Elezioni midterm Usa, cosa sapere: quando, dove, perché sono cruciali e cosa rischia Trump

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Introduzione

Negli Stati Uniti urne aperte martedì 3 novembre per le elezioni di metà mandato (note come midterms). I cittadini aventi diritto di voto nei 50 Stati saranno chiamati ad eleggere il 120esimo Congresso che si insedierà ufficialmente il 3 gennaio 2027.

Quello che devi sapere

L'origine del nome

Come da tradizione, l'appuntamento elettorale cade esattamente nel primo martedì di novembre a metà del mandato presidenziale che in questo caso è iniziato il 20 gennaio 2025 e, salvo imprevisti, si concluderà il 20 gennaio 2029. Per l'attuale inquilino della Casa Bianca, Donald Trump, si tratta del secondo voto di midterm dopo quello del 6 novembre 2018 a metà del primo mandato (20 gennaio 2017-20 gennaio 2021).

 

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USA BIDEN CONGRESS

Per cosa si vota

In base alla Costituzione degli Stati Uniti, l'elezione prevede il rinnovo di tutti i 435 seggi "votanti" della Camera dei Rappresentanti e di un terzo del Senato. Dei 100 scranni nella camera "alta" andranno al voto i 33 seggi appartenenti alla classe 2 e due seggi speciali di classe 3 per un totale di 35 posti in palio.

 

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I requisiti

Alla Camera dei Rappresentanti, i deputati in corsa per un seggio equivalgono ad un distretto congressuale che varia proporzionalmente in base alla popolazione all'interno di ciascuno Stato. Per essere eletti, è necessario avere almeno 25 anni, la cittadinanza statunitense da almeno 7 e vivere nello Stato che si intende rappresentare. La situazione è diversa al Senato dove ciascuno Stato esprime 2 eletti e i candidati "corrono" sull'intero territorio: in questo caso servono almeno 30 anni, essere cittadini da almeno 9 e risiedere nello Stato che si rappresenta.

Elezioni per i governatori

Oltre che dal punto di vista nazionale, il test di novembre assume un valore importante anche a livello locale. Nella stessa tornata i cittadini di 36 Stati su 50 eleggeranno i rispettivi governatori, figure con ampi poteri politici e amministrativi sulla giurisdizione del territorio.

 

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Perché sono importanti

Trattandosi di vere e proprie elezioni parlamentari, le midterms rivestono un significato politico di primo piano in quanto considerate come una sorta di referendum sul mandato presidenziale. Dalle urne gli elettori lanciano un segnale di gradimento sull'operato che l'amministrazione in carica ha attuato fino a quel momento, dall'economia alle riforme sociali fino alla politica estera e di difesa.

La situazione attuale

Con la vittoria di Donald Trump su Kamala Harris alle presidenziali del 5 novembre 2024, l'attuale composizione del Congresso vede una maggioranza solida del Partito Repubblicano in entrambi i rami. Alla Camera, lo schieramento che appoggia il presidente può contare su 219 seggi contro i 211 del Partito Democratico. Al Senato il partito dell'elefante occupa 53 scranni contro i 47 dei Dem.

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L'avallo del Congresso all'agenda Trump

Per qualunque presidente in carica, disporre di una maggioranza politica al Congresso è fondamentale per far passare le leggi frutto della propria agenda. Non fa eccezione Trump che da capo dell'esecutivo ha spesso avuto la strada spianata a Capitol Hill durante i primi due anni di mandato, a partire dall'approvazione, nel luglio 2025, del One Big Beautiful Bill Act, il maxi disegno di legge fiscale che ha reso permanenti una serie di tagli (come il Medicaid), aumentando al contempo la spesa per la sicurezza dei confini, per la difesa e per la produzione energetica.

Cosa succede se cambia la maggioranza

Dalla gestione della guerra in Iran con il blocco dello Stretto di Hormuz alla nuova politica commerciale sui dazi: sono diverse le questioni spinose sulle quali in questi mesi è andato in scena un braccio di ferro tra Campidoglio e Casa Bianca, pur senza mai arrivare a bloccare del tutto l'agenda presidenziale. La situazione potrebbe mutare in modo netto se dal voto del 3 novembre uscisse fuori una maggioranza diversa. Ipotizzando la conquista della Camera e del Senato, i Democratici potrebbero avere forza sufficiente per affossare l'approvazione delle leggi non concordate bipartisan rendendo di fatto il presidente "un'anatra zoppa" fino alla conclusione del mandato.

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Rischio impeachment

In caso di maggiorazione "blu" del Congresso al voto di novembre, un altro risvolto, più clamoroso, potrebbe essere quello dell'avvio di una procedura di impeachment con la destituzione del presidente in carica per presunti crimini presentati da un gran giurì. Durante il suo primo mandato, Donald Trump ha già affrontato una procedura di messa in stato di accusa conclusa, nel febbraio del 2020, con l'assoluzione da parte del Senato. 

Le sfide più attese

Secondo gli ultimi sondaggi con le proiezioni elaborate dal New York Times, il quadro è ancora incerto con decine di collegi in bilico ("tossup") sia alla Camera sia al Senato. Gli occhi sono puntati soprattutto su alcune sfide, in particolare per la camera alta: in Texas, tradizionale feudo repubblicano, il democratico James Talarico incalza il repubblicano Ken Paxton. In Michigan, Abdul El-Sayed, uscito vincitore a sorpresa delle primarie Dem, cerca la vittoria sul conservatore Mike Rogers. Tra gli altri Stati chiave ad oggi contendibili ci sono Carolina del Nord, Georgia, Pennsylvania, Arizona, Nevada e Wisconsin.

 

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