Iran, da Mahsa Amini al 2026. La timeline delle proteste: sfida costante al regime
Tra la fine del 2025 e l'inizio del nuovo anno, il Paese è di nuovo sceso in piazza per esprimere con forza il proprio dissenso al regime di Ali Khamenei, che ha reagito con una durissima repressione: si parla di decine di migliaia di morti. Questa volta la miccia è stato il crollo della moneta, ma l'Iran è ormai da tempo teatro di frequenti mobilitazioni popolari contro il potere
LE PROTESTE IN IRAN: SFIDA COSTANTE AL REGIME
- Tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, l’Iran è tornato in piazza a protestare contro il regime al potere, guidato dall’ayatollah Ali Khamenei. La repressione, anche questa volta, è stata durissima: si parla di decine di migliaia di morti. Bisogna però ricordare che è almeno dal 2022, dalla morte di Masha Amini, che le proteste non si sono mai fermate, pur cambiando spesso forma.
L'OMICIDIO DI MAHSA AMINI
- Il 13 settembre 2022, la polizia morale di Teheran aggredisce e porta in custodia Mahsa Amini, 20enne del Kurdistan, perché indossava il velo in maniera non corretta. La ragazza muore dopo tre giorni di coma, a causa delle lesioni provocate dagli agenti. Scoppia la più grande protesta di piazza a partire dal 1979, dalla rivoluzione che trasformò la monarchia in un regime teocratico islamico- sciita.
LA REPRESSIONE DELLE PROTESTE PER MAHSA AMINI
- La repressione dei moti popolari per la morte di Amini fu durissima. Tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023 si registrano centinaia di casi di sospetti avvelenamenti tra studentesse di scuole femminili. Per molti osservatori si è trattato di un tentativo di scoraggiare l’istruzione delle donne.
"DONNA, VITA, LIBERTÀ"
- Le proteste proseguono per tutta la primavera del 2023, sotto lo slogan "Zan, Zendegi, Azadi", cioè “Donna, Vita, Libertà”. A fianco delle giovani, e delle loro madri, si schierano insegnanti, avvocati, operai. Centinaia i morti, migliaia gli arresti.
NARGES MOHAMMADI PREMIO NOBEL PER LA PACE
- Il 6 ottobre 2023, l’attivista Narges Mohammadi – mentre era detenuta nel carcere di Evin, alla periferia di Teheran – viene insignita del Premio Nobel per la Pace. Il regime rimane in silenzio.
2023-2025: DISSENSO COSTANTE
- La protesta sparisce dalle piazze per qualche mese, pur continuando il forte dissenso del popolo verso il regime degli ayatollah. Il 12 dicembre 2025 proprio Narges Mohammadi viene arrestata, in una vicenda dai contorni poco chiari, durante un comizio in memoria dell’avvocato per i diritti umani Khosrow Alikordi, morto - secondo molti - in circostanze sospette.
LA GRANDE CRISI ECONOMICA E IL CROLLO DELLA MONETA
- Verso la fine del 2025 si torna in strada con più vigore, contro il crollo della moneta iraniana e il conseguente tracollo economico che ha coinvolto tutti, anche la classe della media borghesia. Un esempio: un televisore costa quanto quattro anni di affitto a Teheran.
DICEMBRE 2025: LE NUOVE PROTESTE
- Il 28 dicembre 2025 segna l'inizio di un nuovo e rinvigorito moto di proteste, quando molti commercianti del Gran Bazaar di Teheran chiudono la propria attività, facendo da traino per altri centri commerciali della città e di tutto il Paese.
INTERNET OSCURATO, RIPRENDE LA REPRESSIONE
- La situazione peggiora velocemente. L'8 gennaio 2026 il regime oscura Internet in tutto il territorio iraniano. Spegnere il web è una strategia politica: di lì a poco sarebbe partita con più forza la sistematica repressione delle proteste.