Elezioni in Marocco, i candidati alle parlamentari e lo scenario politico

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©IPA/Fotogramma

Introduzione

Sono in programma per mercoledì 23 settembre le elezioni parlamentari in Marocco. Il voto può rappresentare uno spartiacque importante per il futuro del Paese nordafricano, che si trova ad affrontare diverse sfide: dalla realizzazione degli impianti per i Mondiali del 2030 fino alla crisi dei migranti a Ceuta - l’exclave spagnola situata proprio all’interno del Marocco - sono infatti molti i temi al centro della contesa elettorale.

Quello che devi sapere

Il sistema politico del Marocco

Intanto, è necessario partire dalla struttura istituzionale del Paese: il Marocco è una monarchia costituzionale, basata su un sistema multipartitico. Nel Paese ci sono circa 15,8 milioni di elettori registrati, mentre la popolazione in età elettorale è di circa 25 milioni. I cittadini sono chiamati a votare per rinnovare i 395 membri della Camera dei Rappresentanti. Al termine delle elezioni, il Re Mohammed VI affida l’incarico di formare un nuovo governo al leader del partito che ha ottenuto più seggi.
 

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Il contesto politico del Marocco

Nel contesto politico del Marocco, però, ottenere l’incarico non garantisce la formazione di un governo monocolore: il sistema partitico di fatto richiede che il primo classificato negozi con altre formazioni al fine di ottenere una maggioranza parlamentare necessaria per ottenere la fiducia. Attualmente la coalizione di governo, guidata dal primo ministro Aziz Akhannouch, è composta dal National Rally of Independents (RNI), dal Authenticity and Modernity Party (PAM) e dall’Istiqlal Party.

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La tensione nella maggioranza

Nelle ultime elezioni, che si sono tenute nel 2021, l’RNI ha ottenuto 102 seggi, PAM 87 seggi e Istiqlal 81. I tre partiti, sebbene alleati, sono anche rivali nell’ottenere più voti e le tensioni della campagna elettorale sono già iniziate: secondo quanto riportato da Al Jazeera è emerso un audio, attribuito allo Speaker della Camera Rachid Talbi Alami dell’RNI, in cui si accuserebbe PAM di cercare di attrarre candidati e altri esponenti dall'RNI.

La posizione dell’opposizione

Dall’altro lato dello spettro politico, il Justice and Development Party (PJD) è segnalato come il partito d’opposizione con maggiori chance di cambiare gli equilibri del Paese. Il partito - spiega ancora Al Jazeera - ha governato il Paese dal 2011 al 2021, subendo però una pesante sconfitta nelle ultime elezioni e perdendo oltre 100 seggi in Parlamento. Tuttavia il PJD è rimasto sulla scena come principale oppositore del governo: bisognerà vedere se riuscirà a convincere gli elettori ad accordargli nuovamente fiducia.

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La campagna elettorale

Sono diversi i temi che sono stati al centro della campagna elettorale: l’inflazione, la disoccupazione e lo stato dei servizi pubblici sono, del resto, nodi che da tempo il Marocco si trova a dover affrontare. In particolare il costo della vita, come in diversi altri Paesi del mondo, è salito molto e, nonostante un recente rallentamento, gli aumenti non sono stati riassorbiti. E anche la disoccupazione, in particolare della popolazione più giovane, rimane un nodo centrale nei discorsi pubblici del Paese.

Le rivendicazioni di maggioranza e opposizioni

Da una parte, il governo che ha guidato il Paese negli ultimi cinque anni ha rivendicato che il Marocco ha conosciuto una discreta crescita economica e degli investimenti, oltre a un’espansione dello stato sociale. Dall’altra parte, le opposizioni hanno messo in evidenza come questi numeri non si siano trasformati in un reale miglioramento per la vita degli abitanti del Marocco. E saranno proprio loro, il 23 settembre, a decidere quale di queste posizioni è più vicina alle loro opinioni.

 

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I nodi di Ceuta e Melilla

Infine, rimane centrale la crisi migratoria a Ceuta: l’exclave spagnola si trova proprio all’interno del territorio del Marocco. Nei giorni scorsi, nonostante il clima di tensione causato dagli arrivi di massa in Spagna e le polemiche sulla gestione della crisi, il ministro marocchino delle Opere pubbliche e dell'acqua Nizar Baraka ha affermato che il Paese non intende rinunciare alle rivendicazioni territoriali su Ceuta e Melilla: "Non arretreremo un solo palmo dal nostro territorio nazionale", ha detto l’esponente dell’esecutivo.

 

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