Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
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Guerra a Iran, il ruolo dell’Italia: scudo aereo al massimo, navi a Cipro, aiuti nel Golfo

Mondo
©IPA/Fotogramma

Introduzione

"Non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra", ha assicurato la premier italiana Giorgia Meloni dopo l’attacco all’Iran di Usa e Israele, che sta coinvolgendo diversi Stati (GLI AGGIORNAMENTI LIVE - LO SPECIALE). L’Italia, comunque, si sta preparando ad affrontare la crisi internazionale in Medio Oriente con una serie di provvedimenti militari e politici. Dallo scudo aereo al massimo livello alle navi a Cipro agli aiuti nel Golfo alle basi militari, quale sarà il ruolo del nostro Paese? Ecco le principali mosse del governo italiano

Quello che devi sapere

Lo scudo aereo al massimo

Una delle prime mosse dell’Italia riguarda lo scudo aereo. Il ministro della Difesa Guido Crosetto, in coordinamento con gli alleati e con la Nato, ha dato mandato al capo di Stato maggiore di innalzare al massimo il livello di protezione della difesa aerea e anti balistica nazionale. L'ultima disposizione di questo tipo, da quanto emerge, risalirebbe all'11 settembre del 2001, dopo l'attacco alle Torri gemelle negli Stati Uniti. L'iniziativa potrebbe prevedere un incremento degli equipaggi per lo scramble (il decollo per motivi di emergenza) dei caccia italiani dal nostro Paese e sistemi di difesa missilistica aerea in particolare nei territori dell'Italia meridionale più a rischio di essere raggiunti da missili balistici. Il Dipartimento della Pubblica sicurezza, inoltre, ha inviato a prefetti e questori una circolare per il rafforzamento della vigilanza sulle basi militari americane in Italia e sui siti sensibili riconducibili alla filiera di produzione a interesse militare.

 

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Le basi Usa

Uno dei nodi riguarda l’uso delle basi statunitensi presenti in Italia. L’aeroporto di Sigonella, in Sicilia, rappresenta ad esempio una delle principali infrastrutture militari americane in territorio italiano. Droni e aerei americani, per il momento, utilizzano lo scalo - grazie ai trattati già esistenti - per rifornimento, logistica e sorveglianza aerea. Secondo gli accordi, nel caso in cui gli Stati Uniti intendano utilizzare la postazione come trampolino di lancio per scopi bellici - come gli attacchi a Teheran - serve l'ok del governo italiano. L'esecutivo di Giorgia Meloni ha assicurato che condividerà con il Parlamento eventuali decisioni sulla concessione di basi Usa in questo senso. 

 

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Gli aiuti nel Golfo

Un’altra mossa dell’Italia riguarda gli aiuti nel Golfo. A breve dovrebbe essere approvato un provvedimento che dispone l'invio di sistemi di difesa aerea in Medio Oriente per i Paesi del Golfo che ne hanno fatto richiesta, come Qatar, Emirati e Kuwait. Il pacchetto prevede dispositivi anti drone e strumenti antimissilistici, per questo è molto probabile l'invio del potente sistema Samp T. Da un punto di vista normativo, comunque, non è ancora chiara la modalità dell'invio: di sicuro il provvedimento deciso dal governo dovrà poi superare l'esame delle Aule.

 

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Le navi in difesa di Cipro

Nei prossimi giorni l'Italia, in coordinamento con Spagna, Francia e Paesi Bassi, invierà una nave a protezione della difesa aerea di Cipro, dopo che l'isola è finita nel mirino dei missili iraniani. Roma potrebbe decidere di inviare la “Schergat”, al momento impegnata nell'operazione Mediterraneo Sicuro, che ha tra i suoi compiti quello di garantire la sicurezza. In ogni caso, si tratterà di una fregata utilizzabile in funzione anti drone con un sistema di difesa radar che avvista gli intrusi a circa 200 chilometri di distanza. Dispongono di missili Aster 30 (gli stessi utilizzati con il Samp T), con un raggio d'azione di 100 chilometri e un cannone da 76 millimetri. 

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L’evacuazione dei soldati

Un altro punto riguarda l’evacuazione dei soldati. In Kuwait è in atto un movimento di 239 militari italiani verso l'Arabia Saudita: dei 321 ne rimarranno 82. Anche in Qatar 7 dei 10 soldati stanno raggiungendo l'Arabia Saudita. In Bahrein, dove ci sono 5 militari, si sta ritirando il personale. In Libano la situazione resta ferma in attesa degli sviluppi e ulteriori valutazioni: nel caso si decida per l'evacuazione, è pronta a sopraggiungere una nave italiana per questo tipo di operazione. Prima dell'inizio del conflitto, nell'area interessata dalla crisi in Medio Oriente si contavano 2.576 militari del nostro Paese.

La risoluzione

Nelle scorse ore, il Parlamento italiano ha approvato a maggioranza una risoluzione che prevede tre impegni principali: la difesa dei Paesi europei, le basi militari concesse agli Usa e il supporto ai Paesi del Golfo. Il documento del centrodestra impegna il governo a "partecipare" allo "sforzo comune" in ambito europeo "per sostenere, in caso di richiesta, stati membri Ue nella difesa del proprio territorio da attacchi missilistici o via droni da parte iraniana" e a "confermare il rispetto, nell'utilizzo delle installazioni militari presenti sul territorio nazionale e concesse alle forze statunitensi, del quadro giuridico definito dagli accordi internazionali vigenti". Un quadro, si spiega, "che include fra l'altro attività addestrativa e di supporto tecnico-logistico".

 

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Il nodo delle basi

Tornando al nodo delle basi militari statunitensi in Italia, la loro presenza è disciplinata da una serie di accordi bilaterali firmati a partire dagli anni Cinquanta nell'ambito della cooperazione Nato. Il tema è tornato d’attualità dopo lo scoppio della crisi legata all'Iran, con il dibattito politico che ora è focalizzato proprio sull'eventuale utilizzo delle installazioni presenti sul nostro territorio. Giorgia Meloni ha ricordato che le basi statunitensi sono concesse in base ad accordi risalenti al 1954, aggiornati nel tempo, che consentono attività logistiche e operazioni non legate ad azioni di bombardamento o combattimento diretto, precisando che ad oggi non esistono richieste per un diverso utilizzo. Qualora arrivassero, ha aggiunto, la decisione spetterebbe al governo, ma "in quel caso dovremmo deciderlo insieme al Parlamento". 

 

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