Proteste Iran, Pahlavi: "Posso garantire transizione". Usa: "Stop a 800 esecuzioni"

Il Pentagono invia più forze militari in Medio Oriente. Sono in arrivo la portaerei Lincoln e sistemi di difesa terrestri. Reza Pahlavi, figlio dell'ultimo scià, parla a Washington: "Tornerò in Iran, sono l'unico che può garantire la transizione", dice. Intanto, il regima cerca di fermare le proteste: città militarizzate e arresti, il blocco di Internet potrebbe durare fino a fine marzo. In Italia il Campo largo ritrova l'unità in piazza del Campidoglio in difesa della libertà del popolo iraniano

in evidenza

Teheran annuncia che non sono previste esecuzioni. "Fermate 800 esecuzioni nel Paese", annuncia la Casa Bianca. L'attacco per ora sembra congelato. La Cina all'Onu: "Gli Usa abbandonino l'idea di attaccare l'Iran". Mattarella denuncia "l'efferato sterminio dei manifestanti" in Iran: "Occultare tutto è stata la prima preoccupazione del regime", ha detto il capo dello Stato facendo riferimento al blackout di internet e comunicazioni. Intanto, le autorità iraniane avrebbero deciso di prorogare il blocco all'accesso a internet almeno fino a Nowruz, il capodanno persiano, alla fine di marzo. Lo riportano diversi media israeliani citando l'agenzia iraniana Irna. 

Il presidente russo Vladimir Putin ha avuto  una conversazione telefonica sulla situazione in Iran con il premier israeliano Benyamin Netanyahu, al quale ha confermato "la disponibilità della parte russa a continuare a intraprendere sforzi di mediazione appropriati, contribuendo a promuovere un dialogo costruttivo con la partecipazione di tutti gli Stati interessati". Lo riferisce il Cremlino. "E' stato concordato di proseguire i contatti a vari livelli", aggiunge l'ufficio stampa della presidenza russa. Poi la chiamata con il presidente iraniano. 

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Dal Venezuela a Iran fino alla Groenlandia, i fronti aperti da Trump

Il presidente degli Stati Uniti ha coinvolto a vari livelli il Paese in crisi internazionali talvolta già aperte ma anche ‘battezzate’ dallo stesso tycoon.   Se in Venezuela gli Stati Uniti hanno condotto un’operazione militare   per catturare il dittatore Nicolas Maduro e adesso si discute del  futuro  del Paese, la Groenlandia è finita al centro dell’attenzione di Trump che la considera “fondamentale” per la sicurezza a stelle e strisce. Sullo sfondo restano le proteste in Iran, con il regime degli ayatollah che sembra in bilico,   ma non solo. Un clima di tensione tale che, secondo il commissario Ue   Andrius Kubilius, per l'Europa "adesso è il momento di realizzare"   quanto prefissato sulla difesa, "perché, come ha detto di recente il   cancelliere Merz, i tempi della pax americana sono finiti".

Dal Venezuela a Iran fino alla Groenlandia, i fronti aperti da Trump

Dal Venezuela a Iran fino alla Groenlandia, i fronti aperti da Trump

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Ue consiglia di evitare spazio aereo iraniano: "Rischio elevato"

L'Unione europea (Ue) ha consigliato alle compagnie aeree europee di evitare lo spazio aereo iraniano. "La presenza e il possibile utilizzo di un'ampia gamma di armi e sistemi di difesa aerea, oltre alle imprevedibili risposte'', ''creano un rischio elevato per i voli civili che operano a tutte le altitudini e a tutti i livelli di volo", ha affermato l'Agenzia dell'Unione europea per la sicurezza aerea in un bollettino

Procuratore Iran: 'Tutti i manifestanti rischiano la pena di morte'

Secondo quanto riferito dal procuratore generale del Paese, Mohammad   Movahedi Azad, come riportato dai media statali iraniani e ripreso da   Sky News, tutti i manifestanti alle proteste che dilagano nel Paese   saranno "accusati di essere nemici di Dio" (mohareb), reato punibile  con  la pena di morte. L'accusa si applicherebbe sia ai "rivoltosi e   terroristi" che hanno danneggiato la proprietà e minato la sicurezza,   sia a coloro che li hanno aiutati, ha affermato il procuratore.

Procuratore Iran: 'Tutti i manifestanti rischiano la pena di morte'

Procuratore Iran: 'Tutti i manifestanti rischiano la pena di morte'

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Trump minaccia dazi per chi compra da Iran. Quali i Paesi a rischio?

Crescono le tensioni tra Usa e Iran dopo che il presidente americano   Trump, il 12 gennaio, ha annunciato dazi al 25% per qualsiasi Paese che   intrattenga rapporti commerciali con Teheran. Ma chi sono i partner   commerciali dell’Iran? E quali potrebbero essere le conseguenze della   decisione di Washington? Anche di questo tema si è occupata la puntata   di Numeri, di Sky TG24, andata in onda il 13 gennaio.

Trump minaccia dazi per chi compra da Iran. Quali i Paesi a rischio?

Trump minaccia dazi per chi compra da Iran. Quali i Paesi a rischio?

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Proteste in Iran, chi è Reza Pahlavi erede dello scià deposto

Reza Pahlavi, figlio dello scià deposto dalla Rivoluzione del 1979, si prepara a tornare in Iran per unirsi alle proteste contro il regime che vanno avanti da giorni. Lo ha annunciato lo stesso Pahlavi con un post su X. "Avete ispirato l'ammirazione del mondo con il vostro coraggio e la vostra fermezza",   ha scritto rivolgendosi ai manifestanti, "la vostra, ancora una volta,   gloriosa presenza nelle strade dell'Iran venerdì sera è stata una   risposta schiacciante alle minacce del leader traditore e criminale   della Repubblica Islamica". Ecco chi è.

Proteste in Iran, chi è Reza Pahlavi erede dello scià deposto

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Media: per Usa opzione militare è ancora sul tavolo

Un'operazione militare Usa contro l'Iran è ancora sul tavolo nell'ipotesi che i manifestanti ricomincino a essere uccisi. Lo riferiscono fonti statunitensi ad Axios. Funzionari israeliani, aggiunge Axios, ritengono che un attacco Usa all'Iran potrebbe comunque avere luogo nei prossimi giorni.

Chi compone la galassia dell’opposizione al regime in Iran?

La minaccia più temibile per gli Ayatollah è quella spontanea della  piazza. Tra i vari gruppi dissidenti nessuno pare avere un ruolo egemone  o capace di unificare il Paese, ma ci sono diversi orientamenti che  hanno pesi differenti nella società civile iraniana.

Chi compone la galassia dell’opposizione al regime in Iran?

Chi compone la galassia dell’opposizione al regime in Iran?

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"Trump ha avuto una seconda telefonata con Netanyahu sull'Iran"

Donald Trump ha parlato telefonicamente con il premier israeliano Benjamin Netanyahu giovedì sera sulla situazione in Iran. Lo riporta Axios citando alcune fonti, secondo le quali è la seconda telefonata fra i due leader su Teheran mentre Trump valuta le opzioni a sua disposizione. Nel corso della prima chiamata, avvenuta mercoledì, Netanyahu avrebbe chiesto al presidente americano di fermare l'attacco per dare tempo a Israele di prepararsi.

Pahlavi: "Tornerò in Iran, posso garantire la transizione"

Metsola: "Inserire i pasdaran tra organizzazioni terroristiche"

"Servono sanzioni più dure contro l'Iran e chiediamo di inserire il Corpo della guardie della rivoluzione islamica all'interno della lista delle organizzazioni terroristiche". Lo ha detto la presidente dell'Eurocamera Roberta Metsola in conferenza stampa a Vienna con il cancelliere austriaco Christian Stocker.  "Ci arrivano racconti sui metodi utilizzati contro i coraggiosi manifestanti iraniani e l'Unione europea deve farsi sentire. Noi come Parlamento europeo lo abbiamo già fatto, vietando l'accesso ai nostri locali a tutti i diplomatici iraniani", aggiunge Metsola.

Tajani: "Colloquio con Rubio su zone internazionali calde"

Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha avuto, nel pomeriggio, un nuovo colloquio con il segretario di Stato Usa, Marco Rubio. "Abbiamo affrontato" - ha detto il vicepremier - "tutte le situazioni più calde del palcoscenico internazionale, dal Venezuela all'Iran, da Gaza all'Ucraina e la Groenlandia. Un lungo colloquio che ha confermato la vicinanza tra Italia e Stati Uniti. Due Paesi che hanno una visione comune. E' stato un colloquio molto positivo, franco cordiale che punta rafforzare le relazioni transatlantiche: il nostro obiettivo è l'unità dell'Occidente per costruire la pace". Tajani ha annunciato a Rubio la sua "partecipazione al vertice convocato il 4 febbraio, dedicato alle materie prime e alle terre rare".

Proteste Iran, telefonata tra Vladimir Putin e presidente Pezeshkian

Teheran: "L'ordine è stato ripristinato"

Il capo della polizia iraniana, il generale di brigata Ahmad-Reza Radan, ha affermato che l'ordine è stato ripristinato dopo giorni di proteste che hanno sconvolto il Paese.   Parlando alla Press Tv, ripresa da Haaretz, Ahmad-Reza Radan ha affermato che la cooperazione tra la popolazione e le forze di sicurezza è stata fondamentale per sedare i disordini, affermando che "ha dato nuova vita alle forze sul campo" ed è stata "il segreto di questa vittoria". "Per grazia di Dio e con la presenza consapevole del popolo, l'ultimo chiodo è stato piantato nella bara del terrorismo", ha detto Radan. 

Pahlavi: "Tornerò in Iran, posso garantire la transizione"

"Tornerò in Iran, sono l'unico che può garantire la transizione". Lo ha detto Reza Pahlavi, figlio dell'ultimo scià, in una conferenza stampa a Washington, aggiungendo che il suo nome viene invocato dai manifestanti iraniani.    Reza Pahlavi si è detto certo che il potere degli ayatollah nella Repubblica islamica "cadrà".

Media, la Conferenza di Monaco ritira gli inviti agli iraniani

Il ministro degli Esteri iraniano non è stato invitato alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco. Inizialmente, Abbas Araghchi era stato invitato a uno dei più importanti forum sulla sicurezza al mondo, ma, dopo la violenta repressione dei manifestanti da parte del suo governo, la conferenza ha ritirato il suo invito. Lo riportano i media internazionali. L'incontro di quest'anno tra esperti di sicurezza e responsabili politici si terrà dal 13 al 15 febbraio.

Media, 'direttore del Mossad negli Usa per colloqui sull'Iran'

La visita di Barnea si inserisce nel quadro delle consultazioni tra Stati Uniti e Israele in merito alle proteste in Iran e a una possibile azione militare statunitense in risposta alla repressione del regime.   Barnea dovrebbe incontrare a Miami l'inviato della Casa Bianca Steve Witkoff, che gestisce il canale di comunicazione diretto tra Stati Uniti e Iran. Witkoff è stato in contatto con il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, durante le proteste. Non è ancora chiaro se Barnea incontrerà il presidente Trump a Mar-a-Lago durante il fine settimana. Il suo viaggio fa seguito a una telefonata di mercoledì tra Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sulla crisi iraniana. Durante la telefonata, Netanyahu ha chiesto a Trump di sospendere l'azione militare contro l'Iran per dare a Israele più tempo per prepararsi a una potenziale rappresaglia iraniana. Una fonte israeliana ha affermato che, oltre alle preoccupazioni per le rappresaglie, l'attuale piano statunitense prevede attacchi contro obiettivi delle forze di sicurezza in Iran, ma non è considerato da Israele sufficientemente incisivo da destabilizzare in modo significativo il regime. Funzionari statunitensi affermano che l'azione militare è ancora sul tavolo se l'Iran riprenderà l'uccisione dei manifestanti. Funzionari israeliani ritengono che, nonostante il rinvio, un attacco militare statunitense potrebbe avere luogo nei prossimi giorni. 

Iran: scema protesta dopo violenta repressione con migliaia di morti

E' scemata per il momento la protesta contro il regime in Iran innescata alla fine di dicembre a Teheran contro la svalutazione della moneta che ha portato migliaia di persone a manifestare nelle strade delle città dall'8 gennaio. La fine delle proteste, di cui scrive l'Institute for the Study of War, è stata segnata dalla violenta repressione delle forze di sicurezza in cui migliaia di persone sono rimaste uccise (3.428 secondo l'Iran Human Rights) mentre è stato imposto un blackout di internet in tutto il Paese che dura da oltre 180 ore, come documentato da Monitor Netblocks. Così come è scemata la minaccia di un intervento militare degli Stati Uniti, risultato di rassicurazioni da parte di Teheran su uno stop alle impiccagioni di massa e delle pressioni esercitate dagli alleati del Golfo, in uno sforzo guidato da Arabia saudita, Oman e Qatar. 

Ue, cambio regime non è politica

"Il cambio di regime non e' una politica dell'Ue. Allo stesso tempo, cio' che vediamo sul terreno e' un movimento di protesta legittimo e genuino da parte del popolo iraniano, con aspirazioni legittime a una vita migliore, alla liberta' e alla dignita'. Noi siamo al loro fianco, perche' l'Ue difende questi valori". Lo ha dichiarato il portavoce della Commissione europea per gli Affari esteri, Anouar El Anouni, nel briefing quotidiano con la stampa.

Ue: "Chiediamo lo stop alle esecuzioni dei manifestanti in Iran"

L'Unione europea chiede all'Iran di fermare le esecuzioni dei manifestanti e condanna l'uso della pena di morte come strumento di repressione delle proteste. "Ci opponiamo all'uso della pena capitale in ogni momento e in particolare al suo utilizzo per reprimere il dissenso", ha dichiarato il portavoce della Commissione europea Anouar El Anouni, nel corso dell'incontro quotidiano con la stampa, sottolineando che Bruxelles segue "molto da vicino" le notizie su possibili imminenti esecuzioni di manifestanti. Bruxelles ha anche invitato Teheran a perseguire "una politica coerente verso l'abolizione della pena di morte".     El Anouni ha ribadito che "il cambio di regime non fa parte della politica dell'Unione europea", ma che sul terreno è in corso "un movimento di protesta legittimo e autentico del popolo iraniano, con aspirazioni legittime a una vita migliore, alla libertà e alla dignità". "Siamo al loro fianco, perché si battono per questi valori", ha aggiunto.

Iran, Ue: "Cambio regime non è politica Ue"

"Il cambio di regime non e' una politica dell'Ue. Allo stesso tempo, cio' che vediamo sul terreno e' un movimento di protesta legittimo e genuino da parte del popolo iraniano, con aspirazioni legittime a una vita migliore, alla liberta' e alla dignita'. Noi siamo al loro fianco, perche' l'Ue difende questi valori". Lo ha dichiarato il portavoce della Commissione europea per gli Affari esteri, Anouar El Anouni, nel briefing quotidiano con la stampa.

Iran, Ucei: "Siamo con manifestanti, Persia parte nostra storia"

"L'Unione delle Comunita' Ebraiche Italiane, esprime profonda vicinanza e sincera solidarieta' al popolo iraniano, che in queste settimane sta affrontando con coraggio prove resistenza durissima dinanzi a un'oppressione feroce. Un popolo appeso al dubbio di quale percorso potra' portare salvezza dopo essere stato martoriato da cinquant'anni di regime integralista". Cosi l'Ucei in una nota. "La nostra storia - aggiunge l'Unione - ci lega alla Persia, diventata poi storia dell'Iran, in modo profondo e antico: e' fulcro delle vicende di persecuzione e salvezza, una terra vissuta per secoli dalle comunita' ebraiche, respirando e contribuendo alla sua vita culturale e civile.In questi laceranti momenti e' nostro dovere morale far sentire con chiarezza la nostra voce di identificazione e vicinanza alle donne, ai giovani, alle studentesse e agli studenti, con tutta la popolazione civile tutta, e ci stringiamo ai cittadini iraniani che vivono qui in Italia, parte dei nostri quotidiani spazi e impegni. Auspichiamo che al popolo iraniano sia riconosciuto il diritto a vivere in sicurezza e liberta', nel pieno rispetto dei diritti fondamentali e dignita' della persona, oggi marginalizzati dal fondamentalismo religioso. In questo spirito, l'ebraismo italiano rinnova il proprio auspicio di prontezza e sostegno da parte di tutte le istituzioni e le voci rappresentative dell'Italia, agendo con coerenza per rafforzare presidi di vigilanza democratica anche nel nostro Paese".

Iran, media: blackout internet prorogato fino a marzo

Le autorita' iraniane hanno deciso di prorogare il blocco all'accesso a internet almeno fino a Nowruz, il capodanno persiano, alla fine di marzo. Lo riportano diversi media israeliani citando l'agenzia iraniana Irna. A dare l'annuncio e' stato il ministro delle Comunicazioni iraniano Issa Zarepour alla televisione di Stato: la chiusura di Internet a livello nazionale imposta il 28 dicembre continuera' a tempo indeterminato per "ragioni di sicurezza" non e' previsto un ripristino completo prima di Nowruz, ha detto a quanto riferito da diversi media.

Proteste Iran, blackout internet potrebbe durare fino a fine marzo. VIDEO

Proteste Iran, blackout internet potrebbe durare fino a fine marzo | Video Sky - Sky TG24

Proteste Iran, blackout internet potrebbe durare fino a fine marzo | Video Sky - Sky TG24

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Iran, colloquio Kallas-Sa'ar

"Ho parlato questa mattina con l'Alto rappresentante dell'UE per gli Affari Esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, e con il ministro degli Esteri di Cipro, Costantinos Kombos, che attualmente detiene la Presidenza dell'Unione. Il fulcro del nostro appello era la repressione omicida da parte del regime iraniano delle proteste dei cittadini iraniani e della loro lotta per la liberta'. Ho chiesto all'UE di designare le Guardie rivoluzionarie iraniane come organizzazione terroristica". Lo scrive il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa'ar. Sa'ar prosegue: "Oggi, le Guardie Rivoluzionarie guidano la repressione e il massacro dei cittadini iraniani, dopo decenni in cui hanno promosso la diffusione del terrore e dell'instabilita' in Medio Oriente e oltre. La designazione dell'IRGC come organizzazione terrosistica e' un importante passo pratico che invierebbe anche un messaggio morale di speranza al popolo iraniano".

Iran, media: direttore Mossad negli Usa per colloqui

Il direttore dell'agenzia di spionaggio israeliana Mossad, David Barnea, e' arrivato negli Stati Uniti questa mattina per colloqui sulla situazione in Iran. Lo riferisce Axios citando fonti informate. La visita di Barnea rientra nelle consultazioni tra Stati Uniti e Israele sulle proteste in Iran e su una possibile azione militare degli Stati Uniti. Barnea dovrebbe incontrare a Miami l'inviato americano Steve Witkoff, che sta gestendo il canale diretto di comunicazione tra Usa e Iran. Witkoff e' stato in contatto con il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, durante le proteste. Non e' ancora chiaro se il capo del Mossad vedra' anche il presidente Donald Trump a Mar-a-Lago durante il fine settimana. Il viaggio segue una telefonata mercoledi' tra Trump e Benjamin Netanyahu in cui il premier israeliano avrebbe chiesto di sospendere l'azione militare contro l'Iran per dare a Israele piu' tempo per prepararsi a potenziali rappresaglie. Non solo. L'attuale piano degli Stati Uniti include attacchi contro obiettivi delle forze di sicurezza in Iran, ma Israele non ritiene che sia abbastanza forte da destabilizzare in modo significativo il regime

Iran, regime teme proteste negli stadi: partite senza pubblico

La Repubblica islamica teme che le proteste anti-governative scoppiate 20 giorni fa a livello nazionale si estendano anche agli stadi di calcio. L'agenzia di stampa Tasnim, affiliata al Corpo delle Guardie della Rivoluzione, riferisce che la partita Fajr Sepasi-Persepolis di domenica allo stadio Pars di Shiraz si terra' senza spettatori. Il 13 gennaio, anche la partita tra Foolad Hormozgan ed Esteghlal del campionato nazionale si era svolta a Yazd senza spettatori. Il sito Iran International, legato alla diaspora all'estero, fa notare che dall'inizio del massiccio movimento di protesta, il 28 dicembre, si e' tenuta solo una partita di calcio con la presenza di spettatori: Sepahan-Istiklol, due settimane fa, allo stadio Naghshe Jahan di Isfahan; gli spettatori hanno intonato slogan contro la Repubblica islamica mentre uscivano dallo stadio.

Cremlino: "Mosca sostiene non solo l'Iran ma la stabilità della regione"

Il portavoce presidenziale russo, Dmitrij Peskov, ha affermato che "la Russia sta fornendo assistenza non solo all'Iran, ma anche all'intero Medio Oriente a favore della stabilità regionale". Mosca - ha dichiarato Peskov, citato da Tass - sta contribuendo "alla causa della stabilità e della pace regionale, anche attraverso gli sforzi del presidente per facilitare la riduzione delle tensioni".

Iran, M5s: "La nostra posizione è chiara, vergognosa strumentalizzazione"

"Continuiamo a leggere sulla stampa e ad ascoltare in televisione commenti falsi e infamanti nei confronti del M5S in merito alla nostra posizione sulle proteste in Iran contro il brutale e sanguinario regime degli ayatollah. È veramente vergognoso vedere come questa tragedia venga strumentalizzata per compiere regolamenti di conti tra partiti. Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire: noi condividiamo in toto la linea di sostegno alle proteste, tanto che la nostra risoluzione presentata ieri in Commissione Esteri alla Camera era la stessa delle altre forze politiche". Lo dichiarano i parlamentari M5S delle Commissioni Esteri di Camera e Senato.     "Ma siamo ancor più radicali nel nostro sostegno al popolo iraniano al punto che abbiamo inserito un impegno per chiedere che la loro coraggiosa lotta e il loro sacrifico siano tutelati da possibili interventi militari unilaterali, da atti predatori che guardano cinicamente alle risorse di quel Paese senza curarsi degli effetti destabilizzanti a cui lo condannano. Questo è lo spirito con cui oggi saremo in piazza a fianco del popolo iraniano. Piuttosto, che sia la maggioranza a spiegarci perché non ha votato il nostro impegno; ma, d'altronde, cosa possiamo aspettarci da chi ha definito 'legittimo' l'intervento statunitense in Venezuela?", conclude.

Bbc: "In Iran i corpi dei manifestanti uccisi restituiti solo a pagamento"

Le famiglie dei manifestanti uccisi nella sanguinosa repressione delle proteste in Iran hanno dichiarato che le autorità di Teheran chiedono ingenti somme di denaro per la restituzione dei corpi per la sepoltura. Lo ha rivelato la Bbc, che ha raccolto le testimonianze di numerosi parenti delle vittime, secondo cui le richieste arrivano fino a 7 mila dollari (oltre i 6 mila euro). Come nel caso della famiglia di un operaio curdo che ha tentato di recuperare il corpo del proprio caro ma non può farlo in quanto non ha la somma per pagare quello che appare a tutti gli effetti come un riscatto. Si tratta di cifre molto alte, talora esorbitanti, rispetto a quanto guadagna la popolazione. Talvolta, il personale ospedaliero ha telefonato ai parenti delle vittime per avvisarli in anticipo di recarsi a ritirare le salme prima che le forze di sicurezza potessero estorcere del denaro. L'emittente pubblica britannica ha anche ricevuto segnalazioni secondo cui i funzionari dell'obitorio Behesht-e Zahra di Teheran stanno dicendo alle famiglie che se affermano che il loro figlio era un membro di una forza paramilitare filogovernativa ucciso dai manifestanti, il corpo verrà consegnato senza alcuna richiesta di denaro. "Ci è stato chiesto di partecipare a una manifestazione pro-governativa e di presentare il corpo come se fosse quello di un martire ma non abbiamo accettato", ha dichiarato il familiare di un giovane morto nelle proteste di piazza.

Cremlino: "Putin ha chiamato il presidente iraniano dopo il premier israeliano"

Il presidente russo, Vladimir Putin "ha chiamato il presidente iraniano dopo aver parlato con il primo ministro israeliano Netanyahu". Lo ha dichiarato in un briefing con i media il portavoce presidenziale russo, Dmitry Peskov. "I dettagli saranno annunciati in seguito", ha affermato Peskov, citato dall'agenzia Tass.   In precedenza il Cremlino aveva riferito di in colloquio telefonico tra Putin e il premier israeliano Benyamin Netanyahu, al quale ha confermato "la disponibilità della parte russa a continuare a intraprendere sforzi di mediazione appropriati, contribuendo a promuovere un dialogo costruttivo con la partecipazione di tutti gli Stati interessati".

Iran, Madonna: "Tenete duro, rivoluzione necessaria"

Tenete duro! Mentre rifletto sul mio tempo in Marocco durante le  vacanze, penso a tutte le persone in Iran che stanno combattendo una  rivoluzione tanto necessaria e sono disposte a morire per ciò in cui  credono". Così la popstar Madonna dal suo profilo Instagram esprime il  suo sostegno alle proteste contro il regime di Teheran, aggiungendo una  riflessione sulla libertà: "Diamo così tanto per scontato, me compresa.  La libertà di viaggiare per il mondo. Di indossare ciò che voglio. Di  cavalcare un cavallo attraverso il deserto. Di parlare liberamente e di  non essere messe a tacere da punizioni, torture e forse dalla morte. Di  cantare. Di ballare. Di scegliere il mio percorso spirituale, non quello  di qualcun altro".  "Le donne  iraniane - sottolinea Madonna - non hanno questa libertà. Io sono con  loro. Il popolo iraniano non ha conosciuto la libertà per secoli. Non  posso affermare di conoscere veramente le sofferenze che sono state  sopportate, ma i miei pensieri e le mie preghiere sono con il popolo  iraniano. Il momento è adesso. Tenete duro! Sono con l'Iran. Che le loro  voci siano ascoltate. Iran libero!", conclude la star.

Il Cremlino: "Putin ha sentito anche il presidente Pezeshkian"

Il presidente russo Vladimir Putin ha avuto una conversazione telefonica con il presidente iraniano, Massoud Pezeshkian. Lo ha annunciato il portavoce del Cremlino, Dmtri Peskov, come riporta Ria Novosti. Poco prima era stato riferito di una telefonata di Putin col premier israeliano, Benjamin Netanyahu. 

Jafar Panahi: "Il regime di Khamenei cadrà al 100%, ma nessuno sa quando"

"Il regime cadrà, al 100%. È quello che è successo ai governi dittatoriali nel corso della storia. Quando crollerà, nessuno lo sa. Vogliamo che accada il prima possibile, nei prossimi minuti, ma ci sono molti fattori che devono concorrere perché ciò accada". A dichiararlo, in un'intervista al 'Guardian', è Jafar Panahi, il regista di 'Un semplice incidente', il film iraniano premiato con la Palma d'Oro al Festival di Cannes 2025.

Il cineasta ha poi voluto mettere in guardia i governi occidentali, esortandoli a non rapportarsi con il regime clericale come si fa con interlocutori razionali. "In altre dittature in tutto il mondo, vedrete che ci saranno almeno alcune persone che agiranno in nome della razionalità e che non permetteranno che si arrivi a questo punto", ha detto. 

"Ma sfortunatamente in questo sistema non c'è razionalità. Tutto ciò che riescono a pensare è la repressione e a come rimanere al potere anche solo un altro giorno. L'ultima cosa a cui pensano è il popolo". "È impossibile per questo governo reggersi in piedi in questa situazione", ha dichiarato al 'Guardian' il regista de "Il palloncino bianco" e de "Il cerchio". "Lo sanno anche loro. Sanno che sarà impossibile governare il popolo. Forse il loro unico obiettivo in questo momento è portare il Paese sull'orlo del collasso totale e cercare di distruggerlo". 

La pop star Madonna incita i manifestanti in Iran: "Tenete duro"

"Ripensando al mio periodo di vacanze in Marocco, penso a tutte le persone in Iran che stanno combattendo una rivoluzione tanto necessaria e sono disposte a morire per ciò in cui credono". Così su Instagram la pop star Madonna lancia un messaggio di sostegno ai manifestanti iraniani. Madonna afferma che la repressione delle libertà in Iran la porta a riflettere sulla sua vita e sulle sue libertà, aggiungendo: "È il momento. Tenete duro! Sono al fianco dell'Iran. Fate sentire la loro voce. Iran libero!" 

Il Cremlino: "Telefonata tra Putin e Netanyahu sull'Iran"

Il presidente russo Vladimir Putin ha avuto oggi una conversazione telefonica sulla situazione in Iran con il premier israeliano Benyamin Netanyahu, al quale ha confermato "la disponibilità della parte russa a continuare a intraprendere sforzi di mediazione appropriati, contribuendo a promuovere un dialogo costruttivo con la partecipazione di tutti gli Stati interessati". Lo riferisce il Cremlino. "E' stato concordato di proseguire i contatti a vari livelli", aggiunge l'ufficio stampa della presidenza russa. 

Putin - Netanyahu

©Ansa

Bbc: "Il regime chiede soldi per restituire le salme dei manifestanti"

Le autorità iraniane chiedono ingenti somme di denaro alle famiglie delle persone uccise durante le proteste perchè possano riavere i loro corpi da seppellire. Diverse fonti hanno riferito alla Bbc che i cadaveri sono trattenuti in obitori e ospedali e che le Forze di sicurezza li restituiscono ai parenti solo dietro pagamento. Sono almeno 2.435 le morti accertate durante le oltre due settimane di proteste in tutto il Paese. Una famiglia nella città settentrionale di Rasht ha dichiarato alla Bbc che le Forze di sicurezza hanno chiesto 700 milioni di toman (circa 4.300 euro) per la restituzione del corpo del loro parente. Il corpo era trattenuto nell'obitorio dell'ospedale Poursina, insieme ad almeno altri 70 manifestanti morti. Nel frattempo, a Teheran, la famiglia di un operaio edile curdo si è recata a ritirarne la salma, solo per sentirsi dire che avrebbero dovuto pagare un miliardo di toman (poco più di 6.000 euro). Un operaio edile in Iran guadagna in media circa 86 euro al mese. In alcuni casi, il personale ospedaliero ha telefonato ai parenti delle vittime per avvisarli in anticipo di recarsi a recuperare i corpi prima che le forze di sicurezza potessero estorcergli denaro. La Bbc ha ricevuto anche segnalazioni secondo cui i funzionari dell'obitorio Behesht-e Zahra di Teheran stanno dicendo alle famiglie che se dichiarano che i loro figli erano un membro della forza paramilitare Basij uccisi dai manifestanti, la salma verrà restituita gratuitamente.

Iran, Nbc News: "Il Pentagono prepara invio in Medioriente di forze e risorse aggiuntive"

Il Pentagono si sta preparando ad inviare ulteriori forze e risorse statunitensi in Medio Oriente. A dichiararlo alla Nbc News è stato un funzionario statunitense, parlando nello specifico di un gruppo da battaglia di una portaerei - l'unità navale incentrata su una portaerei, con cacciatorpediniere, incrociatori e altre navi a protezione e supporto - oltre ad altri aerei e sistemi di difesa aerea terrestri. 

Il dispiegamento aggiuntivo serve a rafforzare le risorse militari nella regione, mentre il presidente americano sta valutando l'azione militare in Iran, ha aggiunto il funzionario. Le forze servono anche a garantire che l'esercito sia preparato nel caso in cui l'Iran attaccasse risorse americane o alleati degli Stati Uniti nella regione. L'equipaggiamento e le forze aggiuntive arriveranno nei prossimi giorni e settimane, ha affermato il funzionario citato dall'emittente.

Media: "Il blocco di Internet in Iran potrebbe durare fino a fine marzo"

L'Iran ha intenzione di mantenere il blackout di Internet a livello nazionale almeno fino al Capodanno iraniano, a fine marzo: lo scrive IranWire, citato da Iran International. IranWire afferma che la portavoce del governo Fatemeh Mohajerani ha dichiarato che l'accesso ai servizi online internazionali non sarà ripristinato prima di Nowruz, che cade intorno al 20 marzo. Il gruppo di monitoraggio NetBlocks ha affermato che l'attuale blackout in Iran ha superato il precedente del 2019. "Nel 2019, dopo il ripristino della connettività, è stata resa nota la portata della brutale repressione", ha affermato il gruppo in un post sui social. 

Media: "Gli Usa si preparano a inviare più forze in Medio Oriente"

Il Pentagono si sta preparando a inviare più forze e risorse statunitensi in Medio Oriente. Lo scrive Nbc dopo che si è appreso che la portaerei Lincoln si sta spostando dal mare cinese nell'area mediorientale. Secondo la fonte di Nbc, si tratterebbe di un gruppo d'attacco di portaerei, aerei aggiuntivi e sistemi di difesa aerea terrestri. Le forze armate dovranno anche garantire che l'esercito sia pronto nel caso in cui l'Iran dovesse attaccare le basi Usa nella regione o gli alleati degli Stati Uniti nella regione. L'equipaggiamento e migliaia di altre forze arriveranno nei prossimi giorni e settimane, ha aggiunto il funzionario. 

Perché Trump non può attaccare l'Iran senza una portaerei. VIDEO

Ankara avverte i turchi in Iran: "Siate vigili"

L'ambasciata di Ankara a Teheran ha messo in guardia i propri cittadini che pianificano viaggi in Iran o si trovano già nel Paese, invitandoli ad essere "vigili" sulla loro sicurezza e a "prendere in considerazione i recenti sviluppi", nel contesto delle proteste anti governative e del blackout di internet in vigore da una settimana. "I cittadini turchi che si trovano attualmente in Iran dovrebbero essere vigili riguardo alla loro sicurezza e seguire tutti gli annunci riguardo a questi eventi sul sito ufficiale, sugli account sui social media del nostro ministero e dei nostri rappresentanti in Iran", si legge in un comunicato dell'ambasciata turca in Iran, che fornisce i contatti di tutte le missioni diplomatiche di Ankara nel Paese. 

Blackout di Internet da oltre 180 ore in Iran, superato record del 2019

Il blackout di Internet, imposto dal regime iraniano nel Paese per reprimere le proteste anti-governative, ha superato le 180 ore, battendo il triste record del 2019, quando la connessione era stata bloccate durante il cosiddetto "novembre di sangue". "Al momento non ci sono ancora segnali di un ritorno, nemmeno parziale o regionale", riporta l'organizzazione di monitoraggio di Internet. "Nel 2019, solo dopo il ripristino di Internet, si è venuti a conoscenza della portata della brutale repressione", ricorda Netblocks. 

Witkoff: "Gli Usa auspicano una soluzione diplomatica, quattro le nostre richieste"

Gli Stati Uniti auspicano una soluzione diplomatica piuttosto che militare in Iran, ha precisato l'inviato speciale della Casa Bianca Steve Witkoff, dopo che fino a mercoledì il presidente Donald Trump aveva lasciato intendere un nuovo intervento in sostegno delle proteste contro il regime. Witkoff ha confermato un contatto con gli iraniani mercoledì e che "una delle cose che ci preoccupavano sulle uccisioni, le impiccagioni di massa, è stata accantonata". 

In un intervento all'Israel American Council in Florida, Witkoff ha elencato le quattro questioni che un accordo diplomatico con l'Iran deve affrontare: arricchimento dell'uranio, programma missilistico, con Washington che chiede una riduzione degli arsenali, materiale nucleare immagazzinato al momento, circa 2mila chili arricchito fra il 3,67 e il 60 per cento, e i gruppi che Teheran finanzia in Medio Oriente.  

"Se vogliono fare ritorno nella comunità internazionale, possiamo risolvere questi quattro problemi in modo diplomatico, sarebbe una soluzione perfetta. L'alternativa invece no", ha sottolineato Witkoff lodando come "incredibilmente coraggiosi" gli iraniani che scendono in piazza per protestare contro il regime. "Siamo al vostro fianco", ha detto. 

Shirin Ebadi: “Il regime degli ayatollah crollerà molto presto"

La magistrata Premio Nobel per la Pace nel 2003 traccia, per Sky TG24 Insider, il cammino verso il nuovo Iran. Prima la fine della Repubblica Islamica, poi la possibilità, per il popolo, di autodeterminarsi e scegliere liberamente il proprio governo. L'intervista.

Shirin Ebadi: “Il regime degli ayatollah crollerà molto presto'

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Perché secondo Davos l’ordine mondiale non tornerà più quello di prima

Il Global Risks Report del World Economic Forum fotografa un mondo sempre più instabile. Secondo gli esperti, la fase attuale è segnata da frammentazione e competizione in cui declino della cooperazione multilaterale accentua l’isolamento degli Stati. Nel breve periodo, quindi, crescono i rischi politici, economici e tecnologici. Nel lungo termine, però, la minaccia principale resta la crisi climatica.

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Iran, la Nuova Zelanda chiude l'ambasciata: via lo staff

La Nuova Zelanda ha chiuso temporaneamente la sua ambasciata a Teheran, evacuando il personale diplomatico a causa del deterioramento della sicurezza in Iran. Lo ha reso noto il portavoce del ministero degli Esteri di Wellington, precisando che il personale è stato evacuato nella notte con voli commerciali e che le operazioni dell'ambasciata sono state trasferite ad Ankara.

Casa Bianca, sospese 800 esecuzioni

La portavoce della Casa Bianca, Caroline Leavitt, ha dichiarato in una conferenza stampa che "il Presidente Donald Trump ha saputo che ieri in Iran si sarebbero dovute svolgere 800 esecuzioni e che queste sono state sospese". Ha aggiunto che "il Presidente e il suo team stanno monitorando attentamente la situazione, tutte le opzioni sono sul tavolo". Leavitt ha anche confermato che Trump ha parlato con il primo ministro Benjamin Netanyahu, ma non ha rivelato dettagli della loro conversazione.

Cina all'Onu, gli Usa abbandonino l'idea di attaccare l'Iran

La Cina invita gli Stati Uniti a rispettare la Carta delle Nazioni Unite e ad astenersi dall'uso della forza contro l'Iran, al fine di evitare una catastrofe nella regione. Così la Tass riporta le parole di Sun Lei, incaricato d'Affari Internazionali della Missione permanente della Cina presso le Nazioni Unite. "Qualsiasi azione militare non farà altro che spingere quella regione verso un precipizio. Invitiamo fermamente gli Stati Uniti a rispettare gli obiettivi e i principi della Carta delle Nazioni Unite e ad abbandonare la loro fissazione di usare la forza. Invitiamo inoltre tutte le parti a mostrare moderazione", ha dichiarato il diplomatico cinese durante una riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sull'Iran. Lei ha sottolineato la necessità di uno sforzo di squadra da parte di tutte le parti per mantenere la pace e la sicurezza internazionale. 

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