Procuratore Iran: "Manifestanti rischiano pena di morte". Trump: "Pronti ad aiutare"

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Per il 14esimo giorno consecutivo i manifestanti scendono in strada contro il carovita, mentre il Paese resta quasi isolato dal blackout di internet. A Teheran circolano immagini delle proteste e aumentano i timori sulla repressione. Da Washington il segretario di Stato Rubio ribadisce il sostegno degli Usa al “coraggioso popolo iraniano”. Movahedi Azad ha riferito che tutti i manifestanti alle proteste che dilagano nel Paese saranno "accusati di essere nemici di Dio" (mohareb), reato punibile con la pena di morte

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Continuano le proteste in Iran, dove le manifestazioni contro il carovita sono arrivate al quattordicesimo giorno consecutivo. Teheran ha avvertito che i “rivoltosi saranno trattati senza clemenza”. Nonostante il blocco di internet e le minacce del regime, immagini della folla che sfilava ieri sera in diverse strade della capitale sono arrivate sui social network. Sei ospedali della capitale hanno registrato un “numero record” di 217 manifestanti uccisi dall’inizio della repressione, quando le autorità hanno iniziato a sparare sui dimostranti: lo ha riferito un medico iraniano alla rivista statunitense Time. Le organizzazioni per i diritti umani riportano però bilanci molto più bassi. L’agenzia di stampa statunitense Human Rights Activists News Agency indica che il numero delle vittime delle proteste è salito a 65. La discrepanza, sottolinea Time, potrebbe essere spiegata da diversi standard di informazione. Intanto gli Stati Uniti hanno ribadito il loro sostegno ai manifestanti.

Procuratore dell'Iran: "Tutti i manifestanti rischiano la pena di morte"

Intanto, secondo quanto riferito dal procuratore generale del Paese, Mohammad Movahedi Azad, come riportato dai media statali iraniani e ripreso da Sky News, tutti i manifestanti alle proteste che dilagano nel Paese saranno "accusati di essere nemici di Dio" (mohareb), reato punibile con la pena di morte. L'accusa si applicherebbe sia ai "rivoltosi e terroristi" che hanno danneggiato la proprietà e minato la sicurezza, sia a coloro che li hanno aiutati, ha affermato il procuratore. 

Trump: "Pronti ad aiutare i manifestanti in Iran"

Intanto il presidente Donald Trump ha detto che gli Stati Uniti "sono pronti ad aiutare" l'Iran ed i manifestanti iraniani. "Lottano per la libertà" ha scritto il presidente americano su Truth. 

Il post di Trump su Truth

Media: “Khamenei ha alzato il livello di allerta più che a giugno”

 

La Guida Suprema dell'Iran, Ali Khamenei, ha posto il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica dell'Iran in uno stato di allerta più elevato rispetto a quello in cui si trovava durante la guerra con Israele a giugno scorso. Lo hanno riferito al Telegraph alcuni funzionari della Repubblica Islamica mentre il Paese entra nel suo 14° giorno di proteste diffuse. Secondo le fonti, Khamenei "è in stretto contatto più con le Guardie della Rivoluzione (Irgc) che con l'esercito o la polizia, perché ritiene che il rischio di defezioni dell'Irgc sia pressoché inesistente, mentre altri hanno disertato in passato".

Le manifestazioni nelle città e il blackout di internet

Anche nella notte tra il 9 e il 10 gennaio i dimostranti sono tornati in strada in diverse zone di Teheran. Alcuni battevano pentole e padelle e urlavano slogan contro il governo, tra cui “morte a Khamenei”, in riferimento alla guida suprema iraniana. Nelle immagini girate nel quartiere di Sadatabad, nel nord-ovest di Teheran, si sentono anche clacson di auto suonati in segno di sostegno ai manifestanti. I canali televisivi in lingua persiana all’estero trasmettono video di manifestazioni a Mashhad, a est, a Tabriz, nel nord del Paese, e nella città santa di Qom. La rete internet è ancora del tutto bloccata e le autorità starebbero contrastando con durezza sempre maggiore le proteste scoppiate in tutto il Paese. "Dopo un'altra notte di proteste accolte con la repressione, i dati mostrano che il blackout nazionale di internet rimane in vigore dopo 36 ore", scrive su X la società di monitoraggio Netblocks. Con la rete oscurata, diventa però difficile anche quantificare l’ampiezza della repressione governativa. Secondo quanto riporta l'agenzia iraniana Tasnim, affiliata ai Pasdaran, tre agenti di polizia sono rimasti uccisi ieri sera nel corso degli scontri a Shiraz, nel sud dell'Iran. Secondo l'agenzia, oggi nel Paese fino ad ora si registra "calma". Altre 14 persone delle forze di sicurezza, inclusi un procuratore e diversi basij - le forze paramilitari della polizia - sarebbero rimaste uccise in varie parti del Paese nei disordini di giovedì, si aggiunge. 

 

Il timore di un massacro e la linea dura del regime

 

La vincitrice del Premio Nobel per la Pace 2003, l'avvocata iraniana esiliata Shirin Ebadi, ha dichiarato di temere un "massacro sotto la coltre di un blackout totale". Secondo l'Ong Netblocks, la connettività in Iran è scesa all'1% del livello abituale. La Guida Suprema iraniana, l'ayatollah Ali Khamenei, ha avvertito ieri che il suo paese non si "tirerà indietro" di fronte alle proteste che sfidano la Repubblica Islamica, al potere dal 1979. E la magistratura ha avvertito che la punizione dei "rivoltosi" sarà “durissima".

 

Media: “Almeno 217 i morti nelle proteste in Iran, perlopiù giovani”

 

Un medico di Teheran ha dichiarato alla rivista Time, che sei ospedali della capitale iraniana avrebbero registrato almeno 217 morti tra i manifestanti, "la maggior parte a causa di proiettili veri". Se confermata, questa cifra indicherebbe una repressione su larga scala, scrive Time. Il medico ha riferito che le autorità avrebbero rimosso i cadaveri dagli ospedali nella giornata di ieri. Tra le vittime, ha aggiunto, ci sarebbero soprattutto giovani. Alcuni sarebbero stati uccisi nei pressi di una stazione di polizia nel nord di Teheran, dove le forze di sicurezza avrebbero aperto il fuoco con mitragliatrici contro i manifestanti. Ieri le organizzazioni per i diritti umani hanno diffuso bilanci molto più bassi: 51 vittime, secondo alcune stime. La discrepanza, sottolinea Time, potrebbe essere spiegata da diversi standard di informazione. L'agenzia di stampa Human Rights Activist News Agency, con sede a Washington, che conta solo le vittime identificate, ha riportato 65 morti dall'inizio delle proteste. Time, si legge ancora, non è stato in grado di verificare in modo indipendente queste cifre. Un medico e un assistente sociale di due ospedali in Iran hanno dichiarato alla Bbc che le loro strutture sono "sopraffatte" dai feriti. Un medico ha affermato che un ospedale oculistico di Teheran è entrato in modalità crisi, mentre la Bbc ha ricevuto anche un messaggio da un medico di un altro ospedale che affermava di non avere abbastanza chirurghi per far fronte all'afflusso di pazienti. 

Rubio: “Usa sostengono coraggioso popolo iraniano”

 

Intanto da Washington è arrivato un nuovo messaggio di sostegno ai manifestanti. "Gli Stati Uniti sostengono il coraggioso popolo iraniano", ha scritto su X il segretario di Stato, Marco Rubio.

 

Teheran: “Rivoltosi saranno trattati senza clemenza” 

 

Il regine iraniano ha identificato i "principali mandanti dei disordini" che saranno trattati "senza clemenza”, ha riferito Ali Larijani, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza nazionale dell'Iran, in un'intervista all'emittente statale IRIB. Larijani ha descritto le proteste nazionali delle ultime due settimane come la prova che l'Iran è "nel mezzo di una guerra" e ha aggiunto che "i rivoltosi sono un gruppo urbano quasi terroristico". Secondo il capo del Consiglio per la sicurezza nazionale iraniano, Israele aveva già annunciato che avrebbe "utilizzato le strutture create in Iran per un nuovo scenario".

 

Netanyahu: “Iraniani potrebbero prendere in mano proprio destino”

 

"Potrebbe essere il momento in cui il popolo iraniano prenderà in mano il proprio destino”, ha dichiarato il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, in un'intervista all'Economist. "Le rivoluzioni si fanno meglio dall'interno", ha commentato senza né appoggiare né respingere le minacce di Trump di agire contro il regime se
continuerà a reprimere i manifestanti.

 

Iran: “100 persone arrestate a Baharestan vicino Teheran”

 

Cento persone sono state arrestate in una contea della provincia di Teheran: lo ha dichiarato il governatore locale all'agenzia di stampa Tasnim, vicina alle Guardie rivoluzionarie iraniane.   Secondo il rapporto, i detenuti avrebbero "turbato l'ordine pubblico" e "utilizzato armi da fuoco e armi bianche contro la popolazione, le forze di sicurezza e le forze dell'ordine" nella contea di Baharestan. 

 

Reza Pahlavi chiama sciopero generale: “Iraniani, tenete le piazze”

 

Reza Pahlavi, figlio dell'ultimo scià di Persia, ha sollecitato stamattina con un videomessaggio online uno sciopero generale nel Paese: "Sono certo che, rendendo la nostra presenza in piazza più concentrata e, allo stesso tempo, interrompendo i canali finanziari, rovesceremo completamente la Repubblica Islamica e il suo logoro e fragile meccanismo di repressione". A darne conto è la tv pubblica israeliana Kan. "Invito i lavoratori e gli impiegati dei settori chiave dell'economia, in particolare nei trasporti, nel petrolio, nel gas e nell'energia - ha aggiunto - ad avviare un processo di sciopero a livello nazionale. Chiedo inoltre a tutti voi di scendere in piazza oggi e domani dalle 18 con bandiere, immagini e simboli nazionali e di occupare gli spazi pubblici. Il nostro obiettivo non è più solo scendere in piazza, ma prepararci a occupare e difendere i centri cittadini". Pahlavi ha inoltre chiesto di prepararsi a rimanere in piazza a lungo e di fare scorta di provviste. "Ai giovani iraniani e a tutte le forze di sicurezza e armate che si sono unite a noi, dico: rallentate e disgregate ancora di più la macchina dell'oppressione, così che nel giorno promesso potremo disattivarla completamente. Mi preparo anche a tornare in patria e a essere con voi, la grande nazione dell'Iran, quando la nostra rivoluzione nazionale trionferà. Credo che quel giorno sia molto vicino”, ha aggiunto. 

 

Ambasciatore Teheran a Onu: “Usa responsabili delle violenze”

 

Secondo l'ambasciatore iraniano presso le Nazioni Unite, Saeed Iravani, il governo degli Stati Uniti è responsabile di aver trasformato le proteste pacifiche in Iran in violente rivolte. Lo ha scritto in una lettera inviata al Consiglio di sicurezza dell'Onu. Secondo il diplomatico, citato dall'agenzia iraniana Tasnim, gli Stati Uniti "sono
responsabili delle violente rivolte e dei disordini in Iran". Iravani ha condannato "le azioni illegali del governo degli Stati Uniti e il suo coordinamento con il regime sionista per interferire negli affari interni dell'Iran" e denunciato "l'ingerenza degli Stati Uniti attraverso minacce, provocazioni e incitamento alla violenza e ai disordini". "Tali azioni destabilizzanti degli Stati Uniti violano la Carta delle Nazioni Unite", ha aggiunto.

 

Media: “Israele, regime Iran per la prima volta a rischio concreto”

 

Un alto funzionario israeliano ha dichiarato alla testata israeliana Channel 12 che, per la prima volta dall'inizio delle proteste, le forze di sicurezza stanno riscontrando segnali concreti che gli eventi in Iran stanno iniziando a mettere a repentaglio la stabilità stessa del regime. "Non abbiamo ancora raggiunto la massa critica e il regime non è sull'orlo del collasso, ma il grafico delle proteste è in continua e chiara crescita, a un ritmo che non si vedeva nelle settimane precedenti”, ha aggiunto.

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