Introduzione
Centosei giorni. Tanto è durata la "terza guerra del Golfo" che ha visto contrapposti Stati Uniti, Israele e Iran. Dopo il fallimento dei colloqui di Ginevra sul nucleare, alle 8:15 (ora iraniana) del 28 febbraio 2026 Usa e Israele hanno sferrato un raid aereo a sorpresa per decapitare i vertici militari di Teheran. Nella notte italiana tra il 14 e il 15 giugno 2026, poi, è stato annunciato l'accordo di pace. Ecco tutte le tappe del conflitto.
Quello che devi sapere
L’attacco - 28 febbraio
Nella prima mattinata del 28 febbraio, scatta l’operazione “Ruggito del Leone” o “Epic Fury”, nomi in codice assegnati rispettivamente da Israele e Stati Uniti ai raid su vasta scalata che colpiscono Teheran e molte altre città iraniane. L’obiettivo principale è l’uccisione della Guida Suprema, Ali Khamenei, e i massimi esponenti del Consiglio di Sicurezza Nazionale riuniti in un compound militare della Capitale.
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L’escalation – 1° marzo
In risposta all’attacco, il 1° marzo l’Iran avvia l’operazione “Vera Promessa 4” con il lancio di centinaia di missili e droni su Israele, le basi americane nell’area del Golfo e alcuni Paesi limitrofi, dal Kuwait, a Qatar, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti. In Libano, s’infiamma lo scontro tra Israele ed Hezbollah con un’impennata di attacchi verso il nord dello Stato ebraico.
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La chiusura di Hormuz – 4 marzo
Con l’escalation in corso, il 4 marzo Teheran annuncia la chiusura dello Stretto di Hormuz, porta d’ingresso per il Golfo Persico dove transita un quinto del petrolio mondiale. La decisione affossa i mercati azionari e causa un rialzo immediato del prezzo del greggio oltre i 100 dollari al barile.
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La nomina di Motjaba Khamenei – 8 marzo
Motjaba Khamenei, figlio del defunto leader, viene eletto dall’Assemblea degli esperti come nuova Guida Suprema dell’Iran. La mancata apparizione in video dopo la nomina alimenta le voci sul suo precario stato di salute.
Cessate il fuoco – 8 aprile
Dopo circa quaranta giorni di scontri aperti culminati con la minaccia del presidente Usa, Donald Trump, di riportare l’Iran “all’età della pietra”, l’8 aprile le parti siglano un primo cessate il fuoco di due settimane. A mediare è soprattutto il governo del Pakistan che organizza a Islamabad i primi colloqui di pace diretti tra Washington e Teheran dalla rivoluzione khomeinista del 1979.
Il blocco navale – 12 aprile
Il primo round negoziale ad Islamabad, con la delegazione americana guidata dal vicepresidente Usa J.D. Vance, naufraga sul futuro del programma nucleare iraniano e sul controllo dello Stretto di Hormuz. Il 12 aprile lo United States Central Command (Centcom) annuncia il blocco navale sul tratto di mare che separa Iran e Oman e l’interdizione del traffico via mare da e verso i porti dell’Iran.
Il mancato attacco – 18 maggio
Nonostante minacce e schermaglie intorno allo stretto, la tregua regge e il 18 maggio Trump annulla un massiccio attacco aereo sull’Iran. Determinante è l’intervento condotto da Arabia Saudita, Qatar ed Emirati che avrebbero spinto il leader Usa a evitare una nuova escalation. Cinque giorni più tardi, Trump parla di “accordo ampiamente negoziato, in attesa di finalizzazione” dopo una telefonata nello Studio Ovale avuta con il primo ministro israeliano Netanyhau e i leader del Golfo.
Tensione Usa-Israele sui raid in Libano – 2 giugno
Tra fine maggio e i primi giorni di giugno sale la tensione tra Stati Uniti e Israele dopo i continui raid dell’Idf sul Libano che rischiano di minare il negoziato in corso. Il 2 giugno il tycoon dà del “pazzo” al premier israeliano Benjamin Netanyahu in una telefonata di biasimo. Usa e Iran tornano nel frattempo ad affrontarsi, con Teheran che prende di mira le basi Usa in Kuwait e Washington che replica con raid sull’isola di Qeshm.
L’apache abbattuto – 9 giugno
Pur senza giungere allo sgretolamento del cessate il fuoco, più volte prorogato, si moltiplicano gli attacchi incrociati nel Golfo. Tra il 9 e il 10 giugno Washington sferra una rappresaglia contro radar e contraerea iraniane dopo l’abbattimento di un elicottero Apache da parte del regime. Nonostante la minaccia di nuovi attacchi, Trump preme per un accordo bollando l’atteggiamento di Teheran come “perdita di tempo”.
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L’annuncio dell’intesa – 14 giugno
Il presidente Usa minaccia altri attacchi notturni, mettendo nel mirino anche l’isola di Kharg e le infrastrutture petrolifere. L’11 giugno annuncia su Truth di aver sospeso i raid lasciando intendere che un’intesa è vicina. A complicare le ultime ore di trattativa sono i raid israeliani in Libano e una possibile rappresaglia iraniana. Nella notte tra il 14 e il 15 giugno il Pakistan annuncia il raggiungimento dell'accordo fra Stati Uniti e Iran "con la firma il 19 giugno in Svizzera". “Entrambe le parti hanno dichiarato la cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, inclusi quelli in Libano”, ha annunciato su X il premier pachistano, Shehbaz Sharif.
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