Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
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Chi era Ali Larijani, stratega e fedelissimo di Khamenei ucciso dall’Idf

Mondo
©IPA/Fotogramma

Introduzione

La terza settimana di guerra in Iran è stata segnata dall’uccisione, annunciata dalle forze militari israeliane, di Ali Larijani. Capo della sicurezza nazionale, era un fedelissimo della Guida suprema Ali Khamenei ed era stato eliminato nel primo giorno di attacchi di Usa e Israele. Secondo gli analisti, negli ultimi mesi aveva concentrato nelle sue mani un enorme potere all’interno del regime degli ayatollah. 

Quello che devi sapere

Israele: "Larijani e capo Basij sono stati uccisi"

"Sono appena stato informato dal capo di stato maggiore che il segretario del Consiglio di sicurezza nazionale Ali Larijani e il comandante dei Basij sono stati uccisi questa notte, raggiungendo il capo del programma di distruzione Ali Khamenei, e tutti i membri sconfitti dell'asse del male nelle profondità dell'inferno", ha annunciato il ministro della Difesa israeliano Israel Katz, il 17 marzo 2026, in una dichiarazione video accanto al capo di Stato maggiore.

 

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Come è stato ucciso Larijani

Secondo una ricostruzione rilanciata dai media israeliani, l'eliminazione di Larijani era stata pianificata per la notte tra domenica e lunedì 16 marzo, ma è stata rinviata all'ultimo momento. Proprio il 16 marzo, poi, a mezzogiorno, era arrivata un'informazione secondo cui Larijani avrebbe dovuto recarsi in uno dei suoi appartamenti sicuri. Non nella sua abitazione privata, ma in uno degli appartamenti che utilizzava. Al momento dell'attacco dell'Idf si trovava insieme con il figlio.

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Chi era Ali Larijani

Ma chi era Ali Larijani? Tra coloro che hanno traghettato l'Iran dalla Guida di Khamenei padre a quella del figlio, 67 anni, era capo del Supremo Consiglio per la Sicurezza nazionale dell'Iran (Snsc). Ritenuto un fedelissimo della defunta Guida Suprema, un tempo era annoverato tra le fila dei pragmatici ma aveva poi assunto posizioni più intransigenti. Era stato lui il primo tra gli alti funzionari iraniani a parlare pubblicamente dopo gli attacchi del 28 febbraio 2026, e sempre lui a smentire il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sulle intenzioni del regime di negoziare.

La leadership del Supremo Consiglio per la Sicurezza nazionale

Veterano della politica, più volte aspirante candidato alla presidenza, Larijani aveva ripreso la leadership dell'Snsc - che aveva già diretto 20 anni fa - dopo la guerra dei 12 giorni tra Iran e Israele del giugno 2025, tornando formalmente al centro dell'apparato di sicurezza iraniano. Aveva ricoperto incarichi di alto livello nel corso di una carriera caratterizzata dalla lealtà a Khamenei e dalla reputazione di saper intrattenere relazioni pragmatiche con le fazioni spesso rivali del Sistema.

 

Per approfondire: Iran, dai missili ai droni alle forze navali e terrestri: l’arsenale di Teheran

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Dall’Oman a Mosca fino alla Cina

Per Larijani, il suo status di stratega fidato della Guida Suprema si era materializzato nel febbraio 2026 con un viaggio in Oman, Paese mediatore con gli Stati Uniti, per preparare i colloqui sul programma nucleare, mentre Washington rafforzava il suo dispositivo militare in Medio Oriente per cercare di estorcere concessioni a Teheran prima di sferrare l'attacco. Era stato sempre lui, negli ultimi mesi, a recarsi a Mosca per discutere di una serie di questioni in materia di sicurezza, a ulteriore dimostrazione del suo ritorno alla diplomazia di alto livello. Inoltre, pochi anni fa, gli era stato affidato anche il compito di portare avanti i negoziati con la Cina, culminati con un accordo di cooperazione di 25 anni siglato nel 2021.

 

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Le origini

Nato nel 1958 a Najaf, città culla dello sciismo iracheno, da una famiglia di esponenti del clero iraniano, Larijani si trasferì in Iran da bambino e conseguì poi un dottorato di ricerca in filosofia, ricevendo un’educazione laica. Anche diversi suoi fratelli hanno ricoperto posizioni di rilievo nell'establishment, tra cui la magistratura e il ministero degli Esteri. Ex membro delle Guardie rivoluzionarie (Irgc), è stato capo negoziatore sul nucleare dal 2005 al 2007, difendendo il diritto del suo Paese ad arricchire l'uranio, ed era presidente del Parlamento quando, nel 2015, l'Iran ha siglato l'intesa (Jcpoa) poi stracciata da Trump nel 2018.

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Il ruolo nella repressione delle proteste

Gli Usa - che lo hanno sanzionato - ritengono avesse avuto un ruolo di primo piano nella repressione feroce delle ultime proteste anti-governative a gennaio che, insieme ad altri esponenti del regime, aveva bollato come "rivolte" fomentate da Israele. In vista dei raid aerei di sabato, Khamenei aveva delegato la gestione del Paese proprio a Larijani, che aveva di fatto messo da parte il presidente Masoud Pezeshkian, secondo una ricostruzione del New York Times.

L’annuncio del Consiglio provvisorio

Larijani, dopo l’inizio degli attacchi congiunti Usa-Israele, aveva confermato il suo ruolo chiave nel processo di transizione annunciando la formazione del Consiglio provvisorio di tre membri per guidare la fase di passaggio. Del Consiglio facevano parte, come previsto dalla Costituzione, il presidente della Repubblica Massud Pezeshkian, il capo della magistratura, Gholamhossein Mohsen-Ejei, e un membro del Consiglio dei Guardiani della Costituzione, scelto nella persona dell'ayatollah Alireza Arafi. Alla fine a succedere a Khamenei è stato il figlio Mojtaba.

 

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