Trump: "Con l'Iran colloqui in corso". Witkoff a Gerusalemme da Netanyahu

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"Abbiamo navi dirette verso l'Iran in questo momento", ma "stiamo parlando con loro", ha detto il presidente Usa a proposito dei rapporti con Teheran. "Vorrei vedere un accordo ma vedremo che accadrà". Il presidente Pezeshkian: "Disponibili al dialogo con Usa nell'ambito degli interessi nazionali". Steve Witkoff a Gerusalemme per incontrare il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu

in evidenza

I colloqui sul dossier nucleare tra Iran e Stati Uniti potrebbero svolgersi in un Paese diverso dalla Turchia. Lo hanno affermato funzionari turchi al portale britannico Middle East Eye, dopo  che alcune fonti informate sui fatti, citate da Axios, avevano dichiarato che la ripresa dei colloqui era prevista per venerdì a Istanbul, alla presenza dell'inviato speciale degli Usa in Medio Oriente, Steve Witkoff, e del ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi. "La sede esatta dell'incontro non è ancora stata definita", ha dichiarato un funzionario turco.

"Abbiamo navi dirette verso l'Iran in questo momento", ma "stiamo parlando con loro", ha detto il presidente Usa a proposito dei rapporti con Teheran. "Vorrei vedere un accordo ma vedremo che accadrà". 

L'inviato speciale della Casa Bianca Steve Witkoff è a Gerusalemme per incontrare il premier israeliano Netanyahu. Presente all'incontro anche il ministro della Difesa israeliana Israel Katz.

Approfondimenti:

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Iran, Trump: "Usa stanno negoziando proprio ora"

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che gli Stati Uniti stanno negoziando con l'Iran "proprio ora", dopo che Teheran ha chiesto che i colloqui programmati si tenessero in Oman e non in Turchia. Lo riporta il Times of Israel. Parlando con i giornalisti alla Casa Bianca, Trump non ha rivelato dove si terranno i colloqui questa settimana.

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Iran, giallo sul caso di Erfan Soltani. Israele: "Ucciso brutalmente". Ong: "È vivo"

Secondo alcune fonti, citate dall'account X del ministero degli Esteri israeliano in farsi, sarebbe stato "brutalmente ucciso mentre era in custodia della Repubblica islamica". Mentre, stando all'ong Hengaw, specializzata in difesa dei diritti umani in Iran, alla famiglia Soltani "è stata concessa una breve visita di persona oggi" e che "è attualmente vivo e in condizioni fisiche stabili".

Iran, giallo sul caso Erfan Soltani. Israele: 'Ucciso'. Ong: 'È vivo'

Iran, giallo sul caso Erfan Soltani. Israele: 'Ucciso'. Ong: 'È vivo'

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Anp: "Un giovane ucciso dagli israeliani in Cisgiordania"

Le autorità sanitarie palestinesi hanno riferito che le forze israeliane hanno ucciso a colpi d'arma da fuoco una persona e ne hanno ferite altre tre nella città di Gerico, in Cisgiordania. "Il giovane Saeed Nael Saeed al-Sheikh, 24 anni, è stato ucciso da spari dell'occupante a Gerico, mentre altri tre hanno subito ferite di varia considerazione", ha dichiarato il ministero della Salute di Ramallah. La morte del ragazzo è stata confermata da Riad Eid, direttore dell'Ospedale Governativo di Gerico. L'esercito israeliano non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento. La violenza è aumentata in Cisgiordania da quando è scoppiata la guerra a Gaza nell'ottobre 2023, dopo l'attacco senza precedenti di Hamas contro Israele. Almeno 1.033 palestinesi sono stati uccisi in Cisgiordania dalle forze israeliane o dai coloni dall'inizio della guerra, secondo il Ministero della Salute palestinese. Nello stesso periodo, 45 israeliani, inclusi soldati, sono stati uccisi in attacchi palestinesi nel territorio, secondo dati ufficiali israeliani. Israele occupa la Cisgiordania dal 1967.

Israele, demolita la sede dell'Unrwa a Gerusalemme Est

Il governo di Netanyahu ha ripetutamente accusato l'Unrwa di fornire copertura ai miliziani di Hamas, sostenendo che alcuni dei suoi dipendenti hanno preso parte al massacro del 7 ottobre 2023. "Questo è un attacco senza precedenti e costituisce una grave violazione del diritto internazionale", ha dichiarato Roland Frierich, direttore dell'Unrwa in Cisgiordania e Gerusalemme Est

Israele, demolita la sede dell'Unrwa a Gerusalemme Est

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Board of Peace di Trump, membri e come funziona

Sono attualmente 22 i Paesi che hanno accettato l'invito per il Consiglio coniato da Donald Trump e che hanno deciso di aderire. L'Italia, per il momento, ha congelato l'adesione per "incompatibilità costituzionale", ha detto la premier Giorgia Meloni. Il presidente francese Emmanuel Macron si è per primo sfilato pubblicamente, incorrendo nelle ire del tycoon. Ecco tutti i dettagli.

Board of Peace, membri e come funziona: Netanyahu accetta l'invito

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Tajani: "Governo italiano sostiene lavoro di mediazione Turchia"

"Ho parlato con il mio collega turco Hakan Fidan: il Governo italiano sostiene con forza il lavoro di mediazione che anche la Turchia sta svolgendo fra Stati Uniti e Iran. L’Italia sostiene il dialogo e l'impegno dei mediatori: dobbiamo lavorare contro una nuova escalation in Medio Oriente, creare le condizioni per un negoziato efficace che possa costruire pace e stabilità nella regione. L’Iran deve collaborare con l’Aiea nello spirito dell’accordo del Cairo, gli ispettori dell’Agenzia devono tornare presso i siti nucleari iraniani". Lo ha scritto su X il ministro degli Esteri Antonio Tajani.

Media Iran, drone abbattuto dagli Usa era in missione di ricognizione

I media iraniani, tra cui l'agenzia di stampa semi-ufficiale Fars, riferiscono che il drone iraniano abbattuto dagli Stati Uniti stava completando una missione di sorveglianza in acque internazionali. Oggi l'esercito statunitense ha abbattuto un drone iraniano che si era avvicinato "aggressivamente" alla portaerei Abraham Lincoln nel Mar Arabico. 

Iran, chi sono i guardiani della Rivoluzione: il corpo d'élite degli ayatollah

Difendere e preservare l'ideologia e l'integrità della Repubblica islamica è, sin dalla sua nascita, il compito centrale del Sepah-e Pasdaran, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica. L'organizzazione nasce nel 1979, insieme alla Repubblica islamica voluta dall'ayatollah Ruhollah Khomeini, e dopo il ruolo decisivo nel conflitto Iran-Iraq degli anni Ottanta continua a rappresentare il cuore del sistema khomeinista. Dall’Ue arriva intanto il primo sì a inserire i Pasdaran nella lista delle organizzazioni terroristiche,  dopo la spietata repressione delle ultime proteste.

Pasdaran, chi sono i guardiani della Rivoluzione iraniani

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L'Armada di Trump che minaccia l'Iran: cos'è e da cosa è composta

La pressione degli Stati Uniti su Teheran cresce rapidamente, tra movimenti militari su larga scala e dichiarazioni sempre più esplicite della Casa Bianca. Washington segnala così di voler alzare il livello dello scontro, almeno sul piano strategico e politico

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Usa: abbattuto drone Iran che si era avvicinato a portaerei americana

Gli Stati Uniti hanno reso noto di aver abbattuto un drone iraniano che si era avvicinato a una portaerei nel Medio Oriente.

Media: Teheran vuole che i colloqui con Usa si tengano in Oman

L'Iran vuole che i negoziati in programma con gli Stati Uniti si tengano in Oman e non a Istanbul in Turchia: lo riferisce Axios citando due fonti qualificate. In aggiunta, scrive ancora Axios, Teheran chiede che i colloqui siano in formato bilaterale e non con il coinvolgimento di rappresentanze di altri Paesi.

L'Iran intensifica la persecuzione della minoranza bahai

Le autorità iraniane hanno recentemente intensificato, attraverso arresti e accuse inventate, la persecuzione nei confronti della comunità bahai, che viene usata come capro espiatorio. Lo hanno denunciato oggi i rappresentanti della più grande minoranza religiosa non musulmana dell'Iran.    La Repubblica Islamica considera i bahai eretici e spie legate a Israele. La loro storica sede mondiale si trova infatti ad Haifa. A metà gennaio, le autorità avevano annunciato l'arresto di alcuni membri di questa minoranza, accusati di essere attivi nelle rivolte durante l'ondata di proteste contro il governo.    La scorsa settimana, la televisione di Stato iraniana ha trasmesso "false accuse" contro i bahai, e "confessioni forzate" di due dei suoi membri arrestati, ha denunciato la Bahai International Community (Bic), che difende la minoranza presso le Nazioni Unite, esprimendo "preoccupazione" per la "grave escalation" della campagna del governo iraniano.

Media, colloqui Iran-Usa potrebbero tenersi non in Turchia

I colloqui sul dossier nucleare tra Iran e Stati Uniti potrebbero svolgersi in un Paese diverso dalla Turchia. Lo hanno affermato funzionari turchi al portale britannico Middle East Eye, dopo  che alcune fonti informate sui fatti, citate da Axios, avevano dichiarato che la ripresa dei colloqui era prevista per venerdì a Istanbul, alla presenza dell'inviato speciale degli Usa in Medio Oriente, Steve Witkoff, e del ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi. "La sede esatta dell'incontro non è ancora stata definita", ha dichiarato un funzionario turco a Middle East Eye. "Ciò che è importante per noi è la creazione di un tavolo di pace. Siamo pronti a contribuire ovunque venga istituito il tavolo diplomatico", ha aggiunto la fonte. 

Israele: "Witkoff ha incontrato Netanyahu a Gerusalemme"

L'inviato americano Steve Witkoff ha incontrato a Gerusalemme il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Lo ha reso noto un funzionario israeliano, all'indomani della parziale apertura del valico di frontiera di Rafah tra la Striscia di Gaza e l'Egitto. La nuova visita in Israele dell'inviato di Donald Trump precede anche i colloqui previsti nel corso della settimana tra gli Stati Uniti e l'Iran, nemico giurato di Israele. Una fonte araba ha riferito all'Afp che i colloqui, organizzati grazie alla mediazione di Egitto, Qatar, Oman e Turchia, si terranno "probabilmente" venerdì in Turchia. 

Quella di Witkoff è la seconda visita in Israele in una decina di giorni. I media israeliani avevano riferito che l'inviato americano, accompagnato dal genero di Trump Jared Kushner, aveva esercitato pressioni su Israele, durante una precedente visita il 24 gennaio, affinché riaprisse rapidamente il valico di Rafah.

Unifil: "Drone Idf ha sganciato granata stordente vicino militari, illesi"

Un drone "appartenente alle forze israeliane (Idf)", ha sganciato una "granata stordente" vicino a un gruppo di peacekeeper, impegnati in un pattugliamento di routine vicino Kafer Kela, nel sud del Libano. Lo ha riferito l'Unifil in una nota, denunciando che la granata è esplosa a circa 50 metri dai militari - rimasti tutti illesi - prima di dirigersi verso il territorio israeliano.

Secondo la ricostruzione dei fatti della missione Onu, i peacekeeper - durante il pattugliamento dell'area - hanno "osservato due droni aggirarsi in modo aggressivo sopra di loro. Uno dei droni trasportava un oggetto non identificato ed è entrato in una zona ritenuta una minaccia immediata per la sicurezza dei militari. Seguendo le procedure stabilite, i peacekeeper hanno adottato misure difensive".

Nella nota si sottolinea che i due droni delle Idf hanno attraversato la Blue Line in violazione della risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza Onu e si rimarca che "l'uso di droni armati in tali circostanze è inaccettabile".

Il fratello del capo dello Shin Bet accusato di contrabbando verso Gaza

Un atto d'accusa sarà presentato contro Bezalel Zini, fratello del capo dello Shin Bet (servizio segreto interno) David Zini, nell'ambito dell'inchiesta sul presunto contrabbando da Israele verso la Striscia di Gaza. Lo riferiscono i media israeliani. Secondo una dichiarazione del pubblico ministero depositata oggi in tribunale, Zini e altri due sospettati saranno incriminati per il reato di contrabbando di sigarette nella Striscia. Nel fascicolo figurano inoltre altri 13 indagati per reati di sicurezza, accusati di aver partecipato al trasferimento di merci che potevano essere utilizzate anche per fini terroristici. Bezalel Zini, arrestato oltre due settimane fa, ricopre un ruolo rilevante nel servizio di riserva e, secondo gli inquirenti, era consapevole delle attività e coinvolto nelle operazioni. Zini è uno dei comandanti della 'Forza Uriya', impegnata nella demolizione di edifici nella Striscia di Gaza. Presta inoltre servizio nella riserva come responsabile della logistica dell'unità, che utilizza mezzi ingegneristici pesanti. Durante l'udienza, il fratello Shmuel Zini ha dichiarato che 'la verità verrà alla luce'. I legali della difesa si sono opposti alla pubblicazione dei nomi degli indagati, sostenendo che ciò potrebbe metterli in pericolo. 

In Iran celebrità sotto accusa per avere sostenuto le proteste

La Magistratura iraniana ha messo sotto accusa alcune celebrità che hanno sostenuto le recenti proteste anti governative, dove sono morti migliaia di manifestanti. Lo ha annunciato il portavoce della Magistratura Asghar Jahangir aggiungendo che le celebrità sotto accusa "saranno punite e anche i loro beni saranno confiscati", riferisce Irna. Moltissime personalità legate al cinema e atleti iraniani hanno fortemente sostenuto le proteste di gennaio. "Reprimere e sparare contro manifestanti a mani nude sono crimini contro la vita e sono ingiustificabili. Siamo al fianco delle persone", si legge in una delle ultime dichiarazioni delle personalità legate al cinema iraniano, firmata tra gli altri dalla nota attrice Katayoun Riahi e dai registi Jafar Panahi, Tahmineh Milani e Asghar Farhadi. Numerose personalità legate al cinema hanno rifiutato di partecipare al Festival Internazionale del Cinema di Fajr, che si tiene ogni anno in occasione dell'anniversario della vittoria della Rivoluzione Islamica del 1979 (1-11 febbraio). Inoltre, la famosa attrice Elnaz Shakerdoust, in un post su Instagram, ha dichiarato che non reciterà più "in questa terra, dove c'è odore di sangue ovunque, per un crimine storico così orribile". Anche un gruppo di famosi atleti, membri di squadre nazionali, tra cui le calciatrici Zahra Alizadeh e Kosar Kamali, la campionessa di atletica leggera Mahla Mahroughi, e i cestisti Mohammad Amini e Behnam Yakhchali, si sono ritirati dalle squadre nazionali, a sostegno delle proteste.

Islamabad: "Il Pakistan invitato a partecipare ai colloqui tra Usa e Iran"

Il Pakistan è stato invitato a partecipare ai prossimi colloqui tra Iran e Stati Uniti, volti a ridurre le tensioni. Lo ha riferito il portavoce del ministero degli Esteri pachistano, Tahir Andrabi. "Il Pakistan ha ricevuto l'invito per i prossimi colloqui tra Iran e Stati Uniti", ha dichiarato Andrabi rispondendo a una domanda dei media. Fonti diplomatiche a Islamabad hanno affermato che il vicepremier e ministro degli Esteri, Ishaq Dar, dovrebbe partecipare all'incontro, sebbene non siano stati forniti dettagli sulla data o sul luogo dei colloqui. Secondo fonti di stampa, i colloqui dovrebbero tenersi venerdì a Istanbul.

Erdogan: "Guerre in Mo non garantiscono sicurezza né pace"

L’esperienza ha dimostrato che gli scenari che non tengono conto dei valori, dell’identità, del passato di questa regione non portano altro che ulteriore dolore e tragedie, senza riuscire a garantire sicurezza né pace". Lo ha ribadito il presidente turco Recep Tayyip Erdogan in un’intervista al quotidiano Asharq Al-Awsat in riferimento alle tensioni tra Teheran e Washington, in occasione della sua visita oggi in Arabia Saudita. “Abbiamo visto come tali scenari abbiano lasciato ferite profonde e sofferenze ancora vive nella memoria collettiva a Gaza, in Iraq, in Siria e in Afghanistan”, ha sottolineato Erdogan, per aggiungere: "Per questo motivo la Turchia non vuole in alcun modo che la nostra regione debba affrontare una nuova guerra o un’ulteriore ondata di distruzione”. Il presidente turco ha insistito sulla necessità di adottare il principio di risolvere i problemi attraverso il dialogo, affermando che “in ogni sede abbiamo espresso la nostra ferma opposizione a qualsiasi intervento militare contro l’Iran”.

Ribadiamo ai nostri interlocutori l’importanza di evitare qualsiasi passo che possa aumentare il livello di tensione” nella regione, ha riaffermato Erdogan, "confermiamo la nostra disponibilità a svolgere un ruolo di mediazione tra Iran e Stati Uniti per ridurre le tensioni e risolvere le questioni aperte”. “Continueremo i nostri contatti in questa direzione. Siamo contrari a qualsiasi iniziativa che possa accendere la miccia della guerra e favorevoli a ogni passo che rafforzi le prospettive di sicurezza e pace nella regione”, ha concluso il presidente turco.

Riapre il valico di Rafah, un paziente: "Da dieci mesi sono in attesa delle cure"

Macron: "Teheran rispetti suo popolo e torni a negoziati"

L'Iran deve "rispettare il suo popolo di fronte alla rivoluzione" avvenuta a gennaio e alla "terribile repressione" da parte delle autorità, ma anche "riprendere le discussioni tanto attese" su questioni nucleari, missili balistici e stabilità regionale, ha dichiarato martedì il presidente francese Emmanuel Macron. Parlando ai giornalisti a margine di una visita nell'Alta Savoia, nella Francia orientale, il presidente non ha sostenuto un cambio di regime a Teheran, perchè "questo non può essere decretato con un microfono teso dal presidente della Repubblica francese". "Credo nella sovranità dei popoli, e quindi è il popolo a cambiare i propri leader", ha affermato. "La responsabilità dell'Iran oggi è, in primo luogo, quella di rispettare il suo popolo di fronte alla rivoluzione in corso e alla terribile repressione a cui abbiamo assistito", ha dichiarato il presidente francese. "Si tratta di liberare i prigionieri politici e poi riprendere le discussioni previste sulla questione nucleare, su quella dei missili balistici e, infine, sulla stabilità regionale, dato che ci sono ancora molte milizie che destabilizzano Iraq, Siria e Libano", ha aggiunto. Riguardo alla possibile ripresa del dialogo tra Iran e Stati Uniti, ha spiegato che attualmente "non ci sono negoziati formali in corso", pur esprimendo il suo sostegno ai colloqui sulle questioni sopra menzionate. Ha inoltre affermato che la Francia è stata "molto vigile" dopo che l'Iran ha designato gli eserciti europei come "gruppi terroristici", in risposta a una decisione analoga dell'Unione europea contro il Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche, accusato di aver orchestrato la repressione del recente movimento di protesta. Le basi militari francesi in Medio Oriente sono state poste "nelle massime condizioni di sicurezza" e sono state adottate "tutte le misure" "per garantire che i nostri soldati siano schierati in condizioni di sicurezza ottimali", ha affermato. L'Iran si sta preparando a negoziati diretti con gli Stati Uniti, probabilmente venerdì, ma ha immediatamente respinto qualsiasi "richiesta irragionevole", con Donald Trump che ha nuovamente minacciato Teheran di "cose brutte" se la diplomazia fallisse. La pressione sulla Repubblica islamica è aumentata da quando ha brutalmente represso un vasto movimento di protesta all'inizio di gennaio, inizialmente scatenato da manifestazioni contro il costo della vita.

Media, "L'Iran non intende negoziare sui missili"

"Iran non intende negoziare sul proprio programma missilistico durante i colloqui con gli Stati Uniti previsti per venerdì a Istanbul". Lo ha affermato una fonte diplomatica iraniana, come riferisce Reuters sul proprio sito, aggiungendo che le capacità difensive della Repubblica Islamica non sono negoziabili e che il Paese è pronto a qualsiasi scenario. "Resta da vedere se anche gli Stati Uniti intendono condurre negoziati seri e orientati ai risultati o meno", ha detto la fonte, dichiarando che per il momento la Repubblica islamica non guarda ai colloqui in modo ottimista ma nemmeno pessimista.

Violento incendio in bazar a Teheran, ora sotto controllo

Un violento incendio scoppiato martedì mattina in un bazar alla periferia occidentale di Teheran è stato "messo sotto controllo" e al momento non si registrano vittime. Lo hanno annunciato i servizi di soccorso, mentre le cause del rogo restano ancora sconosciute. "L'incendio è stato domato, sono in corso operazioni di evacuazione del fumo e di controllo", ha dichiarato nel primo pomeriggio Jalal Maleki, portavoce dei vigili del fuoco di Teheran, all'agenzia di stampa ufficiale Irna. Secondo quanto riferito da Mohammad Behnia, comandante delle operazioni dei servizi di emergenza della capitale iraniana, "finora non si registrano feriti". Il rogo si e' sviluppato in un mercato locale del quartiere di Jannat Abad, una zona caratterizzata dalla presenza di numerose bancarelle e negozi. Nel corso della mattinata, immagini diffuse sui media mostravano densi pennacchi di fumo nero levarsi in cielo e avvolgere l'area circostante. La televisione iraniana ha riferito che i vigili del fuoco sono intervenuti immediatamente sul posto per contenere le fiamme. 

Inviato del presidente Usa, Witkoff, è arrivato in Israele: focus sull'Iran

L'inviato del presidente Usa Steve Witkoff è atterrato in Israele in vista degli incontri di oggi pomeriggio con il primo ministro Benyamin Netanyahu, il capo di stato maggiore dell'Idf Eyal Zamir e il direttore del Mossad David Barnea. Al centro dei colloqui il dossier Iran. Lo riferisce il notiziario di Channel 12.

Witkoff

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Consigliere di Khamenei: "Trasferire le scorte di uranio arricchito? Escluso"

L'Iran non ha intenzione di trasferire all'estero le scorte di uranio arricchito. Parola di Ali Shamkhani, consigliere politico della Guida Suprema dell'Iran, Ali Khamenei, che parla così in vista dei colloqui che potrebbero tenersi venerdì tra Iran e Stati Uniti e delle ipotesi di trattativa per ridurre timori legati al controverso programma nucleare della Repubblica islamica. "Non c'è motivo di spostare il materiale fuori dall'Iran", ha detto Shamkhani in un'intervista alla tv libanese Al Mayadeen rilanciata dai media iraniani.

Il programma nucleare iraniano è "pacifico", ha ripetuto Shamkhani, che è anche nel Consiglio supremo di Difesa nazionale. "L'arricchimento (dell'uranio) al 60% può essere ridotto al 20%, ma devono offrire qualcosa in cambio", ha aggiunto, insistendo per "negoziati limitati agli Stati Uniti e al dossier nucleare". Trattative, ha ribadito, da tenere "lontano dal clima di minacce e da strumenti di coercizione" ed "evitando "richieste illogiche e irragionevoli".

Sugli attesi negoziati, secondo Shamkhani saranno "preceduti da trattative indirette" e "se ci sarà accordo e rapidamente, si potrà passare a negoziati diretti". 

Media: "Teheran disposta a stop nucleare per raggiungere un accordo"

Teheran è disposta a chiudere o sospendere il suo programma nucleare per raggiungere un accordo con Washington e un allentamento delle tensioni nella regione. Lo riporta il New York Times, citando due funzionari ben informati. Secondo tali fonti, l'Iran preferirebbe tuttavia la creazione di un consorzio regionale per la produzione di energia nucleare. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e l'inviato speciale presidenziale statunitense Steve Witkoff, che dovrebbero tenere colloqui su un potenziale accordo nucleare a Istanbul il 6 febbraio, "stanno comunicando direttamente tramite messaggi di testo", secondo funzionari iraniani e un funzionario americano, ha fatto sapere il quotidiano. All'incontro sono attesi anche il genero del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, Jared Kushner, e alti funzionari di Turchia, Qatar ed Egitto.

Disarmo di Hezbollah, comandante dell'esercito libanese oggi a Washington

Il comandante dell'esercito libanese, il generale Rodolphe Haykal, è arrivato a Washington per una visita di tre giorni incentrata sulla situazione di sicurezza in Libano e nella regione e sull'attuazione del piano di disarmo di Hezbollah approvato dal governo di Nawaf Salam la scorsa estate. Secondo fonti libanesi, Haykal incontrerà responsabili dell'amministrazione americana e membri del Congresso per aggiornarli sull'avanzamento operativo dell'esercito e discutere della seconda fase del piano sul "monopolio delle armi", che dovrà essere presentata al consiglio dei ministri al suo rientro a Beirut. La visita si svolge in un contesto di forti tensioni, con Israele che continua a compiere raid aerei e di artiglierie nel sud del Libano, affermando di uccidere responsabili di Hezbollah. Nell'agenda di Haykal ci sono colloqui con il vice segretario alla Difesa per la sicurezza internazionale, Daniel Zimmerman, il capo di stato maggiore Usa, Dan Caine, funzionari del Consiglio per la sicurezza nazionale e del Dipartimento di Stato, oltre a parlamentari repubblicani e democratici. L'ambasciatore Usa a Beirut, Michel Issa, ha definito la visita "più importante che mai", elogiando il ruolo dell'esercito libanese nel disarmo degli attori non statuali e nel "rafforzamento della sovranità nazionale". La trasferta era stata inizialmente prevista per novembre ma rinviata sullo sfondo di malumori americani sull'azione dell'esercito libanese. Una conferenza internazionale di sostegno alle forze armate libanesi è prevista il 5 marzo a Parigi. 

Oms: "Solo cinque pazienti evacuati dal valico di Rafah"

L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha riferito che solo cinque pazienti sono stati evacuati ieri attraverso il valico di Rafah, nel primo giorno della riapertura autorizzata da Israele. "Il 2 febbraio, l'Oms e i suoi partner hanno supportato l'evacuazione medica di cinque pazienti e sette accompagnatori in Egitto attraverso il valico di Rafah", ha dichiarato il portavoce dell'Oms, Christian Lindmeier. Oltre 18mila pazienti sono in attesa di un'evacuazione urgente dopo oltre due anni di guerra tra Hamas e Israele, ha sottolineato la stessa fonte. 

Il valico di Rafah riapre tra speranze e nuovi rischi

Dopo quasi un anno di chiusura, il valico di Rafah riapre con forti limitazioni. È un punto chiave del cessate il fuoco, ma le condizioni imposte da Israele, i numeri esigui dei transiti e le tensioni politiche rendono la riapertura fragile e carica di rischi.

Il valico di Rafah riapre tra speranze e nuovi rischi

Il valico di Rafah riapre tra speranze e nuovi rischi

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Iran, Qatar: "In atto sforzo regionale per garantire de-escalation"

''Sono in corso collaborazioni regionali e sforzi per garantire una de-escalation'' nei confronti dell'Iran. Lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar Majed Al Ansari citato dall'emittente al-Arabiya.

Ai colloqui tra Stati Uniti e Iran in programma per venerdì a Istanbul dovrebbero partecipare anche i ministri degli Esteri di Turchia, Qatar ed Egitto, così come i responsabili della diplomazia di Arabia Saudita, Oman e Pakistan. Lo hanno dichiarato al Washington Post funzionari regionali parlando a condizione di anonimato.

Hamas, Israele "limita fortemente" gli aiuti umanitari a Gaza

Israele continua a "limitare fortemente" l'ingresso di aiuti umanitari nella Striscia di Gaza nonostante l'inizio della seconda fase del "cessate il fuoco" mediato dagli Stati Uniti. A denunciarlo è il portavoce di Hamas, Hazem Qassem, in una nota. "Con la Striscia di Gaza colpita da una nuova depressione meteorologica, le condizioni catastrofiche degli sfollati nelle tende che non offrono alcuna protezione dal freddo o dalla pioggia stanno peggiorando", ha dichiarato Qassem. "Inoltre, la criminale occupazione [israeliana] impedisce l'ingresso di carburante e gas se non in quantità molto limitate, violando così l'accordo di cessate il fuoco", ha affermato la stessa fonte. La riapertura del valico di Rafah per l'ingresso e l'uscita dei palestinesi è stata indicata come un passo avanti da parte di Israele. Dopo il primo giorno di riapertura del valico da e per l'Egitto, il transito di solo una dozzina di persone è stato effettivamente autorizzato. Fonti palestinesi locali hanno riferito che 30 persone intente a tornare nella Striscia di Gaza sono state invece bloccate, con Israele che applica procedure complesse, rigide restrizioni di sicurezza e limita l'ingresso degli aiuti, ben al di sotto della portata dei bisogni umanitari accumulati da Gaza, ha sottolineato Hamas.

Gaza

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Iran, incendio a ovest di Teheran: "Fiamme sotto controllo, bazar distrutto"

E' sotto controllo l'incendio che stamani ha distrutto un bazar, un mercato coperto con circa 200 attività, nella zona occidentale della capitale iraniana Teheran. Lo ha confermato in dichiarazioni alla tv di Stato il portavoce dei Vigili del Fuoco. Non vengono segnalate vittime, riporta l'agenzia iraniana Isna, citando il responsabile dei servizi d'emergenza nella capitale. L'incendio, secondo i media locali, è scoppiato in una struttura di 2.000 metri quadrati che ospitava diverse attività commerciali.

Medioriente, il "capitano Ella" nuova portavoce Idf in lingua araba, sostituisce Adraee

Il maggiore Ella Waweya è stata scelta dall'esercito israeliano come nuova portavoce delle Idf in lingua araba, al posto del colonnello Avichay Adraee che ha svolto l'incarico per gli ultimi 20 anni e che ora andrà in pensione. Nota come "Capitano Ella", Waweya è considerata tra gli ufficiali arabi musulmani di grado più elevato nell'esercito israeliano. Presta servizio nelle Idf dal 2013 e finora era vice di Adraee.

Waweya verrà promossa tenente colonnello e la cerimonia di consegna del grado è prevista nelle prossime settimane, spiega il Times of Israel. Adraee, che era portavoce delle Idf in lingua araba dal 2005, è stato descritto come l'israeliano più riconosciuto nel mondo arabo. "L'arena mediatica è un campo di battaglia. È una guerra che non è meno difficile di altri luoghi", aveva detto Adraee in una intervista a Ynet a luglio.

Mezzaluna Rossa, 45 pazienti di Gaza verso Rafah per ricevere cure all'estero

La Mezzaluna Rossa di Gaza ha annunciato in un'intervista ad Al-Araby Tv che 45 pazienti palestinesi e i loro accompagnatori si stanno dirigendo al valico di Rafah per recarsi all'estero e ricevere cure. 

Iran, Witkoff incontrerà Netanyahu alle 15

L'inviato speciale della Casa Bianca Steve Witkoff incontrerà il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu alle 16 ora di Israele, le 15 in Italia. Lo riporta il sito di Ynet. All'incontro sarà presente anche il ministro della Difesa israeliana Israel Katz.

Dodici palestinesi entrati a Gaza ieri da Rafah, negato ingresso ad altri 30

Nel primo giorno di apertura del valico di Rafah è stato negato l'ingresso a 30 palestinesi che hanno cercato di tornare nella Striscia. Il ministero dell'Interno palestinese ha affermato che 12 persone sono entrate a Gaza dall'Egitto, mentre un servizio del canale televisivo qatariota Al-Araby ha riferito che "30 dei 42 palestinesi che volevano rientrare nella Striscia sono stati rimandati sul lato egiziano". 

Fonti New York Times: "Witkoff e Araghchi comunicano via Sms"

Sms tra il capo della diplomazia iraniana, Abbas Araghchi, e l'inviato di Donald Trump, Steve Witkoff. Comunicherebbero direttamente così secondo quanto scrive il New York Times, citando due fonti iraniane e un funzionario americano in vista dei colloqui che potrebbero tenersi venerdì a Istanbul, in Turchia, dopo che nelle ultime settimane diplomatici di Turchia, Egitto, Oman e Iraq hanno avuto contatti con le parti, trasmettendo messaggi fra queste per evitare l'escalation. Nel quadro del lavoro diplomatico, evidenziano le due fonti iraniane, si inserisce la visita dei giorni scorsi del premier del Qatar in Iran.

I colloqui attesi per venerdì - stando alle anticipazioni confermate da un funzionario arabo, uno della regione, uno iraniano e un ex diplomatico iraniano - puntano a far sedere intorno allo stesso tavolo Witkoff, il genero di Trump, Jared Kushner, e Araghchi, ma è attesa anche la presenza di rappresentanti di Turchia, Qatar ed Egitto. Potrebbero esserci, rimarca uno dei funzionari della regione citato dal Nyt, anche Emirati Arabi Uniti, Oman e Pakistan. 

Hamas: "A valico Rafah ingresso negato a 30 palestinesi"

Il primo giorno di riapertura del valico di Rafah, è stato negato l'ingresso a 30 dei 42 palestinesi che si sono presentati per rientrare nella Striscia di Gaza. Lo ha riferito il ministero dell'Interno palestinese, sottolineando che finora solo 12 persone sono entrate nella Striscia dall'Egitto. Secondo fonti palestinesi al valico di Rafah, nove donne e tre bambini sono tornati a Gaza dopo aver ricevuto cure mediche in Egitto. Un servizio dell'emittente televisiva qatariota Al-Araby ha documentato che "30 dei 42 palestinesi tornati nella Striscia sono stati rimandati in Egitto". Fonti palestinesi non meglio identificate hanno riferito all'emittente qatariota che uomini armati e mascherati hanno fermato coloro che cercavano di entrare a Gaza "a 500 metri dal valico di Rafah e li hanno trasferiti a un posto di blocco israeliano, dove sono stati interrogati e i loro beni sono stati confiscati".

Iran, almeno 139 cittadini stranieri arrestati durante le proteste a Yazd

In Iran il capo della polizia della provincia di Yazd, Ahmad Negahban, ha dichiarato che almeno 139 cittadini stranieri sono stati arrestati durante le recenti "rivolte" nella città di Yazd. "Questi individui hanno approfittato del clima sociale e hanno svolto un ruolo attivo nell'organizzazione, nella provocazione e nella direzione delle rivolte e, in alcuni casi, hanno avuto contatti con reti straniere", ha affermato, citato dall'Isna, aggiungendo che nei confronti di queste persone sarà avviato un procedimento giudiziario, in conformità con le leggi interne dell'Iran. 

Fonti al New York Times: "Teheran pronta a stop programma nucleare"

L'Iran sarebbe disposto a quella che viene considerata una concessione importante: fermare o a sospendere il suo controverso programma nucleare. E' quanto affermano due funzionari iraniani citati dal New York Times che sottolinea come la Repubblica Islamica preferirebbe comunque la proposta avanzata dagli Stati Uniti lo scorso anno, prima dell'escalation, riguardo la creazione di un consorzio regionale per la produzione di energia nucleare.

Venerdì potrebbero tenersi a Istanbul, in Turchia, colloqui tra Stati Uniti e Iran. Secondo le fonti del giornale, quando il segretario del Consiglio di sicurezza nazionale dell'Iran, Ali Larijani, ha incontrato nei giorni scorsi il leader russo Vladimir Putin c'era un messaggio da parte della Guida Suprema dell'Iran, Ali Khamenei, secondo cui la Repubblica islamica potrebbe accettare il trasferimento in Russia dell'uranio arricchito. Ieri il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha parlato di quella che per Mosca è "una questione da tempo in agenda" e ha sottolineato che la Russia "prosegue lavoro e contatti con tutte le parti interessate".

Teheran: "Arrestati 139 stranieri durante le proteste"

Le autorità iraniane riferiscono dell'arresto nel centro dell'Iran di 139 stranieri, dei quali non vengono precisate le nazionalità, durante le proteste iniziate alla fine dello scorso dicembre. "Durante l'esame dei fascicoli legati ai rivoltosi, è stato stabilito che ci sono 139 stranieri tra le persone fermate", riporta l'agenzia Tasnim, che cita il capo della Polizia della città di Yazd, nel centro dell'Iran, Ahmad Negahban. L'accusa rivolta da Negahban ai 139 è di essere coinvolti "nell'organizzazione e nella gestione delle rivolte", oltre ad averle "fomentate", in "contatto in alcuni casi con reti" fuori dai confini dell'Iran. 

Violento incendio in un bazar nella zona occidentale di Teheran (2)

I media iraniani parlano di una colonna di fumo denso visibile da varie zone di Teheran. Secondo le notizie che arrivano dalla Repubblica Islamica sarebbe interessata una struttura di 2.000 metri quadrati che ospitava diverse attività commerciali e sono stati evacuati tutti gli edifici adiacenti.

Idf, trovati 110 colpi di mortaio nascosti nei sacchi di aiuti Unrwa

Durante operazioni di bonifica nell'area della cosiddetta Linea Gialla nel sud della Striscia di Gaza, le forze dell'Idf hanno individuato circa 110 colpi di mortaio nascosti all'interno di sacchi di aiuti umanitari dell'Unrwa, ha dichiarato il portavoce dell'Idf. Secondo quanto riferito, insieme ai colpi di mortaio sono stati rinvenuti anche razzi e ulteriore materiale bellico occultato in coperte e in altri sacchi di aiuti umanitari dell'agenzia per i rifugiati palestinesi. 

Erdogan vola in Arabia Saudita, domani sarà in Egitto

Visite in Arabia Saudita ed Egitto per il leader turco Recep Tayyip Erdogan. In cima all'agenda, si limitano a far sapere da Ankara, gli sviluppi nella regione e a livello internazionale e le relazioni bilaterali. A Riad è atteso un faccia a faccia con il principe ereditario Mohammed bin Salman con l'obiettivo dichiarato di rafforzare la cooperazione. Ad accompagnare Erdogan, che parteciperà a un Business Forum, c'è una delegazione di imprenditori turchi. 

Domani Erdogan è atteso al Cairo per la co-presidenza del secondo incontro del Consiglio di cooperazione strategica di alto livello Turchia-Egitto con Abdel Fattah al-Sisi e colloqui con il presidente egiziano incentrati "in particolare sulla Palestina". Il leader turco parteciperà anche a un Business Forum Turchia-Egitto. 

Commercio, investimenti e difesa, sintetizza la stampa turca. Venerdì era a Istanbul, in Turchia, il capo della diplomazia iraniana, Abbas Araghchi, che ieri - hanno fatto sapere da Teheran - ha avuto colloqui telefonici con i ministri degli Esteri di Arabia Saudita, Egitto e Turchia per parlare degli "ultimi sviluppi nella regione" e a "livello internazionale". Negoziati tra Stati Uniti e Iran potrebbero tenersi venerdì nella città sul Bosforo.

Parigi: "Negoziati con Usa? Priorità sia fine repressione, poi dossier nucleare"

"La prima decisione da prendere è ovviamente quella di porre fine a questa repressione sanguinosa, liberare i prigionieri, ripristinare le comunicazioni, restituire la libertà al popolo iraniano e poi affrontare le questioni del nucleare, dei missili, del sostegno alle organizzazioni terroristiche". Si è espresso così il ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot, in dichiarazioni ai microfoni di France Télévision parlando di quelle che considera come le priorità nei negoziati tra Stati Uniti e Iran che potrebbero tenersi venerdì a Istanbul.

L'Iran esclude il trasferimento di uranio arricchito all'estero

L'Iran non ha in programma di trasferire all'estero le proprie scorte di uranio arricchito, dopo che erano state menzionate sulla stampa ipotesi di questo tipo nell'ambito del negoziato sul dossier nucleare con gli Usa che dovrebbe essere avviato nei prossimi giorni a Istanbul. Lo ha affermato Ali Shamkhani, alto funzionario del Consiglio Supremo di Difesa Nazionale e consigliere politico della Guida suprema, Ali Khamenei, come riferisce Mehr. Ma secondo ipotesi non ufficiali apparse sulla stampa l'Iran avrebbe accettato di consegnare le sue scorte di 400 chilogrammi di uranio arricchito - sufficienti per produrre fino a 10 armi nucleari - all'estero, probabilmente in Turchia. O, come scrive il New York Times, alla Russia. "Nei negoziati indiretti, vedremo che atmosfera si respira e se c'è spazio per un'intesa o meno. Se questo spazio si forma rapidamente, la situazione può rapidamente passare dai negoziati indiretti a quelli diretti", ha aggiunto Shamkhani, mentre ieri sera anche il vicesegretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale, Ali Bagheri, aveva dichiarato che il trasferimento di scorte nucleari arricchite a qualsiasi Paese durante eventuali colloqui con Washington non era in programma. 

Violento incendio in un bazar nella zona occidentale di Teheran

Secondo quanto riportato dai media locali, oggi è scoppiato un violento incendio nel bazar di Jannat, nella zona di Jannatabad, a ovest di Teheran. Nella zona si vede un denso fumo e i vigili del fuoco sono stati inviati sul posto. Non sono state rilasciate ulteriori informazioni sulle cause e su eventuali vittime. 

Emirati: "Teheran deve raggiungere un accordo con gli Usa"

L'Iran deve raggiungere un accordo con gli Stati Uniti. L'auspicio è di un alto funzionario degli Emirati Arabi Uniti, in vista dei colloqui tra le due parti dopo ripetute minacce di azione militare americana. "L'Iran oggi deve raggiungere un accordo", ha dichiarato il consigliere presidenziale Anwar Gargash durante il World Governments Summit a Dubai, sottolineando che Teheran deve "ricostruire il proprio rapporto con gli Stati Uniti". "Vorrei vedere negoziati diretti tra Iran e Stati Uniti che portino ad accordi affinché non dobbiamo più affrontare costantemente questi problemi", ha aggiunto, riferendosi alle recenti tensioni.

Al Jazeera: "Da Rafah ieri solo cinque pazienti palestinesi"

Israele ha riaperto ieri il valico di frontiera di Rafah a Gaza con l'Egitto, a traffico limitato e dopo quasi due anni di chiusura, ma solo a cinque pazienti palestinesi è stato permesso di lasciare Gaza il primo giorno, hanno riferito fonti mediche ad Al Jazeera. Cinque feriti e sette accompagnatori hanno attraversato il posto di frontiera. Il numero massimo di pazienti di Gaza autorizzati ad entrare in Egitto era stato limitato lunedì a 50 con due accompagnatori ciascuno, secondo tre fonti ufficiali alla frontiera egiziana. 

Emirati: "Teheran deve trovare accordo con Washington"

L'Iran deve raggiungere un accordo con gli Stati Uniti. Ad affermarlo è un alto funzionario degli Emirati Arabi Uniti in vista della ripresa dei colloqui tra le parti dopo le minacce di un'azione militare americana. "L'Iran oggi deve raggiungere un accordo", ha dichiarato il consigliere presidenziale Anwar Gargash durante il Vertice Mondiale dei Governi a Dubai, aggiungendo che l'Iran deve "ricostruire le sue relazioni con gli Stati Uniti". "Vorrei che i negoziati diretti tra Iran e Stati Uniti portassero a intese, in modo che non si verifichino questi problemi ogni giorno", ha detto, riferendosi alle tensioni che hanno portato ancora una volkta Teheran e Washington sull'orlo di uno scontro.

Una decina di palestinesi entrano in Egitto da Rafah (2)

"Cinque feriti e sette accompagnatori" hanno attraversato il valico di frontiera, ha riferito la fonte, mentre il numero massimo di pazienti provenienti da Gaza autorizzati a entrare in Egitto era stato limitato ieri a 50 con due accompagnatori ciascuno.

Una decina di palestinesi entrano in Egitto da Rafah

Una decina di persone è entrata in Egitto da Gaza il primo giorno di riapertura del valico di Rafah. Lo riferisce una fonte al confine. 

Pezeshkian: "Chiesto ad Araghchi di negoziare con gli Usa"

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha annunciato di aver dato mandato al ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, di avviare negoziati diretti con gli Stati Uniti. In un post su X ha scritto: "Ho dato istruzioni al mio ministro degli Esteri affinché, purché sussistano condizioni adeguate - prive di minacce e aspettative irragionevoli - si proceda a negoziati equi e imparziali nel quadro dei nostri interessi nazionali". I colloqui con l'inviato della Casa Bianca Steve Witkoff dovrebbero iniziare venerdì a Istanbul.

Ai colloqui a Istanbul sull'Iran anche Jared Kushner

Ai colloqui di venerdì a a Istanbul sul nucleare iraniano (tra il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e l'inviato speciale statunitense Steve Witkoff) dovrebbe partecipare anche Jared Kushner, genero di Donald Trump. Prevista pure la presenza di alti funzionari di Turchia, Qatar ed Egitto. Lo scrive il New York Times. 

Trump: Colloqui in corso con l'Iran"

Donald Trump ha detto che i colloqui con l'Iran sono in corso, nonostante le forti tensioni. "Abbiamo navi dirette verso l'Iran in questo momento, navi di grandi dimensioni... e stiamo conducendo colloqui con l'Iran", ha detto giornalisti alla Casa Bianca. "Vedremo come andrà a finire", ha aggiunto. 

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