Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
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Guerra Iran, le posizioni dell'Italia e dei Paesi europei dopo gli attacchi Usa-Israele

Mondo
©Getty

Introduzione

Di fronte all’intervento militare congiunto di Stati Uniti e Israele e ai Pasdaran che promettono vendetta (TUTTI GLI AGGIORNAMENTI LIVE), l'Europa trova una momentanea posizione comune, e pur senza schierarsi militarmente, avverte Teheran che gli attacchi agli alleati del Golfo sono "inaccettabili". Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ribadisce che "la posizione dell'Italia è quella dell'Unione europea", mentre Macron lancia un piano nucleare con 8 Paesi europei e Starmer concede l'uso di basi britanniche alle forze di Donald Trump.

Quello che devi sapere

Ue: "Non sosteniamo regime oppressivo"

"Ciò che non sosteniamo è il regime oppressivo che ha ucciso persone in Iran e che è contro qualsiasi legge", ha detto la portavoce della Commissione Ue Paula Pinho, rispondendo a una domanda sul supporto Ue o meno all'attacco di Usa e Israele all'Iran. "Abbiamo invitato tutte le parti a esercitare la massima moderazione, a rispettare pienamente il diritto internazionale", ha aggiunto.

 

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L’Ue e il sostegno ai partner nel Golfo

Il dossier Medio Oriente è stato l'unico punto all'ordine del giorno dei 27 ministri Ue convocati l’1 marzo in una videoconferenza straordinaria con l'Alta rappresentante Ue Kaja Kallas. "Gli attacchi indiscriminati del regime contro i nostri partner segnano un'escalation senza precedenti e devono cessare. I proxy dell'Iran devono rimanere fuori dal conflitto. Le minacce contro il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz sono sconsiderate e devono finire", hanno evidenziato i 27. Per Bruxelles guardare al dopo Ayatollah non è più un tabù. "La morte di Ali Khamenei è un momento decisivo nella storia dell'Iran, ora si apre una strada verso un Iran diverso", ha scritto Kallas su X. Non a caso "una transizione urgente e credibile in Iran" è stata chiesta anche da Ursula von der Leyen. Per far sentire la vicinanza dell'Europa ai partner nel Golfo, la presidente della Commissione si è lanciata in una maratona telefonica, chiamando uno ad uno i leader di Emirati, Arabia Saudita, Giordania, Bahrein, Oman e Kuwait, esprimendo loro la solidarietà dell'Ue e rimarcando lo stesso messaggio: "È necessario salvaguardare la stabilità regionale e proteggere i civili".

 

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Meloni: "L'Iran fermi attacchi ingiustificati nel Golfo"

Sul fronte italiano, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha fatto sapere che "attualmente il governo è impegnato a dare assistenza alle migliaia di italiani che sono rimasti bloccati, particolarmente nei paesi del Golfo. Siamo in contatto con quei Paesi, siamo in contatto con i nostri partner europei, l'obiettivo è ovviamente che la crisi non dilaghi ma penso che nulla possa andare meglio se l'Iran non ferma i suoi attacchi nei confronti dei Paesi del Golfo che sono totalmente ingiustificati". Poi ha aggiunto: "Mi preoccupa il contesto generale, una crisi del diritto internazionale che è inevitabilmente figlia della guerra in Ucraina quando un membro del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha deliberatamente attaccato un suo vicino era inevitabile che avrebbe portato a una stagione di caos".

 

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Tajani: "La posizione dell'Italia è quella dell'Unione europea"

"Tutta l'Europa non ha preso una posizione: la posizione che abbiamo è quella dell'Ue che abbiamo sottoscritto ieri, abbiamo preso la posizione dell'Unione europea, basta che la leggete", ha ribadito ieri il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani lasciando il Senato al termine dell'audizione sulla situazione in Iran e nel Golfo e rispondendo ai cronisti che gli chiedevano conto delle critiche delle opposizioni secondo cui il governo non ha preso posizione. Alla riunione dei 27 dell’1 marzo, Tajani ha indicato tre priorità: sostegno agli sforzi di de-escalation, sicurezza dei cittadini italiani e gestione delle conseguenze economiche del conflitto. Poi ha ribadito il ruolo centrale della missione navale Aspides, Missione che sarà rafforzata con navi aggiuntive per "potenziare la sicurezza marittima" dell'area, ha annunciato Kallas.

 

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Francia-Gb-Germania: "Misure per difendere nostri interessi"

Il giorno dopo l’inizio degli attacchi, Francia, Gran Bretagna e Germania - in un comunicato congiunto dei tre governi - hanno espresso "costernazione di fronte agli attacchi missilistici indiscriminati e sproporzionati lanciati dall'Iran contro alcuni Paesi della regione" e hanno annunciato che "prenderanno misure per difendere gli interessi nostri e dei nostri alleati nella regione, potenzialmente consentendo azioni difensive necessarie e proporzionate per distruggere alla fonte la capacità dell'Iran a lanciare missili e droni".

 

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Parigi: "L'escalation militare deve cessare il prima possibile"

"L'escalation militare deve cessare il prima possibile", ha detto anche il ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot. Per il capo della diplomazia di Parigi, la prosecuzione indefinita delle operazioni militari porta il rischio di un’escalation, ha avvertito, aggiungendo che l'Iran deve "risolversi a cambiamenti maggiori" per permettere la de-escalation nella regione. E ancora: "La sicurezza e la stabilità della regione non possono venire costruiti ovviando ai principi di giustizia e diritto". "La Francia e l'Europa - ha aggiunto - sono pronti a svolgere un ruolo di primo piano per riuscirci". Il ministro ha anche criticato la scelta "deplorabile" di far cadere l'ayatollah Ali Khamenei attraverso un'offensiva decisa senza l'avvallo del consiglio di sicurezza dell'Onu. "L'intervento unilateralmente deciso da Israele e dagli Stati Uniti avrebbe meritato di essere dibattuta nelle istanze previste a questo effetto", ha rimarcato Barrot, evocando tuttavia la "responsabilità schiacciante dell'Iran (...) per il suo rifiuto di aderire a un negoziato".

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Macron lancia un piano nucleare con otto Paesi europei

Intanto sull’onda della guerra in Medio Oriente Emmanuel Macron cambia di fatto la dottrina nucleare francese e fa un decisivo passo avanti nel progetto dell'ombrello atomico europeo targato Parigi. Sono otto i Paesi che hanno già dato disponibilità a collaborare con la Francia: tra questi ci sono Gran Bretagna e Germania, ma non c'è l'Italia. È tempo che l'Europa prenda "in mano il proprio destino - ha sentenziato il presidente francese - Per essere liberi, bisogna essere temuti, e per essere temuti bisogna avere potenza". Parigi, ha annunciato Macron, aumenterà le testate nucleari - al momento sono 290 - e non comunicherà più il numero di quelle a disposizione. Allo stesso tempo verrà lanciata una strategia di deterrenza avanzata, che permetterà agli aerei francesi dotati di armi nucleari di essere dispiegati nei Paesi che hanno aderito all'iniziativa. Al momento si tratta di Gran Bretagna, Germania, Olanda, Belgio, Danimarca, Polonia, Svezia e Grecia. Londra, Parigi e Berlino "lavoreranno insieme a dei progetti di missili di lunghissima gittata", ha spiegato Macron, tentando di spegnere subito eventuali dualismi con la Nato. La nuova dottrina di deterrenza nucleare, ha precisato, "è perfettamente complementare" alla strategia di difesa dell'Alleanza.

Starmer non crede all'idea di "un cambio di regime imposto dal cielo"

Intanto in Gran Bretagna il premier laburista Keir Starmer, di fronte a una Camera dei Comuni ribollente di polemiche, ha sottolineato la finalità "limitata e difensiva" del via libera a scoppio ritardato - inizialmente negato, poi concesso - all'uso di basi britanniche alle forze di Donald Trump sullo sfondo della reazione iraniana agli attacchi di Usa e Israele. Il primo ministro ha rivendicato una linea mediana fra sostegno e opposizione netta alla guerra all'Iran. In modo da evitare sia di unirsi alle opposizioni di sinistra e di centro (nonché all'ondata montante di laburisti dissidenti), che condannano esplicitamente come "illegale" l'azione militare di Usa e Israele, sia di cedere ai pro Trump delle destre che ne denunciano gli indugi sollecitandolo a entrare mani e piedi nello scontro col "regime degli Ayatollah". Un "regime" che Starmer condanna, definendo "oltraggiosa" la sua reazione allargata a Paesi "terzi" del Golfo alleati di Londra, oltre che contro obiettivi militari britannici. Ma mettendo in dubbio la compatibilità di questa guerra con la legge e con "l'interesse nazionale" del Regno Unito, e dicendo senza mezzi termini di non credere all'idea di "un cambio di regime imposto dal cielo" a suon di bombe e missili. Non senza ribadire "fermamente" la scelta "deliberata" di non prendere parte ai raid diretti contro l'Iran, o la volontà di limitare la collaborazione britannica a finalità "esclusivamente difensive" a fronte della pur prevedibile escalation di rappresaglie "sconsiderate" di Teheran.

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Berlino: "Noi non coinvolti, ma pronti a difendere i soldati"

"Noi non siamo coinvolti nelle operazioni militari in Iran", ha ribadito nel frattempo il portavoce del governo tedesco, Stefan Kornelius. A una domanda su come debba essere interpretata la dichiarazione dell'E3 sul fatto che Gran Bretagna, Francia e Germania sono pronti ad adottare misure difensive, Kornelius ha affermato:  "La Germania ha il diritto di proteggere i suoi soldati nella regione e questa responsabilità viene assunta ovviamente dal governo tedesco". Intanto aumenta l'allerta su possibili colpi di coda dell'Iran con operazioni basate nel Vecchio continente. "Non si può escludere il pericolo di rappresaglie da parte di cellule dormienti iraniane", ha avvertito Marc Henrichmann, capo del comitato parlamentare tedesco di controllo dei servizi segreti. "Il regime iraniano - ha spiegato - ha ripetutamente dimostrato in passato di esercitare il terrore oltre i propri confini. Misure di ritorsione non possono essere escluse".

 

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Spagna: "Nessun supporto dalle nostre basi a Usa e Israele"

La Spagna invece respinge ogni sostegno militare all'operazione degli Stati Uniti e Israele contro l'Iran e si smarca dalla linea di Francia, Germania e Regno Unito, che hanno aperto ad "azioni difensive proporzionate" in risposta agli attacchi di Teheran nel Golfo e contro Cipro. La decisione di non concedere supporto operativo ha avuto conseguenze dirette sulle basi di Moron (Siviglia) e Rota (Cadice), dove erano schierati aerei cisterna statunitensi KC-135, che ha portato il Pentagono a trasferirli altrove, secondo quanto ha segnalato la ministra spagnola della Difesa, Margarita Robles. "Posso affermare con assoluta certezza che la Spagna non ha fornito alcun tipo di assistenza all'attacco contro l'Iran", ha spiegato Robles. Il trattato di cooperazione con Washington, ha aggiunto, "deve operare nell'ambito della legalità internazionale" e, in assenza di una risoluzione di un organismo multilaterale come Onu, Nato o Ue, "non è applicabile", ha chiarito. "Le basi" militari in Andalusia "non presteranno alcun supporto, se non eventualmente di natura umanitaria", ha anche detto la ministra. "Fino a quando non vi sarà una risoluzione internazionale, il trattato non è operativo", ha insistito Robles, sottolineando che "gli aerei cisterna statunitensi non hanno svolto né avrebbero svolto alcuna missione di appoggio" e che "probabilmente per questo l'Esercito americano ha preso la decisione sovrana di trasferirli in altre basi".

 

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