Iran, cosa potrebbe succedere in caso di un attacco Usa. Gli scenari

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Per il momento la Casa Bianca sembra aver congelato ogni ipotesi di intervento in Iran. Ma cosa potrebbe succedere qualora la situazione cambiasse? 

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Con la sospensione di centinaia di esecuzione, promessa da Teheran, un paventato attacco americano all’Iran sembra congelato. Ma cosa potrebbe accadere qualora, invece, la situazione dovesse precipitare e Donald Trump decidesse di intervenire?

Le ipotesi

Il presidente americano, in queste ore, ha promesso di aiutare i manifestanti che da diverse settimane stanno scendendo in piazza (LA MAPPA DELLE PROTESTE). Il Pentagono, segnala tra gli altri “Il Corriere della Sera”, dovrebbe aver già predisposto una serie di piani di intervento, con target minimi e massimi. Tra le ipotesi c’è quella di raid contro le caserme dei guardiani o della milizia basij oppure ancora contro sedi della polizia iraniana. Focus potrebbero essere anche le basi missilistiche, i centri di comando e controllo, aeroporti ma anche porti. Mirando, come obiettivo più estremo, anche ai vertici della Repubblica islamica, con Khamenei che si sarebbe già premunito, individuando chi potrebbe sostituirlo nel caso venisse ucciso. Bersagli possono essere anche le infrastrutture energetiche e non è da escludere neppure un’azione cyber, a livello di strutture informatiche.

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Gli aspetti da non sottovalutare

Intanto però, secondo gli esperti, ci sono alcuni fattori da non sottovalutare. Gli Stati Uniti, attualmente, non hanno la disponibilità, che sarebbe cruciale, di una portaerei, visto che quelle rimaste disponibili sono ubicate altrove. Gli alleati arabi e la Turchia si sono dichiarati nettamente contrari ad un attacco americano e sorgono anche parecchi dubbi circa le conseguenze di un possibile raid statunitense che non è detto possa davvero modificare la situazione in favore dei manifestanti.  E non va dimenticata nemmeno una, a quel punto, possibile ritorsione da parte dell’Iran che può disporre di missili terra-terra a lungo raggio e la minaccia di bloccare lo stretto di Hormuz, uno stretto che divide la penisola arabica dalle coste dell'Iran e mette in comunicazione il Golfo di Oman a sud-est, con il Golfo Persico ad ovest che potrebbe avere risvolti economici preoccupanti.

Una posta in gioco piuttosto alta

Secondo esperti e analisti, in generale, la posta in gioco è piuttosto alta, considerando che anche 40.000 soldati americani nella regione potrebbero essere dispiegati. Secondo quelli ascoltati da “Newsweek”, tra l’altro, un’offensiva americana sarebbe vista da Teheran come una minaccia esistenziale. Si tratta di una situazione “molto diversa rispetto al passato e riguarda la possibilità stessa che il regime continui a esistere”, ha commentato Rosemary Kelanic, direttrice del Programma Medio Oriente del think tank Defense Priorities, secondo cui “se gli Stati Uniti colpissero con l’obiettivo di cambiare il regime, l’Iran avrebbe molti meno incentivi alla moderazione rispetto alle crisi precedenti”.  La risposta iraniana, come accennato, potrebbe essere significativa.  Secondo altri analisti, è “molto probabile” che l’Iran metta in gioco il proprio arsenale di missili balistici a corto e medio raggio contro le basi statunitensi nella regione del Golfo, per vendicare un eventuale attacco. Ma, un nodo piuttosto caldo resta quello legato al controllo dello Stretto di Hormuz, da cui transita circa il 20% del commercio mondiale di petrolio e gas. Un’interruzione del traffico marittimo avrebbe effetti devastanti sui mercati energetici globali.

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