Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
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Perché è scoppiata la guerra in Iran e quali sono gli obiettivi di Usa, Israele e Teheran

Mondo
©Getty

Introduzione

Le cause che hanno portato allo scoppio della guerra attuale nel Golfo Persico sono molte, e in alcuni casi affondano le radici in un lontano passato. Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran per la seconda volta in meno di un anno, dopo settimane di tensione e dopo la violenta repressione di Teheran contro le proteste popolari.

Quello che devi sapere

La tensione tra Iran, Usa e Israele

La guerra attuale affonda le sue radici nel 1979, quando la rivoluzione in Iran che portò alla deposizione dello Scià causò la nascita della Repubblica Islamica. Le nuove autorità di Teheran cambiarono radicalmente la postura internazionale del Paese, dichiarando gli Stati Uniti e Israele - con cui fino a quel momento c’erano rapporti amichevole - come nemici. E nel corso dei decenni si sono susseguiti incidenti e momenti di tensione, che non sono però mai degenerati in guerra aperta fino allo scorso anno.

 

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Il 7 ottobre e la 'Guerra dei 12 giorni’

Lo scenario in Medio Oriente, già da decenni incendiato anche dalle guerra in Iraq e Afghanistan, è però cambiato radicalmente dopo l’attacco del 7 ottobre 2023 di Hamas contro Israele. La guerra che ne è succeduta ha visti coinvolti a vario titolo tutti i proxy - cioè entità parastatali alleate o comunque vicine a Teheran, come Hezbollah in Libano e gli Houti in Libano - dell’Iran, usciti negli anni indeboliti dalla dura reazione militare di Tel Aviv all’attacco subito. E il 13 giugno 2025 Israele ha iniziato le operazioni belliche contro l’Iran, in quella che è diventata nota come ‘Guerra dei 12 giorni’.

 

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Le ragioni profonde dello scontro

Sullo sfondo delle tensioni storiche e ideologiche nell’area, negli anni si è aggiunto anche il tema del programma nucleare iraniano. Da tempo Teheran ha iniziato ad arricchire uranio, secondo le autorità della teocrazia per scopi civili, mentre secondo gli Stati Uniti per costruire una bomba atomica. Nel corso degli anni ci sono state diverse trattative e accordi, finché Washington non si è unita alla ‘Guerra dei 12 giorni’ con l’operazione Midnight Hammer: i bombardieri americani hanno colpito siti nucleari in Iran, causando gravi danni alle infrastrutture atomiche di Teheran.

Perché Israele e Stati Uniti hanno attaccato

Nelle ultime settimane la tensione è tornata a salire, mentre nuovi negoziati sul programma nucleare iraniano a Teheran fallivano. Nel frattempo gli Stati Uniti radunavano un’imponente flotta nel settore, la più grande da decenni. Le ostilità si sono aperte il 28 febbraio, secondo quanto ricostruito da diversi media internazionali perché l’intelligence di Washington aveva individuato una finestra di opportunità per colpire e uccidere la Guida suprema Ali Khamenei a Teheran. Una missione conclusa con successo, e che ha portato all’apertura di una nuova guerra che ha infiammato il Golfo Persico.

 

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Quali sono i loro obiettivi

Inizialmente, Stati Uniti e Israele hanno dichiarato due obiettivi centrali nella loro campagna militare: impedire all’Iran di avere l’arma atomica e causare il collasso del governo di Teheran, con un regime change. Con il passare dei giorni, e dopo la conferma della morte di Khamenei, quest’ultima motivazione sembra essere sfumata nelle dichiarazioni dei leader dei due Paesi, mentre ha assunto maggiore rilevanza l’obiettivo di distruggere le scorte di missili balistici e i lanciatori dell’Iran. Secondo alcuni analisti, comunque, l’intenzione di Washington e Israele  sarebbe quella di ottenere quantomeno una forte diminuzione dell’influenza di Teheran nell’area e delle sue capacità militari. 

Perché l’Iran colpisce i Paesi del Golfo

Da parte sua l’Iran ha risposto all’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele prendendo di mira non solo Tel Aviv e gli asset militari di Washington, ma anche allargando il conflitto agli altri Paesi del Golfo: Emirati Arabi, Kuwait, Oman, Arabia Saudita, Bahrein e Qatar sono stati tutti a vari livelli coinvolti, mentre le forze di Teheran si sono impegnate a tenere chiuso al traffico marittimo lo stretto di Hormuz, cruciale per le esportazioni di gas e petrolio. Le ragioni di questa tattica, secondo gli analisti, sarebbero quelle di fare pressione sui Paesi del Golfo - molti in ottimi rapporti con gli Stati Uniti - affinché questi spingano per una rapida fine del conflitto.

 

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Quali sono gli obiettivi dell'Iran

L’obiettivo principale dell’Iran in questo momento sembra essere quello di sopravvivere alla guerra contro Stati Uniti e Israele. Le autorità del regime teocratico degli ayatollah puntano a non vedere la disgregazione della Repubblica islamica, schiacciata dal peso degli attacchi dall’esterno e delle proteste dall’interno. In questo contesto si inserisce, come detto, l’espansione del conflitto agli altri Paesi del Golfo: la speranza che un contesto economico destabilizzato a livello internazionale possa spingere Washington a chiudere in fretta la guerra, prima che il regime crolli. Regime che deve fare i conti anche con il fronte interno, tra le proteste che a gennaio sono state represse in un bagno di sangue e le voci di un possibile coinvolgimento di forze curde contro i pasdaran.

Come può finire la guerra

Secondo diversi media, non è facile capire se gli Stati Uniti e Israele abbiano dato il via alle operazioni militari avendo in mente un chiaro piano per il dopoguerra. In base a quanto emerso da diverse analisi, gli scenari potrebbero essere diversi a seconda di quanto durerà la campagna aerea contro Teheran e se ci sarà o meno l’intervento di truppe di terra. Resta inoltre da chiarire chi prenderà il posto di Ali Khamenei come Guida suprema - sembra che il candidato principale sia il figlio Mojtaba - e se questo potrebbe cambiare la postura internazionale del Paese, qualora la Repubblica islamica sopravviva al conflitto. Donald Trump ha parlato di una guerra che potrebbe durare quattro settimane, e solo quando le armi taceranno si riuscirà a delineare meglio il futuro dell’Iran.

 

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