Riferendosi alle dichiarazioni ostili nei suoi confronti fatte ieri dalla Guida Suprema, Trump ha sottolineato che "ciò di cui è colpevole è la completa distruzione del Paese e l'uso della violenza a livelli mai visti prima". Il procuratore di Teheran ha respinto le affermazioni del tycoon sulla revoca delle condanne a morte per centinaia di prigionieri in Iran, definendole "inutili e infondate"
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"E' ora di cercare una nuova leadership in Iran". Lo ha dichiarato a Politico il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ribadendo - in risposta alla domanda su una possibile operazione militare Usa in Iran -che "la migliore decisione che abbia mai preso è stata quella di non far impiccare più di 800 persone due giorni fa". Riferendosi quindi alle dichiarazioni ostili nei suoi confronti fatte ieri dalla Guida Suprema, Ali Khamenei, Trump ha sottolineato che "ciò di cui è colpevole è la completa distruzione del Paese e l'uso della violenza a livelli mai visti prima". Il tycoon avrebbe rinunciato al raid complice la mancanza di asset militari adeguati nell'area e il pressing di Israele e dei Paesi arabi. Il procuratore di Teheran ha respinto le affermazioni di Trump sulla revoca delle condanne a morte per centinaia di prigionieri in Iran, definendole "sciocchezze inutili e infondate".
Approfondimenti:
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- Proteste Iran, Reza Pahlavi si dice “pronto a tornare”. Chi è l’erede dello scià deposto
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Iran, il blackout di Internet in corso è il più lungo di sempre. Come si blocca il web?
L’Iran, da settimane alle prese con una forte ondata di proteste popolari contro il regime e con la brutale repressione che ne è seguita, potrebbe rimanere senza Internet almeno fino al Capodanno iraniano, il Nowruz, che cade il 20 marzo. A dirlo è stata la portavoce del governo Fatemeh Mohajerani, come citata da IranWire. Il blackout del web nel Paese è ormai in vigore dallo scorso 8 gennaio: i cittadini faticano a comunicare con il resto del mondo.
Iran, blackout di Internet più lungo di sempre: come si blocca il web?
Vai al contenutoTrump minaccia dazi al 25% per chi compra dall’Iran. Quali sono i Paesi più a rischio?
Crescono le tensioni tra Usa e Iran dopo che il presidente americano Trump, il 12 gennaio, ha annunciato dazi al 25% per qualsiasi Paese che intrattenga rapporti commerciali con Teheran. Ma chi sono i partner commerciali dell’Iran? E quali potrebbero essere le conseguenze della decisione di Washington? Anche di questo tema si è occupata la puntata di Numeri, di Sky TG24, andata in onda il 13 gennaio
Trump minaccia dazi per chi compra da Iran. Quali i Paesi a rischio?
Vai al contenutoProteste in Iran, decine di vittime chiuse nei sacchi neri. VIDEO
Familiari si sono radunati fuori dal centro di medicina legale di Kahrizak, a Teheran, per identificare i corpi delle vittime delle proteste. La tv di Stato ha mostrato sacchi mortuari parlando di morti causate da “terroristi armati”.
Media: "Abusi sui manifestanti arrestati in Iran"
I manifestanti detenuti nelle prigioni iraniane hanno descritto abusi, tra cui nudità forzata, esposizione al freddo e iniezioni di sostanze di composizione sconosciuta durante la loro custodia. Lo ha riferito a Iran International una fonte vicina alla famiglia di un detenuto. La stessa fonte ha affermato che un giovane manifestante detenuto ha inviato un messaggio dall'interno della prigione affermando che lui e molti altri erano stati sottoposti a tale trattamento dopo il loro arresto. Secondo il racconto, gli agenti penitenziari lo hanno spogliato e hanno tenuto i detenuti nudi nel cortile del carcere per un periodo prolungato, in condizioni invernali. Poi hanno colpito i detenuti con getti di acqua fredda. Lo stesso detenuto ha poi aggiunto che il giorno seguente le guardie carcerarie hanno iniettato a lui e ad altri prigionieri delle sostanze il cui contenuto non è stato identificato.
Iran, il massacro: da Amir Ali Haydari a Rubina Aminian, le storie simbolo della protesta
Nel Paese continuano le manifestazioni e prosegue anche la repressione ordinata dal regime. Nonostante il blocco di internet, alcuni racconti hanno oltrepassato i confini e sono diventati simbolo del massacro. Si tratta, spesso, di giovani e giovanissimi. Dal 17enne Amir Ali Haydari ucciso mentre protestava coi compagni di classe, alla studentessa 23enne di design e moda Rubina Aminian: ecco alcune storie
Proteste Iran, da Amir Ali Haydari a Rubina Aminian: le storie simbolo
Vai al contenutoHackerata tv di Stato, diffusi filmati proteste e messaggio Pahlavi
Diversi canali televisivi statali iraniani trasmessi dal satellite Badr sono stati hackerati, trasmettendo filmati di proteste e appelli del principe ereditario iraniano in esilio Reza Pahlavi affinché la gente si unisse alle dimostrazioni e le forze militari si schierassero dalla parte dei dimostranti. Lo riporta Haaretz.
Iran, Erfan Soltani: chi è il primo manifestante condannato a morte
Arrestato dalle autorità iraniane la scorsa settimana, il 26enne sarebbe stato condannato “con un processo estremamente rapido, nel giro di soli due giorni” dopo essere stato coinvolto nelle proteste a Teheran. La sua esecuzione è prevista per oggi
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Vai al contenutoIran, cosa potrebbe succedere in caso di un attacco Usa. Gli scenari
Per il momento la Casa Bianca sembra aver congelato ogni ipotesi di intervento in Iran. Ma cosa potrebbe succedere qualora la situazione cambiasse?
Iran, cosa potrebbe succedere in caso di un attacco Usa. Gli scenari
Vai al contenutoIran, giallo su sorte Erfan Soltani
Iran, premio Nobel Shirin Ebadi a Sky Tg24: "Spero in un referendum libero"
L'attivista e avvocata iraniana Shirin Ebadi, vincitrice del Premio Nobel per la Pace, a Sky TG24 ha parlato del difficile momento che sta vivendo l’Iran, scosso da proteste in cui migliaia di persone sono state uccise
Netanyahu convoca riunione su Iran e Gaza con Idf, Mossad e Shin Bet
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha convocato una riunione ristretta sulla sicurezza incentrata sull'Iran e Gaza, con la partecipazione di membri del gabinetto di sicurezza e dei vertici dell'apparato di difesa, tra cui il capo di stato maggiore delle Idf, il tenente generale Herzi Halevi, il direttore del Mossad Dedi Barnea e il capo dello Shin Bet Ronen Bar.
NetBlocks: "Nuove interruzioni accesso a internet"
In Iran è presente un nuovo calo nella disponibilità di vari servizi Internet. Lo ha segnalato NetBlocks, un'organizzazione che monitora l'accesso al web in tutto il mondo, dopo precedenti segnalazioni secondo cui servizi come Google e funzionalità di messaggistica erano disponibili.
Iran, il blackout di Internet in corso è il più lungo di sempre. Come si blocca il web?
L’Iran, da settimane alle prese con una forte ondata di proteste popolari contro il regime e con la brutale repressione che ne è seguita, potrebbe rimanere senza Internet almeno fino al Capodanno iraniano, il Nowruz, che cade il 20 marzo. A dirlo è stata la portavoce del governo Fatemeh Mohajerani, come citata da IranWire. Il blackout del web nel Paese è ormai in vigore dallo scorso 8 gennaio: i cittadini faticano a comunicare con il resto del mondo.
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Vai al contenutoPezeshkian: "Qualsiasi attacco a Khamenei è dichiarazione di guerra"
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha avvertito che qualsiasi attacco alla Guida suprema del Paese, l'Ayatollah Ali Khamenei, equivarrebbe a una dichiarazione di guerra. "Un attacco al grande leader del nostro Paese equivale a una guerra su vasta scala con la nazione iraniana", ha affermato Pezeshkian in un post su X, apparentemente in risposta al presidente Usa Donald Trump che affermava che era giunto il momento di cercare un nuovo leader in Iran.
Studente tornato dall'Iran racconta le violenze in piazza
Pezeshkian: "Qualsiasi attacco a Khamenei equivale a guerra totale"
"Qualsiasi aggressione contro la Guida Suprema del nostro Paese equivale a una guerra totale contro la nazione iraniana". Lo ha dichiarato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, aggiungendo che "se il popolo iraniano affronta difficoltà e privazioni nella propria vita, una delle ragioni principali è la lunga ostilità e le sanzioni disumane imposte dal governo degli Stati Uniti e dai suoi alleati".
Ong: "Ripristinati in Iran alcuni servizi online"
L'accesso a internet è stato parzialmente ripristinato in Iran, 238 ore dopo l'inizio del "blackout" del web imposto dalle autorità nazionali l'8 gennaio scorso a causa di crescenti proteste: lo rende noto l'ong NetBlocks, sottolineando che la connettività ordinaria rimane "interrotta". "I dati sul traffico indicano un ritorno significativo di alcuni servizi online, tra cui Google, il che suggerisce che sia stato abilitato un accesso fortemente filtrato, a conferma delle segnalazioni degli utenti su un ripristino parziale" della rete, ha spiegato NetBlocks in un post sui social.
Netblocks: "Accesso Internet parzialmente ripristinato"
Dopo 238 ore di blocco della rete, l'accesso a Internet è stato parzialmente ripristinato in Iran. Lo ha riferito Netblocks, organismo indipendente di monitoraggio di Internet, nel suo ultimo aggiornamento pubblicato sui suoi canali social. "I dati sul traffico indicano un significativo ritorno ad alcuni servizi online, tra cui Google, il che suggerisce che è stato attivato un accesso fortemente filtrato", confermando le segnalazioni degli utenti di un parziale ripristino, ha precisato Netblocks, secondo cui la connettività ordinaria rimane "interrotta".
Iran, giallo sul caso di Erfan Soltani. Israele: "Ucciso brutalmente". Ong: "È vivo"
Secondo alcune fonti, citate dall'account X del ministero degli Esteri israeliano in farsi, sarebbe stato "brutalmente ucciso mentre era in custodia della Repubblica islamica". Mentre, stando all'ong Hengaw, specializzata in difesa dei diritti umani in Iran, alla famiglia Soltani "è stata concessa una breve visita di persona oggi" e che "è attualmente vivo e in condizioni fisiche stabili".
Iran, giallo sul caso Erfan Soltani. Israele: 'Ucciso'. Ong: 'È vivo'
Vai al contenutoIran, cosa potrebbe succedere in caso di un attacco Usa. Gli scenari
Per il momento la Casa Bianca sembra aver congelato ogni ipotesi di intervento in Iran. Ma cosa potrebbe succedere qualora la situazione cambiasse?
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Vai al contenutoIran, continua la repressione: vittime forse 16mila
Iran, fonti israeliane: "Ucciso Erfan Soltani, simbolo della protesta"
Ariferirlo sono state alcune fonti, citate dall'account X del ministero degli Esteri israeliano in farsi. Arrestato con l'accusa di propaganda contro il sistema islamico e di aver agito contro la sicurezza nazionale, Soltani è stato portato in carcere a Karaj, fuori Teheran. La magistratura iraniana aveva già smentito la sua condanna a morte, ma nelle ultime ore si è diffusa sui social la notizia che sarebbe stato ucciso
Iran, fonti israeliane: 'Ucciso Erfan Soltani, simbolo della protesta'
Vai al contenutoIsraele: "Ucciso in Iran il giovane Erfan, simbolo della protesta"
Secondo alcune fonti riportate dall'account X del ministero degli Esteri israeliano in farsi, Erfan Soltani, il giovane iraniano diventato un simbolo delle proteste in Iran "è stato brutalmente ucciso mentre era in custodia della Repubblica islamica". Arrestato durante una manifestazione con l'accusa di propaganda contro il sistema islamico e di aver agito contro la sicurezza nazionale, è stato portato in carcere a Karaj, fuori Teheran. La magistratura iraniana aveva smentito la condanna a morte in una dichiarazione riportata dalla Tv di Stato. Ma da ieri sera sui social si è diffusa la notizia che invece Soltani è stato ucciso.
Iran, continua la repressione: vittime forse 16mila
Media: Teheran valuta di ripristinare internet gradualmente
Le autorità iraniane stanno valutando di ripristinare "gradualmente" l'accesso a internet dopo il blocco delle comunicazioni, secondo quanto riportato dai media locali. Lo riporta l'Afp aggiungendo esser riuscita stamani a connettersi a internet dall'ufficio di Teheran, sebbene la maggioranza dei provider web e mobili restino interrotti. Le chiamate internazionali sono possibili da martedì e la messaggistica di testo è stata ripristinata ieri. Sempre ieri sera, l'agenzia Tasnim ha riferito che "le autorità hanno annunciato che anche l'accesso a internet sarebbe stato gradualmente ripristinato", senza dare altri dettagli.
L'Iran accoglie con favore il ritiro delle forze Usa da base irachena
"L'Iran accoglie con favore il ritiro delle forze statunitensi dalla base aerea di al-Asad nell'Iraq occidentale", ha dichiarato il Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, in una conferenza stampa congiunta con il suo omologo iracheno Fuad Hussein a Teheran oggi. "Il ritiro degli Stati Uniti è un segno del rafforzamento dell'indipendenza, della stabilità e della sovranità politica dell'Iraq", ha aggiunto Araghchi, citato dall'ISNA. Il diplomatico iracheno, da parte sua, ha dichiarato: "Ho appreso dell'attuale situazione interna all'Iran dal Signor Ministro. Baghdad ritiene che la stabilità di ogni Paese garantisca la sicurezza degli altri vicini e della regione. Sottolineiamo la necessità di non ingerenza negli affari interni dei Paesi".
Media: per un funzionario iraniano morti verificate sono almeno 5mila
Un funzionario iraniano ha dichiarato che le autorità hanno accertato che almeno 5mila persone sono state uccise durante le proteste in Iran, tra cui circa 500 membri delle forze di sicurezza, incolpando "terroristi e rivoltosi armati" per l'uccisione di "iraniani innocenti". Lo scrive Reuters sul suo sito. Il funzionario, che ha preferito restare anonimo data la delicatezza della questione, ha anche riferito a Reuters che alcuni degli scontri più pesanti e il maggior numero di morti si sono verificati nelle aree curde iraniane nel nord-ovest dell'Iran, una regione in cui i separatisti curdi sono stati attivi e dove le tensioni sono state tra le più violente nei passati periodi di disordini. "Non si prevede che il bilancio finale aumenti drasticamente", ha affermato, aggiungendo che "Israele e gruppi armati all'estero" hanno sostenuto e equipaggiato coloro che sono scesi in piazza. Le autorità iraniane attribuiscono regolarmente la colpa dei disordini a nemici stranieri, tra cui Israele, acerrimo nemico della Repubblica Islamica, che ha lanciato attacchi militari contro l'Iran a giugno. L'organizzazione per i diritti umani Hrana, con sede negli Stati Uniti, ha dichiarato ieri che il bilancio delle vittime ha raggiunto quota 3.308, con altri 4.382 casi in fase di revisione. L'organizzazione ha dichiarato di aver confermato oltre 24.000 arresti. Per uno studio realizzato da Iran International, organizzazione d'opposizione basata a Londra, la stima invece arriva ad oltre 12.000 vittime. L'organizzazione iraniana per i diritti umani curdi Hengaw, con sede in Norvegia, ha affermato che alcuni degli scontri più violenti durante le proteste scoppiate a fine dicembre si sono verificati nelle aree curde del nord-ovest.
Iran, il blackout di Internet in corso è il più lungo di sempre. Come si blocca il web?
L’Iran, da settimane alle prese con una forte ondata di proteste popolari contro il regime e con la brutale repressione che ne è seguita, potrebbe rimanere senza Internet almeno fino al Capodanno iraniano, il Nowruz, che cade il 20 marzo. A dirlo è stata la portavoce del governo Fatemeh Mohajerani, come citata da IranWire. Il blackout del web nel Paese è ormai in vigore dallo scorso 8 gennaio: i cittadini faticano a comunicare con il resto del mondo.
Non è la prima volta che l’Iran (così come altri Stati non democratici) utilizza il blocco di Internet per nascondere le notizie ai propri cittadini e impedire che questi comunichino, ad esempio per organizzarsi e riunirsi. Il gruppo di monitoraggio NetBlocks ricorda che nel 2019 – anno di uno dei più grandi blackout, peraltro già superato per intensità da quello in corso – solo dopo il ripristino della connettività era stata resa nota “la portata della brutale repressione". Ma coma fa un Paese a bloccare il web?
Iran, blackout di Internet più lungo di sempre: come si blocca il web?
Vai al contenutoMagistratura iraniana: elementi del Mossad e terroristi tra arrestati
Il portavoce della magistratura iraniana, Asghar Jahangir, ha affermato oggi che diversi membri del Mossad israeliano e terroristi sono tra gli arrestati durante le recenti proteste. Jahangir non ha fornito dettagli sul numero esatto degli arrestati. "Gli arresti continueranno e stiamo cercando in particolare di identificare i responsabili delle rivolte all'interno del Paese", ha aggiunto. "Il numero esatto sarà annunciato al termine delle indagini. Valuteremo anche le prove e i documenti sulle attività degli arrestati durante le rivolte per verificare se siano tra i terroristi o affiliati a elementi stranieri o nazionali, o se siano o meno complici di altri rivoltosi, e poi decideremo se incarcerarli o rilasciarli", ha aggiunto, secondo l'Irna.
Magistratura: sentenze severe per leader proteste
"Stiamo facendo del nostro meglio per distinguere tra coloro che sono stati ingannati e i principali leader delle sommosse, in modo che nessuno venga colpito ingiustamente. Se ci sono prove sufficienti, verranno emesse sentenze severe per i leader". Lo ha affermato il portavoce dell'Autorita' giudiziaria iraniana, Asghar Jahangir. Il portavoce ha sottolineato che "le azioni cui abbiamo assistito in questi giorni costituiscono reati" e che i responsabili "saranno perseguiti rapidamente e condannati". Secondo Jahangir, una parte dei comportamenti contestati rientra nella categoria della moharebeh ("haraba", guerra contro Dio), una delle fattispecie più gravi previste dalla sharia.
Sunday Times: almeno 16.500 morti, 330 mila feriti
Il Sunday Times ha ottenuto un nuovo rapporto dai medici sul campo in Iran, secondo cui almeno 16.500 manifestanti sono morti e 330mila sono rimasti feriti, la maggior parte dei quali in due giorni di totale massacro, durante la repressione più brutale del regime clericale nei suoi 47 anni di esistenza. Si ritiene - scrive ancora il Times - che la maggior parte delle vittime avesse meno di 30 anni.
Times: "In Iran 16.500 dimostranti uccisi e 330mila feriti"
Nella brutale e sanguinosa repressione delle manifestazioni di protesta in Iran sono state uccise almeno 16.500 persone mentre circa 330mila sono state ferite. E' quanto riporta un nuovo rapporto, ottenuto dal Sunday Times, che cita testimoni e fonti mediche che precisano che la maggior parte delle uccisioni sono avvenute nel giro di due giorno e che la maggioranza delle vittime si ritiene che siano sotto i 30 anni. Uno dei medici citati nel rapporto descrive la situazione come "un genocidio coperto dal buio digitale", riferendosi al fatto che il regime ha imposto il blocco totale di Internet e delle comunicazioni. Il blackout di Internet ha anche impedito per giorni a decine di migliaia di famiglie iraniane di avere notizie dei propri cari, di sapere se fossero vivi o morti.
L'Iran afferma di aver arrestato diversi esponenti della minoranza Bahai
Le autorità iraniane hanno annunciato oggi di aver arrestato esponenti della minoranza Bahai, accusati di essere membri attivi in ;;quelle che hanno definito "rivolte". Lo ha riportato l'agenzia di stampa Tasnim, dopo l'ondata di proteste che ha colpito il Paese. I Bahai, la più grande minoranza religiosa non musulmana dell'Iran, subiscono regolarmente persecuzioni e la Repubblica islamica ha accusato i suoi membri di essere spie legate a Israele. "È stata identificata una rete di 32 membri della setta di spionaggio Bahai, attivi nelle rivolte e negli atti di vandalismo, e 12 agenti principali sono stati arrestati, mentre 13 sono stati convocati", ha dichiarato il ministero dell'Intelligence, citato da Tasnim. Secondo la stessa fonte la loro rete era attiva in tutto l'Iran, compresa la capitale Teheran e "il loro nascondiglio principale si trovava a Mashhad", nell'est.
Trump: "Tempo di cercare una nuova leadership"
"E' ora di cercare una nuova leadership in Iran". Lo ha dichiarato a Politico il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ribadendo - in risposta alla domanda su una possibile operazione militare Usa in Iran -che "la migliore decisione che abbia mai preso è stata quella di non far impiccare più di 800 persone due giorni fa". Riferendosi quindi alle dichiarazioni ostili nei suoi confronti fatte oggi dalla Guida Suprema, Ali Khamenei, Trump ha sottolineato che "ciò di cui è colpevole è la completa distruzione del Paese e l'uso della violenza a livelli mai visti prima". "Per far funzionare il Paese, la leadership dovrebbe concentrarsi su governare in modo corretto, come faccio io negli Stati Uniti, e non sull'uccidere migliaia di persone per mantenere il controllo - ha aggiunto il capo della Casa Bianca - La leadership è una questione di rispetto, non di paura e morte". Trump ha poi insistito, riferendosi sempre all'ayatollah: "Quest'uomo è un malato che dovrebbe governare il suo Paese correttamente e smettere di uccidere persone. Il suo Paese è il posto peggiore in cui vivere al mondo a causa della sua scarsa leadership".
Parolin: "Grande preoccupazione, quanti morti"
“Grande preoccupazione" del Vaticano per lo stato di cose in Iran dove proseguono le esecuzioni. A farsene portavoce, il card. Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano. "”Mi domando - dice Parolin ai margini di un evento di Azione cattolica a Roma - come sia possibile che ci si accanisca contro il proprio stesso popolo, che ci siano stati così tanti morti. E’ una tragedia”. Parolin auspica si possa trovare “una soluzione pacifica a questa situazione di grande preoccupazione e di speranza e che si possa arrivare al superamento di questo stato di cose".
Media, annunciata riapertura scuole chiuse per le manifestazioni
Le autorità iraniane hanno deciso di riaprire le scuole di Teheran e di altre città, chiuse dal 10 gennaio a causa dell’ondata di proteste in corso. Lo ha riferito l’agenzia di stampa iraniana Isna. Secondo quanto aggiunto da Isna, anche gli esami previsti nelle principali università iraniane, rinviati a causa delle manifestazioni, si svolgeranno a partire da sabato 24 gennaio.
Washington Post: "Pressioni e timori di destabilizzazione spinsero Trump a non attaccare l'Iran"
Donald Trump ha deciso di non attaccare l'Iran sotto pressione sia in casa che all'estero. Molti dei suoi consiglieri gli hanno fatto notare i rischi di un raid e la mancanza di una potenza di fuoco adeguata per garantire la sicurezza delle truppe americane nell'area e proteggere Israele. Secondo le ricostruzioni del Washington Post, Arabia Saudita, Qatar ed Editto hanno contattato la Casa Bianca chiedendo moderazione e l'uso della diplomazia. Trump più di tutto ha però temuto che un attacco avrebbe potuto destabilizzare il Medio Oriente. "Gli piacciono operazione come quella in Venezuela" per Nicolas Maduro, in Iran invece sarebbe stato più difficile, ha riferito un ex funzionario.