Introduzione
Le ripercussioni della guerra in Medio Oriente sul traffico dei voli internazionali rischiano di protrarsi più a lungo del previsto. Molte rotte dirette nelle zone calde continuano a essere sospese: ultima, in ordine di tempo, è ad esempio la scelta di British Airways di prorogare fino al 31 maggio lo stop dei viaggi verso Amman, Dubai (con l'aeroporto che continua a essere attaccato), Tel Aviv e il Bahrein, mentre quelli verso Doha per ora sono bloccati fino al 30 aprile.
Il problema è che gli scali coinvolti per gran parte dei viaggiatori non sono la meta finale, ma una tappa intermedia di un viaggio più lungo. Moltissimi voli che dall’Europa vanno in Asia, per fare solo un esempio, solitamente passano di lì. Ma, quindi, come fanno gli aerei di linea che non sono stati cancellati a continuare a volare durante questa guerra che ha sorpreso tutto il mondo?
Quello che devi sapere
Tratte più sicure ma più congestionate, il lavoro dei controllori
L’unico modo per garantire una certa continuità del traffico aereo è cambiare le classiche rotte, spostandosi su tratte più sicure, spesso più lunghe, che adesso risultano però anche più congestionate. Fondamentale in questo quadro è il ruolo dei controllori di volo, che monitorano le diverse zone in cui è diviso lo spazio aereo. La Bbc ha parlato con alcuni di loro per capire le difficoltà gestionali di questo periodo. Solitamente, spiega Brian Roche, controllore ora in pensione, una persona gestisce sei aerei per volta, ma il numero adesso può arrivare fino al doppio. Non è semplice: “Il cervello può mantenere quel livello di concentrazione intensa solo per 20-30 minuti”, spiega alla testata britannica.
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"Turni incredibili, volumi di traffico incredibili"
Roche parla quindi di “turni incredibili e volumi di traffico incredibili” per i suoi colleghi, che per forza di cose devono essere ridotti a livello di orario. Se normalmente un turno durerebbe 45 o 60 minuti, con pause di 20 o 30 minuti, in tempo di guerra è probabile che si alternino 20 minuti di lavoro a 20 minuti di pausa.
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Il ruolo dei piloti
Il fatto che su una determinata tratta volino più aerei del solito non deve spaventare, spiega alla Bbc un pilota che ha chiesto di rimanere anonimo. I piloti, dice, conoscono rotte alternative e sono comunque soliti imbarcare il maggior volume possibile di carburante, nell’eventualità in cui debbano tornare indietro all’aeroporto da cui sono partiti, oppure raggiungerne uno più lontano di quanto previsto. “Si tratta di eventi perfettamente normali, pianificati e controllati” e il traffico aereo “non è come un ingorgo stradale che diventa caotico”, sottolinea.
Il personale di cabina
Poi c’è il personale di cabina. Bbc ha parlato con una donna alla guida di un equipaggio su voli a lungo raggio, anche lei rimasta nell’anonimato. Evidenzia l’importanza crescente delle sue mansioni in tempo di guerra, soprattutto nella gestione di viaggiatori preoccupati o particolarmente nervosi: “Il nostro lavoro va oltre il cliché secondo cui ci limitiamo a chiedere ai passeggeri se vogliono pollo o manzo per cena. Molte persone dimenticano gli aspetti di sicurezza del nostro ruolo… Servire è ciò che facciamo quando tutto il resto è sotto controllo”. Inoltre, nelle ultime settimane l’equilibrio tra vita privata e lavoro, per gli equipaggi, è diventato più labile, a causa del fatto che le compagnie aeree hanno spezzettato i voli in più scali, non potendo passare sopra l’Iran e zone limitrofe.
La riorganizzazione delle rotte
Intanto, sono molte le compagnie che stanno riorganizzando le rotte, passando per corridoi, come detto, più sicuri. Come riporta Euronews, secondo Flightradar24, ad esempio, Qatar Airways sta continuando a registrare "progressi misurati" nella riorganizzazione della propria rete, con un programma di volo - anche se ridotto - che opererà da e per l'aeroporto internazionale Hamad di Doha, dal 18 al 28 marzo. "Alcuni orari sono stati migliorati per offrire maggiore flessibilità ai passeggeri che desiderano viaggiare", ha dichiarato la compagnia aerea. Decisioni simili sono state prese anche da altre compagnie come ad esempio Air India e Oman Air.
I voli cancellati
Nonostante l’impegno maggiore richiesto ai lavoratori del settore, e nonostante le riorganizzazioni, non sempre è possibile proseguire con l’itinerario di viaggio pianificato. Tra il 28 febbraio, quando Israele e Stati Uniti hanno attaccato l’Iran, e lo scorso 14 marzo, stando ai dati della società di analisi aeronautica Cirium, come riportato da Cnn, erano già saltati 52mila voli, diretti o di passaggio nella regione mediorientale. Le compagnie più colpite sono, senza sorprese, quelle dei Paesi del Golfo: Emirates, Qatar Airways, Etihad Airways, flydubai e Air Arabia che hanno cancellato circa 16.500 voli (al 10 marzo).
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