Introduzione
La leadership iraniana sopravvissuta all'offensiva congiunta di Israele e Stati Uniti (GLI AGGIORNAMENTI IN DIRETTA) deve fare i conti con uno scenario quasi inedito per il Paese, ma al quale si preparava da tempo: gestire la successione alla Guida Suprema, Ali Khamenei, ucciso nei raid di sabato su Teheran. È solo la seconda volta che si elegge il leader della Repubblica islamica, dopo la Rivoluzione del 1979 guidata dal Grande Ayatollah Khomeini, a cui nel 1989 succedette Khamenei. Dalla scelta della terza Guida Suprema dipenderà la traiettoria che imboccherà l'Iran: una figura ideologica e intransigente o una più pragmatica potrebbe determinare se il Paese perseguirà una guerra totale o un accordo negoziato con gli Stati Uniti.
Quello che devi sapere
Ali Larijani
Nel vuoto lasciato da Khamenei dopo 37 anni di potere, e nell’incertezza che avvolge da anni la successione del leader, si è fatto largo Ali Larijani, 67 anni, capo del Supremo Consiglio per la Sicurezza nazionale dell'Iran (Snsc), ritenuto un fedelissimo della defunta Guida Suprema. Un tempo annoverato tra le fila dei pragmatici, oggi ha assunto posizioni più intransigenti. È stato lui il primo tra gli alti funzionari iraniani a parlare pubblicamente dopo gli attacchi di sabato, e sempre lui a smentire il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sulle intenzioni del regime di negoziare.
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Il messaggio su X
In un post su X Larijani, una delle figure più influenti del Paese, ha risposto alle notizie dei media secondo cui Teheran avrebbe contattato gli Usa tramite intermediari chiedendo di riprendere i colloqui, dicendo che l'Iran "non negozierà" con gli Stati Uniti. Il presidente Donald Trump ha "sprofondato la regione nel caos con le sue 'false speranze' e ora è preoccupato per ulteriori perdite di truppe americane", ha rincarato Larijani nel suo post.
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La leadership del Supremo Consiglio per la Sicurezza nazionale
Veterano della politica, più volte aspirante candidato alla presidenza, Larijani ha ripreso la leadership dell'Snsc - che aveva già diretto 20 anni fa - dopo la guerra dei 12 giorni tra Iran e Israele del giugno 2025, tornando formalmente al centro dell'apparato di sicurezza iraniano. Ha ricoperto incarichi di alto livello nel corso di una carriera caratterizzata dalla lealtà a Khamenei e dalla reputazione di saper intrattenere relazioni pragmatiche con le fazioni spesso rivali del Sistema.
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Dall’Oman a Mosca fino alla Cina
Per Larijani, il suo status di stratega fidato della Guida Suprema si è materializzato nel febbraio 2026 con un viaggio in Oman, Paese mediatore con gli Stati Uniti, per preparare i colloqui sul programma nucleare, mentre Washington rafforzava il suo dispositivo militare in Medio Oriente per cercare di estorcere concessioni a Teheran prima di sferrare l'attacco. È stato sempre lui, negli ultimi mesi, a recarsi a Mosca per discutere di una serie di questioni in materia di sicurezza, a ulteriore dimostrazione del suo ritorno alla diplomazia di alto livello. Inoltre, pochi anni fa, gli era stato affidato anche il compito di portare avanti i negoziati con la Cina, culminati con un accordo di cooperazione di 25 anni siglato nel 2021.
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Le origini
Nato nel 1958 a Najaf, città culla dello sciismo iracheno, da una famiglia di esponenti del clero iraniano, Larijani si trasferì in Iran da bambino e conseguì poi un dottorato di ricerca in filosofia, ricevendo un’educazione laica. Anche diversi suoi fratelli hanno ricoperto posizioni di rilievo nell'establishment, tra cui la magistratura e il ministero degli Esteri. Ex membro delle Guardie rivoluzionarie (Irgc), è stato capo negoziatore sul nucleare dal 2005 al 2007, difendendo il diritto del suo Paese ad arricchire l'uranio, ed era presidente del Parlamento quando, nel 2015, l'Iran ha siglato l'intesa (Jcpoa) poi stracciata da Trump nel 2018.
Il ruolo nella repressione delle proteste
Gli Usa - che lo hanno sanzionato - ritengono abbia avuto un ruolo di primo piano nella repressione feroce delle ultime proteste anti-governative a gennaio che, insieme ad altri esponenti del regime, ha bollato come "rivolte" fomentate da Israele. In vista dei raid aerei di sabato, Khamenei avrebbe delegato la gestione del Paese proprio a Larijani, che ha di fatto messo da parte il presidente Masoud Pezeshkian, secondo una ricostruzione del New York Times.
L’annuncio del Consiglio provvisorio
Larijani, dopo l’inizio degli attacchi congiunti Usa-Israele, ha infatti confermato il suo ruolo chiave nel processo di transizione annunciando la formazione del Consiglio provvisorio di tre membri che dovrà guidare la fase di passaggio. Ovvero fino all'elezione della nuova Guida da parte degli 88 membri dell'Assemblea degli Esperti. Del Consiglio fanno parte, come previsto dalla Costituzione, il presidente della Repubblica Massud Pezeshkian, il capo della magistratura, Gholamhossein Mohsen-Ejei, e un membro del Consiglio dei Guardiani della Costituzione, scelto nella persona dell'ayatollah Alireza Arafi.
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