Il presidente americano: "È stato ferito molto gravemente. Ma non credo che sia morto". Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha illustrato la linea Usa fino alle elezioni di metà mandato, ovvero evitare un'azione militare, aumentare la pressione economica, trasportare più petrolio possibile attraverso lo Stretto di Hormuz. Trump ha annunciato che la Marina ha rimosso tutte le mine nello Stretto, avvertendo Teheran: "Tolleranza zero per chi ne posizionerà di nuove"
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Trump: "Mojtaba Khamenei è stato ferito molto gravemente. Ma non credo che sia morto". Per “il momento” non è previsto che gli Stati Uniti lancino nuovi attacchi contro l'Iran. È il messaggio che il segretario di Stato Marco Rubio ha recapitato negli ultimi giorni ad alcuni ministri degli Esteri stranieri alleati, spiegando che l'attenzione è rivolta ora ad altre forme di pressione. Secondo quanto riportato da Axios, Rubio ha illustrato alle sue controparti che politica l'amministrazione intende applicare almeno fino alle elezioni di metà mandato, ovvero evitare un'azione militare, aumentare la pressione economica, trasportare più petrolio possibile attraverso lo Stretto di Hormuz. Trump ha annunciato che la Marina ha rimosso tutte le mine nello Stretto, avvertendo Teheran: "Tolleranza zero per chi ne posizionerà di nuove". Washington ha messo inoltre una taglia da 10 milioni di dollari sui vertici militari dei Pasdaran e avviato l'offensiva commerciale "Operazione Economic Outcast", colpendo tutti coloro che agevolano "le attività destabilizzanti" del governo iraniano. Teheran replica promettendo ritorsioni.
Gli approfondimenti:
- Stretto di Hormuz, dal transito allo sminamento: cosa prevede l’intesa Iran-Oman
- Cosa prevede il nuovo accordo Israele e Libano che Hezbollah respinge
- Iran, come funzionano le mine nello Stretto di Hormuz e perché è difficile rimuoverle
- Guerra in Iran, quanto hanno speso finora Usa e Israele?
- Guerra in Iran e inflazione, chi rischia di essere più colpito dall’aumento dei prezzi
- Pasdaran, chi sono i Guardiani della Rivoluzione iraniana
- Guerra in Iran, la storia delle crisi e dei conflitti nel Golfo dal 1979 a oggi
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Uk, Telegraph: "Hacker iraniani hanno spento centrale elettrica britannica per 4 giorni"
Per il quotidiano è la prima volta che un attacco informatico da parte di affiliati al regime di Teheran paralizza un impianto del genere. L'episodio sarebbe avvenuto contemporaneamente a una serie di attacchi alle infrastrutture idriche statunitensi il mese scorso, che hanno colpito 12 Stati e destato preoccupazione alla Casa Bianca.
Uk, Telegraph: hacker Iran hanno spento centrale elettrica britannica
Vai al contenutoHegseth non esclude il ricorso ad attacchi contro l'Iran e a Hormuz
Il capo del Pentagono Pete Hegseth rifiuta di escludere l'uso della forza contro l'Iran. "Non escludiamo affatto il ricorso ad attacchi cinetici in qualsiasi punto dello Stretto di Hormuz o nelle vicinanze", ha detto sottolineando che Teheran non sarò in grado di reggere alla pressione economica a cui è sottoposta.
Guerra Iran Usa, Trump minaccia sanzioni contro alleati di Teheran: chi sono
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha promesso una guerra economica devastante contro l'Iran per tentare di sbloccare l'attuale situazione di stallo Ma il tycoon già da tempo sta provando a piegare economicamente il Paese, con Washington che ha imposto pesanti sanzioni a Teheran colpendo membri della leadership iraniana e prendendo di mira le vendite di petrolio della Repubblica islamica con il blocco al largo dello Stretto di Hormuz. Ora, però, gli Usa puntano a intervenire anche sulle reti clandestine di commercio e sui circuiti bancari che permettono all’Iran di eludere le sanzioni e procurarsi armi e sui suoi partner commerciali.
Iran Usa, Trump minaccia sanzioni contro alleati di Teheran: chi sono
Vai al contenutoGhalibaf: 'Nostro partenariato con la Cina non ha bisogno di autorizzazioni'
"Accogliamo con favore la posizione di principio della Cina, che respinge le sanzioni illegali contro l'Iran. Il partenariato strategico globale tra Iran e Cina si fonda sul rispetto reciproco, sulla cooperazione vantaggiosa per entrambe le parti e su una visione condivisa di un mondo multipolare": lo ha affermato su X il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf. "Questa relazione non ha bisogno dell'autorizzazione di nessuno", ha aggiunto.
Media: Houthi lanciano missili balistici contro porto yemenita di al-Markha
Secondo una fonte dell'esercito yemenita, citato da Al Jazeera, i ribelli Houthi yemeniti, alleati dell'Iran, hanno preso di mira il porto di al-Markha (Mocha) con missili balisticì. Almeno tre hanno colpito l'area portuale della città, e un quarto è atterrato in direzione dell'incrocio di al-Barah. Non sono disponibili informazioni immediate sull'entità dei danni o sulle vittime causate dall'attacco, e gli Houthi non ne hanno rivendicato la responsabilità. Nel frattempo, almeno cinque missili sono atterrati nella zona di al-Khawkhah, nel governatorato di Hodeidah, sulla costa occidentale dello Yemen. Le fonti hanno precisato che i missili sono stati lanciati da aree controllate dagli Houthi, a est di Taiz.
Cisgiordania, Italia-Francia-Germania-Uk a Israele: "Stop a insediamenti"
In una dichiarazione congiunta, i Paesi dichiarano che "la decisione del governo israeliano di pubblicare bandi di gara per la costruzione nell'ambito del progetto di insediamento E1 è inaccettabile. L'insediamento E1 comprometterà la prospettiva della soluzione a due Stati".
Italia-Francia-Germania-Uk a Israele: 'Stop insediamenti Cisgiordania'
Vai al contenutoMedia: "Aramco aggira Hormuz, impatto su Singapore e prezzi globali"
Saudi Aramco ha avviato il collocamento di nuove quote di greggio con punti di carico situati all'esterno dello Stretto di Hormuz per le consegne di settembre, dopo aver venduto almeno 4 milioni di barili alla Cina: lo riferisce Reuters online. Per eludere i rischi bellici nel passaggio da cui transita un quinto dell'energia mondiale, il principale esportatore del pianeta - forte di flussi giornalieri da diversi milioni di barili - sta impiegando petroliere a transponder disattivato (dark fleet) e trasbordi in mare aperto (ship-to-ship). La riorganizzazione logistica ricade direttamente su Singapore, snodo cardine per la raffinazione, la formazione dei prezzi fisici (benchmark) e lo stoccaggio commerciale d'Asia, dove gli operatori accumulano scorte per proteggere le filiere.
Pasdaran: 'Usa passati a guerra economica dopo aver esaurito armi strategiche'
Gli Stati Uniti avrebbero fatto ricorso alla "guerra economica" contro l'Iran dopo aver ridotto le proprie scorte di armi strategiche durante il recente conflitto. Lo ha dichiarato Hossein Mohebbi, portavoce dei Guardiani della Rivoluzione iraniani (Irgc), citato dall'agenzia ufficiale Irna. "Gli Stati Uniti hanno subito una carenza di armi strategiche in seguito alla recente guerra contro l'Iran e per ricostituire alcune delle scorte esaurite potrebbero essere necessari anni", ha dichiarato Mohebbi ai giornalisti a Isfahan. "Washington si aspettava che con il passare del tempo le scorte di missili dell'Iran si esaurissero, ma le operazioni missilistiche iraniane sono proseguite - ha aggiunto il portavoce - la riduzione delle scorte americane di armi strategiche è stata una delle ragioni che hanno spinto Washington a ritirarsi".
Idf chiede un'inchiesta penale sull'uccisione della piccola Hind Rajab a Gaza
L'esercito israeliano, a due anni da quel gennaio 2024, ha chiesto di indagare sugli spari che hanno portato alla morte della famiglia della bambina di 5 anni e degli operatori della Mezzaluna Rossa intervenuti per soccorrerli. L'Idf ha fatto sapere di aver completato le indagini su diversi "incidenti operativi eccezionali" di alto profilo avvenuti a Gaza durante la guerra e di aver trasmesso i risultati alla Procura militare per la valutazione.
Idf chiede un'inchiesta penale sull'uccisione della piccola Hind Rajab
Vai al contenutoTeheran: "La portaerei Lincoln passata da dimostrare potenza a dimostrarsi in vacanza"
Gli Stati Uniti sono passati in 200 giorni dalla missione "Dimostrare potenza" alla missione "Dimostrare di essere in vacanza". È la battuta con cui il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha commentato su X le vicende della portaerei americana Uss Abraham Lincoln, ironizzando sul suo imminente scalo in Thailandia dopo oltre 200 giorni trascorsi in mare senza soste nei porti.
"Gli Stati Uniti hanno inviato la Uss Abraham Lincoln nella regione per dimostrare la propria potenza. Dopo mesi di guerra e oltre 200 giorni senza fare scalo in alcun porto, la nave si sta ora dirigendo verso la Thailandia per consentire all'equipaggio di godersi un periodo di riposo e svago", ha scritto Baghaei. Il portavoce iraniano ha quindi concluso il post con "Sono stanco, capo", richiamando un popolare meme del web tratto dal film "Il miglio verde".
Basi militari degli Stati Uniti in Italia e in Europa, ecco dove sono e che ruolo hanno
Il conflitto scoppiato in Medio Oriente nel febbraio 2026 - che ha coinvolto a vario titolo Paesi come Israele, il Libano, l’Iran e gli Stati Uniti - ha riacceso l’attenzione anche sulle basi militari nella disponibilità degli Stati Uniti e dislocate nel territorio europeo. In particolare il 19 agosto il Financial Times ha rivelato che Teheran avrebbe valutato la possibilità di colpire obiettivi militari Usa in Europa qualora il presidente Donald Trump decidesse di intensificare il conflitto. Ma dove si trovano queste basi e qual è la loro funzione?
Basi militari Usa in Italia e in Europa, dove sono e che ruolo hanno
Vai al contenutoIran, Hegseth: "Non escludiamo il ricorso ad attacchi militari"
Gli Stati Uniti non escludono nuove azioni militari contro l'Iran, anche nello Stretto di Hormuz. Lo ha affermato il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth, dopo che Washington ha annunciato questa settimana nuove e pesanti sanzioni con l'obiettivo di aumentare l'isolamento economico di Teheran nel quadro della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. "La pressione economica, lo sappiamo, è ciò che in questo momento li colpisce maggiormente, ma non escludiamo in alcun modo il ricorso ad attacchi militari in qualsiasi punto dello Stretto di Hormuz", ha dichiarato Hegseth in un'intervista all'emittente americana Newsmax.
Libano, media: "Attacchi di Israele nel sud del Paese"
Dal Libano giungono notizie di ulteriori attacchi nel sud del Paese. L'emittente libanese Al-Mayadeen, affiliata a Hezbollah, ha segnalato attacchi nei villaggi di Sarbin e Al-Mansouri, nel sud del Paese.
Iran, Doha conferma: "Il premier del Qatar domani a Teheran, focus su condizioni per ripresa del dialogo"
Il primo ministro e ministro degli Esteri del Qatar, Sheikh Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, sarà domani a Teheran per colloqui con le autorità iraniane sulla riduzione delle tensioni e sulla creazione delle condizioni per una ripresa del dialogo. Lo ha confermato il portavoce del ministero degli Esteri qatariota Majed al-Ansari, dopo alcune indiscrezione dei media e spiegando che la visita riflette la posizione di Doha secondo cui la diplomazia rappresenta "il modo migliore per risolvere le divergenze e promuovere la sicurezza e la stabilità regionali".
Al centro dei colloqui ci sarà anche la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Secondo al-Ansari, il Qatar punta a ripristinare nel passaggio marittimo strategico le condizioni esistenti prima dell'inizio del conflitto lo scorso 28 febbraio.
Teheran minaccia i figli di Trump e Netanyahu. Video choc in tv Iran per uccidere Barron
I media statali iraniani hanno diffuso un filmato di circa tre minuti con minacce a Barron Trump, il figlio ventenne del presidente Usa: immagini della New York University e la frase "aspettaci". Secondo il New York Post circolerebbe anche una presunta taglia da 10 milioni di dollari. In serata Benjamin Netanyahu ha rivelato che l'Iran avrebbe tentato di uccidere uno dei suoi figli.
Iran, minaccia Barron Trump. Netanyahu: anche mio figlio a rischio
Vai al contenutoTrump posta su Truth la cartina di Hormuz: "Nuovo territorio Usa"
Immediata la risposta di Teheran al post provocatorio del presidente Usa. "La sua illusione sullo Stretto di Hormuz verrà presto corretta, oppure correggeremo noi le illusioni di quest'uomo illuso", ha scritto il vice ministro degli Esteri Gharibabadi su X.
Trump posta su Truth la cartina di Hormuz: 'Nuovo territorio Usa'
Vai al contenutoVideo mostra coloni mentre rubano dentro una casa palestinese in Cisgiordania
Un video diffuso dai media palestinesi mostra coloni israeliani mentre sembrano rubare dentro una casa palestinese nel villaggio di Masafer Yatta, in Cisgiordania e subito dopo caricano il bottino su un quad. I coloni poi si allontanano sul mezzo. Per il momento non ci sono notizie di eventuali fermi o arresti.
Iran: "Siti nucleari danneggiati non sicuri per ispezioni" dell'Aiea
Il capo dell'agenzia atomica iraniana, Mohammad Eslami, ha dichiarato che le minacce del presidente statunitense Donald Trump di bombardare presunti siti nucleari segreti iraniani dimostrano che le organizzazioni internazionali sono "pedine di Stati Uniti e Israele". Eslami ha inoltre dichiarato ai media di Stato che l'Iran è ancora in guerra e che i suoi siti nucleari danneggiati dai bombardamenti americani e israeliani "non risultano sicuri" per le ispezioni dell'Aiea.
Board of Peace: "Punto di non ritorno" se tregua fallisce
L'alto rappresentante del presidente statunitense Donald Trump nel Board of Peace per Gaza ha avvertito che si arriverà a un "punto di non ritorno" se il cessate il fuoco tra Israele e Hamas dovesse fallire. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che si trova ad affrontare una difficile campagna per la rielezione, all'inizio di questo mese ha pubblicamente respinto l'ultima parte di un piano statunitense volto a porre fine alla devastante guerra di Gaza. Una ripresa dei combattimenti a Gaza significherebbe "nessuna tabella di marcia a cui tornare, non ci sarà alcuna amministrazione da schierare e non rimarrà nulla sul terreno da ricostruire. Non sarebbe una battuta d'arresto. Sarebbe un punto di non ritorno per tutti", ha dichiarato Nickolay Mladenov parlando al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Onu: a Gaza non deve passare un altro inverno nelle tende
I palestinesi di Gaza "non devono passare un altro inverno nelle fredde tende": lo ha affermato il vice coordinatore speciale dell'Onu per il processo di pace in Medio Oriente, Ramiz Alakbarov, denunciando al Consiglio di Sicurezza la persistente crisi umanitaria nell'enclave, a dieci mesi dal cessate il fuoco. Alakbarov ha chiesto di ampliare con urgenza l'ingresso di aiuti, carburante e materiali per i rifugi. "L'inverno arriverà presto a Gaza. Gli sforzi di preparazione devono essere intensificati e agevolati", ha dichiarato, rilevando carenze di beni non alimentari e materiali per le tende, oltre a restrizioni ancora in vigore per merci umanitarie essenziali e a finanziamenti "criticamente bassi". Circa due terzi della Striscia, ha aggiunto, restano inaccessibili o sottoposti a gravi limitazioni, costringendo la popolazione in aree sovraffollate e insicure.
Trump, credo che Mojtaba Khamenei sia ancora vivo
Secondo il presidente Usa, Donald Trump, la Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, è ancora vivo nonostante dalla sua nomina non sia mai apparso in pubblico. "Non penso che sia morto", ha dichiarato Trump in un'intervista durante il programma radiofonico di stampo conservatore Glenn Beck Program. "È stato ferito molto gravemente. Il lato sinistro del corpo, il braccio, la gamba, tutto. È stato ferito molto gravemente. Ma non credo che sia morto", ha detto.
Trump: "Negoziare con Teheran? Non ho fretta"
Donald Trump non ha alcuna fretta di negoziare con l'Iran. Lo ha sottolineato lo stesso presidente degli Stati Uniti in un'intervista ad Al-Jazeera. Sottolineando che sia l'azione economica che militare "sono efficaci" contro la Repubblica islamica, Trump ha spiegato di non aver fissato scadenze per i colloqui con Teheran: "Non ho un calendario, non ho fretta".
Pasdaran: "Intesa con Oman; Hormuz lo controlliamo noi"
I Guardiani della rivoluzione iraniani, i pasdaran, affermano di avere il controllo dello Stretto di Hormuz e di aver raggiunto con l'Oman un'intesa sulle rispettive quote delle acque e sulle entrate derivanti dal passaggio marittimo. Secondo i pasdaran, i negoziati con Muscat sono iniziati circa un mese fa. Teheran si dice pronta a riaprire lo Stretto nel quadro concordato, a condizione che gli Stati Uniti rinuncino a quello che l'Iran definisce "ostruzionismo" e tornino al memorandum d'intesa. "Le nostre condizioni devono essere accettate. Se l'America non le accettera', lo Stretto di Hormuz non sarà assolutamente riaperto", affermano i Guardiani della rivoluzione, sostenendo inoltre che nessuna nave militare nemica sia attualmente nel Golfo Persico. "Tutte le navi da guerra nemiche si sono allontanate di almeno 400 chilometri dallo Stretto", sostengono i pasdaran.
Tajani: "L'impegno è restare in Libano anche dopo la missione Unifil"
Tra gli impegni dell'Italia per il Libano c'è "il sostegno al pieno recupero della sovranità libanese sul territorio internazionale". Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani al Meeting di Rimini, parlando al panel dedicato al Libano. "Sosteniamo con grande determinazione il presidente Aoun, sosteniamo le forze armate libanesi" e "il nostro impegno è rimanere in Libano anche dopo la missione Unifil. Vogliamo garantire la restituzione del territorio alla sovranità di Beirut", ha sottolineato il ministro.
Pasdaran: "Se Usa non accetta nostre condizioni lo Stretto di Hormuz non si aprirà"
«Se gli Stati Uniti abbandoneranno il loro ostruzionismo e torneranno al memorandum d'intesa, potremo aprire lo Stretto di Hormuz nel quadro dell'accordo raggiunto; pertanto, le nostre condizioni devono essere accettate da Washington», ha dichiarato il portavoce delle Guardie Rivoluzionarie, Hossein Mohebi, aggiungendo: «Se gli Stati Uniti non accetteranno le nostre condizioni, lo Stretto di Hormuz non verrà aperto in nessuna circostanza». «Lo Stretto di Hormuz è sotto il nostro controllo e non vi sono navi militari nemiche nel Golfo Persico», ha sottolineato, secondo quanto riportato dall'agenzia Fars.
Idf: "Ieri colpita postazione Hamas, uccisi terroristi"
''Ieri l'Idf ha colpito e smantellato una struttura nella zona di Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza, utilizzata come postazione per imboscate da parte di terroristi dell'ala militare di Hamas e adibita a deposito di armi. Diversi terroristi sono stati eliminati durante l'attacco per neutralizzare la minaccia''. Lo afferma il portavoce dell'Idf in una nota, aggiungendo che ''la postazione si trovava a circa 50 metri dalla Linea Gialla e rappresentava una minaccia per le truppe israeliane che operano nella zona in conformità con l'accordo. Inoltre, la postazione si trovava a circa 70 metri dall'ospedale Kamal Adwan e a circa 170 metri da una scuola, un altro esempio dell'uso sistematico da parte di Hamas di infrastrutture civili e umanitarie, in violazione dell'accordo di cessate il fuoco e del diritto internazionale''.
Libano, Tajani: "Abolizione pena di morte avvicina Paese all'Europa"
"La decisione del Libano di abolire la pena di morte è una scelta di straordinaria importanza che avvicina ancora di più il Libano all'Europa". Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, intervenendo al panel 'La speranza da ri-costruire nella terra dei cedri' al Meeting di Rimini. "Ricordo che l'Europa è l'unico continente al mondo dove non c'è la pena di morte: vuol dire che nessuno può arrogarsi il diritto di togliere la vita a d un'altra persona", ha proseguito Tajani, precisando che "come abbiamo giudicato negativamente la decisione della Knesset di istituire la pena di morte per i palestinesi, così abbiamo applaudito il Libano per aver scelto di abolire la pena capitale".
Tajani: "Difendere cristiani perché sono garanzia di pace e di dialogo"
"Noi abbiamo il dovere di difendere la presenza cristiana in Medio Oriente perché è una garanzia di pace e di dialogo". Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, intervenendo al panel 'La speranza da ri-costruire nella terra dei cedri' al Meeting di Rimini. "E' un vero peccato che diminuisca la presenza dei cristiani, che spesso sono stati costretti alla fuga e andare a vivere in America Latina", ha proseguito Tajani, secondo cui "c'è una diaspora dei cristiani in Medio Oriente eppure quella era la culla del cristianesimo".
Pezeshkian: "Usa non otterranno nulla con nuove sanzioni"
Il presidente iraniano Massoud Pezeshkian ha affermato che gli Stati Uniti non otterranno "nulla" dalle nuove pressioni economiche contro la Repubblica islamica. "Con le misure previste dai servizi economici del governo, gli Stati Uniti non otterranno nulla dalla loro pressione economica in questa fase, proprio come non avevano ottenuto nulla durante la guerra", ha dichiarato Pezeshkian, citato dall'agenzia Isna.
Israele occupa centro Unrwa a Gerusalemme Est, anche Qatar condanna irruzione
Le forze di sicurezza israeliane, che ieri hanno fatto irruzione nel centro di Qalandiya a Kafr Aqab, un quartiere situato a nord Gerusalemme Est, stanno occupando per il secondo giorno consecutivo la struttura dell'Unrwa. Ieri la polizia israeliana ha fatto irruzione nel centro di formazione professionale per la settima volta negli ultimi mesi, ordinando al personale di evacuare e chiudendo la struttura. Il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir che ha festeggiato l'azione in un video ha dichiarato che l'obiettivo è chiudere il centro definitivamente. Il centro, situato nei pressi del quartiere di Kafr Aqab, era l'ultima struttura dell'Unrwa ancora operativa in città e offriva formazione professionale a centinaia di adolescenti provenienti dai campi profughi della Cisgiordania. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha dichiarato di aver ordinato l'evacuazione del complesso dell'Unrwa, accusando l'agenzia delle Nazioni Unite di essere coinvolta nell'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. "In conformità con le mie istruzioni e in applicazione della legge che abbiamo approvato, oggi è iniziata l'evacuazione del complesso dell'Unrwa a Kafr Aqab, Gerusalemme", ha sottolineato il premier israeliano in una nota. "Lo Stato di Israele non permetterà a un'organizzazione i cui dipendenti sono stati coinvolti nel terrorismo e nel massacro del 7 ottobre di operare sul proprio territorio e utilizzerà tutti i mezzi necessari per agire contro di essa", ha aggiunto. Anche il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir ha partecipato al raid, arrivando sul posto accompagnato da una troupe dell'emittente filogovernativa Channel 14. Il ministro di estrema destra ha dichiarato che l'operazione è finalizzata alla chiusura permanente della struttura. Appena un giorno prima, diplomatici di 24 Paesi, tra cui Germania, Spagna, Giappone, Svizzera, Regno Unito, Turchia e Polonia, avevano visitato il complesso. Funzionari del governo israeliano a conoscenza dell'operazione, scrive 'Haaretz', hanno espresso irritazione per la presenza di Ben-Gvir, sostenendo che il ministro stesse trasformando la chiusura in uno spettacolo mediatico e rendendo più difficile comunicare ai residenti locali che la misura, in definitiva, sarebbe stata a loro vantaggio. L'Unrwa ieri ha condannato "inequivocabilmente questa incursione non autorizzata e profondamente preoccupante", aggiungendo che il centro "è una struttura delle Nazioni Unite, protetta dai privilegi e dalle immunità riconosciuti all'Organizzazione dal diritto internazionale. La sua inviolabilità deve essere pienamente rispettata". La presidenza palestinese a Ramallah ha chiesto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di riunirsi con urgenza e di "adottare misure vincolanti per fermare gli attacchi israeliani contro le strutture delle Nazioni Unite", chiedendo inoltre che venga garantita la protezione delle istituzioni dell'Unrwa. Il ministero degli Esteri del Qatar ha condannato oggi l'irruzione delle forze israeliane definendola una "palese violazione del diritto internazionale umanitario".
Il Libano accusa Israele: "Roghi a boschi e campi, ecocidio deliberato"
Funzionari e residenti libanesi hanno accusato l'esercito israeliano di aver appiccato sistematicamente incendi che hanno bruciato vaste aree di foreste e terreni agricoli nel sud del Paese. Il Consiglio nazionale per la ricerca scientifica (Cnrs) del Libano afferma che l'attività militare israeliana ha causato l'incendio di 160 chilometri quadrati di terreno, metà dei quali agricoli, dall'inizio delle ostilità tra Israele e Hezbollah nell'ottobre 2023. Nonostante una tregua nelle ostilità da giugno e un accordo tra Israele e Libano raggiunto nello stesso mese, Israele continua a bombardare il sud e a demolire i villaggi di confine. Il primo ministro libanese Nawaf Salam ha accusato Israele di perseguire una "politica della terra bruciata" nel sud. L'esercito israeliano ha dichiarato alla redazione di Gerusalemme dell'Afp di essere "consapevole del potenziale impatto ambientale delle sue operazioni", che, a suo dire, "vengono condotte adottando misure precauzionali per mitigare i danni ai civili e all'ambiente". Hussein Fakih, capo della protezione civile della regione di Nabatieh, ha affermato che da luglio le sue squadre hanno osservato incendi sia all'interno che nelle aree adiacenti a quelle in cui sono stanziate truppe israeliane. Ha riferito all'Afp che gli incendi sono stati causati da "bombe e droni" israeliani e, talvolta, da proiettili incendiari al fosforo e munizioni a grappolo. Il ministro dell'Ambiente Tamara Elzein ha condannato quello che ha definito "ecocidio" nel sud, accusando l'esercito israeliano di bruciare "deliberatamente" vaste aree di territorio libanese. Le immagini satellitari del Cnrs mostrano aree un tempo verdi, ora scomparse a causa degli incendi, così come i lavori di spianamento e sradicamento della vegetazione da parte di Israele. L'agenzia di stampa statale libanese National News Agency ha riferito questo mese che le forze israeliane hanno sradicato 600 ulivi in un solo villaggio del sud.
Netanyahu: "Ho detto a Trump che dubito su un accordo con quei selvaggi in Iran"
"Nutro dei dubbi sulla possibilità di raggiungere un accordo con quei selvaggi in Iran". Lo ha detto il premier israeliano Benyamyn Netanyahu in un discorso in ebraico tenuto ieri sera a Gerusalemme e di cui è stato diffuso un video. Il primo ministro ha riferito di aver discusso con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, durante il loro incontro di luglio a Washington, tre possibili approcci alla questione iraniana: la diplomazia, l'azione militare e quello che lui definisce un inasprimento dell'assedio" di Teheran.
Petrolio, in calo dopo negoziati tra Oman e Iran su Hormuz
I prezzi del petrolio sono scesi, rassicurati dai negoziati tra Oman e Teheran su un "corridoio temporaneo" per la navigazione nello Stretto di Hormuz. Il Brent con consegna a ottobre, viaggia in calo del 2,88% a 86,03 dollari al barile. Il suo equivalente statunitense, il Wti, con consegna nello stesso mese, è sceso del 2,73% a 86,03 dollari al barile. A Muscat, i ministri degli Esteri iraniano e omanita hanno discusso martedi' un accordo quadro per la creazione di un "corridoio temporaneo" e per la previsione di un'operazione di sminamento in questo strategico passaggio marittimo, secondo quanto riportato in una dichiarazione congiunta. Tuttavia, il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha avvertito Washington che lo Stretto di Hormuz sarebbe stato riaperto solo in cambio della fine della guerra, della revoca del blocco statunitense dei porti iraniani e di una soluzione alla situazione in Yemen.
Putin al presidente Sharaa: "Sostegno a integrità territoriale e sovranità siriane"
Il presidente russo Vladimir Putin ha avuto oggi un colloquio telefonico con il suo omologo siriano Ahmad Sharaa durante il quale "sono stati discussi lo stato attuale e le prospettive di ulteriore sviluppo delle relazioni russo-siriane". Lo riferisce il Cremlino. "È stato espresso l'impegno ad approfondire il dialogo politico e la cooperazione in ambito commerciale, economico, umanitario e in altri settori", prosegue una nota del servizio stampa della presidenza russa. "Nel corso di uno scambio di opinioni sulla situazione in Siria, Vladimir Putin ha ribadito la sua posizione di principio a sostegno dell'unità, dell'integrità territoriale e della sovranità del Paese, nonché della creazione delle condizioni per una normalizzazione a lungo termine e per la ricostruzione post-conflitto", si legge ancora nel comunicato. Inoltre, "entrambe le parti hanno sottolineato l'importanza del Memorandum d'intesa firmato il 9 agosto in merito alla riorganizzazione della base aerea di Khmeimim e del centro logistico di Tartus" ed "è stato concordato di proseguire i contatti a vari livelli".
Media palestinesi: un morto e diversi feriti in raid Israele su tenda sfollati a Khan Yunis
Una persona è morta e diverse sono rimaste ferite in un attacco israeliano con un drone che ha preso di mira una tenda di sfollati a Khan Yunis, nel sud della Striscia di Gaza. Lo riferisce il sito di Haaretz, citando i media palestinesi.
Media: sulla tv iraniana minacce di morte a Barron Trump
Il Secret Service statunitense afferma di essere a conoscenza di un video trasmesso dall'emittente statale iraniana che sembra minacciare la vita di Barron Trump, il figlio minore del presidente Donald Trump. Lo scrive la Cnn. I media iraniani più intransigenti hanno ripetutamente diffuso contenuti che minacciano la vita del presidente Trump e della sua famiglia in seguito all'assassinio dell'ex Guida Suprema, l'ayatollah Ali Khamenei, e di molti membri della sua famiglia all'inizio della guerra tra Stati Uniti e Iran, a febbraio. Sebbene in passato ci siano state minacce alla first lady Melania Trump, questa sembra essere la prima volta che il figlio Barron viene pubblicamente preso di mira. Il video, della durata di quasi tre minuti, inizia con una scritta in inglese che recita: "Dove uccidere Barron Trump?!" Il video presenta una grafica stilizzata che mostra i luoghi frequentati dal giovane Trump, tra cui la Trump Tower di New York. Verso la fine del video, il narratore suggerisce che le persone "aspettavano con impazienza di ricevere la nostra ricompensa di 10 milioni di dollari". Il video è stato trasmesso nel fine settimana dall'emittente statale iraniana Irib.
Hormuz vale il 20% del Gnl e il 3% dell'offerta globale di gas
La crisi dello Stretto di Hormuz vale "circa il 20%" dell'offerta globale di Gnl (gas naturale liquefatto) e "circa il 3%" dell'offerta mondiale di gas. Lo si legge nel 'Global Gas Report' di Snam e Igu (International Gas Union), da cui emerge che "la domanda globale di gas ha raggiunto il livello record di 4.202 miliardi di metri cubi nel 2025", mentre gli investimenti nella diversificazione degli approvvigionamenti, nelle infrastrutture per il gas naturale liquefatto e negli stoccaggi hanno consentito al sistema globale di "assorbire lo shock del 2026 in modo molto più efficace rispetto al 2022". In calo, secondo le stime contenute nel rapporto, la produzione globale di gas, destinata a scendere di 4 miliardi di metri cubi, pari allo 0,1% del totale. Prevista in lieve calo anche la domanda globale, con una flessione di 7 miliardi di metri cubi pari allo -0,2%, la prima dal 2022. Nonostante i recenti rialzi, i prezzi del gas si sono mantenuti "ben al di sotto" dei record di 4 anni fa. Al Ttf di Amsterdam hanno superato quest'anno i 60 euro al MWh, mentre nel 2022 il record era stato di oltre 227 euro al MWh. Una "maggiore resilienza" che "riflette gli investimenti effettuati dal 2022 nella diversificazione delle fonti, nelle capacità di liquefazione e rigassificazione, negli stoccaggi e nella flessibilità degli acquisti. La produzione globale di gas ha raggiunto il massimo storico di 4.147 miliardi di metri cubi nel 2025. Il Nord America che ha contribuito con 54 miliardi di metri cubi di nuova offerta. Gli Stati Uniti hanno superato la Russia come maggiore esportatore netto di gas al mondo, con volumi per 167 miliardi di metri cubi nel 2025. Inoltre il Gnl Usa ha coperto oltre la metà delle importazioni europee.
Qatar condanna visita Katz a truppe Idf in Siria: "Violata sovranità nazionale"
Il Qatar ha condannato la visita che il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha fatto alle truppe dell'Idf schierate in Siria, denunciando quella che ha definito una ''violazione della sovranità e dell'integrità territoriale'' siriana. In una nota, il ministero degli Esteri del Qatar ha affermato che quello di Katz in Siria è stato un "ingresso illegale" e una "violazione dei confini internazionali". Doha ha inoltre invitato la comunità internazionale ad agire per costringere Israele a rispettare le risoluzioni internazionali, in particolare l'accordo di cessate il fuoco del 1974, e a porre fine a quelli che ha definito i suoi ripetuti attacchi sul territorio siriano.
Pezeshkian e Putin si incontreranno al vertice Sco in Kirghizistan
Il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, e quello russo, Vladimir Putin, hanno in programma un incontro a margine del prossimo vertice dell'Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco), in programma il primo settembre a Bishkek, in Kirghizistan. Lo ha riferito l'ambasciatore iraniano a Mosca, Kazem Jalali, citato dai media di Teheran. Il vertice si terrà sotto la presidenza del Kirghizistan e vedrà riuniti i leader dei Paesi membri dell'organizzazione, che discuteranno di sicurezza regionale e cooperazione economica.
Media Gaza: un morto e diversi feriti in un attacco dell'Idf a Khan Younis
I media di Gaza riferiscono che un attacco dell'Idf ha provocato un morto e diversi feriti nella zona di Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza.
Domani probabile visita premier Qatar a Teheran
Il primo ministro e ministro degli Esteri del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, dovrebbe recarsi a Teheran, molto probabilmente domani, nell'ambito degli sforzi per ridurre le tensioni e rafforzare la sicurezza e la stabilità nella regione. Lo riferisce il sito Iran Nuances, secondo cui durante la visita il premier di Doha discuterà con le autorità iraniane anche di relazioni bilaterali.
Media: l'Iran voleva uccidere in Florida il figlio di Netanyahu
Yair Netanyahu, 35 anni, figlio del premier israeliano, sarebbe stato bersaglio di un complotto iraniano per assassinarlo mentre si trovava in Florida. La notizia è pubblicata dai media israeliani. Il Times of Israel cita il sito statunitense di destra Newsmax, che a sua volta riporta una fonte delle forze dell'ordine statunitensi. La notizia giunge il giorno dopo che Netanyahu, in un'intervista telefonica con Channel 14, aveva dichiarato: "L'Iran ha preso di mira uno dei miei figli. L'Iran ha cercato di uccidere, di assassinare uno dei miei figli". Non ha specificato quale dei suoi due figli fosse il bersaglio, né ha fornito ulteriori dettagli sul complotto, ma la fonte di Newsmax afferma che l'intelligence israeliana aveva appreso lo scorso dicembre che l'Iran stava pianificando di uccidere Yair in Florida. Secondo la fonte, i servizi segreti ritengono che agenti iraniani fossero "sul campo" nell'area di Miami per sorvegliare gli spostamenti del figlio del premier. Il report afferma che a Yair era stato intimato di lasciare immediatamente la Florida e di tornare in Israele. Aggiunge inoltre che se n'è andato senza portare con sé i suoi effetti personali e che da allora vive in Israele
Il comitato di pace mette in guardia Hamas dal far volare gli aquiloni
Il comitato guidato dagli Stati Uniti che sovrintende al piano di pace per Gaza ha avvertito Hamas di non far volare aquiloni, dopo che Israele ha minacciato attacchi di rappresaglia. "Tutte le attività militanti a Gaza devono cessare, compreso il volo di aquiloni. Abbiamo trasmesso questo messaggio direttamente attraverso il meccanismo stabilito", ha dichiarato un funzionario del "Comitato per la Pace" del presidente Donald Trump, a condizione di anonimato. Anche Israele deve rispettare il cessate il fuoco. L'azione militare non può andare oltre la risposta a minacce reali e imminenti", ha aggiunto il funzionario. Domenica il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha avvertito Hamas che Israele intensificherà le operazioni a Gaza se lancerà aquiloni, droni o palloni aerostatici. La minaccia è giunta dopo che una serie di aquiloni sarebbero stati trovati oltre il confine di Gaza, nel sud di Israele, in comunità traumatizzate dagli attacchi guidati da Hamas del 7 ottobre 2023.
Media Libano: "Attacchi israeliani nell'area di Tiro"
Un carro armato israeliano ha sparato diversi colpi contro la città di Mansouri, a sud di Tiro. Lo scrive l'agenzia libanese Nna. Le forze armate israeliane hanno anche effettuato delle esplosioni alla periferia della città di Sarbin, nel distretto di Bint Jbeil, in concomitanza con una perlustrazione della città. Aerei nemici hanno inoltre condotto un raid notturno su Qantara, nel distretto di Marjeyoun. Stamattina, sempre stando alla Nna, L'Idf sta bruciando case nella città di Bayt al-Sayyad, sempre nella zona di Tiro, e ha effettuato un bombardamento nella città di Majdal Zoun. All'alba, bombardamenti intermittenti di artiglieria hanno preso di mira la periferia di Hadatha.
Bessent sente il ministro del Bahrein: "Pressing costante sull'Iran"
Il Segretario del Tesoro statunitense Scott Bessent ha parlato con il ministro delle Finanze del Bahrein, Sheikh Salman bin Khalifa Al Khalifa, in merito all''Operazione Economic Outcast' contro l'Iran. Lo scrive Al-Jazeera. In un post su X, il Dipartimento ha affermato che Bessent ha sottolineato che "non si deve permettere all'Iran di minacciare il commercio internazionale o di usare lo Stretto di Hormuz come leva contro l'economia globale". Ha inoltre evidenziato "l'importanza di una pressione finanziaria costante sulle restanti fonti di finanziamento dell'Iran" e ha affermato che "gli Stati Uniti riterranno responsabili coloro che finanziano il regime". Bessent ha accolto con favore "la partnership di lunga data del Bahrein e il suo continuo impegno a salvaguardare l'integrità del sistema finanziario internazionale", ha dichiarato il Dipartimento. Entrambi i funzionari hanno concordato sull'"importanza di un coordinamento continuo tra Stati Uniti, Bahrein" e i partner del Consiglio di Cooperazione del Golfo, nonché "la più ampia comunità internazionale, per combattere la finanza illecita e rafforzare la sicurezza economica".
Ieri 5 navi hanno passato Hormuz, "traffico molto inferiore alla media"
Ieri cinque navi da trasoirti hanno attraversato lo Stretto di Hormuz, un numero pressoché invariato rispetto al giorno precedente, ma ben al di sotto della media di 15 degli ultimi 10 giorni, secondo i dati preliminari sul traffico marittimo pubblicati oggi. Lo scrive Reuters sul suo sito. Due petroliere che trasportavano gas di petrolio liquefatto e una petroliera che trasportava bitume sono uscite dal Golfo attraverso lo stretto, mentre due petroliere vuote per prodotti raffinati sono entrate nel canale dal Golfo dell'Oman, secondo i dati iniziali del servizio di tracciamento navale Kpler. Lunedì, quattro navi cisterna per il trasporto di merci avevano attraversato lo stretto, secondo gli stessi dati. I dati potrebbero variare poiché alcune navi solitamente disattivano i propri transponder di localizzazione durante la navigazione. Secondo i dati di Kpler, i transiti attraverso lo Stretto di Bab el-Mandeb, un altro importante punto di strozzatura marittima in Medio Oriente, sono rimasti pressoché invariati, con 31 navi mercantili rispetto alle 29 del giorno precedente, in linea con la media degli ultimi 10 giorni.
Petrolio, -2% su mercati asiatici. Brent a 86,7 dlr, Wti a 80
Il prezzo del petrolio e' in deciso calo sui mercati asiatici, sulla scia delle speranze di una normalizzazione della situazione nello Stretto di Hormuz. Il West Texas Intermediate (Wti) cede il 2,13% a 80,6 dollari al barile. Il Brent perde il 2,08% a 86,7 dollari al barile.
Hormuz rimane chiuso nonostante i colloqui sul corridoio di transito
L'Iran e l'Oman stanno discutendo di un corridoio di transito temporaneo e dello sminamento dello Stretto di Hormuz, ma Teheran ha avvertito mercoledì che la vitale via navigabile non verrà riaperta a meno che gli Stati Uniti non pongano fine alla guerra. Secondo l’Afp, Washington ha annunciato nuove sanzioni volte a fare pressione sull'Iran affinché si arrenda, con il Segretario del Tesoro Scott Bessent che ha minacciato la Repubblica islamica di "asfissia economica". Durante i colloqui a Teheran, i ministri degli Esteri di Iran e Oman hanno discusso di un "quadro graduale" che include l'istituzione di un "corridoio di navigazione temporaneo congiunto attraverso lo Stretto di Hormuz e un accordo per attuare un progetto congiunto di sminamento dello Stretto", secondo una dichiarazione. I due Paesi, entrambi Stati costieri che si affacciano sullo Stretto, hanno cercato di elaborare un piano per regolamentare il transito attraverso di esso, come stabilito in un memorandum d'intesa tra Stati Uniti e Iran firmato a giugno.
Healey: "Sosteniamo gli sforzi Usa per fare pressione sull'Iran con le sanzioni"
"Sosteniamo l'impegno degli Stati Uniti per raggiungere una soluzione diplomatica e accogliamo con favore gli sforzi volti ad aumentare la pressione" sull'Iran, "anche attraverso l'Operazione Economic Outcast. Continueremo a collaborare con i partner per proteggere i nostri interessi, adottare le misure necessarie per riaprire lo Stretto e contrastare le pericolose attività dell'Iran". Lo afferma in una nota il Cancelliere dello Scacchiere - ministro delle Finanze britannico - John Healey, in riferimento alle nuove sanzioni contro l'Iran annunciate dagli Usa. "Da quando si è insediato, il Governo ha imposto oltre 240 sanzioni all'Iran, le cui azioni minacciano il nostro popolo e la nostra sicurezza, e continueremo a lavorare a fianco degli Stati Uniti e di altri partner per esercitare pressioni economiche sull'Iran. Siamo determinati a impedire al regime iraniano di sfruttare l'economia globale e di abusare del sistema finanziario del Regno Unito per portare avanti il suo programma nucleare e le sue più ampie attività destabilizzanti", sottolinea Healey.
Iran: "Corridoio temporaneo non significa riaprire Hormuz"
Un accordo con l'Oman per un corridoio marittimo temporaneo a Hormuz "non significa riaprire lo Stretto". Lo ha affermato il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi citato dai media iraniani e regionali, sottolineando che al momento lo stretto "rimane chiuso" e sotto controllo iraniano. "La riapertura di Hormuz avverrà soltanto in cambio della fine della guerra su tutti i fronti, della revoca dell'embargo e della risoluzione della situazione in Yemen", ha detto il viceministro citato da Fars. Secondo Gharibabadi, l'attivazione del corridoio concordato con l'Oman "significherebbe chiudere la rotta meridionale dello stretto". "Abbiamo concordato con l'Oman che la rotta di ingresso nello Stretto di Hormuz passerà attraverso le nostre acque territoriali, e anche parte della rotta di uscita passerà attraverso le nostre acque territoriali", ha sostenuto.
Rubio agli alleati: "Per ora nessun nuovo attacco contro l'Iran"
Per "il momento" non è previsto che gli Stati Uniti lancino nuovi attacchi contro l'Iran. E' il messaggio che il segretario di Stato Marco Rubio ha recapitato negli ultimi giorni ad alcuni ministri degli Esteri stranieri alleati, spiegando che l'attenzione è rivolta ora ad altre forme di pressione. Secondo quanto riportato da Axios, Rubio ha illustrato alle sue controparti che politica l'amministrazione intende applicare almeno fino alle elezioni di metà mandato, ovvero evitare un'azione militare, aumentare la pressione economica, trasportare più petrolio possibile attraverso lo Stretto di Hormuz.