Introduzione
Con l’esito del referendum confermativo sulla riforma costituzionale della Giustizia, il governo di centrodestra guidato da Giorgia Meloni ha incassato la prima vera sconfitta politica dal giorno dell’insediamento, il 22 ottobre del 2022. Ecco un riepilogo dell'ultimo periodo, segnato da tensioni all’interno dell’esecutivo e dei principali partiti che compongono la maggioranza, da Fratelli d’Italia a Forza Italia.
Quello che devi sapere
23 marzo – Vince il No, affluenza alta
La settimana “nera” del governo ha inizio di fatto alle 15:00 di lunedì 23 marzo quando i primi exit poll indicano una netta affermazione del No. I risultati dello spoglio lo confermano: il 53,74% degli italiani rigetta la riforma Nordio sulla separazione delle carriere in magistratura, quasi 2 milioni di voti in più dei Sì che si fermano al 46,2%. Il fronte contrario prevale nelle grandi città e in tutte le Regioni, ad eccezione di Lombardia, Veneto e Friuli-Venezia Giulia. A sorprendere è anche il dato sull’affluenza, vicina al 59%, mai così alta da 10 anni per una consultazione referendaria.
Per approfondire: Risultati Referendum Giustizia, vince il NO. Meloni: "Rispettiamo decisione"
Meloni: “Rispettiamo la decisione degli italiani, andiamo avanti”
A urne chiuse, Meloni pubblica sui social un videomessaggio in cui ribadisce quanto dichiarato prima del voto, ovvero che, anche in caso di sconfitta, non si dimetterà. “Resta chiaramente il rammarico per una occasione persa di modernizzare l'Italia ma questo non cambia il nostro impegno per continuare con serietà e determinazione a lavorare per il bene della nazione e per onorare il mandato che ci è stato affidato”, afferma la presidente del Consiglio che poi sente i vicepremier, Antonio Tajani e Matteo Salvini, per una prima valutazione su un risultato che coglie l'intera coalizione di sorpresa.
Per approfondire: Referendum, Meloni: "Rispettiamo la decisione degli italiani, andremo avanti". VIDEO
24 marzo – Le dimissioni di Delmastro e Bartolozzi
L’onda d’urto del voto referendario sul governo si concretizza nel day after. Epicentro del “repulisti” è soprattutto il ministero di via Arenula, al centro delle tensioni non solo per la bocciatura della riforma ma anche per due bufere esplose durante la campagna elettorale. Dopo un braccio di ferro e una girandola di indiscrezioni, nel tardo pomeriggio del 24 marzo rassegnano le dimissioni Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi, rispettivamente sottosegretario alla Giustizia e capo di gabinetto del Guardasigilli, Nordio.
Per approfondire: Giustizia, il sottosegretario Delmastro si dimette: "Ma non ho fatto nulla di scorretto"
Il caso "Bisteccheria"
Per Delmastro, esponente di Fratelli d'Italia, l'ultimo guaio giudiziario che lo vede coinvolto è quello della vicenda legata a presunti affari con la famiglia Caroccia, ritenuta vicina al clan di stampo camorristico dei Senese. Il caso della società Le 5 Forchette, una srl di cui il sottosegretario ha detenuto quote azionarie, è finito sotto la lente dei pm di piazzale Clodio che hanno avviato un’indagine per riciclaggio e intestazione fittizia a carico di Mauro Caroccia, attualmente detenuto in carcere per scontare una condanna a 4 anni, e della figlia 19enne che compare come azionista della società proprietaria del ristorante romano Bisteccheria d'Italia.
"Ho consegnato oggi le mie irrevocabili dimissioni da sottosegretario alla Giustizia. Ho sempre combattuto la criminalità, anche con risultati concreti e importanti e, pur non avendo fatto niente di scorretto, ho commesso una leggerezza a cui ho rimediato non appena ne ho avuto contezza. Me ne assumo la responsabilità", ha dichiarato, in una nota, l'ormai ex sottosegretario Delmastro.
Per approfondire: Andrea Delmastro, chi è il deputato FdI che si è dimesso da sottosegretario alla Giustizia
Le uscite di Bartolozzi
Molti analisti hanno attribuito il fallimento del referendum anche a uscite pubbliche come quella di Giusi Bartolozzi sui magistrati definiti “un plotone di esecuzione”. La frase era arrivata al termine di un botta e risposta in diretta tv con la senatrice Ilaria Cucchi, che aveva chiesto alla capo di gabinetto perché il governo avesse “tutto questo interesse per il processo penale", quando le maggiori criticità sono nel civile. La vicenda di Bartolozzi si è poi intrecciata anche a quella su Delmastro. In un’immagine diffusa da Il Fatto Quotidiano, circolata in questi giorni, si vede Bartolozzi, insieme a Delmastro, a una cena alla Bisteccheria d’Italia.
Per approfondire: Giusi Bartolozzi, chi è l’ex capo di gabinetto di Nordio che ha dato le dimissioni
Nordio: "Mi assumo responsabilità su riforma"
Ad ogni modo, sul referendum, nello specifico, la mattina del 24 marzo, Nordio, ospite a Start su Sky TG24, aveva sottolineato: "Questa è una riforma che porta il mio nome e me ne assumo quindi la responsabilità politica. Se vi sono stati dei difetti di comunicazione o impostazione sono stati anche i miei", ha detto il Guardasigilli.
24 marzo - Meloni chiede le dimissioni di Santanchè
Il terremoto nel governo registra un'ulteriore scossa sul finire della giornata del 24 marzo. Dopo le dimissioni di Delmastro e Bartolozzi, la premier chiede, in una nota ufficiale di Palazzo Chigi, il passo indietro anche della ministra del Turismo, Daniela Santanchè. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni "esprime apprezzamento per la scelta del Sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e del Capo di Gabinetto Giusi Bartolozzi di rimettere gli incarichi finora ricoperti e li ringrazia per il lavoro svolto con dedizione. Auspica che, sulla medesima linea di sensibilità istituzionale, analoga scelta sia condivisa dal Ministro del Turismo Daniela Santanchè", si legge nella nota.
Per approfondire: Giustizia, Meloni: "Santanchè faccia la stessa scelta di Delmastro e Bartolozzi"
I casi giudiziari della Ministra
Parlamentare di lungo corso, in Fratelli d'Italia dal 2017, Santanchè è finita più volte al centro di inchieste giudiziarie legate soprattutto alla gestione delle sue ex società, da cui è uscita dopo la nomina di Palazzo Chigi. A inizio luglio 2024, la Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per la presunta falsificazione dei bilanci di Visibilia Editore, Visibilia srl e Visibilia Editrice.
Truffa Inps su fondi Covid - Indagata per presunta truffa all'Inps, già a inizio 2025 l'esponente di FdI era finita sulla graticola rischiando le dimissioni. La ministra è stata accusata di aver indebitamente percepito tra il 2020 e il 2022 circa 126.000 euro di cassa integrazione Covid per dipendenti che, a loro insaputa, avrebbero continuato a lavorare.
Fallimenti Ki Group, Bioera - Su Santanchè sono state aperte indagini anche per bancarotta fraudolenta legate al fallimento della società Ki Group. Nel febbraio 2026 la Procura di Milano ha aperto un nuovo fascicolo per bancarotta relativo a Bioera, società di bio-food di cui la ministra è stata presidente per un decennio. Nella sentenza della liquidazione giudiziale si parlava di un "patrimonio netto negativo", cioè un buco per Bioera di circa 8 milioni di euro.
Per approfondire: Daniela Santanchè, chi è l'ormai ex ministra del Turismo che si è dimessa
25 marzo - La "resistenza" al ministero, la mediazione, le dimissioni
Mentre Meloni vola ad Algeri per rilanciare l'asse strategico sul fronte energetico, in particolare sul gas, con il Paese nordafricano, Daniela Santanché conferma l'agenda e va al ministero. Dai retroscena sui giornali trapela che Santanchè non ha intenzione di dimettersi. “Non ci penso nemmeno. Sono pronta a presentarmi al prossimo Consiglio dei ministri”, avrebbe detto. Nel frattempo viene calendarizzata per lunedì una mozione di sfiducia delle opposizioni (la quarta) alla quale, questa volta, potrebbero convergere i voti della maggioranza. Dopo una mediazione che avrebbe visto impegnato in prima persona il presidente del Senato, Ignazio La Russa, il passo indietro della ministra arriva alle 18:00.
Santanchè si dimette con una lettera amara alla premier Meloni. "Cara Giorgia ti rassegno, come hai ufficialmente auspicato, le mie dimissioni dal ruolo di ministro che avevi voluto affidarmi e che credo di avere svolto al meglio delle mie possibilità e senza alcuna controindicazione", si legge nella lettera. E ancora: "Non ho difficoltà a dire 'obbedisco' e a fare quello che mi chiedi. Non ti nascondo un po' di amarezza per l'esito del mio percorso ministeriale ma nella mia vita sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri. Tengo di più alla nostra amicizia e al futuro del nostro movimento".
Per approfondire: Daniela Santanchè si è dimessa da ministra, cosa succede ora
26 marzo - Terremoto FI, Gasparri si dimette da capogruppo al Senato
Le fibrillazioni nella maggioranza dopo il referendum proseguono nella giornata del 26 marzo e coinvolgono questa volta Forza Italia. Maurizio Gasparri si dimette dal ruolo di capogruppo del partito al Senato. Al suo posto Stefania Craxi. La sfiducia si materializza in una lettera firmata da 14 dei 20 senatori azzurri in cui, in sintesi, si afferma che per l'unità del partito sarebbe opportuno sostituire il capogruppo a Palazzo Madama. Tra i firmatari ci sono anche i ministri Paolo Zangrillo (P.A) ed Elisabetta Casellati (Riforme).
La dichiarazione di Gasparri - "Ho deciso autonomamente di lasciare il mio incarico da capogruppo di Forza Italia al Senato. Chi ha un lungo percorso basato sulla solidità e il senso del dovere e non solo sull'incarico che svolge, sa come gestire tempi e modalità in momenti complessi. Avanti con coerenza e guardando al futuro", ha detto il senatore.
Per approfondire: Maurizio Gasparri si dimette da capogruppo di Forza Italia al Senato