Introduzione
Il caso dell’esultanza contro gli attivisti della Global Sumud Flotilla, inginocchiati nel porto di Ashdod, è solo l’ultimo in ordine di tempo che riguarda Itamar Ben-Gvir, politico israeliano tra i più in vista del sesto governo di Benjamin Netanyahu, in carica dal 2022. Ministro della Sicurezza Nazionale, la sua carriera politica è stata in costante ascesa negli ultimi anni ma non sono mancate anche le controversie: ecco chi è.
Quello che devi sapere
Le origini
Nato il 6 maggio 1976, Itamar Ben-Gvir è cresciuto a Mevaseret Zion, nell’area periferica di Gerusalemme, all’interno di una famiglia non religiosa. Il padre, originario di Gerusalemme e figlio di ebrei arrivati dall’Iraq, lavorava nel settore petrolifero e in seguito si dedicò anche alla scrittura. La madre, invece, era un’ebrea curda immigrata in Israele che, da giovane, aveva preso parte alle attività dell’Irgun Tzvai Leumi, prima di diventare casalinga. Durante gli anni dell’adolescenza, Ben-Gvir si avvicinò progressivamente alla fede religiosa e, dalla fine della Prima Intifada, maturò orientamenti politici sempre più estremi e radicali.
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Seguace del discusso rabbino Meir Kahane
Accusato decine di volte per reati tra cui fomentazione di disordini, vandalismo, istigazione al razzismo o sostegno a un’organizzazione terroristica, con anche alcune condanne, Ben-Gvir si è distinto sin da giovanissimo come seguace di uno dei rabbini più discussi, Meir Kahane, fortemente ostile agli arabi presenti in Palestina. Ma nel 1995, in seguito alla firma degli Accordi di Oslo tra Israele e Palestina da parte del premier israeliano Yitzhak Rabin, Ben-Gvir arrivò a minacciare pubblicamente anche lui. Dopo aver sottratto l’emblema dal cofano della Cadillac utilizzata dal primo ministro, pronunciò una frase intimidatoria: “Siamo arrivati alla sua auto, arriveremo anche a lui”. Due settimane più tardi Rabin venne ucciso da un estremista ebreo.
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La professione e il ritratto del terrorista in salotto
Nel corso della sua attività da avvocato, Itamar Ben-Gvir si è fatto conoscere soprattutto per la difesa in tribunale di militanti ebrei radicali coinvolti in procedimenti giudiziari in Israele. Negli anni ha inoltre sostenuto la necessità di espellere dal Paese i cittadini arabi israeliani ritenuti non leali allo Stato. Prima di assumere incarichi ministeriali, Ben-Gvir era finito più volte al centro delle polemiche per la presenza, nel salotto della sua abitazione, del ritratto di Baruch Goldstein, responsabile dell’attacco compiuto nel 1994 a Hebron nella Tomba dei Patriarchi, in cui furono uccisi 29 fedeli musulmani palestinesi e altri 125 rimasero feriti. Un ritratto tolto soltanto prima delle elezioni politiche del 2020, quando Ben-Gvir era in procinto di entrare nella lista di destra di Naftali Bennett.
L’ascesa politica
A lungo ai margini della scena politica israeliana, solo negli ultimi anni Ben-Gvir è riuscito a far sentire in pieno la sua voce. Il partito di cui è leader, Otzma Yehudit (che significa Potere ebraico) ottiene i primi seggi soltanto nel 2021, grazie all’alleanza con il Partito Sionista Religioso e con Noam, su pressione del primo ministro Netanyahu. Un risultato riconfermato l’anno seguente e che permette a Ben-Gvir l’ingresso nel governo per lui e per altri due esponenti, Amihai Eliyahu al Patrimonio e Yitzhak Wasserlauf allo Sviluppo del Negev e della Galilea e Resilienza Nazionale.
Le passeggiate al Monte del Tempio
Diverse le controversie che lo hanno accompagnato nel corso del tempo, come ad esempio le visite al Monte del Tempio. Nel corso degli anni Ben-Gvir ha promosso diverse iniziative, sia durante la sua attività politica sia nel periodo trascorso alla Knesset, come le famose marce, spesso considerate motivo di tensione. Il 3 gennaio 2023, ormai ministro della Sicurezza nazionale, Ben-Gvir si recò nuovamente sul Monte del Tempio, provocando dure reazioni da parte della comunità internazionale. Stati Uniti, Unione europea e diversi Paesi arabi — tra cui Giordania, Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti — definirono quella visita una provocazione, chiedendo a Israele di mantenere invariato lo status quo relativo ai luoghi santi. Un nuovo episodio di forte polemica si verificò il 13 agosto 2024, quando Ben-Gvir accompagnò un gruppo di fedeli ebrei nello stesso complesso religioso durante il Tisha B'Av. In quell’occasione diversi partecipanti furono visti pregare e inginocchiarsi senza interventi da parte della polizia presente sul posto, nonostante ciò fosse considerato contrario alle consuetudini vigenti. Un episodio che vide numerose critiche in Israele e all’estero e la condanna di cinque rabbini anziani, che sottolinearono come fosse severamente vietato agli ebrei entrare nel complesso. Un divieto che non lo frenò: da allora sono stati diversi gli episodi in cui Ben-Gvir è entrato in una delle aree sacre dell'Islam.
La guerra agli arabi
Numerosi anche gli episodi contro gli arabi. Ben-Gvir si è infatti più volte distinto per aver partecipato a scontri tra coloni ebrei israeliani e residenti palestinesi locali, spesso brandendo la pistola, che porta sempre con sé. In più di un’occasione ha ribadito la necessità di cacciare gli arabi dai territori palestinesi e sottolineato come la guerra a Gaza sia “un’opportunità” per occupare il territorio e ricostituire le colonie israeliane smantellate dal primo ministro Sharon a inizio millennio. Una posizione politica sottolineata anche dalla scelta personale di vivere con la moglie, Ayala Nimrodi, e i loro sei figli a Kiryat Arba, un insediamento israeliano nella periferia di Hebron nella Cisgiordania occupata.
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