Stretto di Hormuz, l’Iran lascia passare alcune navi. Macron convoca Consiglio di difesa
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Resta alta l’attenzione globale sullo stretto di Hormuz, il tratto di mare da cui transita una quota consistente di petrolio e gas che Teheran ha chiuso dall’inizio della guerra. Secondo quanto rivelato dal Wall Street Journal, l’Iran sembrerebbe consentire il transito di alcune navi, liberando così un flusso minimo che ha contribuito a contenere i prezzi globali dell'energia. Infatti la nave Karachi, una petroliera battente bandiera pakistana, ha attraversato lo stretto domenica trasmettendo la propria posizione, diventando la prima nave non iraniana a farlo.
Intanto il presidente francese Emmanuel Macron ha convocato per oggi pomeriggio un nuovo Consiglio di difesa e sicurezza nazionale "sulla situazione in Iran e in Medio Oriente”, secondo quanto annunciato dall’Eliseo. Questo nuovo consiglio di difesa, che riunisce ministri e funzionari responsabili delle questioni di sicurezza - l'ultima riunione si è tenuta il 10 marzo - arriva mentre Donald Trump sta facendo pressione sulla Francia affinché risponda positivamente alla sua richiesta di assistenza per la sicurezza dello Stretto di Hormuz.
Quello che devi sapere
Da Hormuz passano alcune navi
Per quanto riguarda la nave battente bandiera pachistana che ha attraversato lo Stretto, si tratta di una petroliera di medie dimensioni che trasportava greggio di Abu Dhabi: è partita da Das Island, un importante snodo per la lavorazione e l'esportazione di petrolio e gas offshore nel Golfo Persico, a 100 miglia a nord-ovest della terraferma degli Emirati Arabi Uniti. Il passaggio della Karachi potrebbe indicare che l'Iran sta consentendo il transito di alcuni carichi di petrolio non iraniani nell'ambito di viaggi sicuri negoziati, affermano gli analisti marittimi.
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La valutazione degli analisti
Jemima Shelley, analista senior di United Against Nuclear Iran, ha detto che “il transito nelle acque territoriali iraniane, anziché in acque internazionali, fa pensare che possa aver ricevuto l'autorizzazione al transito dal regime iraniano. Si tratta di uno schema da tenere d'occhio in futuro". Finora, la maggior parte delle navi che hanno transitato appartenevano principalmente alla flotta ombra iraniana, ha affermato Shelley. Adesso però sembra che il regime stia iniziando a consentire il passaggio anche ad altre petroliere, ma non è ancora chiaro quali navi potrebbero ricevere l'autorizzazione al transito. Maggiore è la quantità di petrolio che esce dal Golfo Persico e viene esportata in India e Cina, minore sarà la concorrenza per i barili provenienti dagli Stati Uniti e da altri produttori, il che dovrebbe contribuire a ridurre i prezzi sul mercato globale.
Una possibile soluzione?
Secondo i dirigenti delle compagnie di navigazione europee, il transito negoziato di navi senza legami con gli Stati Uniti o Israele, e dirette verso paesi che non si sono schierati nella guerra, potrebbe essere una soluzione per garantire che una parte dei combustibili fossili mediorientali continui ad arrivare sui mercati mondiali. In ogni caso il traffico attraverso lo stretto di Hormuz è ancora ben al di sotto dei livelli prebellici: secondo le stime di Stephen Gordon, responsabile della ricerca presso la società di intermediazione navale Clarkson, in media la scorsa settimana cinque navi hanno attraversato lo stretto ogni giorno rispetto alle 125 precedenti la guerra
La percezione del rischio
A frenare la maggior parte delle navi è la percezione di un pericolo mortale: secondo S&P Global Market Intelligence questo mese si sono verificati oltre venti attacchi contro navi mercantili nel Golfo Persico, la maggior parte dei quali ha preso di mira petroliere piuttosto che navi portarinfuse e portacontainer. "La percezione del rischio per le navi è molto alta in questo momento", ha affermato Jack Kennedy, responsabile del rischio paese per il Medio Oriente presso S&P Global Market Intelligence.
La protezione navale insufficiente
Anche con il potenziale supporto di scorta degli Stati Uniti e dei loro alleati, è improbabile che la protezione sia sufficiente a scortare tutte le centinaia di navi commerciali in attesa di attraversare lo stretto, ha aggiunto. "E, ripeto, basta una mina marina, un drone, per spaventare tutti quegli operatori". Smaltire quell'arretrato richiederebbe settimane anche dopo che il corso d'acqua sarà di nuovo navigabile in sicurezza, ha affermato Saleem Khan, responsabile dei dati e delle analisi presso la società di intelligence marittima Pole Star Global.
Il modello del Mar Rosso
In ogni caso secondo gli analisti il modo in cui gli Houthi, sostenuti dall'Iran, hanno gestito il passaggio nel Mar Rosso lo scorso anno potrebbe costituire un precedente. Alla fine del 2023 hanno iniziato a prendere di mira le navi nel Mar Rosso e hanno istituito un sistema di richiesta che consentiva il passaggio selettivo delle imbarcazioni: le navi inviavano un'e-mail alle forze Houthi richiedendo l'autorizzazione diversi giorni prima della traversata, secondo quanto riferito da un membro dell'equipaggio e da analisti marittimi.
La richiesta di Trump e il no degli Alleati
Intanto, la situazione dello Stretto sembra aver rialzato la tensione anche tra le due sponde dell’Atlantico: il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha infatti chiesto agli alleati di partecipare a una operazione per riaprire il tratto di mare, ma dall’Europa - compresa l’Italia è arrivato un rifiuto. "Nel bisogno gli Alleati non ci sono, lo dico da anni”, ha attaccato il tycoon. "Quello che noi possiamo fare adesso è rafforzare la missione Aspides, quindi parliamo del Mar Rosso. Sullo Stretto di Hormuz, chiaramente è più impegnativo, perché vorrebbe dire fare un passo avanti verso il coinvolgimento. Da una parte per noi è fondamentale la libertà di navigazione, che è oggetto anche oggi di uno statement che è stato fatto con i nostri partner. Intervenire significa oggettivamente fare un passo in avanti nel coinvolgimento”, ha detto invece la premier Giorgia Meloni.
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