Introduzione
La nuova guerra esplosa in Medio Oriente non è limitata ai Paesi coinvolti nelle prime ore di attacchi: già il 28 febbraio infatti, nel giorno in cui sono iniziati i raid di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, Teheran ha iniziato a colpire con missili e droni anche diversi Stati dell’area. Ma perché il regime degli ayatollah ha deciso di ampliare lo scontro, e quali possono essere le conseguenze?
Quello che devi sapere
L’operazione “Truth Promise 4”
Ad annunciare l’espansione del conflitto già nelle prime ore è stato lo stesso Iran. Le Guardie Rivoluzionarie infatti hanno comunicato che l'Operazione "Truth Promise 4" è stata lanciata "in risposta all'aggressione americano-sionista contro il territorio iraniano". Secondo l'annuncio, il quartier generale della Quinta Flotta della Marina statunitense in Bahrein è stato attaccato con missili e droni, e anche le basi americane in Qatar e negli Emirati Arabi Uniti, "oltre ai centri militari e di sicurezza nel cuore di Israele”.
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Gli attacchi dell’Iran ai Paesi arabi
Secondo quanto dichiarato dai Pasdaran, dunque, gli attacchi dell’Iran sarebbero rivolti contro le infrastrutture belliche statunitensi nella zona. In base a quanto riportato da BBC, gli Usa hanno 13 basi militari nel medio-Oriente, che solitamente ospitano tra i 30mila e i 40mila soldati. Nella prima giornata del conflitto risultano essere stati colpiti Dubai, Qatar, Bahrain, Giordania, Kuwait e Arabia Saudita. Tuttavia, gli attacchi di Teheran non sembrano esser stati concentrati solamente contro obiettivi militari. Secondo quanto ricostruito dal New York Times dopo 24 ore dall’inizio della guerra, oltre 100 persone sono state ferite e almeno 4 uccise: in particolare l’Iran ha colpito alberghi a cinque stelle a Dubai, così come l’aeroporto internazionale. Domenica il ministro della Difesa degli Emirati Arabi Uniti aveva fatto sapere che erano già oltre 500 i droni e 165 i missili balistici lanciati da Teheran: nonostante molti siano stati intercettati dalle difese aeree, secondo le autorità 21 droni avrebbero colpito obiettivi civili.
La sorpresa per l’attacco dell’Iran
La strategia dell’Iran di ampliare - di molto - il conflitto sembra essere arrivata come una sorpresa. A partire dagli Stati Uniti, con il presidente Trump che in un’intervista alla CNN ha detto che “la più grande sorpresa” dall’inizio della guerra è stata la decisione dell’Iran di colpire gli altri Paesi della regione. Sorpresa mista a rabbia: già nel pomeriggio del 28 febbraio l’Arabia Saudita ha confermato che l'Iran aveva colpito la capitale Riad e la regione orientale, avvertendo che si riserva il diritto di difendersi, anche attraverso una ritorsione. L'Arabia Saudita "ha espresso la sua più forte condanna degli attacchi sfacciati e codardi iraniani contro Riad e le provincie orientali”.
La replica degli Emirati Arabi Uniti
Anche gli Emirati Arabi Uniti hanno confermato gli attacchi subiti per mano dell’Iran, spiegando che i sistemi di difesa aerea degli Emirati Arabi Uniti hanno risposto "con alta efficienza" a un attacco "esplicito" con missili balistici iraniani, intercettandone diversi "con successo”. Il ministero della Difesa il 28 febbraio ha fatto sapere che “le autorità hanno inoltre gestito la caduta di alcuni detriti dei missili in un'area residenziale", che ha provocato la morte di un civile e danni materiali”. Il giorno dopo poi gli Emirati hanno poi usato parole dure contro l’Iran: “La vostra guerra non è contro i vostri vicini", hanno dichiarato affermando che gli attacchi iraniani nel Golfo stanno isolando la Repubblica Islamica. “L’aggressione iraniana contro gli stati del Golfo è stata un errore di calcolo e ha isolato l'Iran in un momento critico", ha dichiarato Anwar Gargash, consigliere del presidente emiratino.
Paesi del Golfo: “Attacchi Iran intollerabili, pronti a risposta”
Ieri, infine, i Paesi arabi del Golfo alleati degli Stati Uniti si sono detti uniti nel valutare ipotesi di risposta militare all'Iran in nome del diritto all'autodifesa dopo gli attacchi iraniani nei loro rispettivi territori. Lo ha riferito la tv panaraba al Jazira, che riporta le dichiarazioni, tra gli altri, del portavoce del ministero degli esteri del Qatar, secondo cui gli attacchi iraniani in corso "non possono essere lasciati senza rappresaglia". In un documento congiunto, Arabia Saudita, Bahrain, Giordania, Kuwait, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Stati Uniti hanno affermato "il diritto di autodifesa" contro questi attacchi per "difendere i nostri cittadini”.
Perché l’Iran attacca i suoi vicini
Dunque, perché l’Iran si è mosso così? Secondo un’analisi di Fortune, la campagna di Teheran si è concentrata sui vicini del Golfo Persico mettendo a rischio la loro immagini di destinazione dorata per finanzieri, miliardari e turisti benestanti: secondo gli analisti consultati dalla pubblicazione, la strategia iraniana sembra essere quella di infliggere quanti più danni possibili agli alleati mediorientali di Trump al fine di spingerli a premere sugli Stati Uniti per interrompere le operazioni militari.
Le ragioni di questa strategia
Del resto, sottolinea ancora Fortune, i Paesi del Golfo ormai da anni sono diventati uno snodo importante per l’economia e i mercati globali. E l’attacco dell’Iran ha già causato i primi problemi: oltre alla perdita di vite umane, i missili e droni di Teheran hanno provocato la chiusura dello spazio aereo nel Golfo (che da tempo è un hub internazionale di volo) e anche dello stretto di Hormuz, specchio di mare cruciale per il passaggio di petrolio e gas liquido. “Quello che sta succedendo negli Emirati può essere catastrofico, a meno che Trump non sconfigga in fretta l’Iran o interrompa l’attacco”, ha detto l’ex chief strategist di JPMorgan, Marko Kolanovic.
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