Il Venezuela e l'escalation con gli Usa: le tappe degli ultimi mesi

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Introduzione

Il 3 gennaio 2026 gli Usa hanno effettuato un attacco su larga scala contro il Venezuela, con diverse esplosioni registrate a Caracas (TUTTE LE NEWS LIVE). 

 

Le tensioni erano andate crescendo dallo scorso agosto. E, da settembre, si sono contati più di 30 attacchi dell'esercito statunitense contro imbarcazioni sospettate di essere utilizzate per il traffico di droga nei Caraibi e nel Pacifico orientale, con oltre 110 persone uccise.

 

Ecco qual è stata la sequenza e quali sono le tappe principali che hanno portato all’escalation

Quello che devi sapere

Le prime mosse Usa nell'agosto 2025

Dal 7 agosto 2025 gli Usa avevano raddoppiato a 50 milioni la ricompensa per chi fosse riuscito a portare all'arresto del presidente venezuelano Maduro. Pochi giorni dopo, il 21 agosto, Washington inviava nei Caraibi tre navi da guerra, affiancate da sottomarini nucleari, aerei da ricognizione P8 Poseidon, cacciatorpedinieri e un'unità missilistica. Poi, il 27 agosto nel Mar dei Caraibi veniva disposto il più grande dispiegamento militare degli Usa degli ultimi decenni.

 

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L’attacco del 2 settembre

Gli Usa poi avevano lanciato un attacco il 2 settembre scorso, contro una nave che stava presumibilmente trasportando droga, suscitando molte polemiche quando era emerso che l'esercito americano aveva effettuato un "secondo passaggio" per uccidere due sopravvissuti. Alcuni parlamentari al Congresso avevano quindi chiesto un'indagine per verificare se l’accaduto costituisse un crimine di guerra. 

 

Trump, in quell'occasione, aveva sostenuto che la nave partita dal Venezuela, che trasportava droga, era in acque internazionali. L'attacco ha causato l'uccisione di "11  terroristi. Nessun forza americana è stata ferita", aveva chiarito il presidente, rivendicando l'azione.

 

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Gli attacchi dei mesi successivi e la posizione di Maduro

La tensione era cresciuta nei mesi successivi e a novembre Trump aveva avvertito: "Maduro ha i giorni contati'". Il 13 novembre il Pentagono lanciava ufficialmente l'operazione 'Southern Spear' contro i narcos "nell'emisfero occidentale", guidata dalla Joint Task Force Southern Spear e dal Comando Sud degli Stati Uniti (Southcom). Maduro replicava: "Lasciateci stare".

 

Trump aveva poi lanciato un ultimatum a Maduro, a inizio dicembre: "Vai via subito, lascia il Venezuela se vuoi salvarti". Ma la risposta era stata negativa. Successivamente, Maduro, secondo il Telegraph, avrebbe chiesto un porto sicuro, 200 milioni di dollari e l'amnistia per un centinaio di suoi funzionari per dimettersi e fuggire.   

A dicembre il sequestro della petroliera 'The Skipper'

Successivamente, il 10 dicembre, gli Stati Uniti avevano sequestrato la petroliera 'The Skipper' al largo delle coste del Venezuela. La missione era stata lanciata dalla USS Gerald R. Ford, una portaerei che si trovava nella zona da settimane nell'ambito di un più ampio rafforzamento delle forze statunitensi nella regione.

 

Il Procuratore Generale Pam Bondi aveva pubblicato un video di 45 secondi dell'operazione su X, che mostrava personale armato scendere sul ponte della nave da un elicottero, sostenendo che gli Stati Uniti avessero eseguito un mandato di sequestro della nave perché era "utilizzata per trasportare petrolio sanzionato da Venezuela e Iran". Meno di una settimana dopo, il presidente Trump annunciava un "blocco totale e completo" delle petroliere sanzionate in entrata e in uscita dal Venezuela.

 

Gli Stati Uniti avevano poi sequestrato una seconda petroliera al largo delle coste venezuelane il 20 dicembre e avevano anche inseguito una terza petroliera che era però riuscita a sottrarsi all'abbordaggio e a fuggire.

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L’attacco Usa di fine anno a una "grande struttura" in Venezuela

Poi, il 29 dicembre, Trump aveva dichiarato che gli Stati Uniti avevano "distrutto" una "grande struttura" in Venezuela presumibilmente legata al traffico di droga. Il presidente americano aveva descritto l'obiettivo come una "zona portuale dove caricano le navi di droga", ma non ne aveva specificato l'ubicazione né aveva fornito ulteriori dettagli. Il governo venezuelano aveva criticato le operazioni in mare, definendo i sequestri delle petroliere atti di "pirateria" e accusando l'amministrazione Trump di volere un cambio di regime.

L'attacco Usa del 3 gennaio 2026 contro il Venezuela

Fino ad arrivare al 3 gennaio 2026, quando, intorno alle 2 della notte ora venezuelana (le 7 in Italia), a Caracas, ci sono stati boati accompagnati da rumori simili a quelli di aerei in volo. Il governo venezuelano ha denunciato subito "la gravissima aggressione militare", incolpando gli Usa. E Trump ha poi confermato l' "attacco su larga scala". Non solo. Sul social Truth ha annunciato che il presidente Maduro "è stato catturato" e portato fuori dal Paese insieme alla moglie.

 

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