Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
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Basi militari Usa in Italia, da Aviano a Sigonella: chi decide se, come e quando usarle?

Mondo
©Ansa

Introduzione

A oggi, 5 marzo, l’Italia non ha ancora ricevuto richiesta da parte degli Stati Uniti di utilizzare le basi americane sul proprio territorio nell’ambito dell’offensiva portata avanti insieme a Israele contro l’Iran dallo scorso 28 febbraio (GLI AGGIORNAMENTI LIVE). Lo precisa la premier Giorgia Meloni, nel tentativo di placare le polemiche su un possibile coinvolgimento, a qualsiasi titolo, del nostro Paese nel conflitto. Da Aviano a Sigonella, chi decide se e come usarle? 

Quello che devi sapere

Basi Usa in Italia, gli accordi bilaterali

È sempre la presidente del Consiglio a ricordare, parlando a Rtl 102.5, che tutto ruota intorno agli accordi bilaterali tra l’Italia e gli Stati Uniti su questo tema. In Italia infatti ci sono diverse basi militari concesse agli americani (che ospitano anche alcune armi nucleari statunitensi) in virtù di accordi che risalgono al 1954 e che sono man mano stati aggiornati nel tempo. Il documento a cui fa riferimento la premier è il Bilateral Infrastructure Agreement, poi aggiornato nel 1973 e attualizzato con un Memorandum d’Intesa Italia-Usa del 1995. Prima di tutti c’era però stato l’accordo di Londra (o Nato Sofa), del 1951. 

 

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Il coinvolgimento del Parlamento

Meloni ha sintetizzato il meccanismo alla base degli accordi: “Ci sono delle autorizzazioni tecniche quando si parla chiaramente di logistica e di cosiddette operazioni non cinetiche, semplificando, operazioni di non bombardamento. Se poi arrivassero richieste di uso di basi italiane per fare altro, la competenza sarebbe del governo per decidere se concedere un nuovo utilizzo più esteso, ma io penso che in quel caso dovremmo decidere noi insieme al Parlamento". Lo stesso ha detto, durante le comunicazioni sulla questione alle Camere, il ministro della Difesa Guido Crosetto. Questa comunque non è una novità. La presidente del Consiglio aveva già parlato di un coinvolgimento parlamentare la scorsa estate, nell’ambito di un possibile ricorso americano alle basi in Italia nell’ambito della “guerra dei 12 giorni” lanciata sempre da Usa e Israele contro l’Iran, con l’obiettivo di neutralizzarne il potenziale nucleare.

 

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La base Usa di Sigonella
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L’articolo 11 della Costituzione

L’articolo 11 della nostra Costituzione dice che “l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. La norma apre però - in condizioni di parità con gli altri Stati – “alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”. Il punto è sempre lo stesso: capire fin dove si possono spingere le attività straniere militari sul territorio nazionale italiano. 

L’utilizzo delle basi contro l'Iran violerebbe la Costituzione?

Complice la segretezza del testo degli accordi del 1954, non si può sapere nel dettaglio come si potrebbe arrivare ad utilizzare le basi italiane per attaccare l’Iran. Certo è che per le opposizioni una tale ipotesi è del tutto incompatibile con l’articolo costituzionale di cui si discute. La segretaria dem Elly Schlein, per fare un esempio, nell’Aula della Camera, durante le comunicazioni del ministro della Difesa Crosetto, ha detto: “Il punto non è che tornerete qui (in Parlamento, per la richiesta di autorizzazione all’utilizzo, ndr) se ve le chiedono. Dovete dire di no già adesso, perché sarebbe contro l'articolo 11 della Costituzione". Una tesi, tuttavia, che non sembra essere quella del governo, più propenso a valutare la situazione caso per caso

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Cosa prevedono gli accordi Italia-Usa per le basi militari

Il ruolo dell’Italia nel conflitto – con la premier che evidenzia che “non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra” – cambierebbe se si accettasse un'eventuale richiesta degli Stati Uniti di utilizzare le basi sul nostro territorio, ad esempio per far partire missili diretti verso obiettivi iraniani. Se ormai è certo che il via libera di Roma dovrebbe passare comunque da una decisione del governo, in dialogo con le Camere, non si sa esattamente cosa succederebbe all'interno delle basi. I dettagli previsti dagli accordi non sono chiari, perché trattandosi di informazioni sensibili non sono mai stati resi noti nella loro interezza. Molto si è discusso negli anche sull’opportunità di mantenerli segreti.

Un caccia decolla dalla base Usaf di Aviano (Pordenone), 2011

Il Memorandum del 1995

Si conosce però il contenuto del Memorandum del 1995, che parla degli aspetti operativi interni a ciascuna base. Parte sostanzialmente ricordando come l’esistenza di basi statunitensi non significa che l’Italia abbia ceduto la sua sovranità su quei territori. Essenzialmente, per quanto riguarda gli aspetti operativi militari, ricade sui vertici Usa la responsabilità delle proprie operazioni. Lo stesso si può dire, in caso di operazioni congiunte, per i comandanti italiani. Un punto fondamentale è che gli americani devono informare preventivamente “di tutte le attività significative”. Se scattasse il dubbio della loro incompatibilità con le leggi italiane bisognerebbe comunque prima passare dalla “risoluzione della controversia”, attraverso gli organismi competenti.

 

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Un aereo KC-130J Super Hercules a Sigonella
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