Avvocato dal 1996, magistrato dal 1999, entra alla Camera dei Deputati con Forza Italia nel 2018. Rompe presto con gli azzurri, avvicinandosi a FdI. Non si ricandida nel 2022, ma viene chiamata dal ministro della Giustizia come vicecapo di gabinetto, poi nel 2024 avanza di ruolo. Negli ultimi giorni di campagna referendaria è stato uno dei nomi più criticati, per aver definito la magistratura "un plotone di esecuzione" di cui liberarsi
Prima si è dimesso il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, poi la capo di gabinetto di Nordio, Giusi Bartolozzi: l’esito negativo del referendum costituzionale pesa sulla squadra di Giorgia Meloni e dei suoi ministri. Nelle settimane precedenti al voto, Bartolozzi aveva infiammato le opposizioni partecipando a una trasmissione dell’emittente siciliana Telecolor, dove aveva chiesto di votare sì ai quesiti perché così “ci togliamo di mezzo la magistratura, che sono plotoni di esecuzione”.
Giusi Bartolozzi: avvocato, magistrato e poi deputata con Forza Italia
Bartolozzi, nata a Gela il 18 dicembre 1969, è avvocato dal 1996 e magistrato dal 1999. Ha lavorato prima al tribunale di Gela, poi a quello di Palermo e poi alla Corte d’Appello di Roma. Nel 2018 entra però in politica: viene eletta alla Camera dei Deputati tra le fila di Forza Italia e lavora, tra le altre cose, anche in Commissione Giustizia.
La rottura con gli azzurri e l'avvicinamento a FdI
Il suo rapporto con il partito di Silvio Berlusconi naufraga però abbastanza in fretta, per la diversità di posizioni su temi come il ddl Zan contro l’omotransfobia (per cui lei vota a favore) e sulla riforma del processo penale (anche in questo caso votando contro le indicazioni di Forza Italia). Bartolozzi si avvicina quindi man mano all’area di Fratelli d’Italia. Non si ricandida alle parlamentari del 2022, ma viene comunque chiamata dal neo ministro della Giustizia Carlo Nordio a ricoprire il ruolo del suo vicecapo di gabinetto. Nel 2024 diventa poi capo di gabinetto, dopo le dimissioni di Alberto Rizzo.
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Le dichiarazioni che hanno infiammato la polemica
Molti analisti hanno attribuito il fallimento del referendum costituzionale del 22 e 23 marzo anche a uscite pubbliche come quella di Bartolozzi sui magistrati definiti “un plotone di esecuzione”. La frase era arrivata al termine di un botta e risposta con la senatrice Ilaria Cucchi, che aveva chiesto alla capo di gabinetto perché il governo avesse “tutto questo interesse per il processo penale", quando le maggiori criticità sono nel civile. "Il penale uccide le persone, rovina la reputazione, uccide le famiglie, poi può essere che dopo 15 anni una parte si sente dire che il fatto non sussiste. Ma nel frattempo il penale tocca la vita delle persone". Proseguendo nella discussione era poi arrivata la frase incriminata sulla magistratura.
Le spiegazioni di Bartolozzi
Inizialmente sembrava che il caso sarebbe stato gestito internamente al Ministero di via Arenula, ma l’eco mediatico e le richieste di dimissioni delle opposizioni non lo hanno permesso: secondo i partiti di minoranza le sue parole svelavano il vero intento del governo nel voler approvare la riforma. Bartolozzi aveva provato ad aggiustare il tiro: “Avevo ribadito l’importanza della riforma come strumento in grado di restituire alla magistratura una credibilità che, per la degenerazione delle correnti, risulta offuscata. In questo contesto spiegavo che la particolare attenzione data dal governo al processo penale deriva dalla drammaticità degli effetti che esso porta nella vita delle persone, delle famiglie, delle aziende, specie quando a trovarsi al centro dell’azione giudiziaria è qualcuno che sa di non aver commesso nulla di male. Effetti che nessuna assoluzione è in grado di cancellare. Il riferimento al plotone di esecuzione alludeva quindi allo stato di assoluta prostrazione in cui ci si trova in questi casi”. La polemica non si è pero mai sopita e alla fine sono arrivate le dimissioni.
Il collegamento con Delmastro
La vicenda di Bartolozzi si è poi intrecciata anche a quella su Delmastro. L’ormai sottosegretario si è dimesso per le polemiche per aver avuto delle quote nella società 5 Forchette srl, che gestiva anche il ristorante romano Bisteccheria d’Italia, con proprietaria Miriam Caroccia (da quando aveva 18 anni), figlia di Mauro Caroccia, nome vicino al clan criminale dei Senese. Lui si è difeso dicendo di aver abbandonato l’attività quando la questione era venuta a galla, ma La Repubblica ha pubblicato foto che lo ritraggono insieme a Caroccia, scattate tra l’altro prima dell’acquisizione delle quote. In un’immagine diffusa da Il Fatto Quotidiano, circolata in questi giorni, si vede Bartolozzi, insieme a Delmastro, a una cena alla Bisteccheria d’Italia.