Alla vigilia dell’appuntamento elettorale di metà mandato, in programma martedì 3 novembre, i democratici allungano sui repubblicani. I due schieramenti sono impegnati negli ultimi comizi: il presidente è stato in Kansas, ma secondo indiscrezioni dovrebbe chiudere la campagna elettorale oggi a Washington. Media: alleati temono che il tycoon prenda di mira la Nato se dovesse perdere. La Casa Bianca lavora a strategia per continuare a governare
Si avvicina il voto statunitense di Midterm in programma martedì 3 novembre. Alla vigilia dell’appuntamento elettorale di metà mandato i democratici allungano il loro vantaggio sui repubblicani per la conquista della Camera e del Senato. Intanto si va verso gli ultimi comizi: il presidente Donald Trump poche ore fa è stato a Salina, in Kansas, ma secondo indiscrezioni dovrebbe chiudere la campagna elettorale oggi a Washington, alla Reflecting Pool del Lincoln Memorial. Secondo la Cnn, che cita alcune fonti, parlerà dei suoi progetti edilizi nella capitale ma lancerà anche il suo appello finale prima del voto (I SONDAGGI E LE SFIDE DA MONITORARE).
Trump in Kansas
"Questo è il mio trentesimo comizio”, ha detto Trump domenica a una folla di sostenitori in Kansas. “Avrei potuto starmene a casa a guardare la televisione o qualche sciocchezza. Preferisco essere qui con voi. Mi sono divertito. Sapete, quando Dio ha creato le corde vocali, non le ha pensate per sostenere 30 comizi in un lasso di tempo così breve, perché per fare un comizio non puoi limitarti a parlare: devi gridare". Il presidente è sceso in campo per sostenere il senatore repubblicano Roger Marshall, impegnato in una corsa elettorale per difendere il proprio seggio, rivelatasi inaspettatamente combattuta. "Dovevo venire qui per assicurarmi che Roger venisse eletto", ha detto. "Non volevo correre rischi”. Sul palco anche il segretario di Stato Usa Marco Rubio che ha elogiato la leadership del presidente Trump: "Nessun presidente, da quando sono nato, ha saputo fare meglio di quello che abbiamo oggi".
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I democratici aumentano il vantaggio
Alla vigilia però i dem sembrano aumentare il vantaggio sui repubblicani, ora salito a sette punti: il 52% degli elettori li vorrebbe alla guida del Congresso, contro un 45% che preferirebbe i repubblicani. "Se vincono loro, sarò Mr Veto", ha minacciato Trump lasciando intendere di non accettare passivamente l’ipotesi dell’anatra zoppa. Il presidente è volato in Iowa e in Kansas per tirare la volata finale al 3 novembre e cercare di convincere in extremis il popolo Maga ad andare in massa a votare alle elezioni, trasformate in un referendum sul proprio operato. "Sono le più importanti della storia americana", ripete da settimane. Il timore dei repubblicani è che però alle urne gli elettori esprimeranno tutto il loro disappunto contro il tycoon.
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Media, alleati Usa temono che Trump prenda di mira la Nato se perde
Secondo Politico, i Paesi della Nato temono che Trump rafforzi gli attacchi contro l'Alleanza nel caso di una sconfitta alle elezioni di metà mandato. Il timore è che con un Congresso contro, il presidente in qualità di commander-in-chief si concentri sulla politica estera, ambito in cui ha maggiore ha maggiore libertà di azione. Questo potrebbe tradursi nel ritiro di migliaia di soldati dall'Europa o nel taglio di fondi.
Casa Bianca lavora a strategia per governare se i dem vincono
La Casa Bianca sta lavorando a piani su come poter portare avanti l'agenda di Donald Trump qualora i democratici vincessero il Congresso. Lo staff del presidente si sta preparando a spingere le sue priorità tramite l'esercizio del poter esecutivo, ovvero a suon di ordini e decreti che consentono di aggirare il via libera di Camera e Senato. Ma si sta anche preparando alle possibili indagini che potrebbero essere avviate nei confronti dell’amministrazione, secondo quanto riporta Reuters. I legali della Casa Bianca stanno esaminando fino a quanto Trump potrebbe spingersi con le sue iniziative e difenderle poi in sede giudiziaria.
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Incognita Trump
Tra i più stretti consiglieri del presidente serpeggiano anche preoccupazioni su come il tycoon possa reagire in caso di una sconfitta pesante. Il ricordo del 6 gennaio del 2021 è ancora vivo e il timore è che l'imprevedibile presidente possa rispondere in modo violento. Secondo indiscrezioni, in caso di una pesante sconfitta potrebbe decidere di attaccare l'Iran già il giorno dopo le Midterm per distogliere l'attenzione. Un'altra ipotesi è quella che tenti di bloccare la certificazione del voto da parte degli Stati, invocando brogli elettorali e interferenze straniere e aprendo di fatto una possibile crisi costituzionale senza precedenti.
I casi che possono sfavorire i dem
La vittoria dei democratici, soprattutto in Senato, è però tutt'altro che scontata. Lo scandalo dell'omonimia in Alaska e lo strappo interno al partito in Michigan stanno agitando gli ultimi scampoli di campagna elettorale. Nonostante Trump gridi alla frode elettorale, un giudice ha respinto la causa preventiva dell'amministrazione per bloccare la certificazione dei voti in Alaska qualora il candidato repubblicano perdesse. In Michigan la crisi dei liberal è ben più pericolosa, con implicazioni per tutta l'ala progressista. La deputata democratica Haley Stevens ha preso le distanze dal candidato al Senato Abdul El-Sayed - che l'aveva battuta alle primarie - e ha appoggiato il rivale repubblicano Mike Rogers. Una mossa che potrebbe mettere in pericolo le chance di vittoria di El-Sayed, già nel mirino dei repubblicani e di Trump per la sua fede musulmana, e quindi quelle dei democratici di realizzare il sogno di conquistare il Senato.