L'Armada di Trump che minaccia l'Iran: cos'è e da cosa è composta

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La pressione degli Stati Uniti su Teheran cresce rapidamente, tra movimenti militari su larga scala e dichiarazioni sempre più esplicite della Casa Bianca. Washington segnala così di voler alzare il livello dello scontro, almeno sul piano strategico e politico

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Negli ultimi giorni Washington ha rafforzato in modo significativo la propria presenza militare attorno all’Iran, dispiegando un ampio dispositivo aeronavale che Donald Trump ha descritto come "un’armada imponente". Il presidente statunitense ha accompagnato lo schieramento con minacce esplicite di un possibile intervento armato, legandolo soprattutto all’obiettivo di neutralizzare il programma nucleare iraniano più che alla repressione delle grandi proteste di metà gennaio, soffocate dal regime con una violenza senza precedenti. Il perno operativo è la portaerei Abraham Lincoln, posizionata nel mar Arabico e affiancata da unità dotate di missili Tomahawk, in grado di colpire obiettivi a grande distanza, oltre a decine di caccia pronti a entrare in azione. A questo si aggiunge il trasferimento di velivoli nelle basi mediorientali e il rafforzamento dei sistemi di difesa antiaerea, in previsione di eventuali ritorsioni contro le installazioni statunitensi nella regione, dove sono dislocati circa 40 mila soldati (USA-IRAN, TUTTI GLI AGGIORNAMENTI IN DIRETTA).

Il braccio di ferro con Teheran

Secondo indiscrezioni della stampa americana, Trump non avrebbe ancora dato il via libera a un attacco, ma starebbe valutando scenari più ampi rispetto a quelli ipotizzati nelle settimane scorse. Le opzioni sul tavolo spaziano da bombardamenti simbolici contro apparati della sicurezza iraniana, pensati per alimentare nuove proteste interne, a operazioni più rischiose contro i siti nucleari, fino a un’offensiva aerea su missili e difese antiaeree, sostenuta in particolare da Israele. La pressione militare e diplomatica mira a costringere Teheran ad accettare condizioni drastiche: l’abbandono dell’arricchimento dell’uranio, la consegna delle scorte, una riduzione dell’arsenale balistico e la fine del sostegno ai gruppi armati alleati. L’amministrazione americana paragona la strategia all’accerchiamento che portò alla caduta di Nicolás Maduro in Venezuela, ma l’Iran appare un avversario ben più solido, dotato di un apparato di sicurezza ancora compatto ed efficiente, come dimostrato dalla capacità di reprimere duramente il dissenso interno.

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