Introduzione
Consapevole di non poter competere con la superiorità militare statunitense, l'Iran sta lavorando da decenni a un sistema di ritorsione fondato su strumenti asimmetrici, pensati per imporre costi elevati e destabilizzare non solo il Medio Oriente, ma anche l'economia globale. Oggi, con nuove minacce da Washington e un'armada "imponente" in arrivo nella regione, quelle opzioni tornano al centro dello scenario.
Quello che devi sapere
Altissima tensione
"Stiamo effettivamente inviando un numero maggiore di navi in Iran e speriamo di raggiungere un accordo", ha detto nelle scorse ore il presidente americano Donald Trump. "Se lo raggiungiamo, va bene. Se non lo raggiungiamo, vedremo cosa succederà", ha avvisato. Successivamente, il capo della Casa Bianca ha evidenziato come Teheran voglia "fare un accordo", anche se al momento - secondo gli analisti internazionali - non si registrebbero progressi. Non solo: pare ci sia un ultimatum. A chi ha chiesto al presidente americano se avesse fissato una scadenza per un possibile accordo, lui ha risposto: "Solo loro lo sanno per certo".
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Le nuove sanzioni a Teheran
Mentre resta altissima la tensione tra i due Paesi, gli Usa hanno deciso di imporre nuove sanzoni a Teheran. Stavolta nel mirino ci sono il ministro dell'interno Eskandar Momeni e alcuni comandanti delle Guardie Rivoluzionarie. Colpite anche le società di servizi finanziarie Zedcex Exhange e Zedxion Exchange. "Continueremo a colpire le reti iraniane e l'elite dell'Iran", ha fatto sapere il segretario al Tesoro Scott Bessent.
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Pasdaran nella lista dei terroristi
Nelle scorse ore, l'Unione europea ha deciso di inserire i Pasdaran iraniani nella lista dei terroristi. Una decisione che ha scatenato l'ira di Teheran. "L'Ue sa certamente che, secondo la risoluzione dell'assemblea consultiva islamica, gli eserciti dei Paesi coinvolti nella recente risoluzione dell'Ue contro il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Irgc) sono considerati terroristi", ha affermato il segretario del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale dell'Iran Ali Larijani in un post sul suo account X. "Pertanto, le conseguenze ricadranno sui Paesi europei che hanno adottato tali misure", ha sottolineato il massimo funzionario della sicurezza iraniana.
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Le opzioni sul tavolo
Nonostante l'indebolimento subito negli attacchi israeliani e americani della scorsa estate e le crescenti tensioni interne, il regime iraniano mantiene ancora un ventaglio articolato di possibili rappresaglie. Le leve a disposizione spaziano dal confronto militare diretto alla mobilitazione di gruppi alleati, fino all'uso dell'arma economica con effetti potenzialmente globali. "Il regime ha molte capacità da usare se considera il conflitto una guerra esistenziale. Se lo vede come uno scontro finale, potrebbe giocarsi tutte le carte", afferma Farzin Nadimi, senior fellow del Washington Institute, citato dalla Cnn.
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Lo scenario militare
La prima opzione resta quella militare. L'Iran dispone di migliaia di missili e droni in grado di raggiungere le truppe americane dislocate in diversi Paesi del Medio Oriente e Israele. A giugno, dopo un attacco a sorpresa israeliano, Teheran ha risposto con ondate di missili balistici e droni che hanno causato danni, superando in parte le difese aeree israeliane. Secondo fonti iraniane, gli arsenali sarebbero stati ricostruiti, mentre Washington ritiene che questi sistemi rappresentino ancora una minaccia concreta.
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Un attacco complesso e rischioso
Il segretario di Stato Usa Marco Rubio ha ricordato che "30-40mila soldati americani sono schierati in otto o nove basi nella regione", tutti nel raggio di droni e missili balistici iraniani. Due funzionari Usa hanno detto alla Cnn che queste capacità rendono complesso un attacco risolutivo contro l'Iran. Teheran ha inoltre avvertito che eventuali raid provocherebbero ritorsioni anche contro gli alleati regionali degli Stati Uniti. La scorsa estate, dopo bombardamenti americani contro siti nucleari iraniani, l'Iran lanciò missili contro la base di al-Udeid in Qatar, la più grande installazione militare americana nella regione.
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La carta dei proxy
Accanto al confronto diretto, resta centrale la carta dei proxy. Negli ultimi anni Israele ha colpito duramente la rete regionale di alleati dell'Iran, riducendone la capacità di proiezione. Tuttavia, gruppi come Kataeb Hezbollah e Harakat al-Nujaba in Iraq, oltre a Hezbollah in Libano, hanno promesso sostegno a Teheran in caso di attacco. Il comandante di Kataeb Hezbollah, Abu Hussein al-Hamidawi, ha invitato i sostenitori dell'Iran "in tutto il mondo" a prepararsi a una guerra totale.
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Una strada con (molti) limiti
Anche questa opzione, però, presenta limiti evidenti. Hezbollah è indebolito da oltre un anno di scontri con Israele e dalle pressioni interne per il disarmo. In Iraq, le milizie filo-iraniane devono fare i conti con un governo centrale sottoposto a crescente pressione degli Usa. Restano invece particolarmente attivi gli Houthi in Yemen, che con il sostegno iraniano hanno colpito Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Israele e navi americane nel Mar Rosso.
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L'arma economica
L'arma più dirompente, secondo molti analisti, resta però quella economica. Teheran sostiene che un conflitto non resterebbe confinato al Medio Oriente. L'Iran, grande produttore di energia, controlla lo stretto di Hormuz, da cui transita oltre un quinto del petrolio mondiale e una quota rilevante di gas naturale liquefatto. La minaccia di chiuderlo potrebbe far impennare i prezzi dell'energia e innescare una recessione globale. "Anche interruzioni parziali potrebbero causare forti aumenti dei prezzi, nonché problemi alle catene di approvvigionamento e un'impennata dell'inflazione", ha avvertito l'analista energetico Umud Shokri. Sarebbe tuttavia una mossa estrema, perché danneggerebbe anche il commercio iraniano e quello dei Paesi arabi vicini, molti dei quali stanno facendo pressione su Trump per evitare un attacco.
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