Il tycoon avrebbe rinunciato al raid complice la mancanza di asset militari adeguati nell'area e il pressing di Israele e dei paesi arabi. A pesare anche il timore che un attacco avrebbe potuto prolungare il conflitto. Il Pentagono intanto invia più forze militari in Medio Oriente. Reza Pahlavi, figlio dell'ultimo scià, parla a Washington: “Sono l'unico che può garantire la transizione”. Il regima cerca di fermare le proteste: città militarizzate e arresti, il blocco di Internet potrebbe durare fino a fine marzo
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Donald Trump era incline a ordinare un attacco contro l'Iran mercoledì e aveva chiesto al Pentagono di prepararsi. Ma l'ordine - riporta il Wall Street Journal - non è mai arrivato: alle prese con punti di vista alternativi e divergenti all'interno dell'amministrazione sulla certezza della caduta del regime, Trump ha rinunciato al raid complice anche la mancanza di asset militari adeguati nell'area e il pressing di Israele e dei paesi arabi. A pesare anche il timore che un attacco avrebbe potuto prolungare il conflitto. Il Pentagono intanto invia più forze militari in Medio Oriente. Sono in arrivo la portaerei Lincoln e sistemi di difesa terrestri. Reza Pahlavi, figlio dell'ultimo scià, parla a Washington: “Tornerò in Iran, sono l'unico che può garantire la transizione”, dice e aggiunge di essere certo che il potere degli ayatollah nella Repubblica islamica “cadrà”. Intanto, il regima cerca di fermare le proteste: città militarizzate e arresti, il blocco di Internet potrebbe durare fino a fine marzo. L'Ue raccomanda alle compagnie aeree di evitare lo spazio aereo dell'Iran.
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Verso blackout permanente Internet: "Autorizzazione un privilegio per pochi"
Il regime in Iran si prepara a rendere permanente il blackout di Internet nel Paese. Solo le persone autorizzate dalle autorità potranno accedere a una versione filtrata della rete globale, denuncia l'ong che tiene sotto controllo la censura sul web in Iran Filterwatch, citata dal Guardian. "E' in via di definizione un piano classificato per trasformare l'accesso alla rete globale in un 'privilegio governativo'", ha spiegato Amir Rashidi, il direttore dell'ong.
"I media di Stato e portavoce del governo hanno già segnalato che è in corso una trasformazione permanente, e anticipato che l'accesso senza limiti non sarà possibile neanche dopo il 2026". I normali iraniani potranno accedere solo all'Internet iraniano, una rete isolata dal resto del mondo.
Il blackout della rete è iniziato lo scorso otto gennaio, dopo che le proteste, iniziate a Teheran il 28 dicembre, si erano estese. Il controllo della rete già operato dalle autorità con la pratica nota come 'whitelisting', che limita l'accesso solo a una selezione di indirizzi, è stata resa possibile probabilmente con componenti importate dalla Cina.
Media: "Per reprimere le proteste l'Iran ha usato forze alleate regionali"
La Forza Quds delle Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno dovuto ricorrere al supporto delle loro forze alleate nella regione nell'uccisione dei manifestanti iraniani l'8 e il 9 gennaio. Lo scrive Iran International. Secondo le informazioni raccolte dal media di opposizione basato a Londra, la Brigata Fatemiyoun dell'Afghanistan, la Brigata Zainebiyoun del Pakistan e le Forze di Mobilitazione Popolare dell'Iraq hanno compiuto una parte significativa delle uccisioni. Il media cita Hassan Hashemian, esperto di affari arabi. L'esperto ha dichiarato a Iran International che le autorità iraniane si sono rivolte a forze straniere a causa della carenza di personale. Secondo Hashemian la portata delle proteste in tutto l'Iran ha infatti superato la capacità delle forze di sicurezza interne. "La Repubblica Islamica sta affrontando una carenza di forze e la portata della rivolta nazionale iraniana è stata così ampia che le forze interne non sono riuscite a gestirla", ha affermato, aggiungendo che l'entità delle vittime segnalata indica il coinvolgimento di milizie esperte. "Il fatto che tra le 12.000 e le 20.000 persone siano state uccise in due giorni dimostra che questi gruppi sono stati schierati specificamente per uccidere. Hanno precedenti esperienze in Iraq e Siria".
Ong: "3.090 le vittime della violenta repressione delle proteste"
Sono 3.090 i morti in Iran, uccisi nel corso della violenta repressione delle proteste nelle piazze di numerose città del Paese, rende noto l'ong Human Rights Activists. Il bilancio delle vittime continua a salire. Le proteste si sono interrotte mercoledì mentre continua il blackout di Internet in tutto il Paese.
Easa: "Aerei dovrebbero evitare lo spazio aereo iraniano"
L'Agenzia europea per la sicurezza aerea (Easa) ha invitato le compagnie aeree a evitare momentaneamente lo spazio aereo iraniano a causa della "situazione in corso e la possibilità di un'azione militare statunitense". L'Easa ha consigliato agli operatori aerei di "prestare attenzione e di attuare piani di emergenza per le operazioni e la pianificazione delle rotte all'interno dello spazio aereo dei paesi vicini, in particolare dove si trovano le basi militari statunitensi".
L'Easa ha dichiarato che le forze di difesa aerea iraniane sono "in stato di massima allerta" a causa dell'escalation, aggiungendo che "attualmente vi è una maggiore probabilità di errori di identificazione" nello spazio aereo iraniano. "La presenza e il possibile utilizzo di un'ampia gamma di armi e sistemi di difesa aerea, combinati con risposte statali imprevedibili e la potenziale attivazione di sistemi Sam, creano un rischio elevato per i voli civili che operano a tutte le altitudini e livelli di volo", ha affermato l'autorità nel suo avviso, che rimarrà in vigore fino al 16 febbraio.
Teheran: "G7 non interferisca nei nostri affari interni"
Il ministero degli Esteri iraniano ha respinto la "dichiarazione interventista sugli affari interni dell'Iran" dei ministri degli Esteri dei paesi del G7, dopo che questi hanno minacciato la repubblica islamica con nuove sanzioni "se continuerà la repressione delle proteste", iniziate più di due settimane fa e che hanno causato più di 3.400 morti e migliaia di feriti, secondo le organizzazioni per i diritti umani.
"I paesi del G7, sotto l'influenza degli Stati Uniti e del regime sionista, ignorano consapevolmente il fatto evidente che le riunioni pacifiche del popolo iraniano sono state trasformate in violenza dal movimento organizzato di agenti terroristici equipaggiati dal regime sionista, durante le quali un gran numero di manifestanti e forze dell'ordine e di sicurezza sono stati attaccati, feriti o hanno perso la vita", ha affermato il ministero degli Esteri in un comunicato diffuso sui social network, sottolineando che il suo impegno principale è quello di proteggere i diritti fondamentali del suo popolo in conformità con la Costituzione, "compreso il diritto alla protesta pacifica".
Il dicastero ha assicurato che "adempirà alla sua responsabilità" di proteggere i suoi cittadini e difendere la sua sovranità nazionale e l'integrità territoriale da "qualsiasi minaccia o aggressione straniera".
Iran, ripristina servizio sms nazionale: Internet ancora spento
L'Iran ha ripristinato il servizio Sms all'interno del Paese, dopo essere stato bloccato per nove giorni dalle autorità iraniane che hanno imposto un blackout delle comunicazioni, interrompendo Internet e le chiamate internazionali a livello globale, nel mezzo delle proteste che hanno scosso il Paese. "L'invio di Sms sui cellulari è stato riattivato pochi minuti fa", ha riferito l'agenzia di stampa Tasnim sabato mattina presto, senza fornire ulteriori dettagli. L'agenzia stampa spagnola Efe ha confermato che i messaggi di testo sono di nuovo operativi all'interno del Paese. Gli Sms internazionali, tuttavia, rimangono inattivi, così come l'accesso a Internet globale, e le comunicazioni con l'estero sono possibili solo tramite telefonate. L'Iran ha interrotto tutte le comunicazioni e l'accesso a Internet l'8 gennaio.
Ong, regime lavora a limitare internet in modo permanente
L'Iran starebbe pianificando una separazione permanente dalla rete globale, consentendo l'accesso a internet solo a individui vagliati e autorizzati dal regime, mentre il resto della popolazione sarebbe confinato a una rete nazionale chiusa. Lo riporta il Guardian citando attivisti per i diritti digitali iraniani. Secondo un rapporto di Filterwatch, organizzazione che monitora la censura online in Iran, e' in corso "un piano riservato per trasformare l'accesso a internet internazionale in un privilegio governativo". Fonti interne citate dal rapporto sostengono che i media di Stato e i portavoce del governo abbiano gia' segnalato che si tratta di un cambiamento strutturale e definitivo, avvertendo che l'accesso libero alla rete non tornera' dopo il 2026. In base al piano, solo i cittadini in possesso di autorizzazioni di sicurezza o che abbiano superato controlli governativi potranno collegarsi a una versione filtrata di internet globale, spiega Amir Rashidi, responsabile di Filterwatch. Tutti gli altri iraniani avrebbero accesso esclusivamente alla cosiddetta internet nazionale, una rete parallela domestica scollegata dal resto del mondo.
Scontri davanti ambasciata a Londra, feriti e arresti
La manifestazione dell'opposizione iraniana contro le autorita' di Teheran davanti all'ambasciata a Londra si e' trasformata in scontri, anche violenti, con la polizia che hanno portato ad almeno quattro feriti e diversi arresti. Lo ha reso noto la Metropolitan Police, parlando di "disordini violenti'. I fatti sono avvenuti venerdi' sera, quando manifestanti hanno lanciato oggetti contro le forze dell'ordine. Secondo la polizia londinese, diverse persone sono state arrestate con l'accusa di disordini. Le ambulanze sono intervenute sul posto intorno alle 20.45 e, oltre a quattro feriti trasportati in ospedale, altre due persone sono state medicate sul luogo e dimesse. In una nota diffusa su X, la Metropolitan Police ha riferito che un manifestante e' riuscito a scalare l'edificio dell'ambasciata, passando su "diversi balconi" e a rimuovere la bandiera iraniana. L'uomo e' stato arrestato con l'accusa di danneggiamento, violazione di proprieta' diplomatica e aggressione a pubblico ufficiale.
Londra, manifestante rimuove bandiera da ambasciata Iran: arrestato
Un manifestante è stato arrestato dopo essere salito sul tetto dell'ambasciata iraniana a Londra per rimuovere la sua bandiera, ha riferito venerdì sera la polizia britannica. "Durante la protesta che si e' svolta stasera davanti all'ambasciata iraniana, un manifestante e' entrato illegalmente in proprieta' privata, scavalcando diversi balconi fino a raggiungere il tetto dell'ambasciata, dove ha tolto una bandiera,", riferisce la polizia sul social network X. Il 10 gennaio, un altro uomo sostitui' brevemente l'emblema dell'ambasciata con la bandiera usata prima della rivoluzione islamica iraniana del 1979. Venerdi', la manifestazione e' stata segnata anche dal lancio di oggetti contro le forze dell'ordine e "diversi agenti sono rimasti feriti", ha detto la polizia, che ha riferito "molteplici" arresti.
Trump: "Mi sono convinto da solo a non attaccare"
"Nessuno mi ha convinto. Mi sono convinto da solo" a non attaccare l'Iran. Lo ha detto il presidente americano Donald Trump parlando ai giornalisti alla Casa Bianca prima di partire per la Florida, rispondendo a una domanda su ruolo degli alleati degli Stati Uniti in Medio Oriente. Oman, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti hanno svolto nei giorno scorsi un ruolo di mediazione per cercare una soluzione diplomatica alla crisi iraniana. Trump ha dichiarato di essersi "convinto" a rimandare un'azione militare contro l'Iran, in parte perché Teheran ha dichiarato di voler annullare le esecuzioni programmate dei manifestanti detenuti.
Pahlavi ai manifestanti: "Da domani a lunedì fate sentire vostra voce"
Il figlio dell'ultimo scià di Persia, Reza Pahlavi, ha rivolto un appello tramite 'X' ai manifestanti in Iran. ''Chiedo a tutti voi coraggiosi compatrioti in tutto l'Iran di alzare la voce della rabbia e di protestare da sabato 17 a lunedì 19 gennaio, esattamente alle 20, con slogan nazionali, e di mostrare al mondo che la fine di questi criminali anti-iraniani e anti-iraniani è vicina'', ha scritto Pahlavi. ''Il mondo vede il vostro coraggio e offrirà un sostegno più chiaro e concreto alla vostra rivoluzione nazionale. Vi assicuro: insieme riprenderemo l'Iran e lo ricostruiremo da capo'', ha aggiunto.
Ue consiglia di evitare spazio aereo iraniano: "Rischio elevato"
L'Unione europea (Ue) ha consigliato alle compagnie aeree europee di evitare lo spazio aereo iraniano. "La presenza e il possibile utilizzo di un'ampia gamma di armi e sistemi di difesa aerea, oltre alle imprevedibili risposte'', ''creano un rischio elevato per i voli civili che operano a tutte le altitudini e a tutti i livelli di volo", ha affermato l'Agenzia dell'Unione europea per la sicurezza aerea in un bollettino.
Meloni: "Lavorare per de-escalation, solidarietà a manifestanti"
Per quanto riguarda l'Iran, "penso che dobbiamo lavorare per una de-escalation. È quello che l'Italia continua a fare; ne ho parlato anche con il Sultano dell'Oman, che ha avuto con noi un ruolo molto importante nelle negoziazioni. Voglio ribadire la mia solidarietà al popolo iraniano e a chi manifesta legittimamente per i propri diritti e per un futuro migliore. Non credo che manifestare per i propri diritti si possa pagare con la vita. Condanniamo la repressione e le uccisioni da parte del regime iraniano, chiediamo all'Iran di garantire l’incolumità dei cittadini che vogliono manifestare, ma stiamo lavorando per una de-escalation e per tornare a negoziati che possano risolvere in particolare il dossier nucleare". Lo ha detto la premier Giorgia Meloni, parlando con i giornalisti presso l'ambasciata d'Italia a Tokyo.
Media: "Pentagono era pronto a colpire l'Iran mercoledì"
Donald Trump era incline a ordinare un attacco contro l'Iran martedì e aveva chiesto al Pentagono di prepararsi. Gli ufficiali americani sono andati a dormire aspettandosi di ricevere l'ordine finale e colpire mercoledì. Ma l'ordine - riporta il Wall Street Journal - non è mai arrivato: alle prese con punti di vista alternativi e divergenti all'interno dell'amministrazione sulla certezza della caduta del regime, Trump ha rinunciato al raid complice anche la mancanza di asset militari adeguati nell'area e il pressing di Israele e dei paesi arabi. A pesare anche il timore che un attacco avrebbe potuto prolungare il conflitto.