Stretto di Hormuz, Iran lascia passare alcune navi. Trump attacca ancora la Nato
MondoIntroduzione
Resta alta l’attenzione globale sullo stretto di Hormuz, il tratto di mare da cui transita una quota consistente di petrolio e gas che Teheran ha chiuso dall’inizio della guerra. Secondo quanto rivelato dal Wall Street Journal, l’Iran sembrerebbe consentire il transito di alcune navi, liberando così un flusso minimo che ha contribuito a contenere i prezzi globali dell'energia. Infatti la nave Karachi, una petroliera battente bandiera pakistana, ha attraversato lo stretto domenica trasmettendo la propria posizione, diventando la prima nave non iraniana a farlo. Secondo Marinetraffic, negli ultimi tre giorni solo 15 navi sono transitate per lo Stretto di Hormuz.
Intanto la coalizione di Donald Trump per riaprire lo Stretto di Hormuz finirà per comprendere solo una manciata di Paesi, perlopiù del Golfo: a schierarsi con gli Usa sono Qatar, Bahrein, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Il tycoon, tra post sui social e dichiarazioni dalla Casa Bianca, da un lato è tornato ad attaccare gli alleati della Nato, colpevoli di non aiutare gli Usa "nel momento del bisogno", e dall'altro ha dichiarato che non gli serve l'aiuto di nessuno, dato che l'America è la nazione "più potente" del mondo.
Quello che devi sapere
Da Hormuz passano alcune navi
Per quanto riguarda la nave battente bandiera pachistana che ha attraversato lo Stretto, si tratta di una petroliera di medie dimensioni che trasportava greggio di Abu Dhabi: è partita da Das Island, un importante snodo per la lavorazione e l'esportazione di petrolio e gas offshore nel Golfo Persico, a 100 miglia a nord-ovest della terraferma degli Emirati Arabi Uniti. Il passaggio della Karachi potrebbe indicare che l'Iran sta consentendo il transito di alcuni carichi di petrolio non iraniani nell'ambito di viaggi sicuri negoziati, affermano gli analisti marittimi.
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La valutazione degli analisti
Jemima Shelley, analista senior di United Against Nuclear Iran, ha detto che “il transito nelle acque territoriali iraniane, anziché in acque internazionali, fa pensare che possa aver ricevuto l'autorizzazione al transito dal regime iraniano. Si tratta di uno schema da tenere d'occhio in futuro". Finora, la maggior parte delle navi che hanno transitato appartenevano principalmente alla flotta ombra iraniana, ha affermato Shelley. Adesso però sembra che il regime stia iniziando a consentire il passaggio anche ad altre petroliere, ma non è ancora chiaro quali navi potrebbero ricevere l'autorizzazione al transito. Maggiore è la quantità di petrolio che esce dal Golfo Persico e viene esportata in India e Cina, minore sarà la concorrenza per i barili provenienti dagli Stati Uniti e da altri produttori, il che dovrebbe contribuire a ridurre i prezzi sul mercato globale.
Una possibile soluzione?
Secondo i dirigenti delle compagnie di navigazione europee, il transito negoziato di navi senza legami con gli Stati Uniti o Israele, e dirette verso paesi che non si sono schierati nella guerra, potrebbe essere una soluzione per garantire che una parte dei combustibili fossili mediorientali continui ad arrivare sui mercati mondiali. In ogni caso il traffico attraverso lo stretto di Hormuz è ancora ben al di sotto dei livelli prebellici: secondo le stime di Stephen Gordon, responsabile della ricerca presso la società di intermediazione navale Clarkson, in media la scorsa settimana cinque navi hanno attraversato lo stretto ogni giorno rispetto alle 125 precedenti la guerra
La percezione del rischio
A frenare la maggior parte delle navi è la percezione di un pericolo mortale: secondo S&P Global Market Intelligence questo mese si sono verificati oltre venti attacchi contro navi mercantili nel Golfo Persico, la maggior parte dei quali ha preso di mira petroliere piuttosto che navi portarinfuse e portacontainer. "La percezione del rischio per le navi è molto alta in questo momento", ha affermato Jack Kennedy, responsabile del rischio paese per il Medio Oriente presso S&P Global Market Intelligence.
La protezione navale insufficiente
Anche con il potenziale supporto di scorta degli Stati Uniti e dei loro alleati, è improbabile che la protezione sia sufficiente a scortare tutte le centinaia di navi commerciali in attesa di attraversare lo stretto, ha aggiunto. "E, ripeto, basta una mina marina, un drone, per spaventare tutti quegli operatori". Smaltire quell'arretrato richiederebbe settimane anche dopo che il corso d'acqua sarà di nuovo navigabile in sicurezza, ha affermato Saleem Khan, responsabile dei dati e delle analisi presso la società di intelligence marittima Pole Star Global.
Il modello del Mar Rosso
In ogni caso secondo gli analisti il modo in cui gli Houthi, sostenuti dall'Iran, hanno gestito il passaggio nel Mar Rosso lo scorso anno potrebbe costituire un precedente. Alla fine del 2023 hanno iniziato a prendere di mira le navi nel Mar Rosso e hanno istituito un sistema di richiesta che consentiva il passaggio selettivo delle imbarcazioni: le navi inviavano un'e-mail alle forze Houthi richiedendo l'autorizzazione diversi giorni prima della traversata, secondo quanto riferito da un membro dell'equipaggio e da analisti marittimi.
La richiesta di Trump e il no degli Alleati
Intanto, la situazione dello Stretto sembra aver rialzato la tensione anche tra le due sponde dell’Atlantico: il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha infatti chiesto agli alleati di partecipare a una operazione per riaprire il tratto di mare, ma dall’Europa - compresa l’Italia è arrivato un rifiuto. "Nel bisogno gli Alleati non ci sono, lo dico da anni”, ha attaccato il tycoon. "Quello che noi possiamo fare adesso è rafforzare la missione Aspides, quindi parliamo del Mar Rosso. Sullo Stretto di Hormuz, chiaramente è più impegnativo, perché vorrebbe dire fare un passo avanti verso il coinvolgimento. Da una parte per noi è fondamentale la libertà di navigazione, che è oggetto anche oggi di uno statement che è stato fatto con i nostri partner. Intervenire significa oggettivamente fare un passo in avanti nel coinvolgimento”, ha detto invece la premier Giorgia Meloni.
Macron e il Consiglio di difesa
"Trattandosi dello stretto di Hormuz, che è ovviamente la situazione più sensibile - ha dichiarato il presidente francese Emmanuel Macron introducendo l'odierno consiglio di difesa all'Eliseo - non siamo parte in causa del conflitto. E dunque, la Francia non prenderà mai parte ad operazioni di apertura o di liberazione dello stretto di Hormuz nell'attuale contesto". Al contrario, ha proseguito il leader francese, siamo convinti che quando "la situazione sarà più calma", quando cioè "il cuore dei bombardamenti cesserà, siamo pronti con altre nazioni ad assumere la responsabilità di sistemi di scorta" delle navi sul posto. Nell'intervento introduttivo trasmesso sul profilo X dell'Eliseo, Macron avverte tuttavia che prima di arrivare a questo c'è "tutto un lavoro politico, tecnico" e "operativo", da costruire insieme ai partner europei ed internazionali. Un lavoro ovviamente in coordinamento con "l'insieme degli attori del trasporto marittimo e dagli assicuratori" da sviluppare nei prossimi "giorni e settimane", ha puntualizzato il presidente. Si tratta di una missione che siamo "pronti ad assumerci per la libertà di circolazione sia dei porta-container sia dei tanker", ma che per il leader di Parigi va "pienamente distinta dalle operazioni di guerra e dai bombardamenti in corso", ha avvertito.
Kallas: "La diplomazia è l'unica soluzione possibile"
"La diplomazia è l'unica soluzione possibile per Hormuz. Lavoriamo con i partner del Golfo, con la Giordania, con l'Egitto ma anche con i partner di altre regioni - ha detto l'Alto rappresentante Ue Kaja Kallas in audizione alla Commissione affari esteri del Parlamento Europeo - Cerchiamo di capire che proposte possiamo fare affinché si fermi questa guerra. Siamo tutti d'accordo su una cosa: vogliamo che finisca perché ha un costo troppo elevato per tutti a livello globale".
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