Introduzione
Vacillano i negoziati tra Stati Uniti e Iran. Come riportato dall’agenzia di stampa Fars, affiliata alle Guardie della Rivoluzione, Washington ha sottoposto cinque condizioni “senza concessioni” per la conclusione del conflitto, aperto il 28 febbraio scorso. Il primo ministro israeliano Netanyahu ha sentito Trump: "Deve prendere una decisione"
Quello che devi sapere
Le cinque condizioni Usa
Stando all’agenzia Fars gli Usa avrebbero esplicitato il proprio rifiuto a pagare eventuali risarcimenti all’Iran per i danni arrecati nei primi 40 giorni di ostilità. Nell’elenco delle condizioni poste spiccano in particolare il ritiro di 400 chili di uranio arricchito e l’impegno iraniano a tenere in funzione un solo sito nucleare. Dal tavolo verrebbe escluso inoltre lo sblocco dei beni congelati di Teheran – “nemmeno il 25%” - e la sospensione della guerra subordinata all'avvio dei negoziati.
Per approfondire: Iran, Trump posta foto di una nave da guerra e scrive: "Calma prima della tempesta"
Le cinque condizioni dell’Iran
L’Iran avrebbe risposto a sua volta agli Stati Uniti ponendo cinque condizioni che prevedono in primo luogo la cessazione delle ostilità su tutti i fronti, incluso il Libano, e la revoca delle sanzioni internazionali contro il regime. Teheran avrebbe chiesto il pagamento di un risarcimento, lo sblocco dei fondi congelati e, soprattutto, il riconoscimento della sovranità sullo Stretto di Hormuz.
Per approfondire: Perché il ruolo degli Emirati Arabi può cambiare la guerra nel Golfo
Fars: “Anche con ok Iran a condizioni Usa minaccia è invariata”
Secondo Fars, la minaccia di nuovi attacchi Usa-Israele resterebbe invariata anche ipotizzando un via libera di Teheran alle condizioni poste. Le proposte americane mirano a raggiungere obiettivi che il Paese non è riuscito ad ottenere nella prima fase del conflitto. Sulla stessa linea è lo scenario tracciato dall’agenzia conservatrice Mehr che definisce i cinque punti Usa come un tentativo “di ottenere concessioni che non sono riusciti a raggiungere durante la guerra, il che porterà a una situazione di stallo nei negoziati”.
Per approfondire: Guerra in Iran, prezzi in aumento fino al 40%: dal gasolio alla verdura, i beni più cari
Pezeskhian: "Sviluppare legami con Stati del Golfo principio per Iran"
Sempre sul fronte diplomatico, da Teheran arrivano segnali di apertura verso i Paesi del Golfo Persico. Per il presidente iraniano Masoud Pezeshkian lo sviluppo di legami amichevoli con i Paesi confinanti "è la politica di principio dell'Iran". "Stati Uniti e il regime sionista hanno sempre cercato di mettere i paesi islamici gli uni contro gli altri attraverso progetti divisivi e creando sfiducia", ha aggiunto Pezeshkian incontrando il ministro degli Interni del Pakistan, Paese mediatore nella difficile trattativa per la fine della guerra.
Eau, Aiea: “Timori per drone vicino a centrale nucleare”
Le parole del presidente iraniano contrastano con il recente attacco via drone che ha lambito la centrale nucleare di Barakah negli Emirati Arabi Uniti. Abu Dhabi ha informato l’Agenzia Internazionale per l’energia atomica (Aiea) che l’incendio scoppiato dopo l’attacco non ha provocato vittime o feriti e i livelli di radiazione sono nella norma. Di “seria preoccupazione” ha parlato Rafael Grossi, direttore Aiea, che ha definito “inaccettabile” l’attività militare vista come “minaccia alla sicurezza nucleare”.
Netanyahu: “Consapevoli della situazione in Iran”
Un’ulteriore spia di una possibile ripresa del conflitto armato arriva dal primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, che rivolgendosi al Gabinetto ha detto che il governo è preparato “a qualsiasi scenario” e di tenere “gli occhi aperti” sull’Iran. Secondo quanto riferito all’Associated Press da fonti informate, tra i quali un ufficiale dell’Idf, Israele starebbe coordinando gli Stati Uniti un’eventuale ripresa degli attacchi sul Paese. Le stesse fonti hanno chiesto di rimanere anonime per tutelare la riservatezza dei preparativi militari in corso.
Iran, telefonata Trump-Netanyhau
Come riferito dal sito Axios, nella giornata di ieri Netanyahu ha avuto un colloquio telefonico con il presidente Usa Donald Trump per discutere della situazione in Iran. "Trump deve prendere una decisione. Se decidesse di riprendere le ostilità con l'Iran, è probabile che Israele verrà chiamato a partecipare", avrebbe detto il primo ministro israeliano secondo quanto riferisce il sito Ynet citando una fonte.
Trump: "Non rimarrà nulla dell'Iran se non accetterà un accordo"
Dopo la telefonata con Netanyahu, Trump è tornato a minacciare il regime di Teheran. "Per l'Iran, il tempo stringe e farebbero meglio a darsi una mossa, in fretta, altrimenti non rimarrà più nulla. Il tempo è cruciale!", ha scritto su Truth il capo della Casa Bianca.
Nyt: “Intensi preparativi per attacco”
Nei giorni scorsi, anche il New York Times ha scritto che gli Stati Uniti e Israele sono impegnati in "intensi preparativi" per riprendere gli attacchi contro l'Iran in attesa di una decisione del presidente statunitense Trump, citando due funzionari mediorientali che hanno parlato a condizione di anonimato.
Per approfondire: Voli, benzina, agricoltura: i costi della guerra in Iran in 8 grafici