Iran: “Neppure guerra fermerà arricchimento nucleare”. Mercoledì Netanyahu da Trump
Verso nuovi negoziati tra Stati Uniti e Iran ma Teheran non cede su difesa e nucleare: "La difesa non è negoziabile". Il ministro degli Esteri di Teheran Araghchi ha messo in dubbio l’impegno Usa sui negoziati, perché non è stata fissata una data per i nuovi colloqui. Netanyahu dovrebbe incontrare Donald Trump questo mercoledì a Washington e discuterà con lui dei negoziati con l'Iran. La Nobel per la Pace Mohammadi condannata a sei anni
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Verso nuovi negoziati tra Stati Uniti e Iran ma Teheran non cede su programma missilistico e nucleare. "La difesa non è negoziabile". Nulla fermerà l'arricchimento nucleare dell'Iran, "neppure in caso di guerra", ha detto il ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi, che ha messo in dubbio l'impegno degli Stati Uniti a proseguire i negoziati sul nucleare con l'Iran, poichè "non è stata ancora annunciata una data per i nuovi colloqui". Per il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, i colloqui di venerdì scorso in Oman con gli Stati Uniti "hanno rappresentato un passo avanti ma - avverte - ma non tollereremo il linguaggio della forza".
Il primo ministro Benjamin Netanyahu dovrebbe incontrare il presidente degli Stati Uniti Donald Trump questo mercoledì a Washington e discuterà con lui dei negoziati con l'Iran.
Un tribunale iraniano ha condannato la vincitrice del Premio Nobel per la Pace Narges Mohammadi a sei anni di carcere. Lo ha dichiarato il suo avvocato all'AFP. "E' stata condannata a sei anni di carcere per associazione a delinquere e collusione per commettere reati", ha dichiarato l'avvocato Mostafa Nili, aggiungendo che le è stato anche imposto il divieto di lasciare il Paese per due anni.
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L'Iran condanna ad altri sei anni la premio Nobel Mohammadi. LIVE
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Trump minaccia dazi per chi compra da Iran. Quali i Paesi a rischio?
Crescono le tensioni tra Usa e Iran dopo che il presidente americano Trump, il 12 gennaio, ha annunciato dazi al 25% per qualsiasi Paese che intrattenga rapporti commerciali con Teheran. Ma chi sono i partner commerciali dell’Iran? E quali potrebbero essere le conseguenze della decisione di Washington? Anche di questo tema si è occupata una puntata di Numeri, approfondimento di Sky TG24
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Arrestato dalle autorità iraniane la scorsa settimana, il 26enne sarebbe stato condannato “con un processo estremamente rapido, nel giro di soli due giorni” dopo essere stato coinvolto nelle proteste a Teheran.
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Difendere e preservare l'ideologia e l'integrità della Repubblica islamica è, sin dalla sua nascita, il compito centrale del Sepah-e Pasdaran, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica. L'organizzazione nasce nel 1979, insieme alla Repubblica islamica voluta dall'ayatollah Ruhollah Khomeini, e dopo il ruolo decisivo nel conflitto Iran-Iraq degli anni Ottanta continua a rappresentare il cuore del sistema khomeinista. Dall’Ue arriva intanto il primo sì a inserire i Pasdaran nella lista delle organizzazioni terroristiche, dopo la spietata repressione delle ultime proteste.
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La pressione degli Stati Uniti su Teheran cresce rapidamente, tra movimenti militari su larga scala e dichiarazioni sempre più esplicite della Casa Bianca. Washington segnala così di voler alzare il livello dello scontro, almeno sul piano strategico e politico.
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Consapevole di non poter competere con la superiorità militare statunitense, l'Iran sta lavorando da decenni a un sistema di ritorsione fondato su strumenti asimmetrici, pensati per imporre costi elevati e destabilizzare non solo il Medio Oriente, ma anche l'economia globale. Oggi, con nuove minacce da Washington e un'armada "imponente" in arrivo nella regione, quelle opzioni tornano al centro dello scenario.
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L'artista iraniana ha curato recentemente la regia di "Orfeo ed Euridice" al Teatro Regio di Parma. "È stata un'esperienza intensa", ha detto a Sky TG24 Insider, perché questo mito racconta la tragedia della perdita attraverso un amore fatale ed è da sempre fonte d'ispirazione per poeti, artisti, scrittori.
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Vai al contenutoUsa-Iran, le tre richieste di Trump per l'accordo sul nucleare
Venerdì gli inviati di Washington e Teheran si incontreranno in Turchia, sedendosi allo stesso tavolo per trovare un nuovo accordo e scongiurare il rischio di una escalation militare. La Casa Bianca pone posizioni molto nette che gli ayatollah sono disposti a trattare.
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Vai al contenutoIran, la Nobel per la pace Mohammadi condannata a 6 anni di carcere
A dare la notizia è stato l’avvocato dell’attivista per i diritti umani. Il reato contestato è di “associazione a delinquere e collusione per commettere reati”. La pena prevede anche un divieto di espatrio per 2 anni. Il legale ha aggiunto che Mohammadi ha ricevuto anche una condanna a un anno e mezzo per attività di propaganda, con obbligo di dimora per 2 anni nella città di Khosf. Nei giorni scorsi la Nobel per la pace 2023 ha iniziato uno sciopero della fame nella prigione iraniana dove è rinchiusa.
Iran, la Nobel per la pace Mohammadi condannata a 6 anni di carcere
Vai al contenutoIran, media: "Arrestati 3 riformisti"
Arrestati in Iran tre esponenti del campo riformista. A riferirne è l'agenzia Fars che parla del fermo di "Azar Mansouri, Ebrahim Asgharzadeh e Mohsen Aminzadeh" con accuse che vanno da "attacco all'unità nazionale" a "coordinamento con la propaganda nemica", da "presa di posizione contro la Costituzione" a "creazione di meccanismi sovversivi segreti".
Iran Observer: "L'Iran ha annunciato l'esistenza di munizioni inesplose statunitensi negli impianti nucleari iraniani"
Iran, Noury (Amnesty): "Mohammadi? Ecco a che punto si spingono per zittire il dissenso"
“Il mondo ha fatto presto a dimenticare la repressione in atto in Iran e le autorità iraniane ne hanno approfittato subito”. Così Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, commenta all’Adnkronos la condanna inflitta oggi alla Nobel per la pace iraniana Narges Mohammadi.
“Sei anni di carcere per ‘raduno e collusione contro la sicurezza nazionale’, un ulteriore anno e mezzo per ‘propaganda contro il regime della Repubblica islamica’, seguiti da due anni di esilio interno nella città di Khusf e da due anni di divieto di espatrio, il tutto per aver preso parte alla commemorazione funebre di un avvocato per i diritti umani e per aver denunciato la repressione delle proteste mostrano fino a che punto le autorità iraniane sono disposte ad arrivare per zittire il dissenso. Del resto, lo avevano già dimostrato a gennaio uccidendo migliaia e migliaia di manifestanti”, sottolinea Noury.
“A causa del suo impegno in favore dei diritti umani, Narges Mohammadi ha così totalizzato 44 anni di carcere nella sua vita. Considerando le pregresse condanne che stava scontando prima di essere scarcerata per motivi di salute, rischia di trascorrere oltre 17 anni in prigione e di subire 154 frustate. Rischia di terminare la propria vita in carcere. La comunità internazionale, Italia inclusa, intervenga immediatamente”, conclude il portavoce di Amnesty Italia.
Legale di Mohammadi: "Possibile fare ricorso"
Mohammadi, 53 anni, è stata arrestata il 12 dicembre a Mashhad insieme ad altri attivisti dopo essere intervenuta nel corso di una cerimonia in ricordo di un avvocato trovato senza vita. In dichiarazioni all'agenzia Afp, il suo legale ha precisato che è possibile fare ricorso e ha auspicato che alla luce delle sue condizioni di salute Mohammadi possa essere "liberata su cauzione per le cure" necessarie.
Negli ultimi 25 anni per Mohammadi ci sono stati più volte processi e carcere a causa del suo attivismo contro la pena di morte in Iran e il codice di abbigliamento per le donne. Ha trascorso buona parte degli ultimi dieci anni dietro le sbarre e dal 2015 non vede i figli, che vivono a Parigi.
La Nobel per la Pace Mohammadi condannata a sei anni in Iran
Un tribunale iraniano ha condannato la vincitrice del Premio Nobel per la Pace Narges Mohammadi a sei anni di carcere. Lo ha dichiarato il suo avvocato all'AFP. "E' stata condannata a sei anni di carcere per associazione a delinquere e collusione per commettere reati", ha dichiarato l'avvocato Mostafa Nili, aggiungendo che le è stato anche imposto il divieto di lasciare il Paese per due anni. Mohammadi è stata inoltre condannata a un anno e mezzo di carcere per attività di propaganda e all'esilio per due anni nella città di Khosf, nella provincia orientale del Khorasan meridionale, ha dichiarato l'avvocato.
Iran, colloqui con gli Usa: domani riunione del Parlamento
Il Parlamento iraniano si riunirà domani per valutare gli esiti degli ultimi colloqui indiretti con gli Stati Uniti in Oman. "Domani, durante una riunione a porte chiuse, verrà esaminato lo stato dei colloqui tra l'Iran e gli Stati Uniti - ha detto all'agenzia iraniana Irna il numero due della Commissione Politica estera e Sicurezza nazionale del Parlamento, Abbas Moqtadaei - Probabilmente sarà presente il ministro degli Esteri Abbas Araghchi".
Iran, proteste di fronte al consolato di Milano: "Viva lo Shah"
In centinaia hanno manifestato di fronte al consolato generale iraniano in Via Monte Rosa a Milano. La stragrande maggioranza dei manifestanti sventolava la storica bandiera imperiale dell'Iran, inneggiando "viva l'Iran, viva lo Shah", in segno di protesta contro il regime attuale e dell'ondata di repressione che ha scatenato nelle ultime settimane, esprimendo al contempo il proprio appoggio per Reza Pahlavi, figlio esiliato dello Shah deposto dalla Rivoluzione islamica del 1979, divenuto simbolo dell'opposizione alle autorità attuali di Teheran. In diversi hanno alzato foto di giovani uccisi dalle autorità nel corso delle proteste che hanno scosso il Paese, altri cartelloni con slogan contro l'ayatollah Ali Khamenei. Tra le bandiere anche quelle di Georgia e Ucraina.
L'Armada di Trump che minaccia l'Iran: cos'è e da cosa è composta
La pressione degli Stati Uniti su Teheran è stata evidente negli ultimi giorni, tra movimenti militari su larga scala e dichiarazioni sempre più esplicite della Casa Bianca. Washington segnala così di voler alzare il livello dello scontro, almeno sul piano strategico e politico
L'Armada di Trump che minaccia l'Iran: cos'è e da cosa è composta
Vai al contenutoMedia: "Funzionari israeliani agli Usa, contro l'Iran agiremo da soli se necessario"
Funzionari della difesa israeliani hanno recentemente riferito agli omologhi statunitensi che il programma dei missili balistici dell'Iran rappresenta una minaccia esistenziale e che Gerusalemme è pronta ad agire unilateralmente, se necessario. Lo riporta il Jerusalem Post. Secondo fonti della sicurezza, nelle ultime settimane le intenzioni israeliane di smantellare le capacità missilistiche e l'infrastruttura di produzione dell'Iran sono state trasmesse agli Usa attraverso una serie di contatti ad alto livello. I responsabili militari hanno illustrato concetti operativi per indebolire il programma, inclusi attacchi contro siti chiave di produzione. "Abbiamo detto agli americani che colpiremo da soli se l'Iran supererà la linea rossa che abbiamo fissato sui missili balistici", ha affermato una fonte, aggiungendo che Israele non ha ancora raggiunto questa soglia, ma sta monitorando costantemente gli sviluppi all'interno dell'Iran. Un funzionario della difesa ha descritto il momento attuale come una "opportunità storica" per infliggere un colpo significativo all'infrastruttura missilistica iraniana e neutralizzare minacce attive contro Israele e i Paesi vicini.
Iran: sindacato insegnanti, 200 studenti uccisi in proteste
Il Consiglio di coordinamento dei sindacati degli insegnanti in Iran (Ccitta) ha aggiornato a 200 il numero di giovani studenti uccisi nell'ultima ondata di proteste nel Paese, repressa nel sangue. Il sindacato ha pubblicato l'elenco dei nomi e i dettagli di tutti gli studenti deceduti in un video diffuso su X. La scorsa settimana, Amin Hossein Rahimi, ministro della Giustizia della Repubblica islamica, ha riconosciuto la detenzione di minori di 18 anni da parte delle forze di sicurezza della Repubblica islamica, ricorda Radio Farda. "Duecento banchi vuoti; duecento nomi che non avrebbero dovuto andare perduti, e questa non è la fine. Duecento nomi; nomi che ripeteremo fino al giorno della giustizia. Scrivere questa lista non è facile. Ogni nome porta con sé un'ondata di risentimento e poi un dolore che è mortale", si legge nel post del sindacato. "Questa lista non è un archivio dei morti ma è un atto d'accusa contro un sistema che vede il bambino come un ostacolo alla propria sopravvivenza", denunciano gli insegnanti. "Duecento nomi sono un promemoria costante di una realta' semplice e orribile: un sistema che uccide il futuro. I nomi restano: per chiedere, per rispondere e per porre fine alla politica di omicidio infantile", conclude il sindacato.
Iran, Israele: "Missili a lungo raggio rischi anche per Europa"
Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar ha lanciato l'allarme sul pericolo rappresentato dalla continua produzione iraniana di missili balistici a lungo raggio, non solo per Israele ma anche per i Paesi europei, che "sono minacciati dalla loro gittata". In una conferenza congiunta con il suo omologo paraguaiano, Rube'n Rami'rez Lezcano, Saar ha affrontato il tema del programma nucleare iraniano, nel contesto dei colloqui in corso tra Stati Uniti e Iran. Le sue parole arrivano pochi giorni prima del viaggio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu negli Stati Uniti per incontrare il presidente Donald Trump mercoledi'. Netanyahu intende sottolineare l'importanza per Israele di includere nei negoziati con l'Iran la limitazione della sua produzione di missili e del suo finanziamento a gruppi regionali come Hezbollah. "L'enorme numero di missili balistici a lungo raggio che il regime iraniano intende produrre mette in pericolo Israele, ma non solo Israele. Il regime ha gia' utilizzato missili contro altri paesi del Medio Oriente. Anche i Paesi europei sono minacciati dalla gittata di questi missili", ha affermato Saar.
Il Papa: "Le strategie militari non danno futuro all'umanità"
"Continuiamo a pregare per la pace. Le strategie di potenze economiche e militari - ce lo insegna la storia - non danno futuro all'umanità. Il futuro sta nel rispetto e nella fratellanza tra i popoli". Lo ha detto il Papa all'Angelus.
Riunione di governo a Gerusalemme prima della partenza del premier per gli Usa
E' in corso a Gerusalemme la riunione settimanale del governo presieduta dal primo ministro Benyamin Netanyahu. Il consiglio dei ministri si è riunito prima del viaggio del premier negli Usa. Netanyahu, ha riferito il suo ufficio, partirà domani e incontrerà Donald Trump mercoledì per discutere del dossier Iran. La partenza del primo ministro è stata anticipata di una settimana sulle date previste, su richiesta dello stesso Netanyahu.
Israele, Netanyahu in Usa: Corte annulla udienze suo processo
I giudici che presiedono il processo del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, hanno accolto la sua richiesta di annullare le udienze previste per martedi' e mercoledi', in seguito all'annuncio del suo viaggio a Washington dove incontrera' il presidente Donald Trump per discutere delle tensioni con l'Iran. Lo riporta Haaretz.
Sa'ar: “Missili balistici che regime cerca di produrre mettono in pericolo Israele”
"Hamas deve essere disarmato e Gaza deve essere smilitarizzata. Questo è il cuore del piano di pace e non ci devono essere compromessi su questo punto". Lo ha affermato il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa'ar durante un incontro con il ministro degli Esteri paraguaiano Rubén Ramírez Lecco. Riguardo all'Iran, ha dichiarato: "I missili balistici a lungo raggio che il regime cerca di produrre su larga scala mettono in pericolo Israele, ma non solo. Il regime iraniano ha già utilizzato missili contro altri paesi del Medio Oriente. Anche i Paesi europei sono minacciati dalla gittata di questi missili".
Iran: Teheran dubita su "serieta'" Usa in ripresa negoziati
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha messo in dubbio l'impegno degli Stati Uniti a proseguire i negoziati sul nucleare con l'Iran, poiche' non e' stata ancora annunciata una data per i nuovi colloqui. "L'imposizione di nuove sanzioni e alcune azioni militari sollevano dubbi sulla serieta' e sulla disponibilita' dell'altra parte a condurre negoziati autentici", ha dichiarato Araghchi in un evento pubblico a Teheran, aggiungendo che il suo Paese "valutera' tutti i segnali e decidera' se proseguire i negoziati".
Pezeshkian: "Colloqui in Oman passo avanti ma no a linguaggio della forza"
"I colloqui Iran-Stati Uniti, svoltisi venerdì in Oman con il sostegno dei governi amici della regione, hanno rappresentato un passo avanti", ha affermato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, sottolineando: "Il dialogo è sempre stata la nostra strategia per una risoluzione pacifica delle controversie. Rifiutiamo la coercizione e rispettiamo il diritto internazionale per quanto riguarda il nostro programma nucleare". "La nazione iraniana ha sempre risposto rispetto con rispetto, ma non tollererà il linguaggio della forza", ha aggiunto Pezeshkian in un post pubblicato oggi sul suo account X.
Iran: "Su arricchimento non cederemo nemmeno in caso guerra"
L'Iran non rinuncera' all'arricchimento dell'uranio sul suo territorio nemmeno "se gli venisse imposta una guerra". Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri della Repubblica islamica, Abbas Araghchi, anche capo negoziatore nei colloqui sul nucleare ripartiti con gli Stati Uniti. "Perche' insistiamo cosi' tanto sull'arricchimento e ci rifiutiamo di abbandonarlo anche se ci venisse imposta una guerra? Perche' nessuno ha il diritto di dettare le nostre azioni", ha ammonito il capo della diplomazia iraniana che venerdi' ha incontrato l'inviato statunitense, Steve Witkoff, in Oman per un nuovo round di negoziati indiretti. "L'asse portante della Costituzione post-rivoluzionaria e' l'indipendenza, che non ammette influenze straniere. La Repubblica islamica dell'Iran ha pagato un prezzo altissimo per il suo programma nucleare pacifico. Nessuno ha il diritto di dirci cosa dovremmo e cosa non dovremmo avere", ha detto in un evento pubblico a Teheran il ministro, come riporta l'agenzia Mehr. "Se ci sono domande o incertezze sull'arricchimento, risponderemo", ha proseguito, avvertendo che Teheran non vuole che qualcuno riconosca il suo diritto al programma nucleare, "perche' questo diritto e' ufficiale". "Vogliamo piuttosto che venga rispettato", ha concluso, assicurando che la Repubblica islamica "non persegue la bomba nucleare" e ricordando che "il segreto della sua forza sta nel dire 'no' alle grandi potenze".
Iran, Teheran: la pressione militare Usa "non ci spaventa"
Il dispiegamento militare statunitense nel Golfo "non ci spaventa", ha assicurato il ministro degli Esteri iraniano, due giorni dopo i colloqui sul nucleare con Washington, che continua a esercitare pressioni sulla Repubblica islamica. "Il loro dispiegamento militare nella regione non ci spaventa", ha dichiarato Abbas Araghchi, il giorno dopo la visita dell'inviato di Donald Trump per il Medio Oriente alla portaerei statunitense Abraham Lincoln nella regione del Golfo. "Siamo una nazione diplomatica, siamo anche una nazione di guerra, ma questo non significa che cerchiamo la guerra", ha aggiunto Araghchi in un eventi pubblico a Teheran.
Iran: "Nulla fermerà il nostro arricchimento nucleare, neppure la guerra"
Nulla fermerà l'arricchimento nucleare dell'Iran, "neppure in caso di guerra": lo ha detto il ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi. La pressione militare americana "non intimorisce" la Repubblica islamica, ha aggiunto. "La diplomazia è l'unica via da seguire ma ha successo solo quando riconosce i nostri diritti intrinseci e quando c'è dialogo piuttosto che minacce, pressioni o coercizioni", ha aggiunto Araghchi. "Non chiediamo il permesso a nessuno e non siamo spaventati dalle minacce e dalle pressioni militari degli Stati Uniti nel Golfo Persico", ha aggiunto. "La nostra nazione è una nazione di diplomazia e di guerra, ma questo non significa che siamo alla ricerca della guerra", ha concluso citato dall'Irna.
Iran, Pezeshkian: colloqui con Usa sono "un passo avanti"
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha definito i negoziati sul nucleare ripresi con gli Stati Uniti "un passo avanti", ma ha ribadito che Teheran non rinuncera' all'arricchimento dell'uranio per scopi pacifici. "Questi colloqui sono stati un passo avanti. Il dialogo e' sempre stata la nostra strategia per risolvere pacificamente i problemi", ha dichiarato Pezeshkian in un post su X. Il presidente iraniano ha inoltre ribadito il diritto del suo Paese ad arricchire l'uranio per scopi pacifici, secondo il Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp), respingendo cosi' le richieste degli Stati Uniti di uno stop all'arricchimento sul territorio iraniano. Pezeshkian ha anche respinto il tono minaccioso del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha ripetutamente avvertito che se Teheran non firmera' un accordo, avviera' un'azione militare. "Il popolo iraniano risponde sempre al rispetto con rispetto, ma non tollera il linguaggio della forza", ha ammonito Pezeshkian. Iran e Stati Uniti hanno ripreso venerdi' i negoziati indiretti sul nucleare nella capitale dell'Oman, Muscat. Entrambe le parti hanno definito i colloqui "positivi". I colloqui si svolgono in uno dei momenti piu' difficili per la Repubblica Islamica, dopo le massicce proteste di gennaio e le minacce di Trump di intervenire militarmente per la dura repressione messa in atto dal regime.
Iran: manifesto anti-Khamenei, arrestato un altro attivista
L'Iran ha arrestato il noto attivista politico Ghorban Behzadian-Nejad per un manifesto critico nei confronti della Repubblica islamica, in seguito alla brutale repressione delle proteste antigovernative di gennaio, e in cui si chiedeva la formazione di un'assemblea costituente per superare il regime. Behzadian-Nejad e' stato arrestato nella sua abitazione a Teheran, secondo quanto riportato dal quotidiano riformista Shargh. Behzadian-Nejad, consigliere di Mir Hossein Mousavi, uno dei leader del movimento dell'Onda Verde del 2009, che si trova agli arresti domiciliari da 15 anni, e' stato uno dei firmatari del documento noto come "Dichiarazione dei 17", pubblicato a fine gennaio. Il manifesto chiede un referendum "libero e trasparente", la formazione di un'assemblea costituente, la fine della Repubblica islamica, e si schiera a sostegno delle recenti proteste. La scorsa settimana, le autorita' iraniane hanno arrestato altri tre firmatari della dichiarazione, tra cui lo sceneggiatore Mehdi Mahmoudyan, candidato all'Oscar per il film 'Un semplice incidente' di Jafar Panahi. Insieme a lui sono stati arrestati anche gli attivisti Vida Rabbani e Abdullah Momeni. Tra gli altri firmatari del manifesto figurano lo stesso regista Panahi, attualmente negli Stati Uniti per la promozione del film agli Oscar; il collega Mohammad Rasoulof, rifugiato in Germania; la vincitrice del Premio Nobel per la Pace Narges Mohammadi, al momento in carcere e la vincitrice del Premio Sakharov Nasrin Sotoudeh. Il documento attribuisce alla Guida Suprema, Ali Khamenei, la responsabilita' della morte di migliaia di persone nelle proteste iniziate a dicembre per il crollo della valuta nazionale, ma che si sono presto diffuse in tutto il Paese chiedendo la fine della Repubblica islamica. Il movimento di piazza e' stato represso nel sangue con migliaia di vittime e un prolungato blackout delle comunicazioni imposto dalle autorita'. Il regime ha riconosciuto la morte di 3.117 persone; tuttavia, organizzazioni per i diritti umani come Hrana, con sede negli Stati Uniti, hanno accertato l'uccisione di 6.961 e stanno lavorando per verificare piu' di altri 11.600 possibili decessi; gli arresti sono stimati in circa 51.000.
Iran: pronti ad un accordo con Trump. VIDEO
Iran: pronti ad un accordo con Trump
Vai al contenutoMedia: Trump coinvolge i leader militari negli sforzi diplomatici su Iran e Ucraina
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump avrebbe compiuto un passo non convenzionale per la diplomazia americana coinvolgendo i comandanti militari nei colloqui sulla guerra tra Iran e Russia. Secondo Ukrinform, che cita ABC News, il comandante del Comando Centrale degli Stati Uniti, il generale Brad Cooper, ha preso parte ai colloqui tra Stati Uniti e Iran, in Oman sul programma nucleare. Il Segretario dell'Esercito degli Stati Uniti, Dan Driscoll, ha partecipato ai colloqui sulla guerra in Ucraina e ha mantenuto i contatti con i funzionari ucraini tra un incontro e l'altro. Entrambi i percorsi diplomatici sono coordinati dall'inviato speciale statunitense Steve Witkoff e dal genero di Trump, Jared Kushner. Secondo gli esperti, il coinvolgimento dei militari rompe con i tradizionali approcci diplomatici statunitensi e dimostra anche la disponibilità dell'amministrazione a considerare opzioni più dure. Il 4 e 5 febbraio si è svolto ad Abu Dhabi un secondo round di colloqui trilaterali che ha coinvolto delegazioni di Ucraina, Stati Uniti e Russia. A seguito dei colloqui, il capo della delegazione ucraina, il segretario del consiglio per la sicurezza e la difesa nazionale Rustem Umerov, ha dichiarato che nell'arco di due giorni le delegazioni hanno discusso in dettaglio questioni irrisolte, tra cui le modalità per l'attuazione del cessate il fuoco e il monitoraggio della cessazione delle ostilità.
Witkoff e Kushner a bordo della portaerei Lincoln
Gli inviati del presidente americano Donald Trump in Medio Oriente, Steve Witkoff e Jared Kushner, hanno visitato la portaerei Uss Abraham Lincoln che attualmente si trova nel Mar Arabico, in vista di un eventuale intervento militare contro l'Iran. Lo riporta Axios.
Netanyahu convoca consiglio dei ministri prima di andare negli Usa
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu incontrerà oggi i leader della coalizione e terrà un dibattito in Consiglio dei ministri prima della partenza, mercoledì, per gli Stati Uniti dove incontrerà il presidente Donald Trump sul dossier Iran.
Media, Trump coinvolge i leader militari negli sforzi diplomatici su Iran e Ucraina
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump avrebbe compiuto un passo non convenzionale per la diplomazia americana coinvolgendo i comandanti militari nei colloqui sulla guerra tra Iran e Russia. Secondo Ukrinform, che cita ABC News, il comandante del Comando Centrale degli Stati Uniti, il generale Brad Cooper, ha preso parte ai colloqui tra Stati Uniti e Iran, in Oman sul programma nucleare. Il Segretario dell'Esercito degli Stati Uniti, Dan Driscoll, ha partecipato ai colloqui sulla guerra in Ucraina e ha mantenuto i contatti con i funzionari ucraini tra un incontro e l'altro. Entrambi i percorsi diplomatici sono coordinati dall'inviato speciale statunitense Steve Witkoff e dal genero di Trump, Jared Kushner. Secondo gli esperti, il coinvolgimento dei militari rompe con i tradizionali approcci diplomatici statunitensi e dimostra anche la disponibilità dell'amministrazione a considerare opzioni più dure. Il 4 e 5 febbraio si è svolto ad Abu Dhabi un secondo round di colloqui trilaterali che ha coinvolto delegazioni di Ucraina, Stati Uniti e Russia. A seguito dei colloqui, il capo della delegazione ucraina, il segretario del consiglio per la sicurezza e la difesa nazionale Rustem Umerov, ha dichiarato che nell'arco di due giorni le delegazioni hanno discusso in dettaglio questioni irrisolte, tra cui le modalità per l'attuazione del cessate il fuoco e il monitoraggio della cessazione delle ostilità.