L'attacco al Paese, che si è scoperto essere in preparazione almeno da "metà dicembre", è iniziato intorno alle 2 di notte del 3 gennaio (le 7 in Italia): a Caracas ci sono stati boati accompagnati da rumori simili a quelli di aerei in volo. Il governo venezuelano ha denunciato una "gravissima aggressione militare" Usa. Trump ha poi confermato l'attacco su larga scala. E su Truth ha annunciato: "Catturato Maduro". Il ministro degli Esteri venezuelano: "Ci sono vittime civili e militari"
Gli Usa hanno attaccato il Venezuela e hanno catturato il presidente Maduro insieme alla moglie Cilia Flores, nell'Operazione Absolute Resolve (Determinazione Assoluta). Tutto è iniziato quando a Caracas erano le 2 di notte del 3 gennaio (le 7 in Italia, ndr), con forti esplosioni durate circa 15 minuti (TUTTE LE NEWS LIVE). Il governo venezuelano ha subito "denunciato la gravissima aggressione militare" degli Stati Uniti, poi rivendicata dallo stesso Trump. Maduro e la moglie sono stati catturati mentre dormivano: sono stati prelevati dalla loro camera da letto. Detenuti a bordo della nave Iwo Jima, sono poi arrivati a New York, dove Maduro è incriminato. Le accuse: cospirazione per narcotraffico e terrorismo, cospirazione per l'importazione di cocaina, possesso di mitragliatrici e ordini esplosivi contro gli Usa. Il raid si inserisce nell'operazione 'Southern Spear' contro il narcotraffico, ingaggiata dagli Usa i mesi scorsi nel mar dei Caraibi. In molti hanno però evidenziato come gli interessi americani siano più ampi, come di fatto ha poi detto anche Trump: Washington sarà "fortemente coinvolta nell'industria petrolifera del Venezuela", che ha appunto alcune tra le più grandi riserve del pianeta. Cosa succederà ora? "Gestiremo il Paese fino a quando potremo farlo", in attesa di una transizione "sicura", ha detto Trump.
L'operazione Absolute Reserve
L’operazione è partita quando Trump, intorno alle 4:46 di notte in Italia, ha impartito l’ordine alle forze coinvolte: “Good luck and Godspeed” (Buona fortuna e che Dio vi accompagni). Il capo di Stato maggiore congiunto americano, il generale Dan Caine, ha spiegato che in totale sono stati dispiegati oltre di 150 velivoli: bombardieri, caccia, aerei di intelligence, sorveglianza e ricognizione, elicotteri e droni. Avvicinandosi alla costa venezuelana, gli Stati Uniti hanno "stratificato diversi effetti, inclusi quelli forniti da Space Command e Cyber Command, per creare un corridoio sicuro". La forza è stata protetta da assetti di Marines, Marina, Aeronautica e Guardia nazionale aerea. Man mano che il dispositivo avanzava, "la componente aerea congiunta ha smantellato e disabilitato i sistemi di difesa aerea venezuelani per garantire il passaggio sicuro degli elicotteri". Alle 2.01 del mattino a Caracas è stato raggiunto il complesso di Maduro. Durante l'azione, "gli elicotteri sono stati colpiti dal fuoco e hanno risposto in autodifesa con forza schiacciante", ha detto Caine. Un velivolo è stato danneggiato ma "è rimasto operativo e tutti gli aeromobili sono rientrati".
La cattura di Maduro
La cattura di Maduro, secondo quanto trapela, è stata resa possibile dalla Cia, che ha localizzato il leader chavista. Trump avrebbe approvato l'operazione giorni fa, ma tutto era stato rinviato - fino ad oggi - per via dei disordini in Nigeria. Il vicepresidente statunitense, JD Vance, intanto, ha sottolinato che Trump "ha offerto diverse via di uscita (al Venezuela) ma è stato molto chiaro su un punto: il traffico di droga deve fermarsi e il petrolio rubato deve essere restituito. Maduro ha scoperto che Trump mantiene le sue promesse". Il presidente venezuelano avrebbe cercato di negoziare alla fine, ma "ho detto no", ha poi rivelato Trump in un'intervista a Fox. I preparativi del raid sarebbero iniziati verso la metà di dicembre. Maduro potrebbe comparire in tribunale già lunedì 5 gennaio.
Incriminato anche il figlio di Maduro
Incriminato anche Nicolás Ernesto Maduro Guerra, figlio di Maduro, per reati legati a droga e armi da fuoco. Lui stesso - deputato dell'Assemblea Nazionale - ha invitato le forze sociali e politiche del Paese alla mobilitazione, sostenendo che l'obiettivo dell'attacco sarebbe "impadronirsi delle risorse del Venezuela". In un messaggio pubblicato su Instagram ha denunciato una "gravissima aggressione militare" da parte di Washington, affermando che l'azione minaccia la pace e la stabilità internazionale e mette seriamente a rischio la vita di milioni di persone. Ha quindi sollecitato una risposta ferma e immediata da parte della comunità internazionale.
Le vittime e i bersagli
Secondo quanto afferma il ministro venezuelano degli Esteri, Yvan Gil, negli attacchi americani "ci sono state vittime, sia civili che militari". Trump ha invece escluso che ci siano vittime statunitensi. Sembra che sia stata colpita anche una grande base militare, nella parte meridionale di Caracas, che è rimasta senza elettricità. Inoltre diversi quartieri della città sono rimasti senza luce proprio a causa delle esplosioni. I notiziari venezuelani Efecto Cocuyo e Tal Cual Digital hanno riferito che sono state udite esplosioni anche nello stato di La Guaira, a Nord di Caracas, sulla costa del Paese e a Higuerote, una città costiera nello Stato di Miranda.
L'operazione
Alcuni video mostrano che l'attacco sarebbe stato condotto con elicotteri MH-47 Chinooks della 160mo Special Operations Aviation Regiment, l'unità di elicotteri delle forze speciali, la stessa che aveva preso parte all'Operazione Neptune Spear contro il complesso di Osama bin Laden, come riportano i media americani. Tra i principali siti colpiti a Caracas ci sono il Cuartel de la Montaña, dove si trova il mausoleo di Chavez, e il Palacio Federal Legislativo. Gli altri sono militari: sono La Carlota, una delle basi più importanti del Paese; la cittadella militare Fuerte Tiuna ed El Hatillo, sede di un aeroporto e di un eliporto. Fuori dalla capitale è stata colpita un’altra base militare, quella di Barquisimeto.
Approfondimento
Attacco al Venezuela, le esplosioni a Caracas
L'Italia segue le evoluzioni
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha detto di seguire "con la nostra rappresentanza diplomatica a Caracas l'evoluzione della situazione" in Venezuela, "con particolare attenzione per la comunità italiana". Poi ha aggiunto, parlando al Tg2: "La nostra ambasciata a Caracas è operativa, ci sono tantissimi italiani in Venezuela, Temiamo manifestazioni di piazza, quindi abbiamo dato indicazione di essere prudenti, pare che ci siano anche nelle carceri momenti di tensione". Intanto Russia, Iran, Cina, Turchia e Cuba hanno condannato l'attacco americano. La Spagna si è offerta come mediatrice, mentre il segretario generale dell'Onu Guterres parla di una violazione del diritto internazionale che rischia di diventare un "precedente pericoloso" (TUTTE LE REAZIONI).