Crisi abitativa Spagna, Congresso boccia i decreti sulla casa. Ipotesi elezioni anticipate

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Dopo il voto sono esplose le proteste degli attivisti per la casa e dei manifestanti accampati a Puerta del Sol, che hanno contestato il parlamento chiedendo uno sciopero generale

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Il Congresso spagnolo ha rigettato il decreto di misure contro l'emergenza abitativa con 172 voti a favore e 178 contrari della destra, Partito Popolare e Vox, e i voti decisivi dei 7 deputati della forza catalanista Junts per Catalunya. Immediatamente dopo la votazione, da fuori il Parlamento, nella Carrera de San Geronimo, dove da questa mattina manifestavano gli attivisti dei sindacati degli inquilini e migliaia di cittadini accampati da giorni in Puerta del Sol, si sono levate urla di protesta: "I vostri profitti, la nostra miseria!" e "Subito sciopero generale!". Il provvedimento conteneva alcune delle principali misure varate dal governo contro la crisi abitativa, tra cui il blocco degli sfratti per le persone vulnerabili fino al 2030, limiti agli acquisti immobiliari da parte dei fondi speculativi, incentivi per l'acquisto della prima casa e interventi per aumentare l'offerta di alloggi a canone accessibile.

Governo battuto anche sul secondo decreto casa

Governo battuto alle Camere anche sul secondo decreto casa. Il Congresso ha abrogato il decreto varato dall'esecutivo Sanchez che introduceva il rinnovo automatico dei contratti di locazione in Spagna e che era in vigore da appena sedici ore. Il testo è stato affossato con 184 voti contrari e 166 favorevoli

 

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L'appello di Sanchez

Prima della votazione, il premier Pedro Sanchez aveva rivolto un appello alle opposizioni e ai sette deputati decisivi di Junts per Catalunya, chiedendo di sostenere i provvedimenti. "Vi chiedo di pensare alla gente, la gente comune che ha più bisogno di essere protetta dal pubblico", invitandoli a "dimenticare i calcoli ideologici". "Se oggi i decreti decadono, il danno al nostro Paese sarà immenso", ha avvertito il leader socialista, "e questa volta non sarà colpa della Troika né dello spread né delle banche: sarà di coloro che votano no". Sanchez ha ripetuto il suo appello e la sua "preghiera" di votare a favore, perché "la storia vi giudicherà prima di quanto pensiate e con più durezza di quanto immaginiate". 

L'ombra delle elezioni anticipate 

Il voto contrario di Junts assume un peso politico particolare perché il governo aveva negoziato i decreti con la formazione indipendentista catalana, recependo, secondo l'esecutivo, gran parte delle richieste avanzate dal partito. La doppia bocciatura dei provvedimenti ha inoltre riacceso il dibattito sulla tenuta della maggioranza di Pedro Sanchez e sull'eventuale ricorso a elezioni anticipate, ipotesi che da ore domina il confronto politico a Madrid.

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