Alexei Navalny, due anni fa la morte dell'oppositore politico russo: chi era
Attivista e blogger, per anni è stato il principale oppositore del presidente Vladimir Putin. Al centro di diverse vicende giudiziarie, nel 2020 aveva dichiarato di essere stato avvelenato dalle forze del Cremlino. Dal carcere ha seguito l’invasione russa dell’Ucraina, iniziata nel 2022. Negli ultimi anni della sua vita aveva ricevuto diverse pesanti condanne ed era stato trasferito in una prigione nel Circolo polare artico, fino alla morte nel 2024
UNA VITA DI OPPOSIZIONE A PUTIN
- Sono passati due anni dalla morte in carcere, il 16 febbraio 2024, dell'attivista e blogger politico Alexei Anatolievich Navalny, che per anni è stato il simbolo dell'opposizione politica al presidente russo Vladimir Putin.
DALLA NASCITA ALLA LAUREA
- Origini ucraine, Navalny era nato a Butyn, Russia, il 4 giugno 1976. Laureato in Legge, ha iniziato la sua carriera politica nel 2000, tra le file del partito di opposizione Yabloko, di cui diventa uno dei volti più conosciuti nell’area moscovita.
IL BLOG
- Nel 2007 lascia il partito per alcune divergenze con i vertici. L’anno successivo apre un blog personale in cui racconta episodi di corruzione all’interno del Paese e si occupa di politica.
I PRIMI PROBLEMI
- Il suo blog diventa popolarissimo tra gli oppositori del governo guidato da Vladimir Putin, che spesso è il principale obiettivo dei suoi attacchi.
IL PROGRAMMA DI YALE
- Nel 2010 Navalny viene selezionato per il programma Yale World Fellows organizzato dall’università di Yale per riunire leader emergenti di tutto il mondo.
LE MANIFESTAZIONI
- Il 2011 è l’anno in cui iniziano le grandi manifestazioni anti corruzione in Russia. Navalny chiama a raccolta i cittadini per far sentire la propria voce contro la politica corrotta.
LA CANDIDATURA A MOSCA
- Nel 2013 si candida come sindaco di Mosca. Ottiene il 29,24% dei voti, arrivando secondo dietro al primo cittadino uscente Sergei Sobyanin, che porta a casa il 51% delle preferenze degli elettori.
I GUAI GIUDIZIARI
- Diversi gli arresti e i processi che Navalny ha subìto nel corso degli anni. Nel 2012 viene condannato a tre anni e mezzo, su denuncia della multinazionale russa Yves Rocher. L'azienda accusa Navalny e il fratello di appropriazione indebita, per 30 milioni di rubli, dei fondi dell'azienda, "rubati" per le tariffe applicate dalla società di spedizioni della famiglia Navalny. Nel marzo 2017 viene arrestato durante una manifestazione a Mosca, condannato a 15 giorni di carcere e a una multa da 20mila rubli (circa 320 euro).
L'ARRESTO NEL 2017
- Nel giugno dello stesso anno viene nuovamente arrestato durante una protesta anti corruzione. A settembre finisce ancora in prigione, con l’accusa di aver organizzato eventi pubblici non autorizzati.
LA SENTENZA DELLA CORTE EUROPEA IN SUA DIFESA
- A seguito degli arresti, nel 2018 la Corte Europea dei diritti dell’uomo ha condannato la Russia a risarcire Navalny con 50mila euro per danni morali, 1.025 per danni materiali e 12.653 euro per le spese sostenute. Per i giudici di Strasburgo, Navalny fu arrestato per "sopprimere il pluralismo politico".
LA CHIUSURA DELLA FONDAZIONE
- Nel 2020, la sua Fondazione per la lotta alla corruzione viene chiusa dal governo per presunti finanziamenti dall’estero, mai formalmente provati .
IL MALORE IN VOLO
- Il 20 agosto 2020, durante un volo dalla Siberia a Mosca, Navalny accusa un malore e viene portato in un ospedale in terapia intensiva.
IL PRESUNTO AVVELENAMENTO
- “Ha subito un avvelenamento tossico”, dichiara subito la sua portavoce Kira Yarmysh. Navalny viene ricoverato nel reparto di terapia intensiva per pazienti tossicologici nell'Ospedale di emergenza n.1 di Omsk.
IL TRASFERIMENTO IN GERMANIA
- Il 22 agosto, su volere della moglie, il dissidente russo viene trasferito in Germania dalla Russia, allo Charitè di Berlino. In Germania viene anche riscontrato un avvelenamento da Novichok, confermato successivamente dai laboratori di Svezia e Francia.
LA CONVALESCENZA
- Il 19 settembre dello stesso anno Navalny posta una foto su Instagram che lo ritrae in piedi sulle scale dell'ospedale di Berlino: "Fatemi raccontare della mia ripresa", scrive l'attivista anti-Putin.
LE DIMISSIONI
- Il 22 settembre 2020, dopo 32 giorni di ricovero, 24 dei quali trascorsi in terapia intensiva, viene ufficialmente dimesso dall'ospedale. Rimane in Germania.
IL RITORNO IN RUSSIA E L'ARRESTO
- Il 17 gennaio 2021, al suo rientro in Russia dopo le cure in Germania, Navalny viene arrestato all’aeroporto Sheremetyevo di Mosca. Le autorità del Cremlino motivano l’arresto perché Navalny avrebbe violato la condizionale nel caso Yves Rocher, che prevedeva l'obbligo di presentarsi al commissariato di polizia, due volte ogni mese.
LE PROTESTE
- A febbraio viene condannato a quasi tre anni di carcere. Si scatenano proteste di massa in tutta la Russia (in foto, una manifestazione a San Pietroburgo). Dopo oltre due mesi di detenzione, alla fine del mese di marzo 2021, Navalny proclama uno sciopero della fame, denunciando il rifiuto dei medici del carcere di visitarlo.
LA MALATTIA
- Su sospetto di tubercolosi, il 17 aprile 2021 un team di medici annuncia che il dissidente di Putin potrebbe morire in ogni momento. Dopo aver ricevuto le cure necessarie, nel giugno dello stesso anno, Navalny torna in carcere.
IL PREMIO SACHAROV
- A ottobre 2021, mentre la commissione carceraria russa lo definisce “un terrorista”, vince il Premio Sacharov, riconoscimento annuale organizzato dal Parlamento europeo per chi si batte per i diritti umani.
LE NUOVE ACCUSE
- Nel febbraio 2022 parte un nuovo processo a carico di Navalny. Viene accusato di nuovo di appropriazione indebita, questa volta perché avrebbe rubato denaro da alcune donazioni fatte a favore della sua fondazione contro la corruzione in politica.
L'INVASIONE RUSSA IN UCRAINA
- Dal carcere segue l’invasione russa dell’Ucraina, iniziata il 24 febbraio 2022. La portavoce Kira Yarmysh, sul suo profilo Twitter, scrive che Navalny invita i russi a “uscire e protestare contro la guerra”. In un altro messaggio, pubblicato dal team di Navalny sul suo profilo Instagram, il dissidente si dice orgoglioso dei manifestanti che sono scesi in piazza in Russia contro la guerra.
LE PAROLE CONTRO LA GUERRA
- "Se, per porre fine alla guerra, dobbiamo riempire con noi stessi i centri di detenzione e le camionette della polizia, riempiremo con noi stessi i centri di detenzione e le camionette della polizia. Tutto ha un prezzo - ha scritto Navalny - e ora, nella primavera del 2022, questo prezzo lo dobbiamo pagare noi. Nessun altro. Su, non solo 'siamo contro la guerra'. Lottiamo contro la guerra".
LE CONDANNE
- Nel marzo 2022 Navalny viene condannato a 9 anni per “frode su larga scala” e dichiarato colpevole di nuove accuse di appropriazione indebita e anche di oltraggio alla corte per aver "insultato un magistrato”. A maggio perde il ricorso in appello e trasferito in un carcere di massima sicurezza. Nell’ottobre 2022 anche la Cassazione conferma la condanna a 9 anni. Nel 2023 denuncia di essere privato di cure mediche e si sospetta un nuovo avvelenamento. Viene accusato anche di “estremismo” e condannato ad altri 19 anni.
IL TRASFERIMENTO NEL CIRCOLO POLARE ARTICO
- Verso la fine del 2023 viene trasferito per un anno in una cella singola "a causa della sua incorreggibilità”. A dicembre emerge che il dissidente si trova in una colonia penale presso Charp, nell'Artico russo in Siberia. La famiglia dell'uomo non riceveva notizie di lui da settimane.
LA MORTE
- Il 16 febbraio 2024 viene comunicato che Navalny, 47 anni, è morto nella colonia carceraria artica dove stava scontando una pena di 19 anni, come si legge in un comunicato diffuso dal servizio penitenziario federale russo. "Si è sentito male dopo la passeggiata, perdendo conoscenza quasi subito. Il personale medico è arrivato immediatamente ed è stata chiamata l'ambulanza. Sono state eseguite le misure di rianimazione che non hanno dato risultati positivi. I paramedici hanno confermato la morte del condannato. Si stanno accertando le cause della morte".
LE ACCUSE DI AVVELENAMENTO AL CREMLINO
- Il 14 febbraio 2026 cinque Paesi europei accusano il Cremlino di aver ucciso Alexey Navalny con un veleno letale, l'epibatidina, che si trova sulla pelle delle velenose rane freccia. La Russia di Vladimir Putin "aveva i mezzi, il movente e l'opportunità di somministrargli questo veleno", denunciano Gran Bretagna, Francia, Germania, Svezia e Paesi Bassi, che dicono di basare le loro conclusioni "sull'analisi di campioni" del corpo dell'oppositore russo.
LA REPLICA DI MOSCA
- "Quando ci saranno i risultati dei test, quando ci saranno le formule per le sostanze, ci sarà un commento. Senza questo, tutti i discorsi e le dichiarazioni saranno solo un'insinuazione informativa volta a distogliere l'attenzione dai problemi urgenti dell'Occidente", ha replicato la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova.
IL COMMENTO DELLA MOGLIE YULIA
- "Certo, non è una novità che Putin sia un assassino, ma ora abbiamo un'altra prova diretta", è stato il duro commento della vedova di Navalny, Yulia Navalnaya, a margine della Conferenza per la Sicurezza di Monaco. "Due anni fa sono salita su questo stesso palco e ho detto che è stato Vladimir Putin a uccidere mio marito", ha affermato la donna. "Ero ovviamente certa che si trattasse di un omicidio ma allora erano solo parole, oggi queste parole sono diventate fatti scientificamente provati".