Iran, Khamenei: "Usa colpevole per morti”. Trump risponde: "Serve nuova leadership"
Ali Khamenei attacca Donald Trump, accusandolo di essere responsabile delle morti in Iran durante le proteste. Lui ribatte: "A Teheran è ora di una nuova leadership". Il tycoon avrebbe rinunciato al raid complice la mancanza di asset militari adeguati nell'area e il pressing di Israele e dei Paesi arabi. Il procuratore di Teheran ha respinto le affermazioni di Trump sulla revoca delle condanne a morte per centinaia di prigionieri in Iran, definendole "sciocchezze inutili e infondate"
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La Guida suprema iraniana Ali Khamenei ha attaccato Donald Trump, accusandolo di essere responsabile delle morti in Iran durante le proteste. Il presidente americano ha replicato: "A Teheran è ora di una nuova leadership". Il procuratore iraniano Ali Salehi ha respinto le affermazioni del presidente Trump sulla revoca delle condanne a morte per centinaia di prigionieri in Iran, definendole "sciocchezze inutili e infondate", secondo quanto riportato dai media anti-regime Iran International e IranWire e dall'organizzazione Hrana.
Il presidente Usa era incline a ordinare un attacco contro l'Iran mercoledì e aveva chiesto al Pentagono di prepararsi. Ma l'ordine - riporta il Wall Street Journal - non è mai arrivato: alle prese con punti di vista alternativi e divergenti all'interno dell'amministrazione sulla certezza della caduta del regime, Trump ha rinunciato al raid complice anche la mancanza di asset militari adeguati nell'area e il pressing di Israele e dei paesi arabi. A pesare anche il timore che un attacco avrebbe potuto prolungare il conflitto. Il Pentagono intanto invia più forze militari in Medio Oriente. Sono in arrivo la portaerei Lincoln e sistemi di difesa terrestri. Intanto, il regima cerca di fermare le proteste: città militarizzate e arresti, il blocco di Internet potrebbe durare fino a fine marzo. L'Ue raccomanda alle compagnie aeree di evitare lo spazio aereo dell'Iran.
Approfondimenti:
- Proteste Iran, regime: "Manifestanti rischiano la pena di morte"
- Proteste Iran, Trump: se uccidete manifestanti interverremo
- Proteste Iran, Trump: “Pronti ad aiutare i manifestanti”. I possibili obiettivi degli Usa
- Proteste Iran, Reza Pahlavi si dice “pronto a tornare”. Chi è l’erede dello scià deposto
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Dal Venezuela a Iran fino alla Groenlandia, i fronti aperti da Trump
Il presidente degli Stati Uniti ha coinvolto a vari livelli il Paese in crisi internazionali talvolta già aperte ma anche ‘battezzate’ dallo stesso tycoon. Se in Venezuela gli Stati Uniti hanno condotto un’operazione militare per catturare il dittatore Nicolas Maduro e adesso si discute del futuro del Paese, la Groenlandia è finita al centro dell’attenzione di Trump che la considera “fondamentale” per la sicurezza a stelle e strisce. Sullo sfondo restano le proteste in Iran, con il regime degli ayatollah che sembra in bilico, ma non solo. Un clima di tensione tale che, secondo il commissario Ue Andrius Kubilius, per l'Europa "adesso è il momento di realizzare" quanto prefissato sulla difesa, "perché, come ha detto di recente il cancelliere Merz, i tempi della pax americana sono finiti".
Dal Venezuela a Iran fino alla Groenlandia, i fronti aperti da Trump
Vai al contenutoL'Iran afferma di aver arrestato diversi esponenti della minoranza Bahai
Le autorità iraniane hanno annunciato oggi di aver arrestato esponenti della minoranza Bahai, accusati di essere membri attivi in ;;quelle che hanno definito "rivolte". Lo ha riportato l'agenzia di stampa Tasnim, dopo l'ondata di proteste che ha colpito il Paese. I Bahai, la più grande minoranza religiosa non musulmana dell'Iran, subiscono regolarmente persecuzioni e la Repubblica islamica ha accusato i suoi membri di essere spie legate a Israele. "È stata identificata una rete di 32 membri della setta di spionaggio Bahai, attivi nelle rivolte e negli atti di vandalismo, e 12 agenti principali sono stati arrestati, mentre 13 sono stati convocati", ha dichiarato il ministero dell'Intelligence, citato da Tasnim. Secondo la stessa fonte la loro rete era attiva in tutto l'Iran, compresa la capitale Teheran e "il loro nascondiglio principale si trovava a Mashhad", nell'est.
Procuratore Iran: 'Tutti i manifestanti rischiano la pena di morte'
Secondo quanto riferito dal procuratore generale del Paese, Mohammad Movahedi Azad, come riportato dai media statali iraniani e ripreso da Sky News, tutti i manifestanti alle proteste che dilagano nel Paese saranno "accusati di essere nemici di Dio" (mohareb), reato punibile con la pena di morte. L'accusa si applicherebbe sia ai "rivoltosi e terroristi" che hanno danneggiato la proprietà e minato la sicurezza, sia a coloro che li hanno aiutati, ha affermato il procuratore.
Procuratore Iran: 'Tutti i manifestanti rischiano la pena di morte'
Vai al contenutoTrump minaccia dazi per chi compra da Iran. Quali i Paesi a rischio?
Crescono le tensioni tra Usa e Iran dopo che il presidente americano Trump, il 12 gennaio, ha annunciato dazi al 25% per qualsiasi Paese che intrattenga rapporti commerciali con Teheran. Ma chi sono i partner commerciali dell’Iran? E quali potrebbero essere le conseguenze della decisione di Washington? Anche di questo tema si è occupata la puntata di Numeri, di Sky TG24, andata in onda il 13 gennaio.
Trump minaccia dazi per chi compra da Iran. Quali i Paesi a rischio?
Vai al contenutoDomani in Iran riaprono le scuole, erano chiuse da una settimana
Le autorità iraniane hanno deciso di riaprire le scuole a Teheran e in altre città domani, giorno feriale nel Paese. Le scuole erano chiuse dal 10 gennaio in risposta all'ondata di proteste nel Paese. Lo ha riportato l'agenzia di stampa iraniana Isna. Anche gli esami programmati nelle principali università iraniane, che erano stati rinviati a causa delle manifestazioni, riprenderanno il 24 gennaio, ha aggiunto l'agenzia.
Dissidenti iraniani manifestano di fronte all'ambasciata Usa di Tallinn
Una quarantina di fuoriusciti iraniani si sono riuniti nei pressi dell'ambasciata degli Stati Uniti a Tallinn per esprimere la loro solidarietà alla popolazione iraniana. Lo comunica il portale della televisione di Stato estone, Err. Oltre che esprimere la propria vicinanza ai connazionali, i manifestanti hanno esposto cartelli in cui veniva chiesto l'appoggio degli Stati uniti all'opposizione iraniana per porre fine alla repubblica islamica.
Proteste in Iran, chi è Reza Pahlavi erede dello scià deposto
Reza Pahlavi, figlio dello scià deposto dalla Rivoluzione del 1979, si prepara a tornare in Iran per unirsi alle proteste contro il regime che vanno avanti da giorni. Lo ha annunciato lo stesso Pahlavi con un post su X. "Avete ispirato l'ammirazione del mondo con il vostro coraggio e la vostra fermezza", ha scritto rivolgendosi ai manifestanti, "la vostra, ancora una volta, gloriosa presenza nelle strade dell'Iran venerdì sera è stata una risposta schiacciante alle minacce del leader traditore e criminale della Repubblica Islamica". Ecco chi è.
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Vai al contenutoPanahi: "Mondo intero è a rischio, reagire a violenza"
"Se il mondo di oggi non reagisce a questa violenza manifesta non sara' soltanto l'Iran a essere in pericolo, ma il mondo intero". È il monito del regista Jafar Panahi che ha aperto la 38esima edizione degli Efa, gli European Film Awards, in corso a Berlino. "Se in un luogo la verità viene soffocata, altrove il respiro della libertà si fa più corto. E allora nessuno, in nessun angolo del mondo, è al sicuro: né n Iran, né in Europa, né in America, né in nessun punto di questo pianeta" ha detto Panahi, condannato a dicembre a un anno di carcere in contumacia per "propaganda contro il sistema".
Chi compone la galassia dell’opposizione al regime in Iran?
La minaccia più temibile per gli Ayatollah è quella spontanea della piazza. Tra i vari gruppi dissidenti nessuno pare avere un ruolo egemone o capace di unificare il Paese, ma ci sono diversi orientamenti che hanno pesi differenti nella società civile iraniana.
Chi compone la galassia dell’opposizione al regime in Iran?
Vai al contenutoIl blackout di Internet in corso è il più lungo di sempre. Come si blocca il web?
L’Iran, da settimane alle prese con una forte ondata di proteste popolari contro il regime e con la brutale repressione che ne è seguita, potrebbe rimanere senza Internet almeno fino al Capodanno iraniano, il Nowruz, che cade il 20 marzo. A dirlo è stata la portavoce del governo Fatemeh Mohajerani, come citata da IranWire. Il blackout del web nel Paese è ormai in vigore dallo scorso 8 gennaio: i cittadini faticano a comunicare con il resto del mondo.
Iran, blackout di Internet più lungo di sempre: come si blocca il web?
Vai al contenutoCardinale Parolin: "Preoccupati per Iran, è urgente una soluzione pacifica"
"Lo sguardo generale è di grande preoccupazione, io mi domando com'è possibile che ci si accanisca contro il proprio stesso popolo, è una tragedia infinita, spero davvero che si possa trovare una soluzione pacifica". Lo dice il segretario di stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, a margine di un evento promosso dall'Azione cattolica, a proposito della situazione in Iran con il ricorso anche alle esecuzioni.
Trump: "È il momento di cercare una nuova leadership per l'Iran"
Donald Trump invoca la fine del regime dell'ayatollah Ali Khamenei. "È il momento di cercare una nuova leadership per l'Iran", ha detto il presidente a Politico.
Dip. Stato Usa: "Teheran prepara attacco a basi Usa, tutte opzioni sul tavolo"
Gli Stati Uniti hanno reso noto di aver ricevuto "segnalazioni secondo cui la Repubblica Islamica starebbe preparando opzioni per colpire basi americane", avvertendo che "tutte le opzioni restano sul tavolo". Lo ha reso noto il Dipartimento di Stato in un comunicato in farsi pubblicato su X, aggiungendo che Washington potrebbe ricorrere alla forza "se il regime della Repubblica Islamica attacca beni statunitensi" e ammonendo: "Non provocate il presidente Trump". L’avvertimento segue le dichiarazioni del leader supremo iraniano, l’ayatollah Ali Khamenei, secondo cui l’Iran ritiene il presidente statunitense Donald Trump responsabile di vittime, danni e diffamazioni nei confronti degli iraniani durante le recenti proteste.
'Teheran era l'inferno', iraniano racconta la repressione
"È stato il momento più drammatico della mia vita". A parlare è Kiarash, 44 anni, era "nell'inferno" di Teheran fino a pochi giorni fa, Parlando al telefono con l'AFP dalla Germania, dove vive ed è tornato all'inizio di questa settimana, racconta di aver assistito alla violenta repressione delle proteste in Iran. Bastava una mossa sbagliata, racconta Kiarash, a decidere per la vita o la morte, ad esempio quando sabato scorso una persona armata ha aperto il fuoco su di lui e una folla di manifestanti nella capitale iraniana, durante un corteo che è stato represso con violenza. "L'ho visto con la coda dell'occhio, non saprei dire se fosse un uomo o una donna con il chador. Era meno alto di me, ma molto più veloce nel muoversi delle altre persone in piazza. Ho sentito delle esplosioni, solo dopo ho realizzato che si trattava di colpi di arma da fuoco. E ho visto con i miei occhi, con i miei occhi, tre persone crollare contemporaneamente", ricorda. "Il sangue - aggiunge - ha ricoperto la strada". La protesta, spiega ancora Kiarash, si era sviluppata nel mezzo di crescenti manifestazioni antigovernative, innescate dalle difficoltà economiche, in costante aumento di dimensioni e intensità dall'8 gennaio. ""Ho visto molte cose. Ho visto il sangue. Ho visto una madre che gridava nel cimitero di Behesht-e. Ho visto migliaia di persone e migliaia di cadaveri. Persone che chiedevano i loro diritti, senza nulla in mano, parlavano pacificamente.", racconta. "Niente era normale, niente tornerà ad essere normale. La città, le persone e i loro volti, non saranno più le stesse persone".
Ayatollah iraniano Khatami, 'manifestanti vanno messi a morte'
L'ayatollah Ahmad Khatami si è scagliato contro i manifestanti in Iran, affermando che "gli ipocriti armati dovrebbero essere messi a morte". L'alto esponente religioso della Repubblica islamica ha descritto i manifestanti come "maggiordomi" e "soldati" di Israele e degli Stati Uniti, sottolineando che nessuno dei due Paesi dovrebbe "aspettarsi la pace". Lo riporta il Guardian. Khatami, membro del Consiglio dei Guardiani e membro di spicco dell'Assemblea degli Esperti - che nomina la Guida Suprema - è un esponente religioso intransigente e influente in Iran. Il discorso è in netto contrasto con le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di questa settimana, che sembrava aver rinviato un attacco militare in Iran dicendo ai giornalisti che le autorità iraniane avevano accettato di fermare le esecuzioni dei manifestanti. Ieri sera, Trump ha ringraziato l'Iran per aver fermato l'esecuzione di circa 800 manifestanti, sebbene non fosse chiaro da dove traesse queste cifre.
Procuratore Iran, 'nessuno stop alle esecuzioni, da Trump sciocchezze'
Il procuratore di Teheran, Ali Salehi, ha respinto le affermazioni del presidente Donald Trump sulla revoca delle condanne a morte per centinaia di prigionieri in Iran, definendole "sciocchezze inutili e infondate", secondo quanto riportato dai media anti-regime Iran International e IranWire e dall'organizzazione Hrana. "Dovrebbe farsi gli affari suoi", ha affermato Salehi, sottolineando che la risposta della magistratura ai manifestanti sarà "decisa, deterrente e rapida". Senza fornire dettagli specifici, il procuratore ha riferito che sono state emesse incriminazioni in molti casi legati alle proteste e che i fascicoli sono stati inviati in tribunale per il processo.
Iran, presidio a Milano: "Meloni, chiudi il consolato"
"Meloni, Meloni chiudi il consolato". È questo lo slogan scandito dai manifestanti al presidio organizzato dall'associazione Italia-Iran, davanti al consolato iraniano a Milano per protestare contro la repressione operata dal regime della Repubblica islamica.
Iran: Khamenei, 'spezzare la schiena dei sediziosi'
"Con l'aiuto di Dio, la nazione iraniana deve spezzare la schiena dei sediziosi, proprio come ha spezzato la schiena della sedizione". Lo ha dichiarato la Guida Suprema dell'Iran, l'ayatollah Ali Khamenei, in un discorso pronunciato a Teheran in occasione della festività religiosa dell'Eid al-Mab'ath, in cui si celebra l'anniversario del giorno in cui il profeta Maometto è stato scelto come messaggero di Dio.
L'ayatollah ha definito i recenti disordini nel Paese "una sedizione istigata dall'America" e che "gli americani hanno pianificato. Sulla base di 50 anni di esperienza, affermo in modo deciso ed esplicito che l'obiettivo dell'America è quello di divorare l'Iran", ha scandito Khamenei, ricordando che dopo la rivoluzione islamica "il dominio americano è stato smantellato sotto la guida dell'imam Khomeini, ma fin dal primo giorno gli Stati Uniti hanno cercato di ripristinare la loro egemonia politica ed economica sull'Iran".
"Gli Stati Uniti non possono tollerare un Paese con le caratteristiche, le capacità, la vastità e il progresso scientifico e tecnologico dell'Iran", ha proseguito la Guida Suprema, evidenziando come "durante la recente sedizione, gli Stati Uniti hanno descritto coloro che sono scesi in strada per appiccare incendi, bruciare proprietà, causare danni, incitare disordini e compiere atti di distruzione come il popolo iraniano" e questa è stata "una grave calunnia contro la nazione iraniana".
Khamenei, 'le proteste sono state il frutto di un complotto americano'
Nell'attaccare Donald Trump, la Guida suprema iraniana Ali Khamenei ha detto che le proteste in Iran sono state il frutto di "un complotto americano", aggiungendo che "l'obiettivo degli Stati Uniti è quello di fagocitare l'Iran, l'obiettivo è quello di riportare l'Iran sotto il dominio militare, politico ed economico". Khamenei ha parlato davanti a una folla di sostenitori in un discorso pronunciato in occasione di una festa religiosa.
In piazza a Roma manifestazione a sostegno del popolo iraniano
Manifestazione per il popolo iraniano stamane a Roma. L'iniziativa, organizzata dai Radicali, ha visto la partecipazione di varie forze politiche, tanti giovani e gente comune. "Abbiamo voluto esprimere vicinanza al popolo iraniano, non è il momento di memorie storiche, l'Iran ha un passato complesso che ha portato ad un regime teocratico che sta massacrando il suo popolo e violando da tempo i diritti civili. Le opposizioni iraniane devono trovare l'unità perchè non possiamo fidarci dell'America; dovrebbe intervenire l'Europa", ha detto Fabio Federico, dirigente del Partito Radicale. In piazza anche il leader di Azione Carlo Calenda. "Oggi grande partecipazione della comunità iraniana, degli italiani e dei partiti al corteo di solidarietà per i ragazzi e le ragazze che da giorni vengono massacrati in Iran. Chi combatte per la libertà, in qualunque parte del mondo, combatte per la libertà di tutti, non solo la propria", ha sostenuto Calenda. In piazza, tra tanti volti noti della politica, anche Giovanna Melandri, Giuseppe Lobefaro, consiglieri comunali e municipali. "Il partito radicale è schierato per la democrazia in Italia e nel mondo che è quello che ha bisogno il popolo iraniano. Noi abbiamo convocato questa piazza il 12 poi abbiamo scoperto di un'altra manifestazione che è il segnale di una politica divisa ma in questa iniziativa ci sono tante forze politiche, è una marcia per la democrazia del popolo iraniano, massacrato. Non è vero che le esecuzioni si sono fermate e comunue se in queste ore sono diminuite tra un mese riprenderanno. Non ci sono popoli di serie A e B. Non possiamo assistere ad una carneficina di questo tipo senza fare nulla", ha affermato Irene Testa tesoriere del Partito Radicale.
Manifestazione a Trieste per la libertà in Iran
Sono circa 150 le persone che questa mattina hanno partecipato a una mobilitazione per sensibilizzare sulla situazione della popolazione dell' Iran. Un presidio organizzato, è stato precisato al microfono, dalla comunità iraniana a Trieste e dagli studenti iraniani, come iniziativa pacifica, con tre obiettivi: difendere i diritti umani in Iran, mantenere la memoria delle vittime e sostenere il passaggio pacifico verso la democrazia nel Paese. I manifestanti hanno esposto cartelli e sventolato bandiere, e alcuni cittadini iraniani residenti a Trieste hanno raccontato che da giorni non riescono a mettersi in contatto con i loro familiari, dopo il blocco della rete internet in tutto l'Iran. Una richiesta è stata ribadita più volte e a gran voce, al microfono: "libertà e un nuovo futuro per il Paese". Alla manifestazione erano presenti numerosi esponenti politici locali e nazionali di destra e di sinistra.
'La madre di Rubina costretta a trafugarne il corpo a Teheran'
Le famiglie dei manifestanti uccisi nelle proteste in Iran descrivono il caos negli obitori affollati, la ricerca dei loro cari tra pile di corpi insanguinati e il timore che il regime esiga un pagamento per il rilascio del corpo e ne vieti il funerale. Secondo quanto ha riportato Ynet la famiglia di Rubina Aminian, la studentessa uccisa con un colpo alla schiena a distanza ravvicinata a Teheran e diventata uno dei simboli delle proteste, è stata costretta a trafugarne il corpo. Dopo la morte di Rubina - 23enne studentessa di design tessile e di moda allo Shariati College di Teheran - la madre ne ha cercato il corpo della figlia tra mucchi di cadaveri. Dopo averlo trovato, la famiglia è fuggita rapidamente, in modo che le autorità non chiedessero il pagamento da parte delle guardie. Quando la famiglia è tornata a casa, ha visto le forze di sicurezza circondare l'abitazione. Secondo il racconto della zia della ragazza, che si trova ad Oslo, la famiglia aveva in quel momento un'unica opzione: lasciare la città e scavare una buca sul ciglio della strada, dove hanno seppellito il corpo di Rubina. La storia della famiglia Aminian illustra l'angoscia delle famiglie dei manifestanti in Iran, dopo la brutale repressione in cui, secondo i resoconti, migliaia di persone sono state uccise. A causa del caos e della paura, i parenti dei manifestanti uccisi sono costretti a cercare i loro cari in obitori affollati e temono le repressioni del regime che non vuole che le famiglie piangano i morti e diano loro un addio dignitoso.
Usa a Teheran: "Non scherzate con Trump, tutte le opzioni sul tavolo"
"Abbiamo ricevuto notizie secondo cui la Repubblica Islamica starebbe preparando opzioni per colpire le basi americane. Come ha ripetutamente sottolineato il presidente Trump, tutte le opzioni restano sul tavolo e, se il regime della Repubblica Islamica attaccasse le risorse americane, la Repubblica Islamica 'si troverebbe ad affrontare una forza molto, molto potente'. Lo abbiamo già detto e lo ripetiamo: non scherzate con il presidente Trump". E' quanto si legge nell'account X del Dipartimento di Stato Usa in lingua farsi.
Khamenei: "Spezzeremo la schiena ai sediziosi"
Ali Khamenei, Guida suprema dell'Iran, ha affermato che le autorità "devono spezzare la schiena ai sediziosi".
Khamenei: "Trump criminale, ha inflitto vittime a popolo iraniano" (2)
Parlando durante un evento religioso, Khamenei ha aggiunto che "l'obiettivo degli Stati Uniti è quello di inghiottire l'Iran, è stata una ribellione americana e il popolo l'ha schiacciata. L'intelligence americana e sionista ha addestrato i leader dei rivoltosi all'estero". La Guida Suprema ha detto ancora: "Coloro che erano legati a Israele e agli Stati Uniti hanno ucciso migliaia di persone. Non trascineremo il Paese in guerra, ma non permetteremo che criminali internazionali o locali sfuggano alla punizione".
Khameni: "Trump vuole il dominio militare, politico e economico dell'Iran"
La guida suprema iraniana Ali Khamenei ha dichiarato che l'obiettivo degli Stati Uniti è "il dominio militare, politico ed economico" dell'Iran.
Khamenei: "Trump criminale, ha inflitto vittime a popolo iraniano"
La guida suprema dell'Iran, Ali Khamenei, afferma che l'Iran considera il presidente degli Stati Uniti Donald Trump un "criminale" per aver inflitto vittime, danni e calunnie al popolo iraniano durante le proteste. "L'ultima sedizione anti-iraniana è stata diversa in quanto il presidente degli Stati Uniti è stato coinvolto personalmente", ha affermato Khamenei, citato dai media iraniani.
Khamenei: "Rivolta scatenata dagli Usa è stata spenta"
"Gli americani, con innumerevoli premesse e scopi ancora più grandi, hanno scatenato la rivolta. Ma la nazione iraniana, dopo aver sconfitto America e gli sionisti nella guerra dei 12 giorni, oggi, per grazia divina, li ha sconfitti di nuovo e ha spento la sedizione". Lo afferma la Guida suprema dell'Iran, Ali Khamenei. "Ma questo non è sufficiente. L'America deve essere ritenuta responsabile. Il ministero degli Esteri e gli apparati devono seguire questa questione", aggiunge.
Khamenei: "Situazione economica non è buona, bisogna agire"
"La situazione economica non è buona e i cittadini si trovano ad affrontare reali difficoltà". Lo ha dichiarato la Guida suprema dell'Iran, Ali Khamenei. "I funzionari devono lavorare di più e fornire beni ai cittadini", ha esortato.
Media: "La polizia iraniana sequestra i filmati delle telecamere di sorveglianza"
Gli agenti di sicurezza iraniani stanno visitando case e aziende per identificare i manifestanti e facendo pressione affinché vengano consegnate loro le schede di memoria delle telecamere di sorveglianza degli edifici. Lo scrive Iran International. Secondo il media d'opposizione basato a Londra un residente di Isfahan ha riferito che gli agenti hanno visitato il suo negozio e le attività commerciali vicine, facendo pressione su di loro affinché consegnassero i filmati delle telecamere di sorveglianza. Segnalazioni simili sono arrivate anche da Teheran e da altre città circa pressioni per consegnare i filmati delle telecamere di sorveglianza di edifici residenziali. Gli agenti di sicurezza hanno anche istituito posti di blocco nelle aree pubbliche, perquisendo telefoni cellulari e veicoli. Secondo queste segnalazioni, i cittadini trovati con immagini delle proteste sui loro telefoni sono stati arrestati.
Khamenei: "Migliaia uccisi in proteste da amici Israele e Usa"
La Guida suprema iraniana, Ali Khamenei, ha ammesso l'uccisione di "migliaia" di persone nelle proteste in Iran ma ha accusato di esserne responsabili "coloro che sono legati a Israele e all'America".
Khamenei: "No guerra ma non lasceremo impuniti i criminali"
"Non porteremo il Paese verso la guerra, ma non lasceremo nemmeno impuniti i criminali interni e internazionali". Lo ha affermato la Guida suprema dell'Iran, Ali Khamenei.
Da domani riaprono le scuole a Teheran
Da domani riapriranno le scuole a Teheran, per riprendere il normale calendario delle lezioni. Lo rende noto la tv statale.
Khamenei attacca Trump: "Colpevole per i morti in Iran"
La Guida suprema iraniana Ali Khamenei attacca Donald Trump, accusandolo di essere responsabile delle morti in Iran durante le proteste degli ultimi giorni. "Riteniamo il presidente degli Stati Uniti colpevole per le vittime, i danni e le calunnie da lui rivolte alla nazione iraniana", ha detto l'ayatollah in occasione della festività islamica dell'Eid al-Mab'ath, secondo quanto riporta il suo profilo su X.
Media: "Khamenei ritiene Trump responsabile delle vittime delle proteste"
Come ha riferito Reuters, il leader supremo dell'Iran Khamenei ha affermato che "Trump è responsabile delle vittime, dei danni e delle calunnie inflitte agli iraniani durante le proteste".
Attivisti iraniani: "L'Iran pianifica una sospensione definitiva di Internet"
Secondo attivisti iraniani specializzati in diritti digitali, l'Iran sta pianificando di abbandonare definitivamente l'internet globale, consentendo la connessione online solo a individui controllati dal regime. Lo scrive il Guardian. "È in corso un piano confidenziale per trasformare l'accesso a internet internazionale in un 'privilegio governativo'", secondo un rapporto di Filterwatch, un'organizzazione che monitora la censura di internet in Iran, che cita diverse fonti iraniane. "I media statali e i portavoce del governo hanno già segnalato che si tratta di un cambiamento permanente, avvertendo che l'accesso illimitato non tornerà dopo il 2026". Secondo il piano, gli iraniani in possesso di autorizzazione di sicurezza o che hanno superato i controlli governativi avrebbero accesso a una versione filtrata dell'internet globale, ha affermato Amir Rashidi, leader di Filterwatch. Tutti gli altri iraniani avrebbero accesso solo all'internet nazionale: un internet domestico e parallelo, isolato dal resto del mondo. Il blocco di Internet in corso in Iran è iniziato l'8 gennaio, dopo 12 giorni di crescenti proteste anti-regime. E' uno dei più gravi blocchi di Internet della storia, più a lungo del blocco della rete realizzato in Egitto nel 2011 durante le proteste di piazza Tahrir. Un portavoce del governo ieri avrebbe dichiarato ai media iraniani che la rete internazionale rimarrà bloccata almeno fino al Nowruz, il capodanno persiano, che di solito cade attorno al 20 marzo.
Verso blackout permanente Internet: "Autorizzazione un privilegio per pochi"
Il regime in Iran si prepara a rendere permanente il blackout di Internet nel Paese. Solo le persone autorizzate dalle autorità potranno accedere a una versione filtrata della rete globale, denuncia l'ong che tiene sotto controllo la censura sul web in Iran Filterwatch, citata dal Guardian. "E' in via di definizione un piano classificato per trasformare l'accesso alla rete globale in un 'privilegio governativo'", ha spiegato Amir Rashidi, il direttore dell'ong.
"I media di Stato e portavoce del governo hanno già segnalato che è in corso una trasformazione permanente, e anticipato che l'accesso senza limiti non sarà possibile neanche dopo il 2026". I normali iraniani potranno accedere solo all'Internet iraniano, una rete isolata dal resto del mondo.
Il blackout della rete è iniziato lo scorso otto gennaio, dopo che le proteste, iniziate a Teheran il 28 dicembre, si erano estese. Il controllo della rete già operato dalle autorità con la pratica nota come 'whitelisting', che limita l'accesso solo a una selezione di indirizzi, è stata resa possibile probabilmente con componenti importate dalla Cina.
Media: "Per reprimere le proteste l'Iran ha usato forze alleate regionali"
La Forza Quds delle Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno dovuto ricorrere al supporto delle loro forze alleate nella regione nell'uccisione dei manifestanti iraniani l'8 e il 9 gennaio. Lo scrive Iran International. Secondo le informazioni raccolte dal media di opposizione basato a Londra, la Brigata Fatemiyoun dell'Afghanistan, la Brigata Zainebiyoun del Pakistan e le Forze di Mobilitazione Popolare dell'Iraq hanno compiuto una parte significativa delle uccisioni. Il media cita Hassan Hashemian, esperto di affari arabi. L'esperto ha dichiarato a Iran International che le autorità iraniane si sono rivolte a forze straniere a causa della carenza di personale. Secondo Hashemian la portata delle proteste in tutto l'Iran ha infatti superato la capacità delle forze di sicurezza interne. "La Repubblica Islamica sta affrontando una carenza di forze e la portata della rivolta nazionale iraniana è stata così ampia che le forze interne non sono riuscite a gestirla", ha affermato, aggiungendo che l'entità delle vittime segnalata indica il coinvolgimento di milizie esperte. "Il fatto che tra le 12.000 e le 20.000 persone siano state uccise in due giorni dimostra che questi gruppi sono stati schierati specificamente per uccidere. Hanno precedenti esperienze in Iraq e Siria".
Ong: "3.090 le vittime della violenta repressione delle proteste"
Sono 3.090 i morti in Iran, uccisi nel corso della violenta repressione delle proteste nelle piazze di numerose città del Paese, rende noto l'ong Human Rights Activists. Il bilancio delle vittime continua a salire. Le proteste si sono interrotte mercoledì mentre continua il blackout di Internet in tutto il Paese.
Easa: "Aerei dovrebbero evitare lo spazio aereo iraniano"
L'Agenzia europea per la sicurezza aerea (Easa) ha invitato le compagnie aeree a evitare momentaneamente lo spazio aereo iraniano a causa della "situazione in corso e la possibilità di un'azione militare statunitense". L'Easa ha consigliato agli operatori aerei di "prestare attenzione e di attuare piani di emergenza per le operazioni e la pianificazione delle rotte all'interno dello spazio aereo dei paesi vicini, in particolare dove si trovano le basi militari statunitensi".
L'Easa ha dichiarato che le forze di difesa aerea iraniane sono "in stato di massima allerta" a causa dell'escalation, aggiungendo che "attualmente vi è una maggiore probabilità di errori di identificazione" nello spazio aereo iraniano. "La presenza e il possibile utilizzo di un'ampia gamma di armi e sistemi di difesa aerea, combinati con risposte statali imprevedibili e la potenziale attivazione di sistemi Sam, creano un rischio elevato per i voli civili che operano a tutte le altitudini e livelli di volo", ha affermato l'autorità nel suo avviso, che rimarrà in vigore fino al 16 febbraio.
Teheran: "G7 non interferisca nei nostri affari interni"
Il ministero degli Esteri iraniano ha respinto la "dichiarazione interventista sugli affari interni dell'Iran" dei ministri degli Esteri dei paesi del G7, dopo che questi hanno minacciato la repubblica islamica con nuove sanzioni "se continuerà la repressione delle proteste", iniziate più di due settimane fa e che hanno causato più di 3.400 morti e migliaia di feriti, secondo le organizzazioni per i diritti umani.
"I paesi del G7, sotto l'influenza degli Stati Uniti e del regime sionista, ignorano consapevolmente il fatto evidente che le riunioni pacifiche del popolo iraniano sono state trasformate in violenza dal movimento organizzato di agenti terroristici equipaggiati dal regime sionista, durante le quali un gran numero di manifestanti e forze dell'ordine e di sicurezza sono stati attaccati, feriti o hanno perso la vita", ha affermato il ministero degli Esteri in un comunicato diffuso sui social network, sottolineando che il suo impegno principale è quello di proteggere i diritti fondamentali del suo popolo in conformità con la Costituzione, "compreso il diritto alla protesta pacifica".
Il dicastero ha assicurato che "adempirà alla sua responsabilità" di proteggere i suoi cittadini e difendere la sua sovranità nazionale e l'integrità territoriale da "qualsiasi minaccia o aggressione straniera".
Iran, ripristina servizio sms nazionale: Internet ancora spento
L'Iran ha ripristinato il servizio Sms all'interno del Paese, dopo essere stato bloccato per nove giorni dalle autorità iraniane che hanno imposto un blackout delle comunicazioni, interrompendo Internet e le chiamate internazionali a livello globale, nel mezzo delle proteste che hanno scosso il Paese. "L'invio di Sms sui cellulari è stato riattivato pochi minuti fa", ha riferito l'agenzia di stampa Tasnim sabato mattina presto, senza fornire ulteriori dettagli. L'agenzia stampa spagnola Efe ha confermato che i messaggi di testo sono di nuovo operativi all'interno del Paese. Gli Sms internazionali, tuttavia, rimangono inattivi, così come l'accesso a Internet globale, e le comunicazioni con l'estero sono possibili solo tramite telefonate. L'Iran ha interrotto tutte le comunicazioni e l'accesso a Internet l'8 gennaio.
Ong, regime lavora a limitare internet in modo permanente
L'Iran starebbe pianificando una separazione permanente dalla rete globale, consentendo l'accesso a internet solo a individui vagliati e autorizzati dal regime, mentre il resto della popolazione sarebbe confinato a una rete nazionale chiusa. Lo riporta il Guardian citando attivisti per i diritti digitali iraniani. Secondo un rapporto di Filterwatch, organizzazione che monitora la censura online in Iran, e' in corso "un piano riservato per trasformare l'accesso a internet internazionale in un privilegio governativo". Fonti interne citate dal rapporto sostengono che i media di Stato e i portavoce del governo abbiano gia' segnalato che si tratta di un cambiamento strutturale e definitivo, avvertendo che l'accesso libero alla rete non tornera' dopo il 2026. In base al piano, solo i cittadini in possesso di autorizzazioni di sicurezza o che abbiano superato controlli governativi potranno collegarsi a una versione filtrata di internet globale, spiega Amir Rashidi, responsabile di Filterwatch. Tutti gli altri iraniani avrebbero accesso esclusivamente alla cosiddetta internet nazionale, una rete parallela domestica scollegata dal resto del mondo.
Scontri davanti ambasciata a Londra, feriti e arresti
La manifestazione dell'opposizione iraniana contro le autorita' di Teheran davanti all'ambasciata a Londra si e' trasformata in scontri, anche violenti, con la polizia che hanno portato ad almeno quattro feriti e diversi arresti. Lo ha reso noto la Metropolitan Police, parlando di "disordini violenti'. I fatti sono avvenuti venerdi' sera, quando manifestanti hanno lanciato oggetti contro le forze dell'ordine. Secondo la polizia londinese, diverse persone sono state arrestate con l'accusa di disordini. Le ambulanze sono intervenute sul posto intorno alle 20.45 e, oltre a quattro feriti trasportati in ospedale, altre due persone sono state medicate sul luogo e dimesse. In una nota diffusa su X, la Metropolitan Police ha riferito che un manifestante e' riuscito a scalare l'edificio dell'ambasciata, passando su "diversi balconi" e a rimuovere la bandiera iraniana. L'uomo e' stato arrestato con l'accusa di danneggiamento, violazione di proprieta' diplomatica e aggressione a pubblico ufficiale.
Londra, manifestante rimuove bandiera da ambasciata Iran: arrestato
Un manifestante è stato arrestato dopo essere salito sul tetto dell'ambasciata iraniana a Londra per rimuovere la sua bandiera, ha riferito venerdì sera la polizia britannica. "Durante la protesta che si e' svolta stasera davanti all'ambasciata iraniana, un manifestante e' entrato illegalmente in proprieta' privata, scavalcando diversi balconi fino a raggiungere il tetto dell'ambasciata, dove ha tolto una bandiera,", riferisce la polizia sul social network X. Il 10 gennaio, un altro uomo sostitui' brevemente l'emblema dell'ambasciata con la bandiera usata prima della rivoluzione islamica iraniana del 1979. Venerdi', la manifestazione e' stata segnata anche dal lancio di oggetti contro le forze dell'ordine e "diversi agenti sono rimasti feriti", ha detto la polizia, che ha riferito "molteplici" arresti.
Trump: "Mi sono convinto da solo a non attaccare"
"Nessuno mi ha convinto. Mi sono convinto da solo" a non attaccare l'Iran. Lo ha detto il presidente americano Donald Trump parlando ai giornalisti alla Casa Bianca prima di partire per la Florida, rispondendo a una domanda su ruolo degli alleati degli Stati Uniti in Medio Oriente. Oman, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti hanno svolto nei giorno scorsi un ruolo di mediazione per cercare una soluzione diplomatica alla crisi iraniana. Trump ha dichiarato di essersi "convinto" a rimandare un'azione militare contro l'Iran, in parte perché Teheran ha dichiarato di voler annullare le esecuzioni programmate dei manifestanti detenuti.
Pahlavi ai manifestanti: "Da domani a lunedì fate sentire vostra voce"
Il figlio dell'ultimo scià di Persia, Reza Pahlavi, ha rivolto un appello tramite 'X' ai manifestanti in Iran. ''Chiedo a tutti voi coraggiosi compatrioti in tutto l'Iran di alzare la voce della rabbia e di protestare da sabato 17 a lunedì 19 gennaio, esattamente alle 20, con slogan nazionali, e di mostrare al mondo che la fine di questi criminali anti-iraniani e anti-iraniani è vicina'', ha scritto Pahlavi. ''Il mondo vede il vostro coraggio e offrirà un sostegno più chiaro e concreto alla vostra rivoluzione nazionale. Vi assicuro: insieme riprenderemo l'Iran e lo ricostruiremo da capo'', ha aggiunto.
Ue consiglia di evitare spazio aereo iraniano: "Rischio elevato"
L'Unione europea (Ue) ha consigliato alle compagnie aeree europee di evitare lo spazio aereo iraniano. "La presenza e il possibile utilizzo di un'ampia gamma di armi e sistemi di difesa aerea, oltre alle imprevedibili risposte'', ''creano un rischio elevato per i voli civili che operano a tutte le altitudini e a tutti i livelli di volo", ha affermato l'Agenzia dell'Unione europea per la sicurezza aerea in un bollettino.
Meloni: "Lavorare per de-escalation, solidarietà a manifestanti"
Per quanto riguarda l'Iran, "penso che dobbiamo lavorare per una de-escalation. È quello che l'Italia continua a fare; ne ho parlato anche con il Sultano dell'Oman, che ha avuto con noi un ruolo molto importante nelle negoziazioni. Voglio ribadire la mia solidarietà al popolo iraniano e a chi manifesta legittimamente per i propri diritti e per un futuro migliore. Non credo che manifestare per i propri diritti si possa pagare con la vita. Condanniamo la repressione e le uccisioni da parte del regime iraniano, chiediamo all'Iran di garantire l’incolumità dei cittadini che vogliono manifestare, ma stiamo lavorando per una de-escalation e per tornare a negoziati che possano risolvere in particolare il dossier nucleare". Lo ha detto la premier Giorgia Meloni, parlando con i giornalisti presso l'ambasciata d'Italia a Tokyo.
Media: "Pentagono era pronto a colpire l'Iran mercoledì"
Donald Trump era incline a ordinare un attacco contro l'Iran martedì e aveva chiesto al Pentagono di prepararsi. Gli ufficiali americani sono andati a dormire aspettandosi di ricevere l'ordine finale e colpire mercoledì. Ma l'ordine - riporta il Wall Street Journal - non è mai arrivato: alle prese con punti di vista alternativi e divergenti all'interno dell'amministrazione sulla certezza della caduta del regime, Trump ha rinunciato al raid complice anche la mancanza di asset militari adeguati nell'area e il pressing di Israele e dei paesi arabi. A pesare anche il timore che un attacco avrebbe potuto prolungare il conflitto.