Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
Arrow-link
Arrow-link

Stretto di Hormuz, allarme Ue e Fao: i rischi di shock alimentare e il piano per evitarlo

Mondo
©IPA/Fotogramma

Introduzione

Dopo le tensioni legate alla chiusura dello Stretto di Hormuz e al conseguente aumento dei costi energetici, si fa strada un nuovo scenario di rischio: un possibile shock alimentare su scala mondiale. A lanciare l’allarme sono diverse istituzioni internazionali, che vedono nella fragilità delle catene logistiche globali un fattore capace di innescare una crisi dei prezzi agricoli e alimentari nei prossimi mesi. Ecco cosa sapere

Quello che devi sapere

L’allarme della Fao

Secondo la Fao, Food and Agriculture Organization, una chiusura prolungata dello stretto potrebbe provocare, entro 6–12 mesi, un’impennata significativa dei prezzi dei beni alimentari a livello globale. L’organizzazione avverte che la finestra per intervenire preventivamente si sta restringendo rapidamente. Per questa ragione servono misure coordinate: limitazione delle restrizioni all’export, tutela dei corridoi umanitari e creazione di scorte strategiche per assorbire l’aumento dei costi di trasporto. In più si aggiunge anche la diversificazione delle rotte commerciali terrestri e marittime: ricorrere a percorsi alternativi, come quello che attraversa la penisola arabica orientale, l'Arabia Saudita occidentale e il Mar Rosso, non risolverà l'entità dello shock di approvvigionamento, ma contribuirà a ridurlo marginalmente, punto cruciale per salvaguardare i flussi alimentari umanitari.

 

Per approfondire: Stretto di Hormuz, ferme merci per 23,7 miliardi di dollari. Rischi per agroalimentare

L’effetto domino sui sistemi agroalimentari

La dinamica descritta dagli esperti non è lineare ma progressiva: energia più cara, aumento dei fertilizzanti, rincaro dei semi, riduzione delle rese agricole e infine crescita dell’inflazione alimentare. La Fao sottolinea come il fenomeno sia già visibile, con un aumento prolungato degli indici dei prezzi globali. Il capo economista dell’agenzia, Maximo Torero, evidenzia che le decisioni di governi e agricoltori su fertilizzanti, investimenti e politiche di importazione saranno decisive per evitare un peggioramento della crisi. Il messaggio è chiaro: rafforzare la capacità di resilienza dei Paesi è ormai una priorità urgente.

 

Per approfondire: Quali sono le vie alternative allo Stretto di Hormuz?

pubblicità

La situazione del mercato dei fertilizzanti

In Europa, il tema più critico riguarda il mercato dei fertilizzanti. La Commissione europea ha presentato un piano dedicato per rispondere alle richieste del settore agricolo, ma le principali associazioni di categoria, tra cui Confagricoltura, Coldiretti e CIA Agricoltori Italiani, lo giudicano insufficiente rispetto alla gravità della situazione. Il commissario europeo all’Agricoltura Christophe Hansen ha ricordato come i prezzi dei fertilizzanti restino su livelli molto elevati: i prodotti azotati costano circa il 70% in più rispetto alla media del 2024 e l’accessibilità economica è ai minimi dal 2022. Una condizione aggravata da una dipendenza globale delle materie prime, nonostante la limitata esposizione diretta europea al Medio Oriente.

I rincari in Europa

Secondo i dati di Eurostat, nel quarto trimestre del 2025 i prezzi dei fertilizzanti nell’Unione Europea sono aumentati dell’8% rispetto all’anno precedente. La crescita è stata diffusa: 24 Paesi su 27 hanno registrato aumenti, con picchi in Romania, Irlanda e Paesi Bassi. Non mancano però alcune eccezioni con lievi ribassi in Bulgaria, Croazia e Lituania. Nonostante ciò, la tendenza generale resta al rialzo per il quarto trimestre consecutivo, alimentando timori per le scelte produttive degli agricoltori nelle prossime stagioni.

pubblicità

La strategia europea in materia

Nel breve periodo, Bruxelles punta a un pacchetto di sostegno finanziario per gli agricoltori, mentre nel medio-lungo termine la strategia si concentra sulla riduzione della dipendenza dai fertilizzanti tradizionali. Tra le alternative: fertilizzanti biologici, soluzioni microbiche, alghe, biostimolanti e recupero di nutrienti dai fanghi di depurazione. Una misura che divide è il Cbam, il meccanismo di tassazione climatica sulle importazioni: alcune associazioni agricole ne chiedono la sospensione immediata, mentre la Commissione la esclude. Più condivisa invece l’apertura al digestato, considerato una valida alternativa ai fertilizzanti chimici tradizionali.

Rischi globali e fattore tempo: la variabile decisiva

Oltre alla crisi dei fertilizzanti, gli esperti segnalano ulteriori rischi climatici legati al fenomeno de El Niño, che potrebbe alterare precipitazioni e temperature, aggravando la pressione sui raccolti globali. La Fao propone anche interventi mirati sul piano sociale: evitare sussidi generalizzati e concentrare gli aiuti sulle fasce più vulnerabili attraverso registri digitali che possano indirizzare in modo efficiente gli aiuti alle famiglie rurali e ai piccoli agricoltori soprattutto in Africa.

pubblicità

Una crisi che si gioca sul tempo

Il punto critico resta la rapidità degli eventi: le dinamiche in corso si sviluppano più velocemente della capacità di risposta delle istituzioni. Senza interventi coordinati e tempestivi, avvertono gli organismi internazionali, uno shock logistico ed energetico potrebbe trasformarsi in una vera crisi alimentare globale.

 

Per approfondire: Dallo Stretto di Hormuz a Bab el-Mandeb, come cambiano gli attacchi alle navi mercantili?

pubblicità