Iran, il massacro: da Amir Ali Haydari a Rubina Aminian, le storie simbolo della protesta
MondoNel Paese continuano le manifestazioni e prosegue anche la repressione ordinata dal regime. Nonostante il blocco di internet, alcuni racconti hanno oltrepassato i confini e sono diventati simbolo del massacro. Si tratta, spesso, di giovani e giovanissimi. Dal 17enne Amir Ali Haydari ucciso mentre protestava coi compagni di classe, alla studentessa 23enne di design e moda Rubina Aminian: ecco alcune storie
Continuano le manifestazioni in Iran e continua anche la repressione ordinata dal regime contro le proteste (GLI AGGIORNAMENTI LIVE). Centinaia - forse migliaia - le vittime, uomini e donne, uccise dalle Guardie rivoluzionarie di Ali Khamenei. Con alcune storie che sono diventate simbolo delle proteste. Come quella di Amir Ali Haydari e di Rubina Aminian.
Amir Ali Haydari, ucciso a 17 anni
Amir Ali Haydari aveva 17 anni. Felpa larga, mani in tasca, capelli arruffati, un sorriso: appare così in una foto scattata prima che le forze di sicurezza degli Ayatollah gli sparassero al cuore, accanendosi con il calcio della pistola sul suo corpo inerme con un secondo colpo alla testa. È stato ucciso l'8 gennaio a Kermanshah, nell'ovest dell'Iran: era in piazza con i suoi compagni di classe, una generazione unita per protestare contro il governo liberticida della Guida suprema Ali Khamenei.
La foto
La foto di Amir Ali Haydari, diventata un simbolo della durissima repressione, è stata consegnata a Sky News da suo cugino Diako, che vive a Cardiff. "È stato colpito al cuore. E mentre esalava l'ultimo respiro lo hanno colpito alla testa con il calcio di una pistola, così tante volte che il suo cervello si è sparso a terra", ha raccontato riferendo le notizie arrivate dai familiari in Iran. Il certificato di morte, ovviamente, riporta una storia diversa: il 17enne sarebbe caduto da una grande altezza, sbattendo forte la testa. Una ricostruzione adottata dagli Ayatollah per centinaia di persone, forse migliaia, tutti considerati terroristi manovrati da agenti stranieri.
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I video dei corpi
I video degli ultimi giorni, fatti uscire dall’Iran nonostante il blocco di internet, mostrano corpi chiusi in sacchi neri, accatastati per strada o dentro gli ospedali. Le testimonianze si moltiplicano. Quell'8 gennaio a Kermanshah erano in tanti insieme ad Amir Ali Haydari. Secondo Sky News, in un filmato girato quel giorno si vedono poliziotti in borghese intimidire i manifestanti e sparare contro di loro per le strade. Secondo i familiari del 17enne, molti suoi amici sono rimasti coinvolti nelle violenze: "Due sono in coma, molti altri sono stati uccisi. Proprio come lui. Li hanno fucilati", ha detto il cugino, aggiungendo che "quando la famiglia ha ritirato il corpo, lo zio di Amir ha parlato di circa 500 cadaveri in ospedale. Ha dovuto identificarlo tra tutti gli altri".
Rubina Aminian, uccisa a 23 anni
Tra le storie simbolo c’è anche quella di Rubina Aminian, 23 anni, studentessa di design tessile e di moda allo Shariati College di Teheran. È stata uccisa alle spalle, con uno sparo alla testa, come se fosse un'esecuzione. I suoi familiari, anche loro provenienti da Kermanshah, sono dovuti andare nella capitale per cercare il corpo: l’hanno trovato accatastato vicino all'università insieme ad altri centinaia, come hanno raccontato dall'Ong Iran Human Rights.
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Rebin Moradi, ucciso a 17 anni
È stato ucciso a 17 anni anche Rebin Moradi, giovane curdo. Era un giovane calciatore del Saipa Club e giocava nella Lega giovanile di Teheran. Nei giorni scorsi è stato diffuso un suo video, mentre da piccolo si allenava su un campo da calcio, da solo, facendo finte sul pallone. Gli hanno sparato a bruciapelo nelle proteste della capitale. La sua famiglia ha ricevuto la conferma della sua morte dopo quattro giorni, senza altre informazioni.
I giovani e le donne
Amir Ali Haydari, Rubina Aminian, Rebin Moradi. Ma anche Erfan Faraji, Yasin Mirzaei e tanti altri e tante altre. La Spoon river di Ong come Hengaw Organization for Human Rights è spaventosa. Le vittime di questo massacro sono spesso giovani e giovanissimi. Uccisi a sangue freddo, i loro corpi umiliati. Tra i manifestanti, in prima fila, ci sono le donne: specialmente nella capitale, dove il movimento femminista è forte e guida le proteste. Stanno scendendo in piazza per rivendicare il loro diritto alla libertà, a un futuro migliore. E per questo sono il bersaglio preferito delle forze di sicurezza degli Ayatollah.