Iran, il blackout di Internet in corso è il più lungo di sempre. Come si blocca il web?

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Ansa/Ipa

Introduzione

L’Iran, da settimane alle prese con una forte ondata di proteste popolari contro il regime e con la brutale repressione che ne è seguita, potrebbe rimanere senza Internet almeno fino al Capodanno iraniano, il Nowruz, che cade il 20 marzo. A dirlo è stata la portavoce del governo Fatemeh Mohajerani, come citata da IranWire. Il blackout del web nel Paese è ormai in vigore dallo scorso 8 gennaio: i cittadini faticano a comunicare con il resto del mondo.

 

Non è la prima volta che l’Iran (così come altri Stati non democratici) utilizza il blocco di Internet per nascondere le notizie ai propri cittadini e impedire che questi comunichino, ad esempio per organizzarsi e riunirsi. Il gruppo di monitoraggio NetBlocks ricorda che nel 2019 – anno di uno dei più grandi blackout, peraltro già superato per intensità da quello in corso – solo dopo il ripristino della connettività era stata resa nota “la portata della brutale repressione". Ma coma fa un Paese a bloccare il web?

Quello che devi sapere

Come si blocca Internet? Intervenendo su indirizzi IP

Un primo modo per oscurare Internet è intervenire sugli indirizzi IP dei suoi cittadini, cioè le sigle numeriche univoche che vengono assegnate a tutti i dispositivi connessi a una rete. Lo spiega Josep Jornet, vicedirettore associato del Northeastern’s Institute for the Wireless Internet of Things: “Il modo più semplice per interrompere i meccanismi di instradamento di Internet è impedire che gli indirizzi IP delle persone siano visibili al resto del mondo. In pratica, i dispositivi restano accesi, ma vengono esclusi dalla conversazione globale perché nessuno può trovarli”. È anche possibile che un cittadino riesca a connettersi al proprio router, ma il service provider non invierà i dati necessari per far funzionare la rete.

 

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La Rete Nazionale dell’Informazione dell’Iran

Gli esperti del Northeastern’s Institute ricordano che l’Iran ha sviluppato un sistema centralizzato, quindi di proprietà dello Stato, per le infrastrutture di telecomunicazione, la Rete Nazionale dell’Informazione (NIN – National Information Network), da cui entrano ed escono tutti i dati – compresi messaggi, video e così via - che circolano nel Paese: “È come una casa con una sola valvola principale dell’acqua”, dice Jornet. E poco cambia se all’interno operano diversi provider, perché comunque è sempre il governo a controllare questa “valvola principale”.

 

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La Rete Nazionale dell’Informazione

Quindi è possibile sia bloccare tutto, come sta avvenendo adesso, che selezionare quello che si vuole invece lasciare operativo. E spesso la scelta in passato era ricaduta proprio su questa seconda opzione, come spiegato a CorCom da Antonio Pescapè, Professore Ordinario di Reti di Calcolatori e di Data Analysis and Cybersecurity presso l’Università di Napoli Federico II: l’Iran può anche decidere di bloccare le connessioni con l’esterno ma lasciare attivi i servizi interni.

 

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Altri metodi per oscurare Internet

Ci sono comunque vari metodi per bloccare il web. Si può agire direttamente sui router, spegnendoli, oppure sulla connessione tra router e router (agendo in questo secondo caso sul BGP, Border Gateway Protocol). E ancora, lo si può fare spegnendo le celle delle reti o bloccando solamente alcuni siti, intervenendo sul DNS (Domain Name System).

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Un costo molto alto

Non si sa esattamente cosa stia facendo l’Iran, anche se è probabile che si stia intervenendo sugli indirizzi IP, come suggere il team del Northeastern’s Institute, o che stia combinando varie tecniche di controllo web insieme. Fatto sta che il costo per lo Stato è molto alto, perché bloccando Internet si bloccano anche siti, programmi e applicazioni utilizzati anche per fare affari (basta pensare a Skype e simili). Sempre l’associazione Netblocks ha stimato una spesa di circa 37 milioni di dollari per ogni giorno di blackout.

Le VPN e i controlli DPI

In molti Stati che tendono a oscurare Internet (come la Russia e la Cina, ma anche l’Iraq e la Siria), i cittadini provano ad aggirare i blocchi connettendosi a reti VPN (Virtual Private Network, cioè reti private virtuali), spesso capaci di superare restrizioni geografiche o di rete. In realtà anche su queste un regime può intervenire, attraverso sistemi di controllo DPI – Deep Packet Inspection, che – come suggerisce il nome – esaminano a fondo i dati e le reti, bloccando quelle sospette.

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Starlink è un’alternativa?

Seppur in modo frammentato e caotico, dall’Iran arrivano comunque video e testimonianze di quanto sta succedendo. Molti di questi starebbero uscendo grazie a Starlink, il servizio di connessione a Internet satellitare di SpaceX, l’azienda di Elon Musk, già utilizzato in zone impervie o in contesti di guerra, come in Ucraina. Si sta rivelando fondamentale in casi come quello iraniano, grazie agli oltre 9mila satelliti di cui dispone.

 

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