Attacco Usa in Venezuela, le reazioni internazionali dall'Italia alla Russia e l'Ue

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L'Italia appoggia "l’aspirazione del popolo venezuelano a una transizione democratica, condannando gli atti di repressione del regime di Maduro", ma reputa "che l’azione militare esterna non sia la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari". Mosca: "Profonda preoccupazione e condanna". Condanne da Iran, Cina e Cuba. Washington: "È una nuova alba". Guterres (Onu): "Pericoloso precedente". Israele appoggia gli Stati Uniti

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L'attacco Usa in Venezuela ha scatenato le reazioni dai governi di molti Paesi: c'è chi lo condanna e chi applaude alla fine del regime di Maduro (TUTTE LE NEWS IN DIRETTA). La situazione è tesa: l’ambasciata d'Italia a Caracas invita gli italiani in Venezuela "a non uscire di casa ed evitare gli spostamenti". Segue l’evolversi della situazione il ministro degli Esteri, Antonio Tajani: "Abbiamo anche italiani detenuti, a cominciare da Alberto Trentini, ma con lui ce ne sono un'altra dozzina, quindi anche quello è un tema che ci preoccupa e stiamo lavorando al massimo", ha sottolineato. Poi la nota di Palazzo Chigi: la premier Giorgia Meloni e il governo sostengono "l’aspirazione del popolo venezuelano a una transizione democratica nel Venezuela, condannando gli atti di repressione del regime di Maduro" ma reputano "che l’azione militare esterna non sia la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari".

La posizione dell'Italia: "Azione militare non è la strada ma difesa legittima"

Palazzo Chigi precisa innanzitutto che Giorgia Meloni "ha seguito gli sviluppi in Venezuela fin dalle loro primissime evoluzioni". Poi ricorda che l'Italia non ha mai riconosciuto "l'auto-proclamata vittoria elettorale" di Maduro. Tuttavia, come detto, "coerentemente con la storica posizione dell’Italia", l'esecutivo critica "l’azione militare esterna", pur considerando "al contempo legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico". La sicurezza della comunità italiana in Venezuela "costituisce la priorità assoluta del governo". La segretaria del Pd, Elly Schlein, parla di un’azione militare “che viola palesemente il diritto internazionale”. Condanna “il regime brutale di Maduro”, ma aggiunge che “nemmeno le sue ripetute violazioni di diritti umani in Venezuela possono giustificare altre violazioni gravi del diritto internazionale come l'aggressione militare e la violazione della sovranità venezuelana”.

Netanyahu: "Da Trump leadership coraggiosa a favore della libertà"

Il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu si è congratulato con Trump per l'offensiva in Venezuela e per la sua "leadership coraggiosa e storica a favore della libertà e della giustizia". Netanyahu ha detto di voler rendere omaggio alla "decisa determinazione del presidente e alla brillante azione dei vostri coraggiosi soldati". Lo scrive Haaretz.

Guterres: "La cattura di Maduro crea un pericoloso precedente"

Il Segretario Generale dell'Onu Antonio Guterres ha invece espresso preoccupazione per il fatto che "il diritto internazionale non sia stato rispettato" nella cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro da parte degli Usa, fa sapere il suo portavoce in una nota. L'operazione americana crea un "pericoloso precedente", secondo Guterres, che ha invitato "tutti gli attori in Venezuela a impegnarsi in un dialogo inclusivo, nel pieno rispetto dei diritti umani e dello stato di diritto".

US President Donald Trump, alongside Secretary of State Marco Rubio (L) and US Secretary of Defense Pete Hegseth (R), speaks to the press following US military actions in Venezuela, at his Mar-a-Lago residence in Palm Beach, Florida, on January 3, 2026. President Trump said Saturday that US forces had captured Venezuelan leader Nicolas Maduro after launching a "large scale strike" on the South American country. (Photo by Jim WATSON / AFP via Getty Images)

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Le condanne di Russia, Iran e Cuba contro l'attacco Usa

Immediata la condanna della Russia. Il ministero degli Esteri di Mosca parla di "aggressione armata degli Usa contro il Venezuela", e spiega che quanto accaduto "suscita profonda preoccupazione e condanna". Tra i primi a condannare l’attacco americano, anche l’Iran. In una nota ufficiale, il ministero degli Esteri iraniano ha denunciato quella che ha definito una "violazione della sovranità nazionale e dell'integrità territoriale del Venezuela", accusando Washington di aver compiuto un atto di "aggressione illegale". La Repubblica islamica ha inoltre criticato l'uso della forza da parte degli Stati Uniti, ribadendo il sostegno al governo di Caracas e richiamando il rispetto del diritto internazionale. Anche Cuba si è schierata apertamente a fianco del Venezuela. A prendere posizione è stato il ministro degli Esteri dell'Avana, Bruno Rodríguez, che ha denunciato quello che ha definito un "attacco criminale" di Washington, sollecitando una reazione "urgente" della comunità internazionale. Parole di condanna anche dal Messico che sottolinea che questo tipo di operazioni costituiscono una violazione dell'articolo 2 della Carta delle Nazioni Unite, che vieta l'uso della forza nelle relazioni internazionali.

La Cina

La Cina "condanna con fermezza" i raid americani sul Venezuela. Pechino è uno dei principali acquirenti di petrolio dal Venezuela. Trump rassicura: ha buoni rapporti con Xi e la Cina non avrà problemi con l'operazione in Venezuela. "Otterranno il petrolio", ha assicurato.

La Turchia sostiene il Venezuela

Anche la Turchia ha espresso il proprio sostegno al Venezuela, definendo l'offensiva americana un atto di "banditismo" che non deve restare impunito. Il consigliere capo del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, Cemil Ertem, ha manifestato solidarietà al popolo venezuelano e al presidente de facto, Nicolás Maduro Moro, affermando che Ankara "è al fianco del popolo del Venezuela e del suo presidente". Ertem ha inoltre qualificato l'attacco come un'azione illegale che richiede l'intervento della giustizia internazionale. La presa di posizione assume particolare rilievo poiché la Turchia, come ricorda la televisione di Stato venezuelana, Venezolana de Televisión (Vtv), è membro della Nato, l'alleanza atlantica.

La Colombia schiera l'esercito alla frontiera con il Venezuela 

Ha da subito sollecitato un intervento internazionale la Colombia, con il presidente Gustavo Petro: "L’Organizzazione degli Stati americani e l'Onu devono incontrarsi immediatamente", ha scritto su X. Poi è arrivata la notizia del dispiegamento dell'esercito alla frontiera con il Venezuela, con il presidente che ha affermato che "se si dispiega la forza pubblica alla frontiera, si dispiega anche tutta la forza assistenziale di cui disponiamo nel caso di un ingresso massiccio di rifugiati".  

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La Spagna si offre come mediatrice. A Berlino "preoccupazione"

Intanto la Spagna ha lanciato "un appello alla descalation e alla moderazione", esortando "ad agire sempre nel rispetto del Diritto Internazionale e ai principi della Carta delle Nazioni Unite". Il governo di Pedro Sanchez informa inoltre che "la Spagna è disposta a prestare i suoi buoni uffici per ottenere una soluzione pacifica e negoziata all'attuale crisi". Mentre il ministero degli Esteri tedesco segue "con grande preoccupazione" la situazione che è "in parte ancora poco chiara". 

Parigi: "La cattura di Maduro viola il diritto internazionale"

"Nessuna soluzione politica durevole può essere imposta dall'esterno", afferma il ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot. "L'operazione militare che ha portato alla sua cattura viola il principio di non uso della forza, che è alla base del diritto internazionale", ha scritto il ministro in un messaggio su Twitter: "La Francia ribadisce che nessuna soluzione politica duratura può essere imposta dall'esterno e che solo i popoli sovrani decidono del loro futuro".

Cancelliere tedesco Merz: "Al Venezuela serve un governo legittimato dal voto"

Più cauta Berlino. "La classificazione giuridica dell'intervento statunitense è complessa. Ci prenderemo il tempo necessario per valutarlo", dice il cancelliere tedesco Friedrich Merz. "In linea di principio, nei rapporti tra Stati devono valere i principi del diritto internazionale. Ora non deve sorgere alcuna instabilità politica in Venezuela. È necessario garantire una transizione ordinata verso un governo legittimato dalle elezioni", scrive in una nota. Merz sottolinea che "Nicolás Maduro ha portato il suo Paese alla rovina" e che "le ultime elezioni sono state truccate", notivo per cui "come molti altri Stati nel mondo, non abbiamo quindi riconosciuto la presidenza".

Ue: "Chiediamo moderazione"

"Ho parlato con il Segretario di Stato Marco Rubio e con il nostro Ambasciatore a Caracas. L'Ue sta monitorando attentamente la situazione in Venezuela. E ha ripetutamente affermato che Maduro è privo di legittimità e ha difeso una transizione pacifica. In ogni circostanza, i principi del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite devono essere rispettati. Chiediamo moderazione. La sicurezza dei cittadini dell'Ue nel Paese è la nostra massima priorità", ha affermato su X l'Alta rappresentante Ue, Kaja Kallas. Poi, nel primo pomeriggio, sono arrivate anche le parole della Commissione Ue, Ursula von der Leyen: "Siamo al fianco del popolo venezuelano e sosteniamo una transizione pacifica e democratica. Qualsiasi soluzione deve rispettare il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite".

Starmer: "Voglio sentire Trump e stabilire i fatti"

Il Primo Ministro britannico Keir Starmer ha invece chiarito che il Regno Unito non è stato "in alcun modo coinvolto" nell'operazione statunitense e che attende maggiori informazioni prima di rilasciare dichiarazioni, come riferisce la Bbc. "Il Regno Unito sostiene da tempo una transizione di potere in Venezuela. Consideravamo Maduro un presidente illegittimo e non abbiamo versato lacrime per la fine del suo regime", ha poi scritto su X, aggiungendo che Londra "discuterà l'evoluzione della situazione con le controparti statunitensi nei prossimi giorni, mentre cerchiamo una transizione sicura e pacifica verso un governo legittimo che rifletta la volontà del popolo venezuelano".

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La posizione degli Usa e la cattura di Maduro

Nelle scorse ore, poco dopo che la notizia degli attacchi su Caracas si era diffusa, il presidente americano Trump ha confermato che c'erano gli Stati Uniti dietro all' "attacco su larga scala". Non solo. Il presidente americano ha annunciato sul social Truth che il presidente venezuelano Maduro "è stato catturato e portato fuori dal Paese insieme alla moglie". È una "nuova alba" per il Venezuela, "il tiranno se n'è andato. Finalmente affronterà la giustizia per i suoi crimini", ha poi aggiunto il vice segretario di Stato americano, Christopher Landau. Ma negli Usa la polemica sull'operazione è già iniziata, con i democratici che accusano Trump di averli lasciati all'oscuro. "Non c'è motivo per noi di essere in guerra con il Venezuela", ha detto il senatore democratico Ruben Gallego, sottolineando che questa "guerra è illegale. È imbarazzante passare dall'essere poliziotti del mondo a essere bulli del mondo", ha aggiunto. "Avremmo dovuto imparare a non cacciarci in un'altra stupida avventura", gli ha fatto eco il senatore democratico Brian Schatz. 

Milei celebra cattura di Maduro. Puerto Rico: "Trump ferma narcoterrorismo"

Ha celebrato la notizia della cattura del presidente venezuelano Maduro e di sua moglie Celia, il presidente argentino, Javier Milei, con un post su X: "Viva la Libertà", ha scritto. E anche la governatrice di Porto Rico, Jenniffer Gonzalez, ha espresso il suo sostegno all'operazione militare di Trump contro il Venezuela e alla "cattura" di Nicolas Maduro. Secondo la governatrice l'azione "riafferma l'impegno a porre fine al narcoterrorismo nelle Americhe e a difendere lo stato di diritto, la democrazia e i diritti umani".

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