel villaggio, colpito ieri dall'Idf. Lo ha riferito L'Orient le Jour, precisando che il militare ferito e' stato trasportato in ospedale.

Erdogan a Gedda per vertice trilaterale con Arabia Saudita e Pakistan

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan è arrivato nella città saudita di Gedda. A darne notizia sono i media sauditi. La visita sarà occasione di un vertice delle tre grandi potenze a maggioranza sunnita della regione, Turchia, Arabia Saudita e Pakistan, rappresentato quest'ultimo dal premier Mohammed Shehbaz Sharif. Al centro dell'incontro la crisi iraniana con le minacce delle milizie sciite in Yemen e Iraq contro Riad e la firma di un accordo di difesa. 

Le condizioni di Mojtaba Khamenei

Da quando Mojtaba Khamenei ha assunto la guida del Paese, non è mai apparso in pubblico né ha tenuto discorsi; le uniche comunicazioni attribuitegli sono alcune lettere pubblicate dalle agenzie di stampa ufficiali. Questa assenza ha alimentato le speculazioni sullo stato di salute e sulla stessa sopravvivenza della terza Guida Suprema della Repubblica Islamica. Una fonte vicina al governo di Pezeshkian, pur confermando che finora nessun membro del governo ha incontrato Mojtaba Khamenei, ha dichiarato che le sue condizioni fisiche sono precarie: "Non ci sorprenderebbe apprendere presto la notizia del suo martirio", ha detto. 

Tre soldati yemeniti uccisi in un nuovo attacco degli Houthi

Almeno tre membri delle forze governative sono stati uccisi nello Yemen centrale in un nuovo attacco dei ribelli Houthi, secondo quanto riferito da una fonte militare yemenita. L'attacco con droni nella provincia di Marib ha causato "tre morti e quattro feriti, secondo un bilancio preliminare", ha affermato la fonte, che ha chiesto di rimanere anonima, dopo gli attacchi di giovedì che hanno causato la morte di almeno 58 soldati. 

Raid Houthi su Marib, 3 militari uccisi e 4 feriti

Un attacco di droni dei ribelli Houthi nella provincia yemenita di Marib ha ucciso tre membri delle forze governative e ne ha feriti altri quattro. Lo ha riferito una fonte militare yemenita.

Media: "Difesa aerea yemenita abbatte diversi droni Houthi su Marib"

La difesa aerea yemenita ha abbattuto alcuni droni Houthi su Marib, nello Yemen centrale: lo riporta Al Jazeera citando la TV di Stato. 

Unicef, a Gaza continua a morire un bambino al giorno

Ogni giorno a Gaza un bambino viene ucciso. Da quando è stato annunciato il cessate il fuoco, entrato in vigore nell'ottobre del 2025, avverte l'Unicef, quasi 300 bambini hanno perso la vita, circa uno al giorno per 300 giorni.  Nonostante un accordo volto a porre fine ai combattimenti, l'agenzia delle Nazioni Unite denuncia che "i bambini continuano a morire, a soffrire la fame e a lottare per sopravvivere in un territorio devastato". Inoltre sono centinaia, sottolinea l'Unicef, i bambini rimasti feriti, spesso gravemente, mentre le condizioni di vita restano catastrofiche in tutta l'enclave. "Un cessate il fuoco che provoca la morte di una media di un bambino al giorno è un fallimento per i bambini", ha affermato Edouard Beigbeder, direttore regionale del Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia  per il Medio Oriente e il Nord Africa. Sul territorio, gran parte della popolazione sfollata è ora concentrata in circa un terzo della Striscia di Gaza, in aree dove le infrastrutture sono in rovina, i rifiuti si accumulano e i servizi essenziali rimangono in gran parte inaccessibili. I bambini continuano a essere esposti alla mancanza di acqua potabile, al collasso dei sistemi igienico-sanitari, alle malattie e a una malnutrizione acuta sempre più preoccupante. Le Nazioni Unite continuano inoltre a denunciare l'impossibilità di fornire aiuto adeguato, con  conseguenze drammatiche anche per i neonati. I parti prematuri sono in aumento, mentre gli ospedali, privi di attrezzature e medicinali, faticano a prendersi cura dei neonati in condizioni critiche. L'Unicef rileva che mancano le incubatrici e le poche esistenti accolgono due o addirittura tre neonati alla volta. Per l'Unicef "questo è ciò che il mondo ha scelto di tollerare. Si parla di cessate il fuoco, ma le famiglie a Gaza continuano a seppellire i propri figli", dunque l'organizzazione chiede che cessino le uccisioni, che gli aiuti arrivino su larga scala e i bambini vengano protetti. 

Paesi del Golfo condannano i raid Houthi in Arabia Saudita

Jasem Mohamed al-Budaiwi, segretario generale del Consiglio di Cooperazione del Golfo (Gcc), ha condannato con la massima fermezza "gli attacchi terroristici" dei ribelli yemeniti filo-iraniani Houthi nella regione di Najran, nel sud dell'Arabia Saudita. "Prendere di mira i civili è un crimine efferato e incarna l'approccio criminale di queste milizie", ha affermato in un messaggio su X. Si tratta, ha aggiunto, di "una flagrante violazione del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario, nonché un crimine che richiede giustizia". Il Gcc, ha assicurato al-Budaiwi, "sostiene le misure adottate dall'Arabia Saudita per "proteggere la propria sicurezza, sovranità, integrità territoriale e l'incolumità dei propri cittadini e residenti".

Riad, 11 feriti in raid Houthi nel sud Arabia Saudita

Undici persone sono rimaste ferite in un attacco dei ribelli yemeniti filo-iraniani Houthi nella regione di Najran, nel sud dell'Arabia Saudita, al confine con lo Yemen. Lo ha riferito la coalizione militare guidata da Riad, precisando che si tratta di sette sauditi, due egiziani, uno yemenita e un pakistano. E' il bilancio più alto nel Regno wahabita in oltre quattro anni di conflitto. Ieri gli Houthi hanno lanciato attacchi contro postazioni militari governative nello Yemen centrale e orientale uccidendo almeno 58 soldati. Il portavoce dei ribelli, Yahya Saree, ha dichiarato che l'operazione è stata sferrata in risposta a un rafforzamento militare sostenuto dall'Arabia Saudita. Il ministero della Difesa yemenita ha promesso di rispondere "al momento e nel luogo opportuni".

Media: "L'Idf demolisce case ad Haddatha in Libano"

All'alba di venerdi', l'esercito israeliano ha effettuato massicce demolizioni nel villaggio di Haddatha nel distretto di Bint Jbeil, nel sud del Libano. Lo ha riferito L'Orient le Jour, secondo il quale le esplosioni sono state udite nei villaggi vicini e nella città di Tiro, e fiamme sono state viste da lontano. Già ieri la cittadina era stata presa di mira da un carro armato dell'Idf che aveva lanciato cinque missili e nei giorni precedenti i militari israeliani avevano distrutto diverse case.

Stretto di Hormuz, dal transito allo sminamento: cosa prevede l’intesa Iran-Oman

L’Iran ha raggiunto un accordo con l’Oman che prevede, tra le altre cose, anche la riapertura dello Stretto di Hormuz, nell’ambito di una nuova tregua tra Washington e Teheran.

 Hormuz, dal transito allo sminamento: cosa prevede l’intesa Iran-Oman

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Media: "Khamenei in condizioni critiche, potrebbe essere in punto di morte"

La Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei non ha mai incontrato alcun membro del governo iraniano dagli attacchi congiunti tra Stati Uniti e Israele che hanno ucciso suo padre e predecessore, Ali Khamenei. Lo hanno riferito a IranWire, un sito web vicino all'opposizione, due fonti anonime vicine all'amministrazione del presidente Masoud Pezeshkian, secondo cui "nelle più alte sfere del regime circolano voci secondo cui si troverebbe in condizioni estremamente critiche e potrebbe morire da un momento all'altro". Una delle fonti avrebbe dichiarato: "Non ci sorprenderemmo se presto venissimo a conoscenza della notizia del suo martirio". 

Da quando è diventato Guida Suprema, Mojtaba Khamenei non ha fatto alcuna apparizione pubblica e non sono state trasmesse registrazioni di suoi discorsi, ma solo dichiarazioni scritte a lui attribuite dai media statali. Secondo alcune fonti, sarebbe rimasto ferito e forse sfigurato durante l'attentato in cui perse la vita suo padre, e da allora si è nascosto, comunicando con altri alti funzionari del regime attraverso una lenta rete di intermediari per evitare di essere preso di mira. Lo stesso Pezeshkian ha dichiarato in un'intervista trasmessa mercoledì dalla televisione di Stato che al momento l'interazione con Khamenei è "molto difficile".

Palestinese e attivisti aggrediti dai coloni a Taybeh

Coloni hanno aggredito un palestinese e alcuni attivisti di sinistra venuti a proteggere i residenti di Taybeh, in Cisgiordania, mentre cercavano di ricostruire le recinzioni abbattute dagli estremisti nei giorni precedenti. Lo hanno denunciato loro stessi a Times of Israel. Secondo il rabbino Arik Ascherman, coloni hanno abbattuto le recinzioni intorno alle case alla periferia di Taybeh negli ultimi tre giorni. Da lì, la missione di 'presenza protettiva' con altri attivisti dell'associazione Torat Tzedek nel villaggio a nord-est di Ramallah, costantemente preso di mira dai coloni nonostante le forze armate israeliane lo abbiano dichiarato zona militare chiusa. Il palestinese Naif Ka'abanah ha raccontato di essere stato colpito alla testa da coloni provenienti da un vicino avamposto illegale e di essere stato portato in ospedale per essere medicato per le ferite. Anche tre attivisti dell'associazione del rabbino sono stati picchiati. Nonostante le ripetute richieste di aiuto, militari e agenti di polizia non sono intervenuti sul posto per diverse ore, arrivando a sera quando i coloni se ne erano ormai andati.

Media: "Raid israeliano in Cisgiordania, feriti 51 palestinesi"

Un raid israeliano "su vasta scala" nel campo profughi di Qalandiya, nella Cisgiordania occupata, ha ferito almeno 51 palestinesi, secondo quanto riferito dal Governatorato di Gerusalemme ad Al Jazeera. Ieri le forze israeliane hanno demolito negozi vicino al checkpoint di Qalandiya, prima di imporre il coprifuoco nella vicina città di Kafr Aqab e di bloccare le strade che collegano la zona a Gerusalemme. La Mezzaluna Rossa Palestinese ha dichiarato che 35 persone sono state ricoverate in ospedale a seguito di gravi percosse e altre sei sono state medicate sul posto. Una persona è stata colpita da un proiettile d'acciaio rivestito di gomma. Altre sei hanno subito danni da gas lacrimogeni, riporta ancora Al Jazeera.

Media: "Le Idf feriscono palestinese di 80 anni, è cittadino americano"

Secondo quanto riportato dai media palestinesi, Khamis Jabara, un palestinese di 80 anni, sarebbe rimasto ferito ieri dopo essere stato presumibilmente picchiato da soldati delle Forze di Difesa Israeliane (Idf) nel villaggio di Turmus Ayya, in Cisgiordania. Lo scrive il Times of Israel, secondo cui in un video che circola sui social si afferma che l'uomo sarebbe cittadino statunitense. Il video sembra mostrare Jabara a terra con una ferita alla testa, sanguinante, mentre tre soldati gli stanno accanto. Un palestinese che si identifica come il nipote di Jabara viene visto mentre cerca di parlare con i soldati, i quali non rispondono. Il presunto nipote mostra alla telecamera un documento di identità dell'uomo a terra. L'Idf non hanno ancora risposto a una richiesta di commento. 

Telefonata Bin Salman-Macron su Medio Oriente e Mar Rosso

Secondo l'agenzia di stampa saudita Spa, citata da Al-Jazeera, il principe ereditario saudita Mohammad bin Salman ha discusso telefonicamente con il presidente francese Emmanuel Macron della situazione in Medio Oriente e della libertà di navigazione nel Mar Rosso. L'agenzia ha inoltre riferito che i due leader hanno parlato di sforzi congiunti per rafforzare la stabilità nella regione e garantire la sicurezza in seguito agli attacchi contro obiettivi sauditi da parte del gruppo Houthi yemenita, legato all'Iran.

Wsj: 'Trump ordina indagine su fuga notizie scorte munizioni sotto pressione'

Donald Trump ha ordinato nuove indagini sulle rivelazioni relative alle scorte di munizioni sotto pressione del Pentagono, intensificando gli sforzi contro la fuga di notizie compromettenti sulla guerra con l'Iran.   Il tycoon, scrive il Wall Street Journal, ha avanzato la richiesta dopo settimane di titoli di giornale sui livelli di munizioni scesi a livelli preoccupanti, secondo funzionari dell'amministrazione, malgrado le rassicurazioni dell'amministrazione sul fatto che gli Usa abbiano ciò che serve per combattere Teheran e potenze mondiali come Russia e Cina.    La frustrazione di The Donald per la guerra è cresciuta a causa delle poche opzioni valide per costringere Teheran a smantellare il suo programma nucleare o, più in generale, a porre fine al conflitto.

Hanno fallito nel regime change in Iran', capo Mossad rimuove due dirigenti

Il direttore del Mossad Roman Gofman ha rimosso due dei più alti funzionari dell'agenzia, strettamente coinvolti nell'elaborazione di un piano fallito per rovesciare il regime iraniano. Lo riporta la televisione israeliana, ripresa dal Times of Israel. Secondo Channel 12, uno dei funzionari ricopriva da dicembre la carica di capo della direzione dell'intelligence del Mossad, mentre l'altro era a capo della divisione Iran.   L'emittente ha affermato che i due erano tra gli ideatori di un piano operativo scritto per abbattere la Repubblica Islamica con l'aiuto delle minoranze iraniane, incoraggiando la ripresa delle proteste di massa per rovesciare il regime. Fonti della sicurezza citate dall'emittente hanno affermato che i due funzionari e Gofman si erano scontrati fin dall'inizio, ma hanno sottolineato che le loro dimissioni sono avvenute di comune accordo nell'ambito di una più ampia riorganizzazione del Mossad e che entrambi dovrebbero rimanere nell'agenzia con altri incarichi. Secondo quanto riportato, il piano del Mossad prevedeva attacchi israeliani contro le posizioni del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche lungo il confine tra Iran e Iraq, nel Kurdistan iraniano. Gli attacchi erano progettati per aprire la strada ai combattenti curdi per attraversare il confine con l'Iran, secondo quanto riportato dal New York Times, e penetrare nelle città curde nel nord-ovest del Paese.    Il Mossad si aspettava che migliaia di giovani curdi si unissero ai combattenti, trasformandosi in un movimento di massa che avrebbe potuto raggiungere Teheran stessa. Secondo diverse fonti, si riteneva inoltre che ciò avrebbe contribuito a rafforzare un movimento di protesta di massa con milioni di manifestanti, in grado di rovesciare il regime. L'offensiva curda era uno degli elementi chiave del piano, che prevedeva anche, a quanto pare, l'insediamento dell'ex presidente ultraconservatore Mahmoud Ahmadinejad come leader iraniano. 

Riad, 'almeno 11 civili feriti in un nuovo attacco degli Houthi nel sud del Paese'

Nuovi attacchi dei ribelli yemeniti Houthi, sostenuti dall'Iran, hanno causato in serata il ferimento di 11 civili nel sud dell'Arabia Saudita; lo ha reso noto la coalizione guidata da Riad, segnalando un bilancio senza precedenti nel Regno in oltre quattro anni di ostilità. Tra i feriti figurano sette sauditi - tra cui un bambino di quattro anni -, due egiziani, uno yemenita e un pachistano, ha precisato il portavoce della coalizione, il generale Turki al-Malki, in un comunicato diffuso dall'agenzia ufficiale saudita, aggiungendo che gli attacchi sono avvenuti nella regione di Najran, al confine con lo Yemen.

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