Trump: “Iran negozi, tempo stringe”. Teheran: se attaccati reagiremo “come mai prima”

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Il presidente Usa sul suo social Truth: “Speriamo che si siedano al tavolo delle trattative e negozino un accordo giusto. Il tempo stringe: il prossimo attacco sarà peggiore di Operazione Martello di Mezzanotte”. Il tycoon ha aggiunto che una "imponente armata" è in viaggio verso l'area mediorientale ed è in grado di "compiere rapidamente la sua missione, come in Venezuela". La risposta di Teheran all'Onu: "Pronti a reagire come mai prima d'ora" in caso di attacco americano

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"Speriamo che l'Iran si sieda rapidamente al tavolo delle trattative e negozi un accordo giusto ed equo - NIENTE ARMI NUCLEARI - che sia vantaggioso per tutte le parti. Il tempo stringe, è davvero essenziale! Come ho già detto all'Iran una volta, FATE UN ACCORDO!". A dichiararlo è stato Donald Trump in un post su Truth. "Non l'hanno fatto e c'è stata 'l'Operazione Martello di Mezzanotte' (a giugno 2025, ndr), una massiccia distruzione dell'Iran. Il prossimo attacco sarà molto peggiore! Non fatelo accadere di nuovo". La risposta non si è fatta attendere: come ha fatto sapere la missione di Teheran all'Onu, l'Iran è pronto a reagire "come mai prima d'ora" in caso di attacco americano.

L’Iran come il Venezuela

Nel suo post su Truth Trump ha poi proseguito: “Un'imponente Armata si sta dirigendo verso l'Iran. Si muove rapidamente, con grande potenza, entusiasmo e determinazione. È una flotta più grande, guidata dalla grande portaerei Abraham Lincoln, di quella inviata in Venezuela. Come per il Venezuela, è pronta, disponibile e in grado di compiere rapidamente la sua missione, con rapidità e violenza, se necessario", ha scritto. La dichiarazione social segue quanto dichiarato in Iowa, dove il presidente aveva sottolineato come "a giugno, abbiamo annientato la capacità nucleare dell'Iran con l'Operazione Midnight Hammer. La gente aspettava da 22 anni per farlo... Erano a un mese circa dall'ottenere l'arma nucleare. Dovevamo farlo".

La risposta di Teheran

Non sono mancate le reazioni dall'Iran. "Non stiamo cercando una guerra, ma in caso di qualsiasi mossa o attacco stupido da parte degli Stati Uniti, siamo pronti a rispondere con decisione per difendere il nostro Paese", ha dichiarato il viceministro degli Esteri per gli Affari Legali Kazem Gharibabadi in un incontro con i media stranieri aggiungendo poi che "se l'Iran verrà attaccato, infliggeremo duri colpi agli americani, in particolare alle loro basi militari regionali". Il viceministro degli Esteri per gli Affari Legali ha poi concluso: "Non sarà una guerra solo tra Iran e Stati Uniti, ma i suoi effetti saranno così vasti e pesanti che non potranno essere controllati. Questa è una vera posizione dell'Iran, non un bluff". In queste ore, poi, non sono mancati i contatti tra Teheran e i Paesi del Golfo: come ha riportato l'agenzia iraniana Mehr, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha avuto una conversazione telefonica con il suo omologo saudita Faisal bin Farhan, durante la quale le due parti hanno messo in guardia dalle pericolose conseguenze di un'eventuale escalation delle tensioni nella regione per la pace e la stabilità regionali. La stessa agenzia ha poi aggiunto che le crescenti minacce degli Stati Uniti di attaccare l'Iran, se il Paese non abbandona le sue attività nucleari e missilistiche, hanno spinto Araghchi e i suoi omologhi regionali, tra cui lo sceicco del Qatar Mohammed bin Abdulrahman Al Thani e l'egiziano Badr Abdelatty, a tenere oggi conversazioni telefoniche separate per discutere la questione.

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La preoccupazione dell’Europa

Allo scenario iraniano guarda con preoccupazione Bruxelles. "Non intendo commentare scenari ipotetici. Detto questo, un'escalation militare rischia di avere gravi ripercussioni sulla stabilità regionale e occorre dare una possibilità alla diplomazia", ha dichiarato il portavoce della Commissione europea Anouar El Anouni nel briefing alla stampa in merito a un eventuale attacco Usa in Iran. "L'Ue è molto attaccata alla pace, alla sicurezza e alla stabilità in Medio Oriente" ha aggiunto, esortando "tutte le parti, attori statali e non statali, a rispettare il diritto internazionale, a dare prova di moderazione e a evitare qualsiasi azione che possa portare a un'escalation in Medio Oriente". Rimandata, invece, la decisione di designare le Guardie delle rivoluzione iraniane come organizzazione terroristica: come ha dichiarato un alto funzionario europeo, "ci sono Paesi Ue favorevoli, altri che hanno riserve e altri contrari". Alla riunione dei ministri degli Esteri domani, invece, saranno annunciate "altre sanzioni" nei confronti di Teheran, colpendo anche i pasdaran, per la violazione dei diritti umani.

Mez: "Il regime iraniano ha i giorni contati"

"Un regime che può mantenersi al potere solo con la forza bruta e il terrore contro la propria popolazione ha i giorni contati", ha detto il cancelliere federale Friedrich Merz, durante una conferenza stampa con il primo ministro rumeno Ilie Bolojan. Il cancelliere tedesco ha poi precisato che "potrebbero essere settimane, ma questo regime non ha alcuna legittimità per governare il Paese e se ci sono state decine di migliaia di vittime nelle ultime manifestazioni contro il regime, è evidente che il regime dei mullah può mantenersi al potere solo con il terrore puro". Merz si è poi detto rammaricato perché "ci sono ancora uno o due paesi dell'Unione europea che non sono ancora disposti a classificare le Guardie Rivoluzionarie Iraniane come organizzazione terroristica. La Germania è favorevole a farlo, vogliamo esercitare la massima pressione possibile sul regime iraniano".

Il commento di Turchia ed Egitto

Non sono mancate anche le reazioni dal mondo arabo e mediorientale. La Turchia ha nuovamente esortato gli Stati Uniti a scegliere la strada del negoziato con l'Iran e non l'opzione dell'attacco armato. "È sbagliato attaccare l'Iran. È sbagliato ricominciare la guerra. L'Iran è pronto a negoziare di nuovo sul dossier nucleare", ha sottolineato il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, invitando gli Usa a negoziare con la Repubblica islamica. "Il mio consiglio per i nostri amici americani è sempre stato: chiudete i dossier uno per uno con gli iraniani. Iniziate con la questione nucleare e chiudetela. Poi passate agli altri", ha detto Fidan durante un'intervista in inglese trasmessa dall'emittente Al-Jazeera. "Se mettete tutto insieme come un unico pacchetto, sarà molto difficile per i nostri amici iraniani digerirlo ed elaborarlo veramente. In alcuni casi, potrebbe persino sembrare umiliante per loro. Sarebbe difficile da spiegare non solo a loro stessi, ma anche alla loro leadership", ha aggiunto il capo della diplomazia di Ankara. Tentativi di mediazione tra le parti, invece, da parte dell'Egitto: il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty ha avuto due conversazioni telefoniche rispettivamente on il ministro degli Esteri iraniani Abbas Araghchi e con l'inviato speciale degli Stati Uniti per il Medio Oriente Steve Witkoff, per tentare un riavvicinamento e la ripresa del dialogo tra le due parti in un contesto di crescenti tensioni. Abdelatty ha sottolineato "la necessità di intensificare gli sforzi per allentare le tensioni e creare un clima di calma, impedendo alla regione di sprofondare in nuovi cicli di instabilità" e "l'importanza di creare un ambiente favorevole a soluzioni diplomatiche e di raggiungere accordi politici duraturi a sostegno della sicurezza e della stabilità regionale". L'Egitto ha inoltre esortato le due parti a "perseguire i canali diplomatici e di creare le condizioni necessarie per la ripresa del dialogo", con l'obiettivo di "raggiungere un accordo globale sulla questione nucleare che tenga conto degli interessi di tutte le parti e contribuisca a rafforzare la sicurezza e la stabilità a livello regionale e internazionale".

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