Introduzione
Questi droni, inventati da Teheran, dopo essersi rivelati determinanti nella guerra in Ucraina, stanno avendo un ruolo centrale anche nel conflitto in Medio Oriente, dopo l'attacco di Israele e Stati Uniti contro l'Iran. Teheran ha reagito con il lancio degli Shahed - e non solo - contro Emirati Arabi Uniti, Qatar e Bharein. E questa tattica sta esaurendo rapidamente gli arsenali dei sofisticati, e molto cari, intercettori 'made in Usa' (TUTTE LE NEWS SUL CONFLITTO LIVE).
Gli Shahed sono poco costosi, piccoli e, quando arrivano sull'obiettivo, si fanno esplodere. Possono essere prodotti rapidamente e possono essere lanciati in maggiore quantità rispetto ai missili. Ecco tutte le loro caratteristiche
Quello che devi sapere
Come funzionano gli Shahed
Il nome dei droni ha un significato ben preciso: Shahed in persiano vuol dire “testimone della fede” o “martire”.
Questi dispositivi, che costano tra i 20mila e i 50mila euro, hanno preso piede a partire dal 2020 e, man mano, ne sono stati sviluppati diversi modelli. Tutti, però, sono molto semplici: la forma è triangolare e i dispositivi hanno sul davanti una carica esplosiva da 50 chilogrammi che si innesca all’impatto. La guida si basa sul sistema Gps preimpostato prima del decollo. Questo vuol dire che, da terra, vengono inserite le coordinate e poi il drone parte per raggiungerle.
Per approfondire:
Il racconto dell’attacco Usa-Israele all’Iran minuto per minuto: cos’è successo
Shahed-136
Il modello più di successo e conosciuto è lo Shahed-136. Lungo 3,5 metri, e con un’apertura alare di 2,5 metri, ha un motore a combustione interna e può volare per oltre 2000 chilometri a velocità bassa e facendo molto rumore. È stato impiegato per la prima volta nel giugno del 2021 contro la petroliera israeliana 'Mercer Street', nel Golfo dell'Oman, provocando la morte di due persone.
Le caratteristiche che rendono unico lo Shahed
Lo Shahed, di fatto, è riuscito a portare un cambiamento molto significativo nel mondo bellico, e per vari motivi. Innanzitutto è un drone kamikaze: dentro, come detto, non c’è nessuno, ma solo carica esplosiva pronta a innsecarsi una volta raggiunti gli obiettivi.
Uno dei suoi punti forti, come anticipato, è anche il suo costo relativamente basso, o comunque inferiore ad altre alternative. Si aggira tra i 20mila e i 50mila dollari, a seconda delle tecniche specifiche utilizzate.
Dal punto di vista operativo, poi, è molto apprezzato per la sua gittata lunga. Insomma: è un’arma efficace e piuttosto economica, che soltanto fino a pochi anni fa non esisteva.
Prima in Iran, poi in Russia
Sviluppato dall’Iran, il drone è stato poi utilizzato anche dai suoi alleati, dallo Yemen (compresi gli Houthi) alla Russia che, in un secondo momento, ha cominciato a produrlo internamente, con il nome Geran. Mosca ha lanciato un gran numero di droni Shahed/Geran sull’Ucraina. Lo scorso autunno la media giornaliera è salita da un’unica unità nel settembre 2022 (l’invasione è iniziata il 24 febbraio di quell’anno) alle 194 unità di settembre 2025, secondo dati forniti dalla CNN.
La mossa degli Usa
Il 28 febbraio gli Stati Uniti, nel loro attacco all'Iran, hanno usato a loro volta un drone: il Low-Cost Unmanned Combat Attack System, o LUCAS, che sembra quasi identico ai droni Shahed. Gli attacchi statunitensi e israeliani contro l'Iran hanno rappresentato il primo impiego noto, in combattimento, del drone sviluppato dall'azienda di difesa americana SpektreWorks.
Come ricorda Business Insider, persino il Comando Centrale degli Stati Uniti ha riconosciuto il suo legame con gli Shahed, affermando che "i droni a basso costo, modellati sui droni Shahed iraniani, stanno ora sferrando una vendetta di stampo americano".
Perché gli Shahed sono pericolosi, per tutti
Resta il fatto che i droni in stile Shahed pongono problemi a tutte le forze armate. Sono così economici che è possibile lanciarne molti di più rispetto ai missili, e possono distruggere armamenti molto più costosi.
È vero anche che mon tutti raggiungono gli obiettivi e che sono generalmente più facili da intercettare rispetto ai missili balistici. Ma questo compromesso è insito nella loro progettazione: alcuni penetrano le difese dei nemici, creano pressione psicologica e costringono gli avversari a impiegare costosi intercettori.
Gli Usa, ad esempio, dispongono di sofisticati sistemi di difesa aerea, ma affidarsi a intercettori molto costosi contro grandi volumi di droni economici solleva interrogativi sulla sostenibilità a lungo termine delle proprie difese.
Per approfondire:
Iran, quanto durerà la guerra? Missili, droni e forze militari: l’arsenale di Teheran