Venezuela, Trump: "Rodriguez faccia le cose giuste o pagherà un prezzo alto"

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L'ex braccio destro di Maduro è stata minacciata da Trump: "Se non fa quello che è giusto, pagherà un prezzo più alto di quello di Maduro". Intanto l'esercito venezuelano ha denunciato l'assassinio "a sangue freddo" delle guardie incaricate della protezione di Maduro e il New York Times parla di almeno 80 morti tra militari e civili. I militari in tv, con tanto di pugno chiuso in conferenza stampa, appoggiano Rodriguez 

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Se Delcy Rodriguez "non fa quello che è giusto, pagherà un prezzo molto alto, probabilmente più alto di quello di Maduro". Lo ha detto Donald Trump in un'intervista a The Atlantic, secondo quanto riporta l'agenzia Bloomberg.

Gli Usa potrebbero avere un supertestimone nel processo contro Nicolas Maduro. Si tratta, secondo Newsweek, di Hugo Armando Carvajal Barrios, ex capo dell'intelligence militare venezuelana, cacciato da Maduro per tradimento e arrestato poi dagli Usa per un processo nel quale lo scorso giugno si è dichiarato colpevole di reati che prevedono l'ergastolo e sono analoghi a quelli contestati al leader venezuelano. Lo scorso 23 dicembre gli Stati Uniti avrebbero offerto al leader venezuelano un esilio in Turchia, ma lui avrebbe ''rifiutato con rabbia'' la proposta. Lo scrive il New York Times.

"Respingiamo il codardo sequestro del presidente costituzionale e nostro comandante in capo Nicolas Maduro. In osservanza alla decisione della Corte Suprema riconosciamo la designazione di Delcy Rodriguez". Lo ha detto Vladimir Padrino López, capo dell'esercito e Ministro della difesa del Venezuela. Ma per il segretario di stato Marco Rubio la presidente ad interim Delcy Rodríguez non è "la presidente legittima del Venezuela" poiché gli Stati Uniti non ritengono legittimo il regime attualmente al potere.

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha avuto una conversazione telefonica con Maria Corina Machado sulle prospettive di una transizione pacifica e democratica in Venezuela. E' quanto si legge in una nota di Palazzo Chigi. Nel corso della telefonata "è stato condiviso come l'uscita di scena di Maduro apra una nuova pagina di speranza per la popolazione del Venezuela, che potrà tornare a godere dei principi base della democrazia e dello Stato di diritto".

Nel blitz  di ieri ci sarebbero stati, secondo il Nyt, almeno 80 morti fra militari e civili.

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Gonzalez: "Transizione deve essere costruita con rispetto e unità"

"La transizione deve essere costruita con fermezza, rispetto e unità nazionale, il Venezuela ha bisogno di unità per ricostruirsi, ha bisogno di verità, giustizia e riconciliazione". Lo ha detto in un video messaggio il presidente eletto dell'opposizione, che ha avuto asilo politico in Spagna, Edmundo Gonzalez Urrutia, rivendicando che "siamo una forza leale al Venezuela, alla democrazia, allo stato di diritto e alla dignità dei nostri cittadini".

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Cos'è la 'dottrina Monroe', citata da Trump per l’attacco al Venezuela

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha citato la dottrina Monroe per giustificare l'attacco portato avanti in Venezuela, che il 3 gennaio ha visto la cattura del presidente Nicolás Maduro, trasportato a New York e incriminato con le accuse di cospirazione per narcotraffico e terrorismo, cospirazione per l'importazione di cocaina, possesso di mitragliatrici e ordini esplosivi contro gli Usa.

Cos'è la 'dottrina Monroe', citata da Trump per l’attacco al Venezuela

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Gonzalez: "Nessuna transizione possibile senza rilascio prigionieri politici"

"Nessuna transizione democratica è possibile finché ci sarà anche un solo venezuelano detenuto in modo ingiusto". Lo ha detto in un video messaggio il presidente eletto venezuelano, in esilio a Madrid, Edmundo Gonzalez Urrutia, sottolineando come pure in questo "nuovo scenario politico, è ineludibile la liberazione immediata e incondizionata di tutti i  prigionieri politici, civili e militari".

Maduro, dal blitz in camera da letto al viaggio in nave: cosa sappiamo

L'attacco al Paese, che si è scoperto essere in preparazione almeno da "metà dicembre", è iniziato intorno alle 2 di notte del 3 gennaio (le 7 in Italia): a Caracas ci sono stati boati accompagnati da rumori simili a quelli di aerei in volo. Il governo venezuelano ha denunciato una "gravissima aggressione militare" Usa. Trump ha poi confermato l'attacco su larga scala. E su Truth ha annunciato: "Catturato Maduro". Il ministro degli Esteri venezuelano: "Ci sono vittime civili e militari".

Maduro, dal blitz in camera da letto al viaggio in nave: cosa sappiamo

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Blitz Usa in Venezuela, Cina chiede l'immediata liberazione di Maduro

Lo ha affermato il ministero degli Esteri cinese in una nota, definendo l'attacco una "chiara violazione del diritto internazionale".

Blitz Usa in Venezuela, Cina chiede l'immediata liberazione di Maduro

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Maduro jr. chiama alla mobilitazione contro cattura del padre

Il figlio di Nicolas Maduro, membro del Congresso, ha invitato i venezuelani a scendere in piazza all'indomani della cattura del padre da parte delle forze americane e il suo trasferimento in una prigione di New York. “Ci vedrete nelle strade, ci vedrete al fianco della gente, ci vedrete sventolare la bandiera della dignità”, ha detto Nicolas Maduro Guerra, 35 anni, in un messaggio audio condiviso sui social media. “Vogliono farci apparire deboli, ma noi non mostreremo alcuna debolezza”, ha scandito Maduro Guerra, una delle sei persone, insieme al padre e a sua moglie Cilia Flores, accusate di “narcoterrorismo” dalle autorità statunitensi. E ancora, in un riferimento alla facilità con cui gli americani sono riusciti ad arrestare il leader venezuelano, Maduro jr ha tuonato: "La storia dirà chi sono stati i traditori, la storia lo rivelerà. Vedremo".

Telefonata Meloni-Machado: "Senza Maduro nuova pagina per il Venezuela"

La presidente del Consiglio ha avuto una conversazione telefonica con la leader dell'opposizione venezuelana e premio Nobel per la pace Maria Corina Machado. Al centro della chiamata, le prospettive di una transizione pacifica e democratica nel Paese, come si legge in una nota di Palazzo Chigi

Meloni sente Machado: 'Senza Maduro nuova pagina per il Venezuela'

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Bondi: "Operazione impeccabile pianificata per mesi"

L'operazione per catturare Maduro "ha richiesto mesi di coordinamento, pianificazione dettagliata e un'esecuzione impeccabile da parte di diverse componenti del governo  federale". Lo scrive il Procuratore generale Pam Bondi in una nota in cui sottolinea che "si e' trattato di un'operazione eseguita alla perfezione, con un'intensa cooperazione e fiducia tra i membri del team del Presidente Trump". "La missione e' stata condotta a supporto di un procedimento penale in corso legato al traffico di stupefacenti su larga scala e ai reati correlati che hanno alimentato la violenza, destabilizzato la regione e contribuito direttamente alla crisi della droga che ha mietuto vittime  americane" aggiunge sottolineando che gli Stati Uniti hanno perseguito "ogni opzione legale" per risolvere la questione "pacificamente", ma tali offerte sono state respinte da Maduro. 

Maduro, l'arrivo a New York e il trasferimento in carcere. FOTO

All'arrivo nella città statunitense, scortati dagli agenti dell'antidroga, il presidente deposto del Venezuela e la moglie sono stati portati al Metropolitan Detention Center di Brooklyn, dove resteranno in attesa del processo.

Maduro, l'arrivo a New York e il trasferimento in carcere. FOTO

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Cosa vuole fare Trump in Venezuela? Quello che (ancora) non sappiamo

Passiamo in rassegna le certezze e il lungo elenco degli interrogativi: il destino del Paese, il dopo Maduro, l'impatto sugli equilibri regionali e le ricadute sulla politica interna americana.

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Code nei supermaket di Caracas: "Facciamo scorte, non si sa mai"

Una domenica surreale, sospesa tra l'incertezza sul futuro e la paura di nuove imprevedibili escalation, a cominciare da possibili nuovi raid. Caracas e le altre città del Venezuela si sono svegliate, a più di 24 ore dall'attacco americano che ha catturato e portato via Maduro, spaesate. E mentre si cerca un'apparente normalità, la prima preoccupazione è quella di fare scorte. Con lunghe file di persone davanti ai supermercati e ai negozi di alimentari, che hanno rialzato le saracinesche dopo un sabato in cui tutto è rimasto serrato. Come testimoniano le tante foto rimbalzate  sui social e rilanciate dai media. In alcune zone della città i residenti hanno iniziato a radunarsi davanti ai market già prima delle 9 del mattino. Sono anche state segnalate persone nelle stazioni delle metropolitane in cerca di una spinta per ricaricare i cellulari. Segnale, sottolinea El Nacional, che parti della città sono senza luce.  "Temo che ci sarà un'esplosione sociale e torneremo a come eravamo prima, senza nulla. Quando ero giovane potevo fare la fila (per comprare il cibo), ora non ci riesco più", ha raccontato alla Efe un residente del comune di Chacao, che ha chiesto di rimanere anonimo, mentre aspettava l'apertura di uno dei supermercati della zona. "Cerco di comprare del cibo al supermercato, di avere qualcosa, perché non si sa mai cosa potrebbe succedere", ha detto un altro uomo in coda. La metropolitana, i bus e i taxi circolano senza interruzioni, mentre le compagnie aeree nazionali, come Laser Airlines, hanno annunciato la ripresa di voli interni, limitati agli scali principali di Maiquetía, Porlamar e La Fría. Ma non basta a far tirare un sospiro di sollievo. 

Venezuela, l'ambasciatore italiano: "Alba nuova, ma mantenere prudenza"

Giovanni Umberto De Vito, ai microfoni di Sky TG24, spiega: "Bisogna mantenere la dovuta prudenza. C'è un'alba nuova, sul fronte sicurezza non ci sono particolari premure. Suggeriamo di evitare assembramenti e spostamenti non necessari, ma si può uscire di casa. Mantenere un atteggiamento rispettoso". E su Trentini: "Stiamo compiendo tutti i passi possibili".

Venezuela, ambasciatore italiano: 'Alba nuova, ma mantenere prudenza'

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Il figlio di Maduro: "La storia dirà chi sono i traditori"

"La storia dirà chi ha tradito". Così si è espresso oggi il figlio primogenito del presidente venezuelano Nicolás Maduro in dichiarazioni rilasciate al canale Instagram La Payara Digital. Nicolás Maduro Guerra - 35 anni, frutto della relazione del leader chavista con la prima moglie Adriana Guerra - ha affermato che "(gli Usa) vogliono seminare dubbi" all'interno dei vertici del governo di Caracas ma che "non ci riusciranno". Tuttavia non ha escluso che la cattura del padre sia stata consentita de elementi sleali vicini al presidente e ha rimandato a più avanti nel tempo un eventuale resa dei conti all'interno dell'esecutivo. "Vedremo più avanti, la storia dirà chi sono i traditori, adesso dobbiamo concentrarci nel governare il Paese e a far tornare sano e salvo Nicolás Maduro Moro e a Cilia Flores", ha detto. 

Domani alle 12 Maduro e la moglie in tribunale a New York

Nicolas Maduro e la moglie Cilia Flores compariranno domani alle 12 ora locale (le 18 in Italia) davanti al giudice Alvin K.Hellerstein per rispondere delle accuse per le quali sono stati incriminati negli Stati Uniti. Lo ha comunicato la Corte federale distrettuale di Manhattan.

Venezuela, un 92enne ebreo ultraortodosso sarà il giudice di Maduro

A presiedere al processo contro l’ormai ex presidente venezuelano sarà Alvin Hellerstein, volto noto della magistratura federale. Maduro e la moglie Cilia Flores dovranno rispondere di quattro capi di accusa tra cui cospirazione per narcoterrorismo, cospirazione per importazione di cocaina e possesso di armi automatiche e dispositivi esplosivi.

Venezuela, un 92enne ebreo ultraortodosso sarà il giudice di Maduro

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Ue: "Calma e moderazione, si rispetti Carta Onu"

L'Unione Europea "chiede calma e moderazione a tutti gli attori", al fine di "evitare un'escalation e garantire una soluzione pacifica alla crisi" scaturita dall'operazione militare con cui gli Usa hanno catturato l'ex presidente venezuelano Nicolas Maduro. Lo si legge in una dichiarazione firmata dall'Alta rappresentante Ue per gli Affari esteri Kaja Kallas e tutti i Paesi membri dell'Ue, meno l'Ungheria. "L'Ue ricorda che, in ogni circostanza, devono essere rispettati i principi del diritto internazionale e della Carta dell'Onu", recita il testo, sottolineando che i membri del Consiglio di sicurezza dell'Onu, tra cui spicca Washington, "hanno la particolare responsabilità di sostenere tali principi, in quanto pilastro dell'architettura di sicurezza internazionale".

Caracas: "Chi attacca il Venezuela attacca l'America Latina"

"L'aggressione contro il Venezuela è un attacco contro tutta l'America Latina". Lo ha affermato il ministro degli Esteri del Venezuela, Yván Gil, intervenendo oggi al vertice della Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi (Celac) convocata d'urgenza per oggi su richiesta del Brasile. "Oggi è stato il Venezuela, ma domani può succedere in qualsiasi altro Paese che decida esercitare la sua sovranità", ha ammonito Gil, secondo il quale la Celac - organizzazione composta da 33 paesi compresi geograficamente tra il Messico e l'Argentina - "non deve dividersi tra condanne tiepide e silenzi complici". "O si sta dal lato del diritto internazionale o si sta dal lato del diritto del più forte", ha aggiunto, chiedendo quindi all'organizzazione di "esigere in modo immediato il ripristino della legalità internazionale che passa per il ritiro di tutte le forze militari statunitensi nei Caraibi che minacciano la pace della regione e l'immediata liberazione del presidente costituzionale della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolás Maduro Moro". 

Venezuela, Ue: "Sia popolo a decidere futuro del Paese"

L'Unione Europea chiede che sia il popolo venezuelano a decidere il futuro del Paese, che Caracas liberi i prigionieri politici e lancia un appello "al dialogo e a una soluzione negoziale". Una nota dell'ufficio dell'Alto rappresentante per la politica estera dell'Ue e firmata da 27 Paesi dell'Unione (manca l'Ungheria), invita tutti gli attori coinvolti nello scenario venezuelano alla "calma e moderazione per evitare un'escalation e garantire una soluzione pacifica alla crisi". La nota ricorda che, "in ogni circostanza, i principi del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite devono essere rispettati". "I membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite hanno una responsabilita' particolare nel sostenere tali principi, in quanto pilastro dell'architettura di sicurezza internazionale" si legge ancora, "l'Ue ha ripetutamente affermato che Nicolas Maduro non ha la legittimita' di un presidente democraticamente eletto e ha sostenuto una transizione pacifica verso la democrazia nel Paese, guidata dal Venezuela e nel rispetto della sua sovranita'".

Venezuela, ministro Difesa: "Forze armate garantiranno governabilità Paese"

Le Forze armate "garantiranno la governabilità del Paese" e useranno "tutte le capacità a disposizione per difendere il Paese, mantenere l'ordine interno e preservare la pace". Lo ha assicurato il ministro della Difesa venezuelano, Vladimiro Padrino Lopez, descrivendo l'apparato militare come "la fusione perfetta di popolo, polizia e forze armate".

Meloni sente Machado: "Senza Maduro nuova pagina per il Venezuela"

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha avuto una conversazione telefonica con Maria Corina Machado sulle prospettive di una transizione pacifica e democratica in Venezuela. E' quanto si legge in una nota di Palazzo Chigi. Nel corso della telefonata "è stato condiviso come l'uscita di scena di Maduro apra una nuova pagina di speranza per la popolazione del Venezuela, che potrà tornare a godere dei principi base della democrazia e dello Stato di diritto". 

A Firenze manifestazione davanti al consolato Usa: "Giù le mani dal Venezuela"

Con lo slogan 'Yankee go home' e sulle note degli Intillimani, si è da poco conclusa a Firenze una manifestazione davanti al consolato Usa per opporsi all' "aggressione imperialista degli Stati Uniti d'America contro il Venezuela Bolivariano e il sequestro del legittimo presidente Nicolas Maduro e della sua famiglia". Promossa dalle comunità di Perù, Cuba, Bolivia, Cile, Messico e Colombia, alla manifestazione hanno aderito anche i centri sociali, i Giovani palestinesi e gli 'Statunitensi contro la guerra'. Ad aprire il breve corteo, che da piazza Ognissanti ha raggiunto il vicino consolato Usa, uno striscione con scritto 'Contro l'imperialismo, giù le mani dal Venezuela'. Nel corso degli interventi al microfono più volte i manifestanti hanno chiesto che Maduro venga liberato. In corteo tante bandiere, da quella venezuelana a quella palestinese, oltre alle insegne di numerose forze politiche e realtà della sinistra. La manifestazione si è tenuta senza tensioni. Sempre nel pomeriggio si è svolto a Viareggio (Lucca) un presidio in piazza Mazzini promosso dal Forum della pace Versilia. 

New York Times, sale il bilancio dei morti nell'attacco Usa in Venezuela, sono 80

Sale il bilancio delle vittime dell'attacco americano in Venezuela. I morti sono infatti 80, il doppio della precedente stima. Lo riporta il New York Times citando alcune fonti, secondo le quali il bilancio potrebbe salire ulteriormente. 

Venezuela, López: "Uccisi civili, riconosciamo la presidenza di Rodriguez"

Vladimir Padrino López ha etichettato la cattura di Maduro come un “codardo sequestro”: la Corte Suprema del Venezuela non ha ancora dichiarato il presidente definitivamente decaduto e per questo ha affidato il compito ad interim alla vicepresidente Delcy Rodriguez. Poi l’appello di López alla nazione: “Chiamo il popolo alla pace e all'ordine e a riprendere le sue attività economiche, lavorative ed educative”.

Venezuela, López: 'Uccisi civili, riconosciamo presidenza Rodriguez'

Venezuela, López: 'Uccisi civili, riconosciamo presidenza Rodriguez'

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Maduro in cella. L'interim a Rodriguez ma Trump la minaccia

Cosa succederà ora in Venezuela? È la domanda che rimbalza in tutti i network Usa e nelle cancellerie di mezzo mondo mentre Nicolás Maduro è finito con la moglie in una famigerata prigione newyorkese dopo aver rifiutato a dicembre una proposta di esilio in Turchia. E la sua vice Delcy Rodríguez è stata investita dalla Corte Suprema venezuelana come presidente ad interim, ma è già stata minacciata da Donald Trump. "Se non fa quello che è giusto, pagherà un prezzo molto alto, probabilmente più alto di quello di Maduro", l'ha avvisata il tycoon in un'intervista a The Atlantic, dopo aver ribattezzato la Dottrina Monroe in Dottrina Donroe, in omaggio al suo nome. "La ricostruzione e il cambio di regime, come volete chiamarli, sono meglio di quello che c'è adesso in Venezuela. Non potrebbe andare peggio", ha osservato. The Donald ha anche rilanciato le mire espansionistiche Usa sulla Groenlandia "per motivi di difesa". A dettare la linea all'indomani dello spettacolare blitz per la cattura di Maduro e della moglie è stato Marco Rubio, ribattezzato dal Washington Post "il viceré di Caracas" per il suo ruolo cruciale nell'ideare la destituzione dell'ormai ex presidente venezuelano e nella futura transizione del Paese. In una serie di interviste tv, il segretario di Stato Usa ha subito frenato su Rodríguez, che nelle ore successive al blitz aveva mantenuto toni di sfida chiedendo la liberazione di Maduro e avvisando che "il Venezuela non tornerà mai ad essere la colonia di un altro impero". "Lei non è una presidente legittima", ha detto Rubio, spiegando che gli Stati Uniti non ritengono legittimo il regime attualmente al potere. "Ci sono persone che possono effettivamente apportare dei cambiamenti", ha proseguito, avvisando però che ciò è diverso dal riconoscere la legittimità del governo venezuelano, che deriverà da un periodo di transizione bisognoso di tempo e da un'elezione ancora "prematura". Liquidata la premio Nobel per la pace María Corina Machado: "E' fantastica, ma la realtà immediata è che, purtroppo e tristemente, la stragrande maggioranza dell'opposizione non è più presente all'interno del Venezuela". Quindi ha indicato la strada: "Collaboreremo con i funzionari venezuelani se prenderanno le decisioni giuste", tenendo conto degli interessi americani, quindi fermando il traffico di droga, il flusso di migranti e aprendo alle major petrolifere Usa. Gli Usa giudicheranno "non dalle parole ma dai fatti", ha ammonito Rubio, evocando le molte leve nelle mani Usa e chiarendo che "non c'è nessuna invasione ma solo un'operazione di arresto" che "non richiedeva l'ok del Congresso". Rodríguez, riconosciuta dal ministro della Difesa e da un governo ad interim che rimane apparentemente unito dietro a Maduro, sembrava l'interlocutrice privilegiata dagli Usa per la transizione, anche per le sue redini sull'industria petrolifera. 

Trump / Maduro / Rodriguez

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Media: "Soldati Usa feriti in condizioni stabili e buone"

Tutte le ferite riportate dalle truppe Usa nel corso dell'operazione per catturare il leader venezuelano Nicolas Maduro "erano ferite lievi" e "tutti sono in condizioni stabili e buone". Lo ha riferito un alto funzionario della Casa Bianca alla Cnn, senza entrare in ulteriori dettagli. Ieri l'emittente aveva reso noto che durante l'operazione "una manciata di truppe" aveva riportato "ferite da proiettile e da schegge", specificando come nessuno fosse in pericolo di vita.

Trump: "Non si tratta di controllo dell'emisfero, ma del singolo Paese"

Il presidente Usa Donald Trump ha negato che l'operazione militare contro il Venezuela abbia come obiettivo il controllo statunitense dell'emisfero occidentale, nel solco della cosiddetta Dottrina Monroe, che egli stesso ha fatto sua (soprannominandola "Dottrina Donroe"). "Non si tratta dell'emisfero. Si tratta del Paese. Si tratta dei singoli Paesi", ha affermato nel corso di un'intervista telefonica con The Atlantic, in cui "ha precisato che la decisione di rapire il presidente venezuelano non è stata presa semplicemente per ragioni geografiche", come scrive la testata.

Trump

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Donald Trump ed il greggio venezuelano, un sogno da miliardi di dollari

Donald Trump sogna un Venezuela rifondato sul petrolio, ma le grandi major petrolifere americane sono tiepide rispetto al piano. A renderle scettiche rispetto al progetto trumpiano sono le incertezze geopolitiche del progetto e i miliardi di dollari che saranno necessari per realizzarlo. Il Venezuela è il Paese che ha le più grandi riserve di oro nero del mondo. La produzione petrolifera è crollata però da quando, nel 2017, Trump ha imposto le prime sanzioni. Nonostante ciò il Paese detiene ancora oltre 300 miliardi di barili di riserve accertate, più dell'Arabia Saudita. Da anni la Cina è il suo principale cliente e la Russia è un partner fondamentale. Il Paese poi abbonda di minerali critici. L'accesso a queste risorse ingenti cambierà necessariamente gli equilibri sullo scacchiere politico mondiale. Per la riuscita del suo progetto, l'amministrazione Trump ha scommesso sulle compagnie energetiche statunitensi, chiamate ad invertire il calo della produzione di greggio venezuelano. Le grandi compagnie statunitensi, ha assicurato ieri Trump, "spenderanno miliardi di dollari, ripareranno le infrastrutture petrolifere gravemente danneggiate, e inizieranno a generare profitti per il Paese". Per invogliarle ad aprire il portafogli l'amministrazione Usa ha detto alle compagnie che potranno recuperare gli asset nazionalizzati da Hugo Chavez. Ma, paradossalmente, se da un lato i mercati petroliferi mondiali favoriscono la riuscita del piano del tycoon, dall'altro lo ostacolano. I mercati infatti ad oggi sono saturi di offerta e i prezzi sono ai minimi da quasi cinque anni. Grazie a ciò gli Usa hanno di fatto avuto mano libera per l'azione militare, proprio come era successo per gli attacchi a giugno all'Iran. Dall'altro lato però i bassi prezzi rendono le grandi major diffidenti davanti all'idea di buttare miliardi di dollari nel pozzo senza fine delle fatiscenti strutture petrolifere venezuelane.

Trump: "La ricostruzione e il cambio di regime è meglio di quello che c'è ora"

"La ricostruzione e il cambio di regime, come volete chiamarli, sono meglio di quello che c'è adesso" in Venezuela. "Non potrebbe andare peggio". Lo ha detto Donald Trump in un'intervista a The Atlantic. 

Unicef: "In Venezuela 4 milioni di bambini hanno bisogno di aiuto"

"In questo momento di crisi in Venezuela non dobbiamo dimenticare che il paese soffre da anni ogni giorno per l'impatto di crisi persistenti aggravate dai cambiamenti climatici" lo dichiara Andrea Iacomini, portavoce dell'Unicef per l'Italia. "Il progressivo declino economico, fattori strutturali e situazioni contingenti hanno profonde conseguenze sulla società, e in particolare sulle fasce più vulnerabili, tra cui bambini, donne e comunità indigene. In un contesto aggravato dal collasso dei servizi sociali, da disordini politici e dalla presenza di diversi gruppi armati, numerosi sono i rischi di violenze, reclutamento forzato, tratta di minori, abusi e sfruttamento", prosegue. "Nel paese, un'inflazione cronica alle stelle continua ad erodere il potere d'acquisto delle famiglie, pregiudicandone l'accesso all'assistenza sanitaria, al cibo e a quasi tutti i servizi di cui un bambino ha vitale bisogno. In tale contesto di crisi concomitanti e spesso sovrapposte, per il 2026 si prevede che 7,9 milioni di persone necessitino di assistenza umanitaria, di cui 3,9 milioni sono bambini, oltre la metà della popolazione in bisogno", continua Iacomini "Nella crisi attuale, il sistema sanitario è sovraccarico per il deterioramento delle infrastrutture pubbliche, forniture limitate e carenza di personale. Bambini e adolescenti sono in costante rischio di violenze e con ridotto accesso all'istruzione. I bambini nelle comunità emarginate affrontano molteplici e sempre più gravi privazioni - malnutrizione, malattie prevenibili, violenze e sfruttamento - con i servizi di base che faticano a rispondere ai bisogni dell'infanzia nel paese. I flussi migratori misti, inclusi di persone di ritorno nel paese, mettono ulteriormente sotto pressione sistemi già fragili. Nelle condizioni attuali, il paese si trova in una fase altamente critica, con le crescenti tensioni geopolitiche come quella attuale che aumentano i rischi di ulteriore instabilità, nuovi conflitti e vulnerabilità sempre più profonde di bambini e famiglie in condizioni di estremo bisogno. Ci auguriamo che i bambini venezuelani non paghino come spesso accade il prezzo più alto di questa situazione che si sta delineando in queste ore ma che vengano messi i loro bisogni al centro dell'agenda di chi prenderà le redini del paese" conclude Iacomini. 

Unicef

©IPA/Fotogramma

Sei Paesi respingono le "azioni militari unilaterali in Venezuela"

A fronte della "gravità dei fatti avvenuti in Venezuela" i governi di sei Paesi hanno sottoscritto un comunicato congiunto in cui "rifiutano le azioni militari eseguite unilateralmente" in Venezuela e ribadiscono "l'adesione ai principi sanciti nella Carta delle Nazioni Unite". Brasile, Cile, Colombia, Messico, Uruguay e Spagna hanno espresso nella nota "profonda preoccupazione" per l'intervento militare "nel territorio del Venezuela, che contravviene i principi fondamentali del diritto internazionale", in particolare il divieto di uso e la minaccia della forza, il rispetto della sovranità e dell'integrità territoriale degli Stati, consacrati dalla Carta delle Nazioni Unite. Senza citare direttamente gli Stati Uniti, i governi dei sei Paesi evidenziano che tali azioni unilaterali "costituiscono un precedente enormemente pericoloso per la Pace, la sicurezza regionale e mettono a rischio la popolazione civile". Chiedono "vie pacifiche, mediante il dialogo, il negoziato e il rispetto della volontà del popolo venezuelano" per risolvere i problemi del Paese, in un processo "senza ingerenze esterne", secondo il diritto internazionale e "guidato dalle venezuelane e dai venezuelani", per una "soluzione democratica, sostenibile e rispettosa della dignità umana". Nel riaffermare l'America Latina e i Caraibi come "zona di pace", i sei governi fanno anche appello "all'unità regionale, al di là delle differenze politiche" riguardo a "ogni azione che metta a rischio la stabilità regionale". "Allo stesso tempo - è anche scritto nella nota  - esortiamo il segretario delle Nazioni Unite e gli Stati Membri dei meccanismi multilaterali pertinenti a fare uso dei propri buoni uffici per contribuire alla de-escalation delle tensioni e alla preservazione della pace regionale". I sei firmatari respingono, infine, "qualunque tentativo di controllo governativo, di amministrazione o appropiazione esterna di risorse naturali o strategiche" in Venezuela che è "incompatibile con il diritto internazionale". 

Venezuela, chi è Delcy Rodriguez chiamata da Maduro la "tigre del chavismo"

Occhi puntati su Delcy e non su Corina: nelle ore drammatiche dopo la fine del regime di Caracas è lei, 'la tigre del chavismo', come era chiamata da Nicolas Maduro, una dei protagonisti della difficile transizione venezuelana, sempre più piena di rischi e incognite. Gli Stati Uniti, nelle ore successive al raid, hanno subito guardato a lei, un'esponente di spicco della Repubblica Bolivariana del Venezuela, grande esperta del mercato petrolifero, e non alla leader dell'opposizione, premio Nobel per la Pace, Corina Machado, amata dall'Unione europea ma scaricata in diretta tv da Donald Trump. Era stata Delcy, sabato mattina, la prima dirigente del regime a intervenire pubblicamente dopo l'operazione militare statunitense, condannandola e chiedendo agli Stati Uniti di provare che Maduro fosse ancora vivo dopo la cattura. E all'indomani, diventa la donna forte di Caracas, dopo essere stata nominata dalla Corte Suprema presidente ad interim, per "l'assenza forzata" di Maduro, come dichiarano i giudici. Figura rafforzata dall'appoggio esplicito delle forze armate, come annunciato da Vladimir Padrino López, capo dell'esercito e Ministro della difesa del Venezuela. Il suo curriculum è quello di una fedelissima del regime, prima di Chavez e poi di Maduro: è stata ministra delle comunicazioni e dell'informazione, quindi responsabile dei servizi segreti (Sebin), poi ministra degli Esteri (prima donna a ricoprire questa carica in Venezuela) e ministro del commercio e dell'economia. Attualmente, come ricordato, è la potentissima ministra degli idrocarburi. Nel 2018 viene nominata vicepresidente della repubblica bolivariana del Venezuela, carica che ha conservato sino al raid americano. Nei suoi confronti il presidente americano ha subito speso parole piene di rispetto. Il tycoon, mentre Maduro dopo la cattura era ancora in volo per New York, ha perfino fatto sapere che dopo il raid il Segretario di Stato, Marco Rubio aveva già parlato con Rodriguez. E che lei si sarebbe detta disponibile a collaborare. Anche il New York Times ha confermato che l'amministrazione americana sarebbe rimasta favorevolmente impressionata da come questa avvocatessa classe 1969, sorella di Jorge Rodríguez, attuale presidente dell'Assemblea Nazionale, ha gestito negli ultimi anni l'industria petrolifera, tema cruciale per gli Stati Uniti. Salvo poi frenare con Rubio che oggi non ha riconosciuto la sua 'legittimità' come presidente. Difficile però sostenere se sarà lei, l'ex braccio destro di Maduro, il nome forte su cui gli Usa punteranno per il futuro del Venezuela, protagonista di una nuova stagione, una sorta di "madurismo senza Maduro".  

Trump: "Rodriguez faccia le cose giuste o pagherà un prezzo alto"

Se Delcy Rodriguez "non fa quello che è giusto, pagherà un prezzo molto alto, probabilmente più alto di quello di Maduro". Lo ha detto Donald Trump in un'intervista a The Atlantic, secondo quanto riporta l'agenzia Bloomberg. 

Venezuela, appello delle forze armate "alla pace e all'ordine"

Il ministro della Difesa del Venezuela e capo delle Forze armate boliviariane (Fanb), Vladimir Padrino López, ha rivolto oggi un appello alla popolazione civile a mantenere "la pace e l'ordine". Lo ha fatto riapparendo in pubblico in una trasmissione della televisione statale Venezolana de Televisión (Vtv) dove si è mostrato in tenuta militare e accompagnato da altri 15 alti ufficiali dell'esercito. "La patria continua, deve riprendere il suo cammino e lunedì assisteremo a un atto istituzionale come l'insediamento del nuovo parlamento", ha aggiunto, sottolineando che "è stato attivato nella totalità dello spazio geografico lo stato di emergenza". 

Venezuela, il racconto con le immagini diffuse online. VIDEO

Rubio: "Rodriguez non è presidente legittima del Venezuela"

Il segretario di stato Marco Rubio ritiene che la presidente ad interim Delcy Rodríguez non sia "la presidente legittima del Venezuela" poiché gli Stati Uniti non ritengono legittimo il regime attualmente al potere. In una delle sue interviste tv, Rubio ha spiegato di capire che oggi in Venezuela ci sono persone "che sono quelle che possono effettivamente apportare dei cambiamenti". Ma ha precisato che questo è diverso dal riconoscere la legittimità del governo venezuelano, che deriverà da un periodo di transizione e da un'elezione. 

Venezuela, l'esercito chiede la ripresa delle normali attività

Le Forze Armate venezuelane, sotto il comando del ministro della Difesa Vladimir Padrino Lopez, hanno chiesto alla popolazione di riprendere le normali attività nel paese, dopo "l'attacco" americano. Ieri il presidente Nicolas Maduro è stato catturato dalle forze speciali americane insieme alla moglie, con un blitz nella sua residenza di Caracas. 

Vance respinge le critiche: "Il Venezuela ha espropriato le nostre attività"

"Vedo molte critiche sul petrolio. Circa 20 anni fa, il Venezuela ha espropriato le proprietà petrolifere americane e le ha usate fino a poco fa per arricchirsi e finanziare le attività relative al narcotraffico. capisco l'ansia per l'uso della forza militare, ma dovremmo consentire a un comunista di rubare le nostre cose nel nostre emisfero senza fare nulla? Le grandi potenze non lo fanno". Lo afferma il vicepresidente JD Vance replicando, su X, anche alle critiche di chi sostiene che l'operazione in Venezuela non ha nulla a vedere con la droga perché il fentanyl arriva da altrove. Il fentanyl "non è l'unica droga al mondo, e c'è fentanyl che arriva dal Venezuela. La cocaina è la droga principale che viene trafficata" dal paese, ha messo in evidenza Vance. 

Ministro della Difesa: "La scorta di Maduro uccisa a sangue freddo"

Il ministro della Difesa venezuelano Vladimir Padrino Lopez ha denunciato oggi l'uccisione "a sangue freddo" della scorta di Nicolas Maduro, durante il blitz americano di ieri per catturare il presidente.

Ministro della Difesa di Caracas: "Riconosciamo la presidenza di Rodriguez"

"Respingiamo il codardo sequestro del presidente costituzionale e nostro comandante in capo Nicolas Maduro. In osservanza alla decisione della Corte Suprema riconosciamo la designazione di Delcy Rodriguez". Lo ha detto Vladimir Padrino López, capo dell'esercito e Ministro della difesa del Venezuela.

Delcy Rodriguez

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Hegseth: "Operazione in Venezuela è l'esatto opposto di quanto successo in Iraq"

Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti Pete Hegseth ha dichiarato che non esistono parallelismi tra l'operazione militare degli Usa in Venezuela, che ha portato alla cattura e all'arresto del leader del Paese Nicolas Maduro, e l'invasione dell'Iraq a guida statunitense avvenuta del 2003, che portò al rovesciamento del dittatore Saddam Hussein. "È l'esatto opposto", ha commentato Hegseth nel corso di un'intervista con la Cbs. 

"Abbiamo passato decenni e decenni e pagato con il sangue, senza ottenere nulla in cambio economicamente, e il presidente (Donald) Trump ribalta il copione", ha sottolineato il segretario alla Difesa, aggiungendo che ora Washington può aiutare sia il popolo del Venezuela che gli Usa a seguito del "raid di operazioni speciali congiunte più complicato e di maggior successo di tutti i tempi". Il Paese sudamericano "ha una lunga storia come Paese ricco e prospero", ha proseguito, sottolineando che è stato "sottratto al suo popolo da una leadership orribile".

Hegseth ha fatto intendere anche che è in arrivo una revisione dell'inefficiente settore petrolifero venezuelano. "Questi depositi di petrolio hanno operato al 20% della capacità. La situazione cambierà", ha affermato nel corso dell'intervista. Ieri, durante una conferenza stampa a cui partecipava anche il titolare del Pentagono, il presidente Trump ha affermato che gli Usa "gestiranno" il Venezuela fino a quando non potrà essere garantita una "transizione sicura, adeguata e giudiziosa", aggiungendo che le vaste riserve petrolifere del Paese saranno sfruttate: "Faremo in modo che le nostre grandissime compagnie petrolifere statunitensi, le più grandi al mondo, entrino, spendano miliardi di dollari, riparino le infrastrutture gravemente danneggiate e inizino a fare soldi per il Paese", ha detto.

Rubio: "Usa pronti a lavorare con leader che restano se prenderanno la decisione giusta"

Gli Stati Uniti sono pronti a lavorare con i leader che restano in Venezuela se prenderanno "la decisione giusta", ha dichiarato oggi il segretario di Stato Marco Rubio, all'indomani di un'operazione militare con cui gli Usa hanno catturato e rimosso il presidente del Paese, Nicolas Maduro. "Giudicheremo tutto in base a ciò che faranno, e vedremo cosa faranno", ha detto nel corso del programma "Face the Nation" di Cbs News. "Di questo sono certo: se non prenderanno la decisione giusta, gli Stati Uniti manterranno molteplici leve di pressione" nei confronti di Caracas, ha aggiunto.

Ministro della difesa di Caracas: "Garantiamo la continuità democratica"

"Le forze armate del Venezuela hanno garantito la continuità democratica e continueranno a farlo: chiamo il popolo alla pace e all'ordine e a riprendere le sue attività economiche, lavorative ed educative. La patria deve rimettersi in cammino". Lo ha detto Vladimir Padrino López, capo dell'esercito e Ministro della difesa del Venezuela. 

Rubio: "Non siamo in guerra contro Caracas"

L'attività statunitense "non è una guerra" contro il Venezuela. Lo afferma il segretario di Stato Usa Marco Rubio nel corso di un'intervista con il programma "Meet the Press" della Nbc, all'indomani dell'operazione militare con cui gli Usa hanno catturato il leader del Paese, Nicolas Maduro. "Voglio dire, siamo in guerra contro le organizzazioni del narcotraffico. Questa non è una guerra contro il Venezuela", ha aggiunto, sottolineando che continueranno le campagna contro le imbarcazioni venezuelane che secondo Washington trasportano droga verso gli Usa.

Venezuela, 92enne ebreo ultraortodosso il giudice di Maduro

Sarà un magistrato di grandissima esperienza, Alvin Hellerstein, a presiedere il giudizio nei confronti dell'ormai ex presidente venezuelano Nicolas Maduro alla corte federale di Manhattan. A quanto ricorda la stampa israeliana, Hellerstein, 92 anni, ebreo è uno dei volti più noti nella magistratura federale, con 25 anni passati negli uffici del procuratore di Manhattan, considerato il più importante degli Stati Uniti. Nato a New York nel 1933, Hellerstein ha conseguito la laurea triennale e la laurea in giurisprudenza alla Columbia University prima di servire nel corpo dell'Avvocatura Generale dell'esercito degli Stati Uniti. Dopo anni di professione privata, nel 1998 è entrato nella magistratura federale nominato dall'allora presidente Bill Clinton. Negli anni ha presieduto importanti casi finanziari, legati al terrorismo e azioni civili di primo piano, incluse cause legate agli attacchi dell'11 settembre. E' noto per sentenze dettagliate, gestione di tribunali solide e un approccio metodico alle questioni probatorie e procedurali, assicura il sito Matzav. Nel maggio dello scorso anno, Hellerstein è stato tra i giudici che hanno definito illegittimo il tentativo dell'amministrazione Trump di utilizzare l'Alien Enemies Act del 1798 per deportare immigrati venezuelani in El Salvador senza giusto processo. A quanto reso noto ieri dalla Procuratrice generale Pam Bondi, Maduro e la moglie Cilia Flores dovranno rispondere di quattro capi di accusa tra cui cospirazione per narcoterrorismo, cospirazione per importazione di cocaina e possesso di armi automatiche e dispositivi esplosivi. 

Il raid di Trump spacca la Colombia in vista delle elezioni

Il raid americano che ha colpito Caracas ha scatenato in Colombia un'altra tempesta politica, aggravando il clima di scontro interno che precede le elezioni che si terranno nei prossimi mesi. Dal un lato la destra ha sostenuto l'azione militare di Donald Trump. Gli oppositori del governo di Gustavo Petro hanno approvato l'attacco definito un atto di "legittima difesa", aggiungendo che il prossimo della lista sarebbe stato il presidente Gustavo Petro, tesi in qualche modo è stata confermata dallo stesso Trump nella sua conferenza stampa a Mar-a-Lago- Dalla parte opposta i critici del governo statunitense, gli stessi critici della destra e i sostenitori dell'esecutivo colombiano che hanno interpretato quanto accaduto come una dimostrazione della violenta ingerenza di Washington e dei suoi piani di applicare con la forza la dottrina Monroe. Tutto questo in un clima di fine festività natalizie, in una nazione che sa ballare e divertirsi anche in mezzo alle disgrazie, coinvolta da oltre 60 anni in una guerra interna di bassa intensità e conosce l'odore della polvere da sparo e la traiettoria dei proiettili. 

Salvini: "Nessuna nostalgia di Maduro ma per la Lega strada maestra è la diplomazia"

"Nessuno avrà nostalgia di Maduro, responsabile di aver affamato e oppresso per anni il suo popolo. Detto questo, per la Lega la strada maestra per risolvere le controversie internazionali e chiudere i conflitti in corso deve tornare a essere la diplomazia, rispettando il diritto dei popoli a decidere del proprio futuro. Illuminanti al proposito le parole del Papa, che chiede di garantire la sovranità nazionale del Venezuela e assicurare lo stato di diritto". Così su Instagram il leader della Lega Matteo Salvini. 

Rubio: "Il governo cubano è un grosso problema"

"Il governo cubano è un grosso problema. Penso che siano in grossi guai". Lo ha detto il segretario di Stato Marco Rubio rispondendo a chi gli chiedeva se dopo il Venezuela c'è Cuba nel mirino degli Stati Uniti. "Non parlo di quali saranno i nostri prossimi passi e quali saranno le nostre politiche su questo. Ma non penso che sia un mistero il fatto che non siamo dei grandi fan del regime cubano", ha spiegato Rubio. Le sue parole fanno eco agli avvertimenti lanciati da Donald Trump alla Colombia ("il presidente farebbe bene a guardarsi il didietro"), al Messico ("il paese è guidato dai cartelli, non" dalla presidente) e a Cuba ("è qualcosa di cui parleremo. E' un paese che sta fallendo").

Tajani: "Speriamo col cambio di regime di riportare a casa Trentini"

"Abbiamo invitato i nostri connazionali alla massima prudenza e stiamo lavorando anche per vedere cosa si può fare per la liberazione degli italiani detenuti, compreso il cooperante Trentini". Lo ha affermato al Tg2 il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. "Speriamo che con il cambio di regime e con l'andata via di Maduro si possa riuscire a riportarli a casa", ha aggiunto Tajani. 

Rubio: "Informare il Congresso? Non era un'invasione"

L'amministrazione guidata da Donald Trump non ha informato il Congresso dell'operazione militare in Venezuela perché non si è trattato di un'invasione. Lo ha detto il segretario di Stato Marco Rubio nel corso di un'intervista all'emittente statunitense Abc. "Non è stato necessario perché questa non è stata un'invasione", ha affermato, descrivendo la cattura del leader venezuelano Nicolas Maduro come un'"operazione di applicazione della legge" e spiegando che quest'ultimo è stato "arrestato sul campo da agenti dell'Fbi". Inoltre, in un'operazione del genere sarebbe stato impossibile informare il Congresso perché "ci sarebbero (state) fughe di notizie", ha aggiunto, evidenziando la necessità che si allineino "ogni tipo di condizioni", dal meteo ai movimenti dei singoli individui, per il successo di tali missioni.

Rubio: "Ci aspettiamo cambiamenti, stop al narcotraffico e alla presenza dell'Iran"

"Il punto fondamentale è questo... ci aspettiamo di vedere cambiamenti in Venezuela, cambiamenti di ogni tipo a lungo e a breve termine". Lo afferma il segretario di Stato Usa Marco Rubio nel corso di un'intervista al programma "Meet the Press" della Nbc, all'indomani dell'operazione militare attraverso cui gli Usa hanno catturato il leader del Paese sudamericano Nicolas Maduro.

"Vogliamo che il Venezuela si muova in una certa direzione, perché non solo pensiamo che sia un bene per il popolo del Venezuela, ma è nel nostro interesse nazionale", ha aggiunto, specificando che i cambiamenti richiesti da Washington includono la fine del presunto traffico di droga verso gli Usa e della presenza di elementi dell'Iran e di Hezbollah nel Paese. Inoltre, l'industria petrolifera venezuelana non dovrebbe più essere utilizzata per arricchire avversari degli Usa in tutto il mondo, bensì andare a beneficio del Venezuela e degli Usa.

Venezuela, intervista all'ambasciatore italiano a Caracas. VIDEO

Rubio: "In Venezuela nessuna invasione ma un'operazione di arresto"

"Questa non è stata un'invasione, ma un'operazione di arresto". Lo ha detto il segretario di Stato Marco Rubio descrivendo il blitz americano in Venezuela. Rubio ha quindi precisato che gli Stati Uniti non hanno forze sul terreno nel paese. Una precisazione che segue l'apertura di Donald Trump a inviare truppe sul terreno qualora fosse necessario. 

Marco Rubio

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Caracas riparte dopo il raid, trasporti regolari e riaprono i negozi

Caracas cerca di tornare alla normalità all'indomani dell'attacco americano e la cattura di Nicolas Maduro. Malgrado il clima di grande incertezza politica nelle strade della capitale venezuelana riaprono le attività commerciali e riprendono i trasporti. Cancellate solo le partite di baseball, lo sport nazionale, ma solo a titolo precauzionale. Le compagnie aeree nazionali come Laser Airlines hanno annunciato la ripresa di voli esclusivamente nazionali limitati agli aeroporti chiave come Maiquetía, Porlamar e La Fría.  Come ha verificato l'ANSA sul posto i dipendenti dei centri commerciali sono stati chiamati a lavorare normalmente. Anche la metropolitana di Caracas funziona regolarmente, lo stesso per i bus e i taxi. Nessuna manifestazione rilevante, poca gente per strada anche perchè si tratta di una domenica nel mezzo delle vacanze natalizie che dureranno fino al 7 gennaio, quando di solito riprendono le attività a pieno ritmo. Ferma solo la Lega Venezuelana di Baseball Professionistico (LVBP): sospese a tempo indeterminato le semifinali che avrebbero dovuto iniziare proprio ieri, il giorno del raid. Giuseppe Palmisano, presidente della LVBP, ha riferito che la decisione di non giocare  mira principalmente a salvaguardare i giocatori, lo staff tecnico e i tifosi. La lega ha dichiarato che valuterà la situazione "giorno per giorno" per determinare se sussistano le condizioni di sicurezza che consentano la ripresa del torneo.

Venezuela, Rubio: "Continueremo la campagna contro le barche trafficanti"

Le forze statunitensi continueranno a colpire le imbarcazioni sospettate di trasportare droga verso gli Usa e sequestrare le navi sanzionate, al fine di mantenere la pressione su Caracas. Lo afferma il  segretario di Stato Marco Rubio nel corso di un'intervista al programma "Meet the Press" della Nbc, apparentemente riferendosi alle petroliere venezuelane sotto sanzioni Usa. "Continueremo a colpire le imbarcazioni della droga, se cercheranno di dirigersi verso gli Stati Uniti", e a "sequestrare le barche sanzionate con ordini giudiziari. Continueremo a farlo, e potenzialmente faremo altre cose, finché le questioni che riteniamo debbano essere affrontate non saranno risolte", sottolinea Rubio, la cui amministrazione negli scorsi mesi ha ripetutamente colpito imbarcazioni in acque extraterritoriali, sostenendo che trasportassero droga, e intercettato diverse petroliere vicino al Venezuela.

Media Usa: 'Trump a big petrolio, investite in Venezuela se volete recuperare asset confiscati'

L'amministrazione Trump ha detto alle compagnie petrolifere americane che se vogliono recuperare gli asset confiscati dal regime in Venezuela devono prepararsi a tornare nel Paese e investire significativamente per rilanciare l'industria petrolifera locale. Lo riportano i media americani sottolineando che l'offerta di Trump alle big del greggio è sul tavolo da 10 giorni ma finora è stata accolta con freddezza. Al momento solo Chevron è in Venezuela, paese con riserve maggiori dell'Arabia Saudita. Attirare le altre è una sfida non da poco. Da un lato c'è l'instabilità del Paese e la mancanza di chiarezza su cosa succederà: gli analisti ritengono infatti che la rimozione di Nicolas Maduro sia la parte più facile di un processo difficile che non è ancora chiaro se porterà stabilità e sicurezza. C'è poi il nodo della domanda di petrolio: il mondo ne è molto meno affamato che in passato e questo rende scettiche le grandi aziende a investire pesantemente. 

Venezuela, i vescovi: 'Preghiamo per il bene del Paese, l'unità e la pace'

"Perseveriamo nella preghiera per l'unità": è il messaggio di accompagnamento e vicinanza che la Conferenza episcopale del Venezuela rivolge al popolo dei fedeli, attraverso i suoi canali social. "Alla luce degli eventi che si stanno verificando oggi nel nostro Paese, chiediamo a Dio di donare a tutti i venezuelani serenità, saggezza e forza", scrivono i vescovi dopo l'attacco degli Stati Uniti a Caracas, secondo quanto riporta Vatican News, portale informativo della Santa Sede. Dai presuli, che esprimono la loro solidarietà ai "feriti" e alle "famiglie di coloro che sono morti", l'invito alla popolazione "a vivere più intensamente la speranza e la fervente preghiera per la pace" nei "cuori e nella società". "Rifiutiamo ogni forma di violenza" aggiungono i vescovi, che incoraggiano l'"incontro" e il "sostegno reciproco", auspicano "che le decisioni prese siano sempre per il bene" della gente e infine invocano la Madonna di Coromoto perché accompagni il cammino di tutti.

New York Times: "I due pesi e le due misure di Trump con Maduro e Hernández"

"Una grazia e un processo a New York mostrano la geopolitica personale di Trump": è il titolo di un articolo del New York Times sul diverso trattamento riservato dal tycoon a due uomini forti dell'America Latina incriminati a Ny con l'accusa di  aver corrotto i loro governi e di aver utilizzato il potere statale per importare  centinaia di tonnellate di cocaina negli Stati Uniti. Uno di loro, l'ex presidente dell'Honduras Juan Orlando Hernández, è stato improvvisamente graziato dal presidente il mese scorso. L'altro, l'ormai ex presidente del Venezuela Nicolás Maduro, è stato catturato ieri in un raid militare e portato negli Stati Uniti per affrontare nuove accuse di narco-terrorismo. I destini divergenti dei due uomini, accusati di crimini simili dallo stesso ufficio del procuratore, sottolineano il modo in cui il presidente Trump e i suoi collaboratori stanno utilizzando il sistema giudiziario federale per condurre una geopolitica fortemente personalizzata, scrive il Nyt. Trump, interrrogato ieri sulla grazia concessa a Hernández a dicembre alla luce dell'operazione contro Maduro, non ha fatto alcuno sforzo per nascondere ciò che provava per Hernández: vi si riconosceva. "L'uomo che ho graziato, se lo si potesse paragonare a noi, è stato trattato come l'amministrazione Biden ha trattato un uomo di nome Trump», ha detto, aggiungendo: «Quest'uomo è stato perseguitato in modo molto ingiusto. Era il capo del Paese». L'ufficio del procuratore degli Stati Uniti per il Distretto Sud di New York, da tempo il più importante ufficio di procura federale del Paese, nel 2022 ha incriminato l'ex presidente dell'Honduras in quello che le autorità avrebbero poi definito "uno dei più grandi e violenti complotti di traffico di droga al mondo". Due anni dopo, i procuratori chiesero a un giudice di assicurarsi che Hernández morisse in prigione, affermando che aveva abusato del proprio potere, aveva legami con trafficanti violenti ed era responsabile della "inimmaginabile distruzione" che la cocaina aveva causato negli Stati Uniti. Trump lo ha comunque graziato. "Trump pensa di poter usare le azioni penali federali per qualsiasi scopo, cioè per promuovere le sue visioni di politica estera, per portare avanti le sue vendette, per promuovere il proprio interesse personale e quelli che percepisce come interessi politici", ha detto Bruce Green, ex procuratore federale che insegna etica giuridica alla Fordham Law School di New York.

Rubio: 'Non abbiamo forze Usa sul campo'

Gli Stati Uniti attualmente non hanno forze sul campo in Venezuela, stando a quanto riferito dal segretario di Stato Marco Rubio nel corso di un'intervista al programma "Meet the Press" della Nbc. "Non abbiamo forze Usa sul campo", ha dichiarato Rubio, aggiungendo che le truppe sono rimaste in Venezuela "per circa due ore quando sono andate a catturare" il leader Nicolas Maduro. Ieri, nel corso di una conferenza stampa, il presidente Donald Trump ha asserito che Washington "non ha paura" di inviare truppe se ciò si rendesse necessario. 

Venezuela, incertezza sui medici cubani dopo l'intervento Usa

Cresce l'incertezza sul futuro del personale sanitario cubano impegnato nelle missioni in Venezuela dopo l'intervento militare degli Stati Uniti. Dalle prime ore di ieri, all'Avana una delle domande più ricorrenti riguarda la sorte dei medici e infermieri presenti a Caracas. Il ministero della Salute cubano ha assicurato in un breve messaggio sui social che tutti i collaboratori sono al sicuro, ma non ha fornito dettagli sui prossimi passi. Secondo testimonianze raccolte dal media all news cubano 14yMedio fondato dalla giornalista indipendente Yoani Sánchez, il clima tra le brigate sarebbe segnato da nervosismo e attesa. Una dottoressa in servizio a Caracas ha riferito che i coordinatori invitano alla calma e a "seguire le indicazioni dell'Avana", pur mostrando preoccupazione. Altri collaboratori parlano di personale "trincerato nelle sedi" e in stato di allerta. Sui social cubani aumentano gli appelli al rientro del personale, considerato civile e non coinvolto nel conflitto, ma non mancano voci favorevoli alla permanenza delle cosiddette brigate mediche. Un'eventuale sospensione delle missioni avrebbe infatti un impatto diretto sull'economia cubana, che dipende in larga parte da questi accordi per l'ingresso di valuta.

Rubio: "Parlare di elezioni in Venezuela è prematuro"

Parlare di elezioni in Venezuela è prematuro. Lo ha detto il segretario di Stato Marco Rubio in una serie di interviste ai network americani, durante le quali ha osservato che fra gli obiettivi in Venezuela c'è il fatto che non abbia più legami con l'Iran e Hezbollah. Rubio ha aggiunto di "essere molto coinvolto" nella transizione nel Paese. 

Washington Post: "Marco Rubio vicerè del Venezuela"

Marco Rubio ha ricoperto molti incarichi durante la presidenza di Donald Trump ma potrebbe aver appena acquisito il più impegnativo di tutti: 'viceré del Venezuela'. Lo scrive il Washington Post, sottolineando che il segretario di Stato, consigliere per la sicurezza nazionale, archivista ad interim e amministratore della ormai defunta Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale, è stato centrale nell'ideare la destituzione del presidente venezuelano Nicolás Maduro, secondo funzionari a conoscenza della pianificazione. Ma, in assenza di un successore immediato che governi il Paese di circa 29 milioni di abitanti, Trump si sta affidando a Rubio per aiutare a "gestire" il Venezuela, spartire i suoi asset petroliferi e favorire l'insediamento di un nuovo governo: un compito delicato e scoraggiante per qualcuno che ha già così tante altre responsabilità. "Il compito che ha davanti è sconcertante", ha detto un alto funzionario statunitense, sottolineando la vertiginosa gamma di decisioni politiche in materia di energia, elezioni, sanzioni e sicurezza che lo attendono. Rubio si gioca anche la possibile corsa alla Casa Bianca sul successo o meno di questo dossier, dal quale invece si tiene più defilato il vicepresidente JD Vance, più sensibile ai mal di pancia della base Maga per il crescente interventismo di Trump. 

Dalla Costa (Cesvi): 'Gente barricata in casa, situazione molto tesa'

''I movimenti sono ridotti al mimino'' e ''le persone sono barricate in casa perché la situazione è molto tesa'' dopo l'attacco americano al Venezuela e la conseguente cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro. ''E' ancora troppo presto per dire cosa accadrà, la situazione è molto confusa'', ma ''la popolazione spera in un cambiamento'' e ''noi continuiamo ad assistere le persone ridotte allo stremo'' e quelle ''vittime di violenza'', anche ''nelle zone remote dove la situazione è devastante''. Lo ha spiegato alll'Adnkronos Marcelo Garcia Dalla Costa, Head of Grants & Programming Department dell'organizzazione umanitaria Cesvi, rientrato dal Venezuela in Italia a novembre. Già allora ''la tensione era altissima, si sapeva che qualcosa sarebbe successo e che poteva esserci un potenziale attacco, ma nessuno si immaginava questo'', racconta dopo aver sentito il personale locale di Cesvi. ''Molti di loro sono a Caracas, dove la situazione era tesa da settimane. Stanno tutti bene e per il momento continuano a portare avanti le attività dell'organizzazione e ad assistere le persone ridotte allo stremo, soprattutto nelle zone di confine'', afferma. ''Ora nel Paese ci sono restrizioni dei movimenti, anche tra uno stato e l'altro del Venezuela, gli spostamenti sono stati limitati al minimo e la frontiera con il Brasile è stata chiusa'', ha proseguito. ''I voli internazionali sono sospesi, anche quelli nazionali che erano stati garantiti fino a l'altro ieri oggi sono interrotti'', ha aggiunto.

Rubio: 'Lavoreremo con chi in Venezuela prenderà buone decisioni'

Gli Stati Uniti sono pronti a collaborare con i nuovi dirigenti venezuelani "se prenderanno buone decisioni". Lo ha assicurato il segretario di Stato americano Marco Rubio, in un'intervista alla Cbs. Questa mattina la Corte Suprema venezuelana ha passato il potere all'ex numero due del deposto presidente Nicolás Maduro, Delcy Rodríguez."Se non prendono le decisioni giuste, gli Stati Uniti manterranno molte leve d'influenza per garantire la protezione dei nostri interessi, incluso l'embargo petrolifero. Quindi giudicheremo, in futuro, tutto ciò che fanno", ha spiegato.

Protesta contro l'intervento in Venezuela all'ambasciata Usa di Madrid

Al grido di "Yankees terroristi", un migliaio di persone - secondo la prefettura - hanno manifestato davanti all'ambasciata degli Stati Uniti a Madrid contro l'intervento delle forze statunitensi in Venezuela e l'arresto di Nicolas Maduro e della moglie Cilia Flores, definito "totalmente illegittimo". I partecipanti alla protesta, iniziata alle 12 e indetta da una piattaforma di varie associazioni, fra le quali la 'Plataforma de Madrid contra la Nato' e la 'Internazionale Antifascista', hanno bloccato la circolazione nella centrale Calle Serrano, dove ha sede la rappresentanza diplomatica statunitense. "Fuori il gringo criminale dal Venezuela!" e "Non vogliamo essere una colonia nordamericana" sono alcuni degli slogan scandidi dai manifestanti, che sventolavano bandiere venzuelane e palestinesi. Tra i presenti, vari esponenti della confluenza di sinistra Sumar, alleata del Psoe nel governo progressista spagnolo, e di Podemos, la cui segretaria generale Ione Belarra, all'inizio della protesta, ha criticato l'intervento come "terrorismo di Stato". "Dobbiamo tornare a scendere in piazza per gridare no alla guerra, per esigere la fine dell'intervento militare illegale degli Stati Uniti di Donald Trump, la fine delle guerre per il petrolio", ha esortato Belarra in dichiarazioni ai media.

Venezuela, le conseguenze del blitz Usa contro Maduro. VIDEO

Newsweek: "Gli Usa potrebbero avere un supertestimone contro Maduro"

Gli Usa potrebbero avere un supertestimone nel processo contro Nicolas Maduro. Si tratta, secondo Newsweek, di Hugo Armando Carvajal Barrios, ex capo dell'intelligence militare venezuelana, cacciato da Maduro per tradimento e arrestato poi dagli Usa per un processo nel quale lo scorso giugno si è dichiarato colpevole di reati che prevedono l'ergastolo e sono analoghi a quelli contestati al leader venezuelano. E' citato nel capo di imputazione e non è ancora stato condannato, segno che i procuratori potrebbero volerlo far testimoniare contro Maduro prima di decidere il suo destino. Elie Honig, ex procuratore aggiunto degli Stati Uniti, ha dichiarato alla Cnn che il rinvio della condanna di un co-cospiratore dopo un patteggiamento è di solito un segnale che ci si sta preparando a una testimonianza.  Anche il dittatore panamense Manuel Noriega fu condannato per traffico di droga, dopo essere stato catturato dalle forze statunitensi nel 1990, grazie alle testimonianze di diversi testimoni che avevano patteggiato. Nicolás Maduro, l'ex dittatore venezuelano, potrebbe comparire davanti a un tribunale federale di New York già lunedì con accuse di narco-terrorismo, traffico di droga e altri gravi reati. Secondo Newsweek, il caso legale che collega Maduro al traffico di droga è molto più forte di quanto suggerisca la percezione pubblica. L'atto d'accusa sostitutivo reso noto questo fine settimana va molto oltre quello originale del 2020 nel delineare il caso contro l'ex leader, fornendo dettagli sulla portata delle spedizioni di droga, sui metodi di trasporto, sui collegamenti con i cartelli più ampi e sull'abuso da parte di Maduro della sua rete diplomatica come ministro degli Esteri per facilitare il flusso di droga e denaro. E, cosa importante, un co-cospiratore chiave citato nell'atto d'accusa del 2020 si è dichiarato colpevole di accuse molto simili a quelle che ora gravano su Maduro ed è in attesa di condanna: Hugo Armando Carvajal Barrios. 

Cosa vuole fare Trump in Venezuela? Quello che (ancora) non sappiamo

Passiamo in rassegna le certezze e il lungo elenco degli interrogativi: il destino del Paese, il dopo Maduro, l'impatto sugli equilibri regionali e le ricadute sulla politica interna americana.

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Argentina e Perù chiudono le frontiere ai funzionari di Maduro

I governi di Argentina e Perù hanno emesso ordini di restrizione per impedire l'eventuale ingresso nei rispettivi Paesi di persone legate al governo venezuelano di Nicolas Maduro in cerca di rifugio. In un comunicato di Buenos Aires si legge che le nuove misure fanno riferimento a "funzionari, membri delle Forze Armate, imprenditori associati al regime di Maduro e persone sanzionate da altri paesi, con l'obiettivo di impedire che utilizzino l'Argentina come destinazione di rifugio". Nella nota emessa dal ministero degli Interni di Lima si fa riferimento invece a misure "dirette a persone di nazionalità venezuelana legate al regime di Nicolás Maduro" con l'obiettivo di "evitare che utilizzino il Perù per evadere la giustizia". 

Rodrigo Paz: "Sul Venezuela libertà e dignità non si negoziano"

ll presidente della Bolivia, Rodrigo Paz Pereira, è intervenuto nel dibattito internazionale seguito all'operazione statunitense in Venezuela che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro, ribadendo il sostegno di La Paz ai principi di libertà, democrazia e sovranità del voto popolare. In un messaggio diffuso sul suo account ufficiale di X, il capo dello Stato ha affermato che "la libertà non si negozia" e che "la dignità dei popoli nemmeno". Paz Pereira ha denunciato che "quando un regime illegittimo governa al servizio del narcotraffico, la società viene sottomessa alla tirannia", segnando una netta presa di distanza dall'ex leadership venezuelana. Ha quindi sottolineato che "l'unica via d'uscita per il Venezuela è il rispetto del voto, espressione della vera volontà popolare", riaffermando che la Bolivia "sarà sempre al fianco della democrazia, del rispetto delle istituzioni e dei diritti umani". Nel suo intervento non sono stati fatti riferimenti diretti a un eventuale ruolo futuro degli Stati Uniti; l'accento è stato invece posto sulla centralità dei valori democratici come fondamento della convivenza e della stabilità regionale. 

Nyt: "Il 23 dicembre gli Usa avrebbero offerto a Maduro esilio in Turchia"

Lo scorso 23 dicembre gli Stati Uniti avrebbero offerto al leader venezuelano Nicolas Maduro un esilio in Turchia, ma lui avrebbe ''rifiutato con rabbia'' la proposta. Lo scrive il New York Times citando a condizione di anonimato fonti americane e venezuelane coinvolte nei negoziati, poi falliti.

L'appello dei vescovi venezuelani: "Servono serenità e saggezza"

La Conferenza episcopale venezuelana (Cev) ha espresso la propria solidarietà al popolo del Paese sudamericano dopo gli eventi che hanno condotto alla cattura di Nicolás Maduro e della moglie Cilia Flores da parte degli Stati Uniti. In un breve comunicato, i vescovi invitano alla calma, al senso di responsabilità e alla prudenza in una fase segnata da profonda incertezza politica e sociale. "La nostra preghiera - si legge nella nota ripresa dai principali media venezuelani indipendenti - è che Dio conceda ai venezuelani serenità, saggezza e fortezza per affrontare questo momento storico". La Cev richiama inoltre la necessità di evitare violenze e lacerazioni, sollecitando il rispetto della dignità di ogni persona e la ricerca del bene comune. L'episcopato ribadisce infine la propria vicinanza pastorale alla popolazione, auspicando un futuro fondato su pace, giustizia e riconciliazione nazionale. 

Tajani: "Lavoriamo per liberazione detenuti italiani"

L'Italia sta lavorando alla liberazione degli italiani detenuti in Iran. Lo ha riferito il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, al Tg2. "Sto seguendo minuto per minuto l'evolversi della situazione", ha detto, "abbiamo invitato i nostri connazionali alla massima prudenza". Non solo. "Stiamo lavorando per vedere cosa si può fare per la liberazione degli italiani detenuti, compreso il cooperante (Alberto) Trentini", ha assicurato il ministro, "speriamo che con il cambio di regime e con l'andata via di (Nicolas) Maduro si possa riuscire a riportarli a casa". 

Media, in Venezuela usato il drone Bestia di Kandahar

Il drone RQ-170 Sentinel, noto anche come la 'Bestia di Kandahar', avrebbe avuto una parte nell'Operazione Absolute Resolve, la missione americana che ha portato alla cattura Nicolás Maduro. Lo riportano diverse testate giornalistiche militari e internazionali. Tra questi l'australiana Abc News che pubblica un filmato verificato condiviso da un tracker Osint (Open Source Intelligence) che mostra un RQ-170 di ritorno a Porto Rico dopo aver supportato la missione. Il drone RQ-170 Sentinel è un aeromobile a pilotaggio remoto prodotto dalla Lockheed Martin. 

Venezuela, il racconto con le immagini diffuse online. VIDEO

Netanyahu: "Sosteniamo l'azione forte degli Stati Uniti in Venezuela"

Israele sostiene la "forte azione" degli Stati Uniti in Venezuela. Lo ha detto il Primo ministro Benjamin Netanyahu. "Per quanto riguarda il Venezuela, desidero esprimere il sostegno dell'intero governo alla risoluta decisione e alla forte azione degli Stati Uniti per ripristinare la libertà e la giustizia in quella regione del mondo", ha dichiarato Netanyahu all'apertura di una riunione di gabinetto

Tokyo cauta sull'operazione militare Usa in Venezuela

Il governo giapponese evita di esprimere un giudizio sull'operazione militare condotta dagli Stati Uniti in Venezuela che ha portato all'arresto del presidente Nicolás Maduro, mentre il ministero degli Esteri nipponico rende noto di "monitorare da vicino l'evolversi della situazione", e di aver già stabilito contatti con la maggior parte dei connazionali presenti nel Paese sudamericano. I In un post sui social media, la premier Sanae Takaichi Takaichi ha ribadito che Tokyo "da sempre rispetta valori fondamentali come la libertà, la democrazia e lo stato di diritto", confermando che il suo esecutivo coordinerà la propria azione con i partner del G7 e altri Paesi interessati alla crisi. La mossa di Washington ha sollevato numerosi interrogativi giuridici sui media locali, che hanno fatto notare come il raid militare sia stato eseguito senza autorizzazione del Congresso americano, né in presenza di una minaccia immediata alla sicurezza nazionale. Tokyo, pur non entrando nel merito delle accuse o della legittimità dell'intervento, ribadisce il proprio impegno a favore di una soluzione diplomatica e multilaterale alla crisi.

Il Papa: "Garantire sovranità Venezuela, assicurare lo stato di diritto"

"Con animo colmo di preoccupazione seguo gli sviluppi della situazione in Venezuela", ha detto il Papa all'Angelus. "Il bene dell'amato popolo venezuelano deve prevalere sopra ogni altra considerazione e indurre a superare la violenza e intraprendere cammini di giustizia e di pace, garantendo la sovranità del Paese, assicurando lo stato di diritto iscritto nella Costituzione, rispettando i diritti umani e civili di ognuno e di tutti, e lavorando per costruire insieme un futuro sereno di collaborazione, di stabilità e di concordia, con speciale attenzione ai più poveri che soffrono a causa della difficile situazione economica".

Kamala Harris: "Azione Usa in Venezuela illegale e imprudente"

"Il fatto che Maduro sia un dittatore brutale e illegittimo non cambia il fatto che questa azione sia stata illegale e imprudente. Abbiamo già visto questo film. Guerre per il cambio di regime o per il petrolio che vengono vendute come forza ma si trasformano in caos, e le famiglie americane ne pagano il prezzo". Lo scrive su X la vicepresidente democratica degli Stati Uniti Kamala Harris. "Il popolo americano non lo vuole ed è stanco di sentirsi dire menzogne. Non si tratta di droga o di democrazia. Riguarda il petrolio e il desiderio di Donald Trump di interpretare il ruolo dell'uomo forte nella regione. Se gli importasse di entrambi, non perdonerebbe un trafficante di droga condannato né metterebbe da parte la legittima opposizione del Venezuela mentre persegue accordi con gli amici di Maduro", continua Harris.

Corea Nord: "In Venezuela grave violazione della sovranità"

La Corea del Nord ha denunciato oggi la cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro da parte degli Stati Uniti come una "grave violazione della sovranità", hanno riferito i media statali. Il Ministero degli Esteri di Pyongyang "condanna fermamente l'azione a perseguimento dell'egemonia da parte degli Stati Uniti commesso in Venezuela", ha affermato un portavoce del Ministero in una dichiarazione diffusa dall'agenzia di stampa ufficiale Kcna. "L'incidente è un altro esempio che conferma chiaramente ancora una volta la natura canaglia e brutale degli Stati Uniti", ha aggiunto.

Usa, cos’è la “dottrina Monroe” citata da Trump per giustificare l’attacco al Venezuela

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha citato la dottrina Monroe per giustificare l'attacco portato avanti in Venezuela, che il 3 gennaio ha visto la cattura del presidente Nicolás Maduro, trasportato a New York e incriminato con le accuse di cospirazione per narcotraffico e terrorismo, cospirazione per l'importazione di cocaina, possesso di mitragliatrici e ordini esplosivi contro gli Usa.

Trump ha anche annunciato che Washington sarà "fortemente coinvolta nell'industria petrolifera del Venezuela", tra le più grandi riserve petrolifere del pianeta, e che gestirà il Paese fino a quando potremo farlo", in attesa di una transizione "sicura". Il tycoon promette di "riaffermare e far rispettare” la dottrina Monroe “per ripristinare la preminenza americana nell'emisfero occidentale e per proteggere il Paese", come si legge nella sua nuova National Security Strategy all'insegna dell'America First. Ma cosa prevede la citata dottrina?

Cos'è la 'dottrina Monroe', citata da Trump per l’attacco al Venezuela

Cos'è la 'dottrina Monroe', citata da Trump per l’attacco al Venezuela

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Nyt: Maduro rifiutò un ultimatum di Trump a dicembre per esilio in Turchia

Nicolas Maduro, a fine dicembre, ha rifiutato un ultimatum del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di lasciare l'incarico e andare in esilio dorato in Turchia. Lo riferisce il New York Times citando diverse fonti americane e venezuelane coinvolte nei colloqui di transizione.

Nyt: Usa puntano su Rodriguez per come ha gestito l'industria petrolifera

La vicepresidente del Venezuela Delcy Rodríguez avrebbe impressionato i funzionari di Donald Trump grazie alla sua gestione dell'industria petrolifera, cruciale per il Venezuela e questo li avrebbe convinti che possa essere una sostituta accettabile di Nicolas Maduro. Lo scrive il New York Times che cita persone coinvolte nelle discussioni. Secondo l'articolo gli intermediari avrebbero convinto l'amministrazione americana che Rodriguez avrebbe protetto e sostenuto i futuri investimenti energetici americani nel Paese. "Seguo la sua carriera da molto tempo, quindi ho un'idea di chi sia e di cosa faccia", ha detto un alto funzionario statunitense, riferendosi a Rodríguez. "Non sto affermando che sia la soluzione definitiva ai problemi del Paese, ma è certamente una persona con cui pensiamo di poter lavorare a un livello molto più professionale di quanto siamo riusciti a fare con lui", ha aggiunto il funzionario, riferendosi a Maduro.  Trump, spiega il Nyt, non aveva mai mostrato simpatia per la leader dell'opposizione venezuelana María Corina Machado. Trump ieri ha fatto aperture a Rodríguez, affermando che a Machado manca il "sostegno" necessario per governare il Venezuela. Nonostante la condanna pubblica dell'attacco da parte di Rodríguez, un alto funzionario statunitense ha affermato che è troppo presto per trarre conclusioni sul suo approccio e che l'amministrazione rimane ottimista sulla possibilità di collaborare con lei. Rodríguez, ricorda il media americano, è riuscita a stabilizzare l'economia venezuelana dopo anni di crisi e ad aumentare lentamente ma costantemente la produzione di petrolio del Paese, nonostante l'inasprimento delle sanzioni statunitensi, un'impresa che le è valsa persino il rispetto, seppur riluttante, di alcuni funzionari americani.

Maduro, l'arrivo a New York e il trasferimento in carcere. FOTO

All'arrivo nella città statunitense, scortati dagli agenti dell'antidroga, il presidente deposto del Venezuela e la moglie sono stati portati al Metropolitan Detention Center di Brooklyn, dove resteranno in attesa del processo.

Maduro, l'arrivo a New York e il trasferimento in carcere. FOTO

Maduro, l'arrivo a New York e il trasferimento in carcere. FOTO

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Il Metropolitan Detention Center di Brooklyn, dove Maduro è incarcerato. FOTO

La struttura è nota per aver ospitato (e ospitare ancora) detenuti "di alto profilo", tra cui "El Chapo" Guzman, Luigi Mangione, Ghislaine Maxwell, P. Diddy e Sam Bankman-Fried

Maduro incarcerato nel Metropolitan Detention Center di Brooklyn. FOTO

Maduro incarcerato nel Metropolitan Detention Center di Brooklyn. FOTO

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Amnesty: in Venezuela gravi rischi per i diritti umani

L'azione militare in Venezuela dall'amministrazione Trump "solleva gravi preoccupazioni per i diritti umani della popolazione venezuelana. Con estrema probabilità essa costituisce una violazione del diritto internazionale, inclusa la Carta delle Nazioni Unite, così come lo è l'intenzione dichiarata dagli Stati Uniti di gestire il paese e di controllarne le risorse petrolifere". Lo scrive Amnesty International. L'organizzazione non governativa, "è particolarmente preoccupata per il rischio di un'ulteriore escalation delle violazioni dei diritti umani nel Paese". Amnesty esorta il governo degli Stati Uniti a rispettare il diritto internazionale, a dare priorità alla protezione della popolazione civile e a garantire i diritti umani di tutte le persone private della libertà. Amnesty chiede inoltre alle autorità venezuelane di astenersi da ulteriori azioni repressive. L'organizzazione poi si dice "allarmata dal fatto che l'attacco contro il Venezuela e la cattura di Nicolás Maduro e Cilia Flores da parte di uno dei cinque stati membri permanenti del Consiglio di sicurezza Onu contribuisca ad aggravare ulteriormente il collasso del diritto internazionale e dell'ordine internazionale basato su norme giuridiche".

Ny: almeno 40 morti in attacco Usa

Almeno 40 persone sarebbero morte, tra civili e militari, nell'attacco sferrato dagli Stati Uniti in Venezuela e che ha portato alla cattura del leader venezuelano Nicolas Maduro e di sua moglie. Lo scrive il New York Times citando fonti venezuelane autorevoli a condizione di anonimato.

Svezia: "Venezuelani liberati dalla dittatura di Maduro"

Il primo ministro di Svezia, Ulf Kristersson, si augura una "rapida e pacifica transizione democratica" in Venezuela, in seguito all'arresto del presidente Nicolas Maduro e la moglie: "Il popolo venezuelano è stato liberato dalla dittatura di Maduro. Tuttavia, tutti gli Stati hanno la responsabilità di rispettare e agire in conformità con il diritto internazionale" ha dichiarato Kristersson, riportato dall'agenzia di stampa svedese, TT. "La Svezia ha da tempo sottolineato che Maduro non ha alcuna legittimità democratica, soprattutto dopo i brogli elettorali del 2024" ha aggiunto il premier. Sulla questione si è espressa anche la ministra degli esteri svedese : "Rispettare la volontà del popolo venezuelano e raggiungere una soluzione negoziata, democratica e pacifica è l'unico modo per il Venezuela di ripristinare la democrazia e risolvere la crisi in corso" ha dichiarato Maria Malmer Stenergard: "Il dittatore Nicolás Maduro non ha alcuna legittimità democratica. Il governo svedese non versa lacrime per la sua perdita di potere" ha sottolineato la ministra.

Il presidente Donald Trump dopo l'attacco al Venezuela e la cattura di Maduro: gestiremo noi il Paese

Usa annunciano riapertura spazio aereo sui Caraibi

Dalla mezzanotte di Washington, le sei del mattino in Italia, lo spazio aereo sui Caraibi e' stato riaperto alle compagnie aeree statunitensi. Lo annuncia su X il segretario Usa ai trasporti, Sean Duffy.

Blitz Usa in Venezuela, Cina chiede l'immediata liberazione di Maduro

Lo ha affermato il ministero degli Esteri cinese in una nota, definendo l'attacco una "chiara violazione del diritto internazionale".

Blitz Usa in Venezuela, Cina chiede l'immediata liberazione di Maduro

Blitz Usa in Venezuela, Cina chiede l'immediata liberazione di Maduro

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Iran: "Attacco Usa in Venezuela chiaro esempio di terrorismo di Stato"'

"L'Iran condanna fermamente l'aggressione militare statunitense al Venezuela e il rapimento del legittimo presidente venezuelano Nicolas Maduro e di sua moglie, e considera l'azione un chiaro esempio di terrorismo di Stato", ha dichiarato il ministro iraniano degli Esteri Abbas Araghchi in una conversazione telefonica con il suo omologo venezuelano Yvan Eduardo Gil Pinto ieri sera. L'Iran considera la mossa degli Stati Uniti un chiaro attacco alla sovranità e alla volontà nazionale del Venezuela e sosterrà il governo eletto venezuelano, ha aggiunto, secondo l'IRNA. Pinto, da parte sua, ha elogiato la solidarietà dell'Iran , sottolineando: "Siamo determinati a difendere la sovranità nazionale e il diritto all'autodeterminazione contro le politiche prepotenti e illegali degli Stati Uniti".

Starlink: forniamo banda larga gratuita al Venezuela fino al 3 febbraio

Starlink afferma di fornire servizi di banda larga gratuiti ai cittadini venezuelani fino al 3 febbraio, in seguito all'operazione statunitense che ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro. Lo riferisce Cnn. Il servizio statunitense, di proprietà della SpaceX del miliardario Elon Musk, fornisce banda larga mobile tramite una rete di satelliti in orbita. In un post su X, l'azienda ha dichiarato di aver promesso "connettività continua" al Venezuela, un paese notoriamente alle prese con la censura online, con il governo di Maduro che in passato ha bloccato Facebook, YouTube, Instagram e altre piattaforme. I dati di Netblocks mostrano un'improvvisa perdita di connettività internet in alcune zone di Caracas ieri, che secondo l'azienda corrisponde a "interruzioni di corrente durante l'operazione militare statunitense". Anche i media locali suggeriscono che in alcune zone della capitale non ci sia connessione internet.

La Cina chiede agli Usa di "liberare immediatamente" Maduro

La Cina chiede agli Stati Uniti di "liberare immediatamente" Maduro

Mosca: a Caracas situazione calma e sotto controllo

A Caracas la situazione e' "tranquilla" e "sotto il controllo delle autorita'" a un giorno del blitz delle forze speciali statunitensi che ha portato alla cattura del presidente venezuelano, Nicolas Maduro. Lo ha dichiarato all'agenzia Tass l'ambasciatore russo a Caracas, Serghei Melik-Bagdasarov. 

Venezuela, Maduro negli Usa: è in carcere a Brooklyn

Il presidente deposto del Venezuela, Nicolas Maduro, è negli Stati Uniti. Dopo l'operazione lampo delle forze Usa della scorsa notte, Maduro e la moglie Cilia Flores, entrambi incriminati dalla giustizia americana per narcoterrorismo, traffico di droga e uso di armi da guerra sono arrivati in serata a New York. L'ex presidente venezuelano e la moglie sono atterrati alla base della Guardia Nazionale Aerea Stewart a Newburgh. Maduro e' stato scortato fuori dall'aereo circondato da agenti dell'FBI, la coppia e' stata poi trasportata in elicottero all'eliporto Westside di Manhattan. Il deposto presidente venezuelano, sottoposto a rigide misure di sicurezza, e' stato portato prima negli uffici della DEA, poi al Metropolitan Detention Center, la stessa struttura federale a Brooklyn in cui sono stati detenuti il rapper Sean "Diddy" Combs durante il processo dello scorso anno, cosi' come altri prigionieri di alto profilo, tra cui Ghislaine Maxwell, la ex compagna di Jeffrey Epstein. 

Corte suprema del Venezuela: "Rodriguez presidente ad interim"

La Corte Suprema del Venezuela ha ordinato alla vicepresidente Delcy Rodriguez di assumere ad interim la presidenza, dopo la cattura da parte degli Usa del presidente Maduro. La Corte ha stabilito "che Rodriguez assuma ed eserciti in qualità di responsabile tutte le attribuzioni, i doveri e i poteri inerenti alla funzione di presidente della Repubblica bolivariana del Venezuela al fine di garantire la continuità amministrativa e la difesa integrale della nazione". I giudici non hanno ancora dichiarato Maduro definitivamente decaduto, il che avrebbe comportato l'indizione di elezioni anticipate entro 30 giorni. 

Venezuela, cattura Maduro: da blitz Usa in camera al viaggio in nave per Ny. Cosa sappiamo

L'attacco al Paese, che si è scoperto essere in preparazione almeno da "metà dicembre", è iniziato intorno alle 2 di notte del 3 gennaio (le 7 in Italia): a Caracas ci sono stati boati accompagnati da rumori simili a quelli di aerei in volo. Il governo venezuelano ha denunciato una "gravissima aggressione militare" Usa. Trump ha poi confermato l'attacco su larga scala. E su Truth ha annunciato: "Catturato Maduro". Il ministro degli Esteri venezuelano: "Ci sono vittime civili e militari".

Maduro, dal blitz in camera da letto al viaggio in nave: cosa sappiamo

Maduro, dal blitz in camera da letto al viaggio in nave: cosa sappiamo

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Usa, cos’è la “dottrina Monroe” citata da Trump per giustificare l’attacco al Venezuela

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha citato la dottrina Monroe per giustificare l'attacco portato avanti in Venezuela, che il 3 gennaio ha visto la cattura del presidente Nicolás Maduro, trasportato a New York e incriminato con le accuse di cospirazione per narcotraffico e terrorismo, cospirazione per l'importazione di cocaina, possesso di mitragliatrici e ordini esplosivi contro gli Usa.

Cos'è la 'dottrina Monroe', citata da Trump per l’attacco al Venezuela

Cos'è la 'dottrina Monroe', citata da Trump per l’attacco al Venezuela

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