Spagna, oggi Sanchez scioglie la riserva sul voto anticipato. Psoe spinge per elezioni

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Il premier terrà un discorso istituzionale in mattinata dal Palazzo della Moncloa, dopo aver passato il fine settimana a capire se proseguire con il governo o convocare le elezioni, dopo la bocciatura del Parlamento dei decreti sulla casa

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Il premier spagnolo Pedro Sánchez è pronto ad annunciare oggi, 5 ottobre, se convocare le elezioni anticipate o proseguire fino alla scadenza della legislatura, prevista per il prossimo anno. Il leader del Psoe tiene un discorso in mattinata dal Palazzo della Moncloa, dopo che ha trascorso gli ultimi giorni a valutare la strategia da adottare in risposta alla bocciatura dei decreti sulla casa, mentre nel Paese continuano le manifestazioni contro il caro-affitti e contro la speculazione immobiliare. L’annuncio dovrebbe quindi arrivare nella giornata di oggi.  La data di cui si parla per un eventuale voto anticipato è quella del 29 novembre.

La posizione del Psoe

Nel Psoe la maggioranza spingerebbe per il voto immediato, considerando la mobilitazione sulla casa un'opportunità politica per trasformare la sconfitta parlamentare in una campagna elettorale. Il ragionamento dei socialisti è che, dopo il voto contrario di Junts - la forza catalanista di destra di Carles Puigdemont, che si è unita al Partito Popolare e a Vox nel "no" in Aula ai decreti - diventa sempre più difficile immaginare un anno di legislatura senza una nuova legge di bilancio e con una maggioranza parlamentare in grado di sostenere l'azione del governo. Il tema della casa, che mobilita milioni di spagnoli, offre al Psoe la possibilità di accusare le destre e gli indipendentisti catalani di aver impedito al governo di intervenire sull'emergenza abitativa.

Nuove misure sulla casa

Fonti governative hanno ribadito la volontà di garantire l'approvazione delle misure abitative respinte dal Congresso, indipendentemente dall'eventuale convocazione di elezioni anticipate. Un'opzione al vaglio, in caso di scioglimento del Parlamento, prevede che il governo approvi almeno un nuovo decreto contenente tali misure, il quale verrebbe poi votato dalla Deputazione permanente del Congresso entro 30 giorni. L'organo ha l'autorità per procedere in tal senso dopo lo scioglimento del Parlamento e - a differenza di quanto accadrebbe in plenaria - il voto di Junts non sarebbe necessario per ratificare l'iniziativa. I decreti bocciati prevedevano tra l'altro la sospensione fino al 2030 degli sfratti per le persone vulnerabili, misure contro i cosiddetti fondi "avvoltoio" e il rinnovo automatico dei contratti di affitto.

Il caso di Maricarmen e le proteste

L’ondata di proteste è partita per il caso di Maricarmen (Maria del Carmen Abascal), anziana di 87 anni, con disabilità riconosciuta del 50%, che il 23 settembre è stata sgomberata dall'abitazione in cui ha vissuto per 71 anni a Madrid, nel quartiere del Retiro. Il fondo di investimenti Urbagestión, che ha acquisito nel 2018 la proprietà, aveva aumentato del 250% il suo canone di affitto. Il 28 settembre, dopo che la notizia era diventata di primo piano in tutto il Paese, veniva reso noto un accordo tra la società e la famiglia dell’anziana, per permetterle di tornare a vivere nello stesso alloggio, pagando un affitto sostenibile. Il caso ha però acceso una miccia che era già pronta a esplodere: sono anni che in Spagna serpeggia il malcontento per la crescita esponenziale degli affitti, a partire da quelli di Madrid e Barcellona, ma anche delle altre principali città, come Valencia, Granada e Alicante, tutte teatro delle proteste di questi giorni.

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