Fedez sulle proteste: "Dentro vetrine distrutte anche artisti che vi sostengono"

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In un lungo post pubblicato sula pagina instagram di Ig Pulp Pudcast, Fedez interviene sulle proteste e sugli episodi di vandalismo a Milano. Il rapper richiama la propria esperienza nelle periferie e sostiene che artisti, influencer e personaggi pubblici contribuiscano a promuovere modelli di successo legati al lusso. Critica inoltre chi sostiene le proteste pur facendo parte dello stesso sistema che alimenta quell'immaginario

Fedez è intervenuto nel dibattito sulle proteste e sugli episodi di vandalismo avvenuti a Milano con una lunga riflessione pubblicata su Instagram. Il rapper affronta i temi delle disuguaglianze sociali, del riscatto economico e del rapporto tra i simboli del lusso e la rabbia di chi non può accedervi. L'intervento arriva dopo le prese di posizione di diversi artisti, tra cui Marracash, che ha ribadito il proprio impegno contro le disuguaglianze sociali sostenendo che “con le buone non cambi le cose”.

“Sono il simbolo delle cose che noi non potevamo avere”

Nel post Fedez richiama la propria esperienza personale e il percorso di crescita in periferia. “Conosco bene la parabola tipica del rap, che ti porta dal niente a esibire status symbol”, scrive. E aggiunge: “Conosco la frustrazione di una casa brutta in periferia, di un lavoro o di una scuola del c***o, di non poterti comprare niente di bello”. Riferendosi agli episodi di vandalismo, osserva che le vetrine del centro rappresentano spesso il bersaglio di quella frustrazione: “Sono il simbolo delle cose che noi non potevamo e loro non possono avere?”. Poi aggiunge: “Vedo anche artisti e personaggi pubblici che celebrano la protesta, ci si uniscono come se ne facessero parte, senza rendersi conto che esposti in quelle vetrine ci sono anche loro”.

Le critiche ad artisti e influencer

Fedez allarga quindi la riflessione al ruolo svolto dal mondo dello spettacolo nella promozione di determinati modelli di successo. “A promuovere quella idea di vita e di successo ci siamo noi. Siamo noi che andiamo alle sfilate, postiamo gli orologi di lusso, i viaggi e i vestiti”, scrive. Il rapper critica inoltre alcuni personaggi pubblici che sostengono le proteste, pur facendo parte dello stesso sistema che contribuisce a diffondere quei modelli. “I manifestanti non sono Pokémon da scagliare per il proprio tornaconto per cercare di intercettare nuove audience”, afferma. E conclude: “Alla fine della giornata il vostro rapper preferito tornerà in prima fila alle sfilate di Louis Vuitton e voi, dall'altra parte della vetrina, non vi accorgerete nemmeno che ad alimentare quell'odio di classe, in parte, è stato anche lui. Siamo stati anche noi”.

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