Trump aveva detto che a Teheran è tempo di una nuova leadership. Il presidente iraniano Pezeshkian mette in guardia: "Qualsiasi attacco alla Guida suprema sarerebbe una dichiarazione di guerra". E mentre si allenta la stretta su Internet, è giallo sulla sorte di Erfan Soltani, il giovane iraniano simbolo delle proteste contro il regime
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Scambio di accuse tra Trump e Khamenei sull'Iran. Trump aveva detto che a Teheran è tempo di una nuova leadership. Khamenei lo attacca, "i morti sono colpa sua".
Il presidente iraniano Pezeshkian mette in guardia: "Qualsiasi attacco alla Guida suprema sarerebbe una dichiarazione di guerra". E mentre si allenta la stretta su Internet, è giallo sulla sorte di Erfan Soltani, il giovane iraniano simbolo delle proteste contro il regime. L'ong Hengaw ha scritto su X di aver appreso che alla famiglia del ragazzo 'è stata concessa una breve visita di persona oggi' e che 'ha confermato che è vivo e in condizioni fisiche stabili'. L'aggiornamento arriva dopo che un account ufficiale su X del governo israeliano aveva scrito in lingua farsi che, secondo alcune fonti, Soltani sarebbe stato 'brutalmente ucciso' mentre era in carcere. Il post poi è stato cancellato.
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Conte: "Pressione della comunità internazionale o non cambierà nulla"
"Noi siamo stati sempre con dissidenti iraniani e con i giovani universitari che sono qui, io li ho anche incontrati personalmente. C'eravamo anche noi in Campidoglio con Amnesty International per testimoniare ovviamente tutta la nostra solidarietà nei confronti di chi, in questo momento, sta protestando per i crimini che il regime iraniano sta compiendo. Il problema è: qual è la soluzione? Allora la soluzione o diventa, col coinvolgimento della comunità internazionale nel quadro del diritto internazionale di creare una pressione concentrica determinata sul piano politico, diplomatico, utilizzando anche le leve finanziarie ed economiche tutte insieme, oppure se lasciamo che la superpotenza di turno faccia un blitz, valutando soggettivamente quali sono gli interessi, gli appetiti singoli, lì non si risolverà mai nulla e ce lo dimostra la storia. Iraq, Afghanistan, Libia, adesso in Venezuela si dice che il blitz americano ha risolto tutto, in realtà a quanto mi risulta abbiamo la numero 2 di Maduro, Rodríguez, al governo. Quello che è cambiato è che in questo momento rispetto alle nazionalizzazioni del petrolio e delle riserve, ci sono le compagnie americane che hanno la prospettiva di andare a fare affari". Lo dice Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle, a Radio Roma Sound.
Oggi Tajani a Strasburgo, incontrerà Metsola: anche sviluppi in Iran al centro del dialogo
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani sarà oggi a Strasburgo, dove incontrerà la presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola e il ministro degli Esteri della Germania Johann Wadephul. E' quanto si legge in una nota della Farnesina. Tajani discuterà con la presidente Metsola di temi europei e dei principali temi dell'agenda internazionale, fra cui la Groenlandia, l'Iran, il Venezuela, l'Ucraina e Gaza, alla luce dell'invito degli Stati Uniti mirato a coinvolgere diversi Paesi, fra cui l'Italia, nel Board of Peace.
A Los Angeles la marcia per l'Iran, "Trump intervenga"
Migliaia di persone negli Stati Uniti hanno organizzato grandi manifestazioni per denunciare la repressione mortale da parte del governo iraniano contro i manifestanti antigovernativi nella Repubblica Islamica. Diverse migliaia di persone hanno marciato a Los Angeles, sede della più grande diaspora iraniana al mondo, mentre diverse centinaia di altre si sono radunate a New York. I manifestanti statunitensi hanno esposto cartelli che condannavano un "nuovo Olocausto", un "genocidio in atto" e il "terrore" del governo iraniano. Iran Human Rights, con sede in Norvegia, afferma di aver accertato la morte di 3.428 manifestanti uccisi dalle forze di sicurezza. L'Ong ha avvertito che il bilancio reale delle vittime è probabilmente molto più alto. I media non possono confermare in modo indipendente la cifra e i funzionari iraniani non hanno fornito un bilancio esatto delle vittime. "Questo omicidio di massa della popolazione è terribilmente sconvolgente", ha dichiarato Ali Parvaneh, un avvocato di 65 anni che protestava a Los Angeles. Come molti manifestanti, Parvaneh portava un cartello con la scritta "Make Iran Great Again" e ha dichiarato di volere che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump intervenisse. Alcuni tra la folla a Los Angeles si sono spinti fino a invocare l'assassinio della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei. "Spero davvero che Trump vada oltre la semplice espressione di sostegno", ha detto Parvaneh. Molti manifestanti nella città californiana hanno scandito slogan a sostegno del presidente degli Stati Uniti e di Reza Pahlavi, figlio dell'ex Scià di Persia. Nel quartiere Westwood di Los Angeles, soprannominato "Tehrangeles", Roozbeh Farahanipour ritiene che la diaspora debba sostenere gli iraniani senza violare il loro "diritto di decidere del proprio futuro". "Non hanno bisogno di una marionetta impiantata dall'Occidente", ha affermato il 54enne proprietario di un ristorante. Anche altri in California condividono questa opinione. "Trump sta prendendo in giro il popolo iraniano", ha detto il poeta Karim Farsis, residente nella Bay Area di San Francisco. Farsis, un'accademica, sottolinea che sono le sanzioni statunitensi, comprese quelle imposte da Trump, e la rottura dell'accordo nucleare da parte dei repubblicani ad aver contribuito in larga parte alle sofferenze del popolo iraniano.
Media locali: "Abusi sui manifestanti arrestati in Iran"
I manifestanti detenuti nelle prigioni iraniane hanno descritto abusi, tra cui nudità forzata, esposizione al freddo e iniezioni di sostanze di composizione sconosciuta durante la loro custodia. Lo ha riferito a Iran International una fonte vicina alla famiglia di un detenuto. La stessa fonte ha affermato che un giovane manifestante detenuto ha inviato un messaggio dall'interno della prigione affermando che lui e molti altri erano stati sottoposti a tale trattamento dopo il loro arresto. Secondo il racconto, gli agenti penitenziari lo hanno spogliato e hanno tenuto i detenuti nudi nel cortile del carcere per un periodo prolungato, in condizioni invernali. Poi hanno colpito i detenuti con getti di acqua fredda. Lo stesso detenuto ha poi aggiunto che il giorno seguente le guardie carcerarie hanno iniettato a lui e ad altri prigionieri delle sostanze il cui contenuto non è stato identificato.
Pahlavi: "Popolo chiede nuovo percorso credibile, tornerò a Teheran"
Reza Pahlavi ha giurato di tornare in Iran dall'esilio negli Stati Uniti. Il figlio dello scià iraniano rovesciato dalla Rivoluzione islamica del 1979 non ha specificato una data e non è ancora chiaro se gli sarà consentito di entrare in Iran e quali conseguenze dovrà affrontare in quanto politico dell'opposizione. In un videomessaggio su X, Pahlavi ha detto che il popolo iraniano chiede "un nuovo percorso credibile" da seguire. "La battaglia in Iran oggi è tra occupazione e liberazione. Il popolo iraniano mi ha chiesto di guidare il Paese. Tornerò in Iran".
"Tornerò in Iran. Il popolo iraniano si è ribellato per rivendicare il proprio Paese - ha aggiunto - La storia onorerà coloro che si schierano al suo fianco", ha dichiarato. Pahlavi, nominato principe ereditario da suo padre, il defunto scià di Persia, vive in esilio negli Stati Uniti da decenni.