Italiani morti alle Maldive, cosa cambia tra un’immersione a 30 o a 50 metri

Mondo
©IPA/Fotogramma

Introduzione

I corpi di quattro degli italiani morti alle Maldive durante un’escursione - della professoressa Monica Montefalcone, di sua figlia Giorgia Sommacal, del neo laureato Federico Gualtieri e della ricercatrice Muriel Oddenino - sono stati individuati da un team di esperti subacquei nel terzo segmento della grotta di Dhekunu Kandu, che raggiunge una profondità di oltre sessanta metri (GLI AGGIORNAMENTI LIVE). Si tratta di un ambiente complesso: la grotta ha infatti l’ingresso posto tra 55 e 60 metri e presenta passaggi stretti, cunicoli e un forte rischio di sollevamento del sedimento che può azzerare la visibilità. 

Quello che devi sapere

Le Maldive e il limite dei 30 metri

Per capire cosa possa essere effettivamente successo, sarà importante il recupero dei corpi e l’analisi della strumentazione che i quattro avevano con loro. Intanto, si indaga su quanto avvenuto. Partendo da un punto: alle Maldive sono proibite le immersioni ricreative oltre i 30 metri di profondità. Diverso è però lo scenario qualora si tratti di spedizioni a scopo scientifico, che possono spingersi più in basso ma che richiedono un permesso speciale rilasciato dalle autorità del Paese. Secondo  il portavoce del governo delle Maldive Mohammed Hussain Sharif "per quanto riguarda l'inchiesta, quello che si è cercato di verificare sono stati i permessi: forse non c'erano tutti i permessi validi, ed è per questo che in questo momento le autorità hanno chiesto alle imbarcazioni di fermare tutte queste operazioni per poter portare avanti l'inchiesta".

 

Per approfondire: Chi erano gli italiani morti durante un’immersione alle Maldive

Cosa cambia tra 30 e 50 metri

Non è però solo il permesso necessario alle Maldive a fissare una differenza tra un’immersione a profondità di 30 metri e una oltre quella soglia, per esempio a 50 metri. In primo luogo, a cambiare sono le competenze tecniche richieste: per esempio per scendere fino a un massimo di 50 metri è necessario in Italia avere uno specifico brevetto, che comporta sostenere un addestramento specialistico. A quelle profondità si parla infatti di immersioni profonde, solitamente non a scopo ricreativo.

 

Leggi anche: Maldive, inchiesta locale: "Perché gli italiani erano scesi oltre i 30 metri?"

pubblicità

Il pericolo della narcosi da azoto

Nel caso specifico degli italiani alle Maldive, la grotta in questione "scende fino a 65 metri. È un'immersione complessa", ha spiegato nei giorni scorsi Roberto Fragasso, sub esperto che da oltre 30 anni vive alle Maldive. "A quella profondità ogni problema diventa difficilmente gestibile, basta che uno dei partecipanti abbia avuto un attimo di panico, per trascinare gli altri". L’esperto ha spiegato che quando si scende sotto i 30 metri "può intervenire la narcosi da azoto, un effetto d'intontimento che provoca euforia, panico o ansia facendo degenerare velocemente la situazione e rendendo esponenziali i problemi per la risalita". L'altro rischio in escursioni subacquee del genere può essere "un'eventuale tossicità dell'ossigeno che può verificarsi dai 55 metri di profondità in poi, ma è difficile che già a 60 metri si sia presentata una situazione del genere".

 

Per approfondire: Italiani morti alle Maldive durante immersione, ipotesi tossicità da ossigeno: che cos’è

L’aspetto psicologico

Secondo Alfonso Bolognini, presidente della Società italiana di Medicina subacquea ed iperbarica, è necessario tenere a mente - pur chiarendo che a oggi non si sa cosa sia successo ai cinque italiani - anche l’aspetto psicologico durante una simile immersione: "Dentro una grotta a 50 metri di profondità basta un problema a un operatore o un attacco di panico a un sub, che l'agitazione genera la torbidità dell'acqua e può peggiorare la visibilità. In questi casi la componente di panico potrebbe far commettere degli errori anche fatali".

pubblicità

Il Nitrox e il Trimix

A cambiare, oltre all’addestramento e alla componente psicologica durante un’immersione, è anche il tipo di attrezzatura che è necessario utilizzare. Fino a 30 metri, per esempio, è possibile usare nelle bombole la miscela artificiale nota come Nitrox, che è composta solitamente da ossigeno e azoto. Rispetto all’aria normale, che è fatta da circa il 21% di ossigeno e il 79% di azoto, nel Nitrox sale la percentuale di ossigeno: questo permette tra le altre cose di diminuire il rischio di malattia da decompressione, aumentando dunque la sicurezza dell’immersione. Se si scende però sotto i 40 metri, è necessario passare a un differente tipo di composto: si tratta del Trimix, nel quale è presente anche una quota di elio. In entrambi i casi, comunque, serve un brevetto specifico per poter utilizzare queste miscele.

Le tecnologie per operare a quella profondità

A testimoniare le difficoltà di intervento a quelle profondità è anche il lavoro di Dan Europe, organizzazione medica e scientifica internazionale no-profit che sta cercando di recuperare i corpi dei quattro italiani. I tre specialisti coinvolti sono subacquei tecnici e speleosub con una consolidata esperienza internazionale in missioni di search & recovery ad altissima complessità, incluse operazioni in ambienti profondi, ostruiti, confinati e ad alto rischio. Per portare a termine la missione, il team usa sistemi tecnici avanzati, tra cui rebreather a circuito chiuso, potenti scooter subacquei e configurazioni di supporto vitale completamente ridondanti.

 

Leggi anche: Ricerche corpi italiani morti alle Maldive, chi sono i sub finlandesi della Dan Europe

pubblicità